Mercoledì, 01 Dicembre 2021

Fiom Massa, lettera al Presidente del Consiglio

Alessio Castelli, operaio di Massa, ha inviato la seguente lettera al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e ne sta aspettando la risposta.

 

C.a. Presidente del Consiglio

                                                                                                                                                          Matteo Renzi  

Lettera aperta a Matteo Renzi  

 

Egregio Presidente del Consiglio, in questo tempo in cui Lei è a capo di un Governo trasversale di cui non si conosce né il programma né il mandato elettorale in quanto non incaricato da un voto popolare, il Paese ha più volte percepito dalle cose annunciate e dai primi provvedimenti attuati, una forte volontà di cambiare volto alla Politica, quella Politica che senza dubbio più che un’immagine sana dell’Italia, negli ultimi anni ha evidenziato un malcostume dilagante di fatti privati e di giochi di potere avulsi da qualsiasi paragone possibile con qual si voglia Democrazia riconosciuta, situazione che ha contribuito ad accentuare la già grave crisi sovranazionale, costringendo molto del popolo Italiano a fare i conti con il dramma economico e sociale che tutti ben conosciamo, penalizzando in particolar modo le classi sociali meno abbienti, cittadini già provenienti da situazioni discriminatorie attuate da precedenti Governi.

Questa ad oggi e l’immagine da Lei fissata in larga parte del Popolo , un nuovo modo di porsi nella Politica, una grande volontà decisionale per dare al Paese la forza di credere che chi ha il dovere di governare deve anche dare concretezza immediata alla propria azione, individuando e proponendo politiche che non siano di intralcio allo sviluppo economico dell’intero sistema, permettendo a chi di lavoro onesto vive di riaffacciarsi con stimolo al senso di fiducia nel futuro, quello che molti oggi a partire dai giovani ma anche da chi ha già i capelli bianchi hanno smesso di coltivare, persone che hanno ormai avvizzito il coraggio di reagire a politiche avverse che li hanno visti non poche volte subire peggioramenti della propria vita e del proprio futuro, una ridondante e deformata azione della Politica, che invece di svolgere un ruolo nell’interesse dell’intero paese, ha più volte dato prova di essere di parte, senza mai essere dalla parte delle masse.

È quindi incomprensibile dal mio punto di vista di lavoratore dipendente che ha ormai alle spalle oltre 35 anni di lavoro operaio, la sua volontà di aver voluto impegnarsialpeggioramentodimaterie inerentiidirittiallavoro,nonperchéquesti non possano essere discussi o rivisitati, ma perché lo si tenti di fare nel nome di una giustizia ugualitaria al ribasso, spesso non conoscendo nemmeno le reali condizioni derivanti.

Ho sempre pensato che in una società civile e democratica, quando si parla di diritto sia e debba essere una condizione universale, diversamente saremmo dinnanzi a privilegi ( e questo in tal senso mi sembra il panorama attuale), ed è quindi a mio avviso incomprensibile l’impostazione da Lei fornita nelle motivazioni del dover togliere alcuni diritti ai lavoratori perché altrimenti saremmo in un paese di lavoratori di serie A e di serie B, un’azione che per come attuata non può a Lei riconoscere il

merito di aver prodotto un minimo beneficio per chi lavora o lavorerà, ma molto più naturalmente come un ulteriore segnale ai grandi poteri finanziari So che in questi anni, e mentirei se non lo riconoscessi, in alcuni casi i Sindacati hanno assecondato la causa della flessibilità che invece si è rivelata precariato dilagante, sottoscrivendo contratti che in cambio di pochi riconoscimenti economici insufficienti a compensare i reali costi del vivere dignitosamente, hanno creato forti divari in ambito di condizioni di diritto al lavoro, forme contrattuali che oggi si aggirano attorno alle 46 tipologie, evidenziando quindi la necessità di un riordino esemplificativo, ma da li a pensare che oggi i diritti al lavoro siano un totem o una liturgia ideologica mi permetto di dirle che forse sarebbe meglio che Lei approfondisse la materia e non con tecnici, ma intervistando chi nei luoghi di lavoro ci vive 5 o 6 giorni la settimana passando quindi oltre un terzo della sua vita a cercare onestamente un sostentamento economico per la propria famiglia, perché se così non si agisse, penserei che i totem e le ideologie a prescindere risiedano in chi vuole attaccare nuovamente le tutele al lavoro, atteggiamenti sempre testimoniati dalla destra governativa di questo ultimo ventennio, destra che ancora oggi è Sua sostenitrice di governo.

Ed è da qui che vorrei porle alcune domande e dove mi è possibile darle degli indizi :

Quando vi sono vittime quotidiane sul lavoro, oltre a diverse e possibili motivazioni accidentali, giudica impensabile che certe morti avvengono anche perché qualcuno ti dice che devi lavorare senza pretendere troppa sicurezza che in alcune culture datoriale è un costo e non un investimento, pensa realmente che frasi del tipo “ho lavori cosi o il tuo posto lo do a qualcun altro, ho la fila che mi chiede il lavoro” siano solo frutto di fervida immaginazione operaia ?

