Mercoledì, 10 Agosto 2022

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Possiamo giocare una grande partita

Il professor Riccardo Realfonzo, docente di Economia, presiede il Fondo pensione Cometa a cui aderiscono 440 mila lavoratori metalmeccanici. Gli chiediamo quali saranno le prossime scelte di investimento finanziario, che ruolo potranno giocare i fondi nel rilancio e ristrutturazione del nostro sistema economico.

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Professor Realfonzo, lei ha sostenuto in più occasioni la necessità di ripensare il sistema degli investimenti dei fondi pensione, per utilizzare le risorse raccolte a favore dello sviluppo dell’economia nazionale e delle produzioni sostenibili. Il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza dell’Italia, potrebbe essere un’occasione in questo senso?

La mia opinione è che se il Pnrr aspira a essere un disegno organico di rilancio dell’economia nazionale, dopo gli anni dell’austerity e la sciagura della pandemia, oltre a mettere in campo gli investimenti pubblici dovrebbe creare le condizioni per mobilitare il risparmio delle famiglie e attivare investimenti privati. Credo che questo sia indispensabile, considerato che le risorse provenienti dall’Europa non sono così ingenti come molti pensano e che vanno in gran parte ad accrescere il debito pubblico del Paese. Le forme pensionistiche complementari italiane raccolgono risparmio previdenziale per circa 200 miliardi, ma meno di cinque miliardi vengono investiti nelle imprese italiane, circa 28 in titoli del debito pubblico e tutto il resto se ne va all’estero in cerca di maggiori rendimenti. Al momento, non c’è alcun progetto per favorire l’investimento del risparmio previdenziale in Italia, e questo è un lusso che assolutamente non possiamo concederci. Per ciò, accanto alle riforme in agenda nel Pnrr occorrerebbe inserire un capitolo dedicato alla previdenza complementare, introducendo uno strumento per gli investimenti diretti in Italia che assicuri livelli di rendimento almeno pari alla rivalutazione del Tfr, con adeguati meccanismi di controllo e protezione per i lavoratori aderenti ai fondi. Ciò permetterebbe ai consigli di amministrazione dei fondi pensione di scegliere serenamente di investire nel Paese. Sarebbe uno straordinario volano di sviluppo.

Lei  presiede il principale fondo pensione dell'industria italiana, il fondo negoziale dei metalmeccanici Cometa. Che bilancio fa del periodo della pandemia? Ci sono stati effetti negativi sulla tenuta finanziaria del fondo?

Le borse si sono riprese dopo lo shock del virus, anche grazie alle politiche di acquisto di titoli messe in campo dalle banche centrali, e per questo i rendimenti dei fondi pensione negoziali hanno battuto in generale la rivalutazione del Tfr, anche nel 2020. Certo, molto dipenderà dalle politiche monetarie e fiscali future, nell’auspicio che in Europa non vengano riproposte ancora le miopi formule dell’austerità. Comunque, le scelte di investimento di Cometa sono sempre state improntate a grande prudenza e dunque anche le oscillazioni dei corsi di borsa a cui assistiamo in questa fase, sulla scorta delle notizie su nuove ondate pandemiche o nuove varianti del virus, non ci intimoriscono particolarmente nel lungo periodo. Aggiungo che il contratto dei metalmeccanici ha opportunamente puntato sulla previdenza complementare e per questo abbiamo registrato segnali di ripresa delle adesioni dei giovani a Cometa. Il capitale complessivo del fondo ha superato i 13 miliardi e il risparmio previdenziale dei singoli aderenti, in particolare di quelli che hanno scelto i nostri comparti più sfidanti, cresce in valore, anno dopo anno.

Nell’ultimo rapporto della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, emergono elementi positivi del sistema della previdenza complementare, ma anche limiti che non sono stati superati. Il numero dei lavoratori che aderiscono ai fondi pensione continua per esempio a rappresentare una minoranza del mondo del lavoro. Da cosa dipendono questi ritardi?

