Lunedì, 09 Dicembre 2019

Lettera aperta al Ministro Andrea Orlando su i precari della giustizia

I lavoratori-tirocinanti della giustizia, anche chiamati “precari della giustizia”, sono lavoratori cassaintegrati, in mobilità, disoccupati ed inoccupati, molti dei quali metalmeccanici, che da maggio 2010 hanno svolto tirocini formativi negli uffici giudiziari d’Italia. Fino al 30 aprile u.s., sono stati in rapporto di tirocinio formativo con il ministero della Giustizia in virtù della legge 27 dicembre 2013, n. 147, art. 1, comma 344, cosiddetta “Legge di stabilità 2014”.

I tirocini sono iniziati attraverso la sottoscrizione di convenzioni e protocolli d’intesa tra gli uffici giudiziari e le Province o le Regioni, al fine di tamponare la gravissima situazione di carenza di organico, ad oggi pari a circa 9.000 unità, con una scopertura fino al 30% in alcuni uffici. I tirocini sono risultati utili a consentire la prosecuzione delle attività giudiziarie, tanto che in alcuni casi i tirocinanti hanno garantito la funzionalità degli uffici privi di personale di ruolo.

Il Presidente della Corte di cassazione, il Procuratore generale della Corte di cassazione, i Presidenti delle corti di appello, i Presidenti dei tribunali e i Dirigenti amministrativi, attraverso lettere indirizzate al ministro della Giustizia, al ministro dell’Economia e della Finanza, al ministro per la Pubblica Amministrazione e semplificazione, testimoniano la stima nei confronti dei lavoratori-tirocinanti per il proficuo lavoro svolto e chiedono continuità del progetto, considerate le competenze acquisite nei mesi di formazione da non disperdere e la situazione sempre più critica negli uffici giudiziari a causa della carenza di personale.

I lavoratori, che hanno svolto il percorso formativo appena delineato, allo stesso tempo sono stati inseriti nel ciclo lavorativo degli uffici giudiziari che li hanno ospitati, affiancando il personale di ruolo e percependo solo un rimborso spese o indennità di tirocinio dal 2010.

Dura, quindi, da quasi cinque anni un rapporto con l'amministrazione della giustizia. Se ad esso non sarà data alcuna forma di sviluppo, resterà vanificato tutto l'articolato percorso formativo già compiuto, con drammatiche conseguenze per i lavoratori-tirocinanti interessati, che (stante la menzionata situazione occupazionale: cassa integrazione e mobilità per alcuni, disoccupazione per altri ecc.) sarebbero ricondotti ad una condizione assolutamente priva di prospettive, a dispetto dell'impegno profuso, delle competenze acquisite e delle speranze maturate in questi anni.

È importante ricordare che questi lavoratori ed in particolare quelli usciti da crisi, fallimenti, delocalizzazioni aziendali, hanno scelto questo percorso perché all’interno delle politiche attive del lavoro proposte dalle istituzioni ai vari livelli.

Sono lavoratori che hanno scelto di mettersi in gioco e di non ”attendere” gli eventi, sostenuti dagli ammortizzatori sociali, ma di provare a ritornare nel mondo del lavoro, credendo in un percorso proposto nell’ambito di risorse finanziarie europee, allo scopo destinate all’Italia.

Non sono caduti nella tentazione, come purtroppo qualche volta avviene, di scendere nel sommerso, nelle zone grigie del paese, nelle statistiche che registrano la rassegnazione. Hanno voluto vincolarsi, destinando cinque anni della loro vita, ad investire sul loro futuro. Oggi hanno cinque anni di più e molte meno opportunità nel mercato del lavoro, anche perché non hanno potuto svolgere attività al di fuori del tirocinio (la legge prevedeva il rapporto esclusivo).

Poiché siamo convinti della forte necessità di cambiamento del paese, Le chiediamo un incontro nel merito, con tutti i soggetti interessati, al fine di individuare una soluzione chiara e condivisa, che porti questi lavoratori ad una contrattualizzazione del loro rapporto, benefici agli uffici giudiziari che tanto soffrono la carenza di personale, migliori servizi ai cittadini.

Nella sostanza vogliamo credere che sia ora e questo il momento in cui comincia ad emergere l’Italia migliore, quella che ha creduto nelle istituzioni e nelle politiche attive del lavoro, che si è messa in gioco e non ha deciso di aspettare, che non chiede aiuto ma che si dà da fare, che ha utilizzato il sostegno degli ammortizzatori sociali dando un servizio ai cittadini, che si è rimessa a studiare non essendo più giovane ma non abbastanza “vecchia” per andare in pensione.

Non dare seguito agli impegni assunti, creando quelle opportunità di lavoro premesse nella normativa utilizzata, non sarebbe grave solamente perché non si darebbero risposte chiare ai duemilaseicentocinquanta “tirocinanti della giustizia”, ma perché si darebbe ragione all’Italia peggiore.

Siamo convinti che anche Lei condivida questa opinione, per questo Le scriviamo e ci aspettiamo l’apertura di un confronto con Lei stabile e costruttivo.

 

In attesa di un cortese riscontro, Le inviamo cordiali saluti.

La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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