Lunedì, 26 Febbraio 2024

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Da Morselli frasi offensive. L'esecutivo deve assumersi le proprie responsabilità

La garanzia per i lavoratori e le lavoratrici, ma anche per gli impianti, la sicurezza, l'ambiente e la produzione, è e rimane la nostra priorità. E la salita pubblica è lo strumento più efficace per realizzarla”. Michele De Palma, segretario generale della Fiom Cgil, questa mattina sarà a Taranto ad un’assemblea del proprio sindacato e puntualizza la linea nelle ore che appaiono cruciali per Acciaierie d’Italia.

Ma l’amministrazione straordinaria, con la discesa in campo dello Stato, non permette di raggiungere lo stesso obiettivo?

“La nostra posizione, chiara, è stata sempre per l’intervento pubblico. Per me, l’amministrazione straordinaria è un’altra cosa rispetto alla salita pubblica. Quest’ultima significa che il Governo si assume la responsabilità della gestione dell’azienda, perché il punto è la continuità produttiva, mentre l’amministrazione straordinaria deriva da una procedura che azzera tutto e da questo azzeramento bisogna ripartire per gli investimenti per il rilancio produttivo, l'occupazione e le garanzie dei crediti. Tant’è che noi ci siamo mobilitati e abbiamo presentato degli emendamenti al decreto legge sull’amministrazione straordinaria perché mancavano la continuità produttiva dell’azienda e la salvaguardia dell’indotto. L’amministrazione straordinaria è l’estrema soluzione nel caso in cui non ci fosse la salita pubblica. L'amministrazione straordinaria é la conseguenza della mancanza di volontà da parte di Mittal di garantire volumi produttivi, investimenti, salute e sicurezza e dell'assenza di accordo tra i soci”.

Ora che Acciaierie ha perso davanti al Tribunale di Milano il ricorso che voleva impedire a Invitalia di chiedere l’amministrazione straordinaria e che l’esperto per la composizione negoziata della crisi ha dichiarato che il piano societario non ha possibilità di riuscire, può profilarsi un accordo tra le parti? Cioè Mittal che indietreggia ma senza scontri?

“Non sono a quel tavolo e rischiamo di commentare cose che non hanno a che fare con la realtà. Sto quindi sul mio piano e per me l’unico elemento di garanzia è il Governo del Paese che dovrebbe convocarci per dirci a che punto è il confronto. Anche perché la situazione è drammatica: i lavoratori dell’indotto sono in rivolta, a Genova è a rischio la linea della banda stagnata per problemi di manutenzione e a Taranto i delegati Fiom hanno paventato il rischio di fermo irreversibile degli impianti. Io non sto nel cda e non sono né l’ad, né il presidente, che dovrebbero assumersi le loro responsabilità. Il punto è che il tempo sta passando. E come ho detto al ministro Giorgetti già 320 milioni non bastano e se non vengono stanziate altre risorse, si rischia il fermo definitivo degli impianti”.

Il ministro Urso dichiara che il Governo ha gli strumenti pronti per l’amministrazione straordinaria, ma tuttavia è in atto un ultimo confronto tra i soci.

“Lo sottolineo, il tempo non è una variabile indipendente. Nell’ultimo incontro a Palazzo Chigi avevamo stabilito di rivederci ai primi di febbraio, siamo ad oggi e la convocazione non c’è. Per questo come Fim, Fiom e Uilm abbiamo chiesto l’incontro a Palazzo Chigi ma anche di incontrare i commissari dell’amministrazione straordinaria perché c’è anche un problema relativo allo stato degli impianti”.

Come valuta l’uscita dell’amministratore delegato Morselli tra gli operai di Taranto?

“Come si fa a commentare? Un ad dovrebbe avere delle sedi per il confronto con i lavoratori, i sindacati e le imprese. Un ad che decide di fare delle kermesse, al posto di negoziare come avrebbe dovuto fare, è fuori tempo massimo. Dire che siamo sulla stessa barca, mentre i lavoratori sono in cassa integrazione e lei, Morselli, è in tutt’altra situazione, è davvero offensivo. Anche nei confronti della città di Taranto. Chi a Taranto ha difeso salute e ambiente, sono stati lavoratori e delegati, cosa che non ha fatto l’ad. Che ci siano maggiori emissioni a fronte di minore produzione, scaturisce dalle mancate attività di manutenzione che noi, non altri, abbiamo chiesto al tavolo del ministero”.

Il presidente di Confindustria, Bonomi, ha detto che la decarbonizzazione non é in discussione, ma a Taranto c’è bisogno di una produzione di acciaio da ciclo integrale.

“Bonomi arriva tardi. Dov’è Confindustria? Alla presidenza del Consiglio come al Mimit abbiamo detto che per poter fare la decarbonizzazione era necessario intervenire sull’altoforno 5 con le migliorie tecnologie disponibili. L’accordo al ministero prevedeva il ciclo integrale, la decarbonizzazione, i forni elettrici e il dri, il preridotto. Non esiste una piccola Ilva. Esiste una giusta Ilva perché bisogna dare giustizia ai lavoratori e alla città. La Fiom-Cgil ha sempre sostenuto la necessità di introdurre il sistema ibrido mantenendo il ciclo integrale, con un impianto, ovviamente, che sia messo nelle condizioni di non inquinare, e intervenire per avviare un processo di  decarbonizzazione con i forni elettrici e il preridotto. Questo era il piano industriale che Mittal non ha mai realizzato. La barca comune bisognava costruirla e non è stata costruita. E c’era un accordo che l’ad non ha rispettato”.

Gozzi, presidente di Federacciai, dice che è troppo costoso rifare l’altoforno 5, meglio, quindi, puntare sui forni elettrici.

“Se qualcuno pensa che può fare quello che i lavoratori non hanno concesso di fare a Mittal, sbaglia. Mi riferisco al fatto che in questo momento si corre il rischio di spegnere i forni e qualche altro pensa a soluzioni non applicabili sul sito di Taranto eliminando nell’immediato il ciclo integrale. Vogliamo applicare un piano industriale che tuteli produzione, ambiente e occupazione, del resto è quello che avevamo siglato con l'accordo del 2018 che non è mai stato rispettato.

 

Intervista sul Nuovo Quotidiano di Puglia di Domenico Palmiotti

 

La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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