Quando invece di 8 ore al giorno se ne fanno quotidianamente 12, pensa sia solo frutto dell’assidua partecipazione del lavoratore all’impresa, o potrebbero intervenire anche fattori sia di bisogno visto i livelli retributivi effettivi di alcune categorie, oppure anche fattori di richiesta costante di orario aggiuntivo da parte dei datori, che oggi anzi che assumere un lavoratore che avrebbe un costo pieno, tramite politiche favorevoli che abbassano la tassazione su straordinario, Trasferta Italia, e premi, pagano sicuramente meno tasse ?,

Ps. Forse sarebbe un bel segnale de tassare il salario ordinario.

Quando sistematicamente hai Lavoratori non si fanno godere le ferie, pensa che sia anche questo un sentimento di attaccamento al proprio lavoro, o può darsi che l’azienda faccia pressione sul lavoratore inducendolo a non assentarsi per ferie, situazione che spesso determina a seconda delle professioni svolte, anche l’innalzamento dei fattori di rischio di infortunio?

Quando al lavoro ci si reca anche malati di patologie gravi, pensa che sia l’attaccamento al lavoro, o può paventarsi la paura della perdita del posto di lavoro perché non si è più considerati lavoratori spartani ?

Quando non si denunciano infortuni, o quando non potendone fare a meno si denunciano come primo giorno di lavoro, può darsi che ci sia in atto il ricatto che recita” ti faccio lavorare ma al nero e solo quando ho il lavoro”, questo metodo per altro in molti casi è stato provato dagli enti preposti e le posso garantire che non è assolutamente passato di moda in alcuni settori ?

O ancora, quando dopo anni di lavoro si è sempre inquadrati a bassi livelli pur svolgendo attività più complesse e molteplici dentro all’azienda, Lei cosa pesa che ci si trovi di fronte al pensiero dell’operaio perfetto che si prodiga per far crescere l’azienda, o Le si può paventare l’idea che se chiedi di più non sei più gradito all’azienda ?

Per tutto quello che sopra ho elencato, ma mi creda mi sono limitato, chiedo a Lei come posso da cittadino pensare in buona fede che ciò che sta nella Controriforma del Lavoro sia veramente pensato da Sinistra, come posso percepire una volontà illuminata che traguarda con queste idee a migliorare le condizioni di lavoro di chi deve entrare nel mondo del lavoro, come si può credere che togliendo diritti si tuteli o si crei lavoro.

Vede Presidente, stando alle regole odierne personalmente ho già alle spalle la maggior parte della vita lavorativa e il mio interesse per il futuro lavorativo è commisurato a pochi anni che ho ancora da svolgere, ma non mi sento onesto se in questo Paese non rivendicassi con forza i diritti anche per i miei figli, perché non può esistere in chiunque sia in buona fede, il pensiero che al lavoro tra profitto e prestazione lavorativa siano scomparsi gli interessi contrapposti e specialmente in un momento di forte disoccupazione come quello attuale, chi ti può dare lavoro sa perfettamente quale sia il potere in suo possesso, decidere della condizione tua e della tua famiglia

Ecco perché la invito Presidente a riflettere e a rivedersi culturalmente sulla base di una conoscenza dettagliata, e non coltivando culture di alleati temporanei nel Suo Governo, loro si che ne fanno una battagli ideologica, perché altrimenti se non fosse possibile licenziare come qualcuno sostiene, come faremmo ad avere un tasso di disoccupati cosi alto che con la perdita dell’occupazione restano in mezzo al guado col miraggio pensionistico e di reddito dignitoso.

Questo è quindi l’augurio che mi faccio e faccio al suo lavoro, abbia la capacità di comprendere nel dettaglio cosa oggi ha attuato in merito ai Contratti e alla revisione dello Statuto dei Lavoratori , al quale la data del 1970 non è l’anno o il tempo fine a se stesso in cui serviva una legge conquistata dai Lavoratori e non concessa dalla Politica, l’anno della legge 300/70 è l’anno in cui si è scritto un punto avanzato dell’equilibrio necessario tra lavoro e capitale, l’anno in cui si è formalmente riconosciuta la dignità di uomini e donne nei luoghi di lavoro, atto necessario e irrinunciabile perché senza quella legge vedremmo ancora peggiorare la cultura padronale in questo Paese, si uso il termine padronale perché esistono sempre, e

molte vicende di questi ultimi anni soprattutto da parte di aziende multinazionali e medio grandi ne sono la conferma.

Augurandole buon lavoro, la invito in oltre a trovare con decisione le soluzioni per risolvere i problemi di Marta e di Giuseppe, al contempo le confermo da parte mia il totale e costante impegno a combattere democraticamente con fermezza qualsiasi legge o decreto che contribuisca a peggiorare la vita e il futuro dei miei figli, perché se non lo facessi mi sentirei realmente complice e non vittima di una vera ingiustizia tra generazioni e mi creda non è dignitoso lasciare alle nuove generazioni meno di quanto ci è stato lasciato dalle generazioni precedenti.

 

Cordiali saluti,

Alessio Castelli, un operaio

Massa, 15 ottobre 2015

                                                                                                                                           

               

                                                                                                    

 

 

 

 

 

 

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La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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