Sabato, 27 Novembre 2021

Gruppo Marcegaglia. Comunicato sindacale del coordinamento nazionale del 5 maggio

Venerdì 2 maggio si è svolta a Gazoldo degli Ippoliti (MN) la riunione tra la direzione Marcegaglia e le segreterie del Cordinamento nazionale Fim Fiom Uilm per una verifica della situazione produttiva del gruppo e le ricadute occupazionali dei vari stabilimenti.
La situazione del gruppo secondo i dati aziendali registra una complessiva tenuta sia per quanto riguarda i volumi di vendita sia per quanto riguarda i valori di fatturato, (dove in via ancora non definitiva si registra un calo del 3,7%) in un contesto europeo segnato da un calo della domanda.
Per quanto riguarda invece il dato della marginalità l'azienda non è stata in grado di fornire alcun dato.
Produzione che vede ormai una situazione in cui i 2/3 della produzione steel è posizionata suimercati europei diversamente da una precedente situazione in cui il mercato italiano riguardava circa la metà della produzione.
Questa situazione determina comunque per i principali stabilimenti steel (Casalmaggiore Ravenna) una non completa saturazione degli impianti e una riduzione delle turnistiche per lo stabilimento del Contino (MN) anche per effetto di un recupero della produttività.
Anche per lo stabilimento di Gazoldo degli Ippoliti, si è in presenza una riduzione dei turni per quanto riguarda i tubi a caldo e lo spostamento di alcune lavorazioni presso lo stabilimento di Ravenna più moderno e competitivo rispetto a Mantova.
Nello stabilimento di Forlì viene confermato l'investimento del valore di 10 milioni di € per la produzione di tubi inox con saldatura a laser verrà completata entro il prossimo trimestre.
Sul piano degli investimenti l'azienda ipotizza un intervento del valore di 45 milioni di € (investimento di Forlì compreso) intervenendo rispetto all'efficienza energetica, la sicurezza e all'efficienza produttiva.
Per quanto riguarda la situazione Oskar si è concentrata a Mezzolara (BO) la produzione e il riassorbimento dei lavoratori interinali ha sostanzialmente definito un livello occupazionale pari a 105 occupati.
Mentre per quanto riguarda lo stabilimento Imat di Fontanafredda (PD), è tutt'ora in corso un piano di investimenti per modificare la mission produttiva dello stabilimento utilizzando la Cigs per riorganizzazione contestualmente ad una procedura di mobilità volontaria.
Situazione che secondo l'azienda, quando andrà a completamento determinerà circa 100 esuberi a fronte di un dato iniziale di 250 occupati.
Molto più complicata risulta la situazione del settore Buildtech sia dal punto di vista occupazionale che produttivo.
Nello stabilimento di Taranto dove tutt'ora si è in presenza di Cigs per cessazione di attività i lavoratori coinvolti sono circa 130 e gli accordi prevedono l'intervento di una società di scouting per individuare interessi industriali in grado di rilevare lo stabilimento e le maestranze.
Nello stabilimento di Graffignana (LO) attualmente si sta utilizzando il contratto di solidarietà a fronte della presenza di 45 esuberi su 92 dipendenti e l'azienda ha riconfermato la decisione di non investire rispetto a nuovi prodotti.
Mentre per le attività dello stabilimento di Potenza a fronte di una debolezza del mercato e degli ordini attualmente si utilizza la Cigo.
Viene confermata la decisione di chiudere e trasferire lo stabilimento di Sesto San Giovanni (MI) presso lo stabilimento di Pozzolo Formigaro (AL).
Da ottobre una prima linea dovrebbe trasferirsi da Taranto e successivamente altre due da Sesto San Giovanni, operazione che si dovrebbe concludere nei primi mesi del prossimo anno.
Il trasferimento dello stabilimento milanese insieme a quello di Alessandria allo stato attuale secondo i programmi aziendali porterebbe a operazione conclusa a circa 75 esuberi, oltre a quelli che per ovvie motivazioni non potranno trasferirsi e saranno costretti a perdere il lavoro.
La trattativa riprenderà il 12 maggio presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
A fronte di questo quadro l'azienda fornito un dato occupazionale che tende a mascherare la reale situazione del gruppo Marcegaglia.
Secondo l'azienda il dato occupazionale registrerebbe un leggero calo ovvero da 4698 dipendenti complessivi del 2012 a 4650 del 2013.
In realtà questo dato non considera due aspetti molto importanti:
- la cessione delle attività del ramo Oto Mills ad una multinazionale francese con la fuori uscita di circa 260 addetti;
- la presenza di oltre 350 esuberi dichiarati dall'azienda in diversi stabilimenti del gruppo.
Situazione che in rapporto all'andamento produttivo e ai modesti investimenti in molti stabilimenti del gruppo registra una situazione di preoccupante tenuta occupazionale soprattutto per quanto riguarda le attività di Buildtech.
Infine per quanto riguarda l'andamento della contrattazione aziendale l'azienda ha fornito alcune percentuali rispetto agli stabilimenti che hanno raggiunto completamente o parzialmente il Pdr per l'anno 2013.
Solo lo stabilimento di Lainate avrebbe raggiunto il valore massimo del premio, mentre per Forlì, Ravenna, Boltiere, Lomagna, Casalmaggiore e San Giorgio Nogaro ci sarebbe un raggiungimento parziale del premio di risultato.
Questa situazione, anche a detta dell'azienda evidenzia in modo molto evidente l'inadeguatezza della struttura del premio aziendale ma soprattutto la mancato volontà dell'azienda di operare verso una correzione in corso d'opera degli indici come previsto dagli accordi in essere.
Azienda che invece ha tentato in molte occasioni di modificare la parte riguardante l'assenteismo per determinare un'erogazione del premio quasi esclusivamente legate alla presenza lavorativa.
A fronte di questa delicata situazione già a partire dalle prossime settimane dovranno essere svolte le assemblee in ogni stabilimento non solo per un approfondimento della situazione in essere ma anche per preparare l'appuntamento di mobilitazione che unitariamente verrà definito.

Coordinamento Nazionale Fiom Cgil
Gruppo Marcegaglia

Sesto San Giovanni, 5 maggio 2014
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