Giovedì, 06 Agosto 2020

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La ripartenza sbagliata: il caso Fincantieri

“L'azienda effettua deroghe al contratto nazionale e cerca accordi separati con una sola parte delle Rsu”, denuncia il coordinatore del settore per la Fiom nazionale Roberto D'Andrea. Turnazioni, welfare aziendale, smart working, appalti: tanti i temi di dissenso per i meccanici Cgil, che non firmano l'intesa per la proroga della cassa integrazione

Il coronavirus non sia un’occasione per derogare al contratto nazionale. Fincantieri riapre, ma sull’accordo di proroga della cassa integrazione fino al 18 maggio prossimo (per “emergenza Covid-19”) non c’è la firma della Fiom. “In queste giornate difficili per tutti, in particolare per i lavoratori, Fincantieri ha deciso di procedere unilateralmente, effettuando deroghe al ccnl come nel caso degli orari di lavoro e ricercando accordi separati con una sola parte delle Rsu”, denuncia Roberto D’Andrea, coordinatore nazionale del settore per i metalmeccanici Cgil. Al di là del fatto che le intese separate non sono previste dal protocollo del 24 aprile (allegato al Dpcm), queste eccezioni ai contratti significano “in concreto scaricare la gestione della crisi sui lavoratori, mettendo a dura prova l'organizzazione familiare e il salario. Questo è inaccettabile”.

Cosa sta succedendo, dunque, nel più importante complesso di cantieristica navale d’Europa? “Si sta usando l’emergenza per cambiare l’applicazione del contratto nazionale” spiega l’esponente sindacale: “Fincantieri ha stabilito turnazioni che prevedono la presenza fisica degli impiegati nella sede centrale per sei ore al giorno anziché otto, mandando quindi due ore come permesso/recupero. Su cinque giorni, dunque, si perdono dieci ore a settimana, che dovranno essere recuperate non si sa quando. La gestione del mese, quindi, si scarica sull’organizzazione della vita e sui salari”. La proposta della Fiom, rifiutata dall’azienda nell’incontro di fine aprile, era quella di “ridurre i reingressi, visto che si può lavorare in smart working, e di organizzare una rotazione tra presenza fisica in azienda, lavoro da casa e cassa integrazione in modo da non penalizzare nessuno”.

La deroga sulla turnazione è solo uno degli aspetti critici evidenziato dalla Fiom. Il sindacato chiede anzitutto di “monetizzare il welfare aziendale, su base volontaria, per integrare le buste paga su cui impatta la cassa integrazione”: una misura antitetica al comportamento dell’azienda, che invece “sposta in avanti le date di fruizione del welfare”, senza però considerare che “con il lockdown sarà impossibile ‘spendere’ il welfare nei prossimi mesi”. Il secondo aspetto critico riguarda lo smart working. “Il ricorso al lavoro agile va disciplinato”, argomenta D’Andrea: “Oggi è a totale discrezione dell'azienda, sia per l'individuazione della platea dei lavoratori coinvolti, attualmente senza alcun criterio di rotazione, sia per la mancata previsione di alcuna normativa specifica, dal diritto alla disconnessione alla salute e sicurezza, agli eventuali rimborsi per l'utilizzo delle risorse private”.

Ultimo aspetto problematico, ma in realtà questione centrale di Fincantieri, è il tema degli appalti. Il decentramento produttivo e le esternalizzazioni pesano per circa l’80 per cento: agli 8.100 dipendenti diretti, si aggiunge una quota variabile da 25 a 40 mila addetti delle ditte esterne. “Crediamo sia fondamentale verificare il ricorso agli appalti”, illustra il coordinatore Fiom: “Occorre ripartire con il piede giusto ed evitare di affidare il lavoro ad aziende che nel passato hanno già dato prova di non rispettare i diritti dei lavoratori, e che possono dar vita a un’organizzazione del lavoro che rischia di compromettere la salute dei lavoratori che complessivamente operano nei cantieri”.

Deroghe al contratto nazionale, welfare aziendale, smart working, appalti: ecco tutte le motivazioni che hanno spinto la Fiom a non firmare l’intesa. “Non è in discussione il ricorso agli ammortizzatori sociali quando questo è necessario, ma è inaccettabile il sistema di relazioni sindacali messo in atto da Fincantieri”, conclude il coordinatore nazionale del settore per la Fiom Cgil Roberto D’Andrea: “Saremo in grado di uscire da questa crisi soltanto se si terranno realmente in considerazione i bisogni di chi opera nei cantieri e nelle sedi, evitando quindi soluzioni unilaterali o inutili scorciatoie. Per questo ci attiveremo a tutti i livelli per ripristinare le corrette e opportune relazioni sindacali”.

 

https://www.collettiva.it/

La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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