Venerdì, 03 Febbraio 2023

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Si rischia la recessione, un piano per automotive e acciaio

La situazione nell’industria non è omogenea: c’è chi fa gli straordinari e chi è in cassa integrazione. Ma il rischio di recessione invece è oggettivo. L’Italia è sull’orlo del burrone e la politica pare inconsapevole e distratta. Attenzione però, perché l’industria italiana rischia di non essere in una transizione, ma in dismissione.

Segretario, l’industria sembra aver retto il triplice scossone: pandemia, guerra, inflazione. Cosa la preoccupa?
Non posso essere ottimista, se guardo alle grandi aziende in crisi come nella siderurgia, nell’automotive e nell’elettrodomestico. E ai troppi elementi di fragilità del sistema, dalla chimica di base alle telecomunicazioni e all’energia.

Cosa serve subito?
Un piano con risorse straordinarie dell’industria collegato al resto d’Europa perché una debolezza ulteriore italiana è non avere sovranità sul servizio o prodotto finale e una dimensione d’impresa troppo spesso piccola.

Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha aperto alcuni tavoli di confronto. Non bastano?
Il ministro risponde a una richiesta unitaria dei metalmeccanici. Ma il tempo degli incontri una tantum è finito. Ora serve un confronto negoziale permanente sull’industria e non solo sulle singole vertenze.

Un cambio di passo?
Mi sembra chiaro. D’altro canto, non si possono fare politiche industriali della mobilità senza contrattare con Stellantis. Così come non si può programmare la siderurgia senza Acciaierie d’Italia. Due grandi aziende, con una capacità industriale e occupazionale in piena crisi di volumi e lavoro, ma senza le quali la transizione ecologica e digitale non c’è. Come sono necessari un piano nazionale per la siderurgia e un piano per le aziende dell’automotive, su cui abbiamo un documento condiviso con Federmeccanica.

Manca la strategia?
Gli Stati Uniti hanno deciso un piano per il lavoro industriale nella transizione ecologica straordinaria: noi? Nulla. Andiamo avanti con i bonus e senza confronto quando avremmo bisogno di un piano di autonomia energetica che investa sulla produzione dei sistemi fotovoltaici, eolici. Penso al piano di Fincantieri che in positivo punta sull'offshore.

Cosa chiedete al governo e alle imprese?
Il coraggio che ci stanno mettendo i lavoratori nel difendere e rilanciare il lavoro industriale. Al governo chiediamo risorse straordinarie per sostenere la contrattazione nazionale e di secondo livello, condizionate a piani di innovazione. Alle imprese quattro punti: salario, occupazione, salute e sicurezza e riduzione dell’orario. Aggiungo l’Europa: più cooperazione e meno competizione. E un fondo comune per rispondere al piano Usa.

Quali sono i settori dove è più urgente muoversi?
Di sicuro automotive e siderurgia. Ricordo che in Italia abbiamo una capacità produttiva di almeno 1 milione e 800 mila veicoli, ma siamo sotto 500 mila. E abbiamo perso oltre 5.000 occupati in due anni solo in Stellantis a cui si aggiungono quelli della componentistica. È urgente un incontro.

L’amministratore delegato Tavares ha lanciato l’allarme, in un’intervista a Repubblica.
Noi siamo allarmati da tempo, ma anche pronti a un accordo per scongiurare impatti occupazionali. Ci si siede al tavolo e ci si confronta per trovare soluzioni, come in pandemia. D’altro canto, senza nuovi volumi e modelli, è a rischio gran parte della componentistica del nostro Paese. Siamo pronti ad andare a Parigi per aprire il confronto. Questo è il momento di negoziare e non di chiudere porte, altrimenti si finisce nel conflitto.

 

Intervista a Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil, pubblicata sul quotidiano "La Repubblica" del 14 gennaio 2023

La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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