Venerdì, 14 Agosto 2020

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Smart working in emergenza? A rischio tutele e perimetro

«Serve una legge chiara e più forte, insieme ad un sostanzioso intervento contrattuale». Francesca Re David è la leader della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici Cgil. Prevalentemente operai che lavorano in fabbrica, ma anche un universo di impiegati e tecnici coinvolti massicciamente dall'avvento dello smart working. «Ma attenzione a parlare di smart working- avverte la Red David - il vero lavoro agile è un'altra cosa e questo è il nodo...».

Ci spieghi.

«Sono anni che il sindacato si batte per lo smart working, cioè la possibilità su base volontaria di lavorare solo per alcuni giorni della settimana in luoghi diversi dalla sede dell'azienda, con regole e tutele ben chiare. Le imprese però hanno sempre resistito. Adesso improvvisamente, anche per le indiscutibili necessità dell'emergenza sanitaria, le stesse imprese hanno reso obbligatorio il lavoro da casa, decidendo chi ne ha diritto e chi no. Bypassando diritti e doveri».

Quali?

«Parità di salario, orario e garanzie; diritto alla disconnessione; copertura economica degli strumenti e dei costi del lavoro da remoto; tutele sindacali».

Che rischi concreti intravede?

«Se le imprese si abituano all'aumento della produttività in assenza di regole, i lavoratori rischiano di trasformarsi da dipendenti a finti-collaboratori. Il passaggio successivo potrebbe essere la riduzione del perimetro del lavoro, la creazione di esuberi. Ecco perché la nuova Confindustria di Bonomi dice "basta contratti collettivi, guardiamo prima di tutto al livello aziendale", puntando così a mani libere nella riorganizzazione del lavoro. Cosi però di fronte ad un'emergenza economica come questa si aggiunge ai poveri che già c'erano prima, una precarizzazione della classe media».

Le donne rischiano di più nell'accelerazione del telelavoro?

«Lavorare in case mediamente non grandi, gestendo contemporaneamente la famiglia, magari con figli che per l'emergenza sanitaria non vanno a scuola: ecco cosa rischiano le donne lavoratrici in assenza di regole e tutele. Un vero impazzimento».

Ma non crede che lo smart working sia anche occasione di miglioramento delle condizioni lavorative?

«Certo. Ma servono regole forti e chiare».

Non basta la legge 81?

«Ormai ci si è spinti molto più avanti rispetto al contesto che ha prodotto quelle norme. E non ci dimentichiamo che i luoghi di lavoro sono fondamentali anche per la socializzazione e per lo scambio di idee tra le persone. Ma al momento di forte e chiara c'è stata solo la voce di Confindustria, ascoltata molto bene dal governo: nel Decreto Rilancio è prevista una valanga di soldi pubblici per le imprese che, però, da metà agosto potranno ricominciare a licenziare e non avranno vincoli sulle attività all'estero».

La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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