Giovedì, 21 Novembre 2019

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Varese: la sicurezza si fa inchiesta

Dopo un anno di impegno, si è appena concluso il lavoro promosso da Fim,Fiom,Uilm Varese con la compilazione di un questionario su ambiente e sicurezza nelle aziende metalmeccaniche della nostra provincia. Si tratta di una rilevazione totalmente autoprodotta dal sindacato, senza ricorrere a società demoscopiche esterne, resa possibile dal fondamentale contributo delle Rsu che hanno raccolto e conteggiato i questionari distribuiti in precedenza ai compagni e colleghi di lavoro.

I questionari hanno interessato 140 imprese con circa 17.700 addetti e sono ben 6.137 i lavoratori che li hanno restituiti compilati. Si tratta di un lavoro che per dimensioni non ha eguali in Italia e che conferma del radicamento di Fim, Fiom, Uilm nelle fabbriche del territorio. E’ un campione non “scientifico”, ma