Martedì, 12 Novembre 2019

Per creare occupazione il governo dà i numeri

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Il governo, per giustificare la cancellazione dell'art. 18 dice di aver voluto il Jobs Act per contrastare la disoccupazione e creare nuovi posti di lavoro, in nome dei più deboli e dei meno garantiti, in particolare giovani e donne. In realtà ha realizzato il programma di Confindustria: più flessibilità e meno diritti promettendo in cambio il solito milione di posti di lavoro.

Il ministro Poletti in questi giorni ha dato i numeri sbandierando in tutte le occasioni il boom dell'occupazione e l'aumento, a gennaio e febbraio 2015, dei contratti di lavoro stabili con 79mila nuovi posti di lavoro fissi. Dopo pochi giorni i dati dell'Istat hanno riportato a galla la verità e dimostrato che ancora una volta questo governo affronta i problemi del paese con la propaganda e le campagne mediatiche; con le balle e con gli slogan.

Il ministro del lavoro, più preoccupato di difendere il suo posto e di dimostrare al paese che per creare nuove assunzioni è necessario tagliare i diritti, si è «scordato» di mettere nel conto i lavoratori che nello stesso periodo il posto lo hanno perso.
L'Istat oggi chiarisce che nei mesi di gennaio e febbraio 2015 i nuovi posti di lavoro arrivano dalla stabilizzazione di lavoratori fino a oggi precari, quindi non si tratta di nuova occupazione mentre aumenta la disoccupazione, in particolare tra le donne, diminuiscono i contratti di apprendistato, cioè le assunzioni dei giovani.
Le stabilizzazioni dei lavoratori precari non sono state il risultato di un contrasto del governo alla precarietà e alle 46 forme di contratto precario che non sono state ridotte e sono tutte ancora possibili per le imprese.
I dati di verità dell'Istat e i dati di previsione economica dicono che nel 2015 non ci sarà una diminuzione della disoccupazione, che andrebbe invece combattuta con politiche industriali e investimenti, sia pubblici che privati. Le stabilizzazioni e il travaso di rapporti di lavoro da precari a stabili sono il risultato degli sgravi contributivi (l'azzeramento dei contributi per i nuovi assunti fino a 8.060 euro anno per tre anni) e agli incentivi fiscali (l'abbattimento della componente lavoro dall'Irap).

Le stabilizzazioni che il ministro del lavoro spaccia per nuove assunzioni non sono invece un risultato dell'introduzione del Jobs Act: alle lavoratrici e ai lavoratori stabilizzati a gennaio e febbraio 2015 le aziende non potranno togliere la tutela prevista dall'art.18. Da marzo, invece, con l'entrata in vigore del Jobs Act, le imprese potranno assumere o fingere di stabilizzare senza la tutela dell'art. 18, ma anche senza la certezza di ottenere gli sgravi contributivi per l'esaurimento dei fondi stanziati.
Lo stesso trattamento - di balle e slogan - che il governo ha riservato alle imprese e ai lavoratori in contratto di solidarietà che, per salvaguardare
l'occupazione, hanno ridotto gli orari di lavoro e fatto investimenti: finita la propaganda - a partire da Electrolux - alle imprese toglie la decontribuzione
promessa, per il rapido esaurimento del fondo stanziato con risorse insufficienti, e ai lavoratori promette una integrazione del salario al 70% che non mantenerrà perché non ha stanziato le risorse necessarie.

 

tabella-occupazione

 

Fiom nazionale

Roma, 2 aprile 2015

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La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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