Mercoledì, 07 Dicembre 2022

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Wärtsilä, sciopero di 8 ore contro la delocalizzazione

Intervista a Luca Trevisan (Fiom)

La multinazionale Wärtsilä ha annunciato di voler trasferire la produzione di motori 4 tempi a Vaasa, in Finlandia, cessando l’attività produttiva a Bagnoli della Rosandra (Trieste). Sono stati annunciati 451 esuberi, su 973 lavoratori totali, senza contare i 400 operai dell’indotto per un totale vicino ai mille esuberi. Per i sindacati è fondamentale difendere i posti di lavoro nell’azienda e nel suo indotto per evitare la desertificazione industriale del territorio e, in generale, tutelare la produzione di motori marini e la cantieristica. Oggi Fim-Cisl, Fiom Cgil e Uilm hanno dichiarato sciopero per otto ore in tutti i siti del gruppo. Per la fine di agosto è prevista una grande manifestazione aperta alla società e alle istituzioni a Trieste.

Luca Trevisan, segretario nazionale Fiom-Cgil, sarà utile la legge contro le delocalizzazioni fatta dal governo Draghi?

Questa vertenza è un banco di prova molto importante per misurare l’efficacia del provvedimento e verificare la capacità di fare ritirare le procedure di licenziamento. Al governo chiediamo di intervenire con tutte le leve a disposizione per garantire la continuità produttiva e la salvaguardia dell’occupazione. La vertenza rimette al centro il lavoro industriale dentro la riorganizzazione delle catene del valore che sta avvenendo in Europa. Vale per Trieste, Genova e Napoli e per tutto il paese. Wärtsilä ha preso la decisione di delocalizzare senza alcuna giustificazione. Guardiamo i dati: dal 2016 l’azienda ha macinato profitti, utili, per 68 milioni di euro. Lo ha fatto anche durante la pandemia, mantenendo un buon posizionamento sul mercato. In più ha ricevuto risorse sia dai governi sia dalla regione Friuli Venezia Giulia. È totalmente inaccettabile che le multinazionali vengano nel nostro paese, acquisiscano mercati e competenze e poi decidano di delocalizzare. In Finlandia poi dove, com’è noto, non c’è un problema di basso costo del lavoro.

Wärtsilä ha risposto che in Italia e Trieste resteranno le attività di ricerca e sviluppo, vendita, project management, sourcing, assistenza e formazione. Lo ritiene sufficiente?

Senza la vera e propria produzione dei motori questa dichiarazione non è credibile. Tra l’altro lo sviluppo e la ricerca sono stati in gran parte già trasferiti in Finlandia. Tutti possono capire che la chiusura della produzione e la sua delocalizzazione rischiano di diventare l’avvio della dismissione di tutte le attività, comprese quelle che l’azienda dice di volere garantire.

Fincantieri avrebbe manifestato l’intenzione di interrompere le collaborazioni strategiche  su motori green con l’azienda finlandese. Servirà?

In questa partita serve l’impegno straordinario di tutti gli attori, compreso quello delle aziende pubbliche. Fincantieri è un cliente fondamentale per Wärtsilä. Sarebbe singolare continuare ad avere rapporti commerciali mentre l’azienda produce motori in Finlandia, e non in Italia.

Come si sta muovendo il governo?

Sostiene la richiesta di ritiro della procedura e ha dato a Wartsila la possibilità di rafforzare i legami produttivi e commerciali con imprese pubbliche che operano nel sistema della cantieristica. Questa è una buona base di partenza ed è incomprensibile l’atteggiamento dei vertici dell’azienda che non hanno preso in considerazione la proposta. Comunque se la multinazionale decide di andarsene, per il sindacato il tema resta la continuità produttiva dell’azienda: con quali soluzioni e chi subentrerà nella produzione sarà un tema che riguarderà direttamente il governo.

 

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La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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