Mercoledì, 05 Ottobre 2022

Amianto, condannati per omicidio colposo 3 ex dirigenti della Dalmine di Sabbio, in provincia di Bergamo. Rota, Fiom: sentenza importante che rende giustizia ai familiari delle vittime

Omicidio colposo plurimo e lesioni personali. Questa la sentenza con cui sono stati condannati i tre dirigenti dell’ex Dalmine di Sabbio (in provincia di Bergamo), considerati responsabili della morte di 16 operai e della malattia di un altro dipendente. La causa delle tragiche morti è l’amianto che ha provocato alle vittime asbestosi, malattia respiratoria cronica per la quale non esiste cura, e mesotelioma pleurico, tumore maligno che in genere porta alla morte entro un anno da quando viene scoperto.

Il giudice del Tribunale di Bergamo Aurelia Del Gaudio ha condannato, in primo grado: Giuseppe D'Antoni, direttore dello stabilimento di Sabbio dal 1961 al 1965, a 3 anni; Giorgio Lania, membro del comitato di gestione del reparto di Sabbio dal 1973 al 1975, a 2 anni e 6 mesi; Massimo Pugliese, direttore dello stabilimento dal 1976 al 1980, a 2 anni e 4 mesi. Ai tre sono stati condonati rispettivamente 8, 5 e 3 mesi (in allegato la sentenza). Gli ex dirigenti erano stati condannati in primo grado nel 2005 (con sentenza ancora in appello) per la morte di altri 18 operai. Nello stabilimento di Sabbio della Dalmine venivano prodotti tubi speciali che venivano raffreddati con rivestimenti che contenevano amianto, sostanza gravemente nociva - la sua pericolosità era già nota all’epoca dei fatti. Ai tre ex dirigenti è stato contestato il fatto di non aver preso tutte le precauzioni necessarie e tutti gli accorgimenti per evitare che i dipendenti inalassero e venissero a contatto con l'amianto. I tre dirigenti sono stati condannati al risarcimento di 90mila euro a ciascuno dei familiari che si è costituito parte civile. Si tratta di un primo indennizzo al quale seguirà quello delle cause individuali. Altri 35mila euro dovranno essere dati a Fiom Cgil e a Fim Csil, sindacati che si sono costituiti parti civili.

“Questa è una sentenza molto importante, che ha valenza non soltanto provinciale e regionale ma anche nazionale - spiega Mirco Rota, segretario generale Fiom Cgil Lombardia. – Si tratta di una sentenza che rende giustizia ai familiari delle vittime dell’amianto. Vorrei poi aggiungere che la sentenza rende anche giustizia ai delegati bergamaschi di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil che erano stati condannati in primo grado e poi successivamente assolti per tentata truffa consumata nell’ambito delle cosiddette ‘pensioni facili’ per l’amianto. Questa sentenza cancella ogni ombra sul lavoro del sindacato e dei delegati”.

Anche secondo Eugenio Borella, segretario generale Fiom Cgil Bergamo, “questa è una sentenza molto importante. I 35mila euro che la Fiom Cgil riceverà dalla costituzione come parte civile – spiega Borella - verranno impiegati per nuove importanti battaglie sociali a sostegno dei lavoratori. In particolare, nell’ambito della salute, della sicurezza e delle malattie professionali, che possiamo considerare uno dei problemi rilevanti del mondo del lavoro”.

“A fronte di questa sentenza – conclude Rota - è importante ricordare che in questi anni, sia da parte del Governo sia da parte di Confindustria, non c’è mai stata la dovuta attenzione sulla sicurezza sul lavoro. Si sono modificate leggi e norme fondamentali fino ad introdurre il pensiero che la sicurezza potrebbe e dovrebbe essere barattata con il lavoro”.

 

Mirco Rota
Segretario Generale
FIOM – CGIL Lombardia

 

Sesto San Giovanni, 8 ottobre 2011

 

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La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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