Martedì, 17 Settembre 2019

Roma, 7 novembre 2003: Sciopero generale e manifestazione nazionale

Senza democrazia non c'è contratto

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Contratto metalmeccanici. 7 novembre/1. Rinaldini (Fiom) “Democrazia e rappresentanza sindacale costituiscono una questione ineludibile”

 

“La democrazia è l’unico strumento che hanno i lavoratori per affermare i loro diritti e le loro ragioni.” Queste parole furono pronunciate da Claudio Sabattini, allora segretario generale della Fiom, nel comizio con cui si concluse la manifestazione promossa dal sindacato dei metalmeccanici Cgil il 16 novembre 2001, dopo lo strappo costituito dall’accordo separato del 3 luglio di quell’anno. E la citazione di queste stesse parole ha costituito il cuore dell’intervento con cui l’attuale segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, ha svolto, a piazza S. Giovanni, il suo intervento nel comizio conclusivo della manifestazione nazionale svoltasi oggi, a Roma, in occasione dello sciopero generale della categoria promosso dalla stessa Fiom per chiedere che si riapra la trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici.

Per la Fiom infatti, dopo il nuovo accordo separato firmato il 7 maggio scorso dalla Federmeccanica con Fim e Uilm, la vertenza contrattuale è ancora aperta. “Nessuno si illuda: con l’iniziativa di lotta odierna - ha affermato Rinaldini - non siamo, come alcuni credono, alla conclusione della nostra azione. Al contrario, lo sciopero e la manifestazione di oggi costituiscono un momento di generalizzazione della lotta che ripartirà subito con altre 8 ore di sciopero.”

Nell’ambito della vertenza aperta per il rinnovo del contratto della categoria, dopo l’intesa separata del 7 maggio, la Fiom ha già effettuato, sul piano nazionale, un minimo di 36 ore di sciopero, cui vanno adesso ad aggiungersi altre 8 ore. Sul piano aziendale, però, nell’ambito della campagna lanciata dalla stessa Fiom per i pre-contratti, in alcune imprese e in alcuni grandi gruppi è stato effettuato un numero di ore di lotta più alto.

“La questione della democrazia e della rappresentanza - ha spiegato Rinaldini - costituisce il punto principale della nostra iniziativa; un’iniziativa che è profondamente unitaria e che riguarda non solo i metalmeccanici ma tutto il movimento sindacale. Il problema che noi poniamo è infatti quello del diritto dei lavoratori a votare sugli accordi che determinano le loro condizioni di vita e di lavoro. Dopo l’intesa separata del 7 maggio, noi abbiamo chiesto che i metalmeccanici potessero esprimersi su di essa con il voto. In caso di un risultato positivo, anche la Fiom, sentendosi vincolata da tale esito, avrebbe firmato l’accordo. In caso di risultato negativo, invece, tutti i sindacati avrebbero dovuto portare avanti la vertenza per il rinnovo del contratto. Questa nostra proposta non è stata accettata. La Federmeccanica si è illusa che la protesta della Fiom sarebbe durata solo qualche settimana. E invece, a sei mesi esatti di distanza da quell’infausta data, siamo tornati a Roma proprio per dire che il problema del rapporto fra rappresentanza e conrattazione va risolto una volta per tutte.”

“A tutti, comprese le forze politiche che hanno aderito alla nostra manifestazione, diciamo quindi - ha concluso Rinaldini - che ci sono per noi due questioni ineludibili. La prima è quella della necessità di varare una legge che dia regole certe alla rappresentanza sindacale, oltre i confini del pubblico impiego, anche all’industria e ai servizi. La seconda è quella di cancellare la legge 30, ovvero una legge che ha leso in modo grave i diritti dei lavoratori.”

La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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