In effetti c’è una contraddizione tra le performance dei fondi pensione, in particolare dei fondi negoziali, e la dinamica delle adesioni dei lavoratori a questi fondi. I fondi negoziali, come certifica la Covip, tendono a battere sistematicamente la rivalutazione del Tfr tenuto in azienda, hanno costi contenutissimi e apprezzabili vantaggi fiscali. Nonostante ciò le adesioni sono largamente insufficienti, con una copertura di circa un terzo rispetto alle forze lavoro, anche tra i metalmeccanici. Il fenomeno dei bassi tassi di adesione dipende principalmente dai bassi salari, dalle espulsioni dal mondo del lavoro causate dalla crisi e dall’accentuazione dei processi di precarizzazione. Tutto ciò compromette significativamente la funzione della previdenza complementare che dovrebbe evitare il rischio di prestazioni pensionistiche insufficienti. Insomma, c’è un grave problema di inclusione previdenziale, che riguarda soprattutto le categorie più deboli del mercato del lavoro: i giovani, le donne, i lavoratori del Mezzogiorno. Personalmente ritengo che il governo dovrebbe accrescere ancora i vantaggi della previdenza complementare e soprattutto fare marcia indietro rispetto ai processi di precarizzazione del lavoro, riducendo le possibilità di ricorso al lavoro a termine e riportando nuovamente al centro i rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Bisognerebbe anche introdurre forme di contribuzione pubblica per i periodi di disoccupazione. Per quanto riguarda ciò che è nel potere di Cometa, stiamo moltiplicando le attività di comunicazione, soprattutto per raggiungere i giovani, ad esempio con il progetto Passwork, e spiegare loro che aderire a Cometa conviene.

Uno dei problemi che ha sempre caratterizzato la storia dei fondi pensione italiani riguarda le dimensioni, sia dei fondi stessi, sia delle imprese. L’obiettivo dell’accorpamento di più settori in uno stesso fondo è ancora valido?

Certamente. La grande dimensione è necessaria per dotare i fondi di una struttura organizzativa adeguata a svolgere le complesse attività di analisi finanziaria e controllo dei rischi che l’attività richiede, e che sono previste dalla normativa nazionale ed europea. Inoltre, la grande scala consente di spuntare condizioni maggiormente vantaggiose attraverso i bandi per l’affidamento dei mandati di gestione. Il che si traduce in minori costi di gestione e maggiori rendimenti per le famiglie aderenti ai fondi. In questi anni abbiamo assistito ad una qualche tendenza agli accorpamenti a cui però a mio avviso il governo dovrebbe imprimere una accelerazione.

Tornando al Pnrr e alla necessità di avviare una grande riconversione dell’industria manifatturiera, che ruolo potrebbe avere nello specifico un fondo come Cometa?

Il ruolo degli investitori istituzionali è decisivo per la quantità e la qualità della crescita del Paese. È necessario, come osservavo prima, che il risparmio previdenziale raccolto venga investito in massima parte in Italia, per spingere l’acceleratore della crescita. Al tempo stesso, c’è il tema della qualità degli investimenti da realizzare, che auspicabilmente dovrebbero andare nella direzione di riconversioni all’insegna della sostenibilità ambientale, sociale e di governance. Se gli investitori istituzionali orientano gli investimenti in questo senso essi sospingono in una direzione corretta il sistema delle imprese. Noi di Cometa siamo convinti che l’interesse dei lavoratori aderenti non risieda solo nei rendimenti ma anche nella qualità degli investimenti che si realizzano con il loro risparmio pensionistico. Per questo siamo sempre così attivi sul piano della finanza sostenibile. Sottoponiamo il nostro portafoglio finanziario a una rigorosa analisi di responsabilità sociale, abbiamo escluso alcune categorie di investimento, come gli armamenti, e le imprese coinvolte in gravi controversie, siamo molto attivi nelle attività di engagement finalizzate ad avviare percorsi di dialogo con grandi imprese per ottenere il rispetto dei principi basilari della sostenibilità ambientale e sociale. Stiamo anche lavorando per una politica di impegno sempre più stringente, per esercitare il diritto di voto nelle assemblee delle società di cui possediamo pacchetti azionari in conformità con i principi basilari del contratto metalmeccanico, come le pari opportunità, la dignità del lavoro, la sicurezza.

La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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