Giovedì, 02 Febbraio 2023

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Scioperare è necessario. Non c’è un euro per i salari

 

Michele De Palma, segretario generale della Fiom, voi siete stati i primi a chiedere di scioperare. Da ieri a venerdì Cgil e Uil lo fanno unitariamente in 13 regioni. Siete soddisfatti?

Il Comitato centrale della Fiom aveva posto il tema della mobilitazione contro il governo e la manovra su salario, occupazione, politiche industriali e sicurezza. Con Fim e Uilm nel frattempo abbiamo scioperato unitariamente in tutte le troppe vertenze che sono in corso: Wartsila, ex Gkn, ex Whirlpool, Ansaldo Energia, Lukoil di Priolo, ex Ilva. E ieri anche in Fincantieri lo sciopero per la salute e la sicurezza. Quindi la decisione di scioperare a livello regionale ci soddisfa e ci siamo impegnati nelle assemblee nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro perché ci sia la massima partecipazione, trovando grande consenso tra i lavoratori.

Rimane il fatto però che, come l’anno scorso contro il governo Draghi, la Cisl si è chiamata fuori.

La Cisl fin dall’inizio ha valutato che servono pochi aggiustamenti alla manovra: diciamo che sono coerenti rispetto all’anno scorso nel giudicare la continuità fra governo Draghi e governo Meloni. Di sicuro è difficile difendere una manovra che abbassa la tassazione solo sul lavoro autonomo con un’estensione della flat tax per i professionisti e abbassa le tasse sulle rendite finanziarie. Sui salari per lo meno il contratto nazionale dei metalmeccanici firmato unitariamente una piccola tutela la dà: prevedendo una clausola sull’aumento dell’inflazione Ipca a giugno verrà erogato un saldo molto maggiore di quello previsto.

Qual è il vostro giudizio sui primi mesi del governo Meloni?

Il governo dal punto di vista del ruolo del sindacato come primi atti ha voluto mettere in discussione la contrattazione collettiva: il raddoppio dei voucher che aumentano la precarietà e l’aver bocciato il salario minimo orario, insieme alle deroghe all’articolo 8 e all’estensione dei fringe benefit a 3 mila euro, sono provvedimenti che vanno contro la contrattazione collettiva. E non rispondono alla nostra richiesta di una mensilità in più per contrastare l’inflazione. Senza parlare della mancanza totale di politiche industriali per la transizione ecologica. La somma è un danno non soltanto ai lavoratori ma anche alla contrattazione e all’economica del nostro Paese. Tutti sanno che in recessione bisogna sostenere la domanda interna e difatti gli Stati Uniti hanno deciso un intervento da 750 miliardi sull’industria e la Germania di 200 miliardi. Qui da noi invece solo bonus alle imprese per tre mesi.

Il vostro ministro di riferimento è Adolfo Urso che per prima cosa ha modificato il nome del dicastero da Sviluppo economico a ministero delle Imprese e made in Italy.

Con Fim e Uilm abbiamo scritto per essere convocati sulle politiche industriali della automotive, della siderurgia, degli elettrodomestici. Non ci ha ancora risposto e invece sull’automotive ha convocato solo le imprese. Rischia di diventare non il ministro delle imprese ma dei soli imprenditori perché le imprese sono composte anche dalle persone che ci lavorano. Qui invece siamo davanti ad una scelta di non ascoltare il punto di vista dei lavoratori.

Veniamo a Stellantis: qualche settimana fa sembrava vicina la fine della decennale apartheid voluta da Marchionne nei vostri confronti. Ora invece i tavoli separati sul contratto sembrano rimanere anche con i francesi…

La questione con Stellantis è molto semplice: per noi il mondo che portò ai contratti separati non esiste più e quindi ci siamo presentati al tavolo con l’azienda senza pregiudizi per rilanciare la produzione e l’occupazione e riunificare la trattativa ed arrivare a un contratto unitario che riducesse la forbice normativa e salariale fra il Ccls e il contratto nazionale. L’azienda però ha posto come pregiudiziale il fatto che accettassimo la «clausola di responsabilità», l’impossibilità di scioperare sulle materie sottoscritte nel contratto e sanzioni per i sindacati in caso di mancato rispetto degli impegni assunti. Noi non possiamo accettarlo.

Ma dopo la svolta del segretario generale della Uilm Palombella che ha chiesto a Stellantis di rientrare nel contratto nazionale non era meglio fare leva su Fim e Uilm per avere un tavolo unitario?

Come Fiom non dobbiamo chiedere l’assenso degli altri sindacati per un tavolo unitario. Venivamo da piattaforme distinte ma la scelta di mantenere i tavoli separati è tutta dell’azienda che ha imposto a noi una pregiudiziale: chi semina vento, raccoglie tempesta e per questo proprio ora il coordinamento dei delegati del gruppo ha deciso per la mobilitazione per continuare la trattativa su le relazioni industriali e il recupero del potere d’acquisto dei salari con l’erogazione della "una tantum”.

Intervista di Massimo Franchi al segretario generale della Fiom Michele De Palma, pubblicata su "Il Manifesto" del 13 dicembre 2022

La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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