Martedì, 19 Ottobre 2021

Milano, sulla nuova frontiera la Fiom al 77,2%

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Milano e la sua provincia rappresentano un paradigma della trasformazione dell’industria italiana e della sua crisi; per quantità e qualità. I numeri sono implacabili: alla fine degli anni ’70 in provincia di Milano la manifattura impiegava 722.000 addetti e costituiva il 50% del valore aggiunto prodotto; oggi le attività industriali danno lavoro a poco più di 252.000 persone e il loro peso economico non arriva al 25% del Pil (la provincia di Milano si è ristretta, con la nascita di quella di Monza-Brianza, ma il calo è comunque evidente). Circa la metà degli occupati dell’industria milanese appartiene al settore metalmeccanico, l’80% di loro – e qui si rivela l’altra grande trasformazione – lavora nell’informatica: sono ingegneri, tecnici e lavoratori altamente qualificati. Contrattualmente significa che il numero degli impiegati ha superato quello degli operai. In altre parole, la composizione tecnica-sociale dei metalmeccanici milanesi si è concentrata “verso l’alto”, diminuendo in quantità ma aumentando in qualità, anche se non è detto che questa venga riconosciuta e ricompensata. Computer e fibre ottiche hanno sostituito l’acciaio e le catene di montaggio, lasciando – ovviamente – parecchi vuoti sul terreno: fisici, economici, identitari.

Ma i numeri sono implacabili anche su un altro versante, quello della rappresentanza sindacale. L’emorragia occupazionale – quella della grande trasformazione della fine del XX secolo e quella della grande crisi economica dell’inizio del XXI – ha fatto crollare il numero degli iscritti ai sindacati, mandandoli in crisi. Una crisi cui si può rispondere in due modi: arroccandosi nell’organizzazione per conservare un ruolo (come istituzione politica e come distributore di servizi), oppure rimettendosi in gioco per ripartire dai luoghi di lavoro (e ricostruire una rappresentanza d’interesse e di identità). Questo secondo modo sarebbe quello naturale di un sindacato, ma la cosa non è scontata, soprattutto quando “il luogo” non è più concentrato in una serie di posti riconoscibili ma è sparso sul territorio; cosa particolarmente evidente nel milanese, con i suoi circa 70.000 lavoratori dell’informatica.

I numeri sono implacabili anche per verificare la bontà o meno delle scelte fatte. Per la Fiom milanese aver imboccato la strada della verifica democratica del proprio agire e del proprio peso ha portato buoni frutti, misurabili nelle elezioni per il rinnovo delle Rsu. Una scelta su cui si è investito molto negli ultimi 18 mesi. Basta dire che nel triennio 2011-2013 a Milano si era votato in 246 aziende, coinvolgendo 28.600 lavoratori, mentre dal gennaio 2014 al giugno 2015 le imprese metalmeccaniche che hanno rinnovato le proprie Rsu sono state 183 e gli addetti coinvolti 21.318; una media di 1.184 al mese contro 794 del triennio precedente. La grande maggioranza dei votanti sono impiegati (14.263, il doppio degli operai che sono 7.083), per la composizione “organica” di cui si diceva prima, ma questo non significa che si tratti di figure amministrative, anzi: la dicitura “colletti bianchi” è decisamente superata dai tempi e gli impiegati di oggi sono in gran parte inseriti “in produzione”.

Se aver puntato molto sulla partecipazione al voto ha dato buoni frutti, l’esito elettorale di questa semina per la Fiom è ancora migliore con la raccolta del 77,2% dei voti (10.102 in termini assoluti) e 481 delegati eletti. Molto distanti le altre organizzazioni: Fim al 16,5%, Uilm al 4,2%, altre liste 1,9%. Confrontando i risultati (dove è possibile, in una trentina di aziende si votava per la prima volta) con quelli ottenuti nell’elezione precedente, la Fiom guadagna complessivamente il 9% (1.050 voti). Alcuni casi: Kone Industrial, 216 dipendenti, Fiom all’86,9% (nel 2010 83%), Sirti, 745 addetti, Fiom al 94,2% (nel 2010 95%); Abb, 1007 dipendenti, Fiom al 71,1% (nel 2009 64,9%); Xerox, 308 addetti Fiom al 62,9% (nel 2011 44,3%); Electrolux, 904 dipendenti, Fiom al 39,4% (nel 2011 28,9).; Siemens Bicocca, 480 addetti, Fiom 75,9% (nel 2009 era presente una sola lista unitaria Fim, Fiom, Uilm). Aumentano poi i casi di aziende in cui la Fiom è l’unica organizzazione presente, soprattutto aziende medio-piccole di nuova sindacalizzazione, ma anche imprese importanti come la StMicroelectronics. Da notare, infine, che nelle imprese in cui si è votato su 21.318 dipendenti la Fiom ha 3.480 iscritti, raccogliendo il triplo dei voti.

Secondo Marcello Scipioni, segretario generale della Fiom di Milano, “i dati del rinnovo delle Rsu, sia nelle aziende manifatturiere che in quelle del settore dell’Ict, ci dicono due cose. La prima: contrariamente a quanto avviene nelle elezioni politiche, dove il tasso di assenteismo aumenta sistematicamente, quando si tratta di votare i propri delegati in azienda il livello di partecipazione al voto delle lavoratrici e i lavoratori è alto. La seconda: che pure in presenza di più liste, i lavoratori scelgono di farsi rappresentare dalla Fiom. Credo che questo risultato scaturisca dalla somma di due elementi: la coerenza tra il dire e il fare che ci caratterizza e il rapporto di fiducia che i nostri delegati hanno saputo costruire con i lavoratori.

Dentro una fabbrica, in un ufficio – continua Scipioni - la Fiom ha nome e cognome: è Teresa, è Pino, è Raffaella. Perché i lavoratori si fidano di chi condivide con loro la fatica quotidiana, di chi li ascolta - indipendentemente dal fatto che abbiano o meno in tasca la tessera - di chi cerca di risolvere i problemi collettivi e anche quelli personali, di chi discute con l’azienda, di chi lotta. Questo 'indipendentemente' è uno dei nostri tratti identitari che non dobbiamo e non possiamo abbandonare, ma anche la ragione dello scarto tra il livello di rappresentanza e il numero degli iscritti. E chi, come noi, non ha altra entrata se non la quota tessera, deve fare tutto il possibile per convincere i lavoratori che senza il loro contributo di partecipazione ma anche economico, la Fiom avrà meno strumenti per difendere ed estendere i loro diritti. Contemporaneamente, dobbiamo studiare e mettere in campo progetti, anche specifici, per entrare in contatto e sindacalizzare quei lavoratori che fino a qualche tempo fa erano convinti di poter contrattare da soli con l’azienda e che oggi rischiano di subire in solitudine ricatti e ingiustizie.”

Insomma, benissimo il voto per la Fiom, ma iscriversi è pure meglio.

 

 

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La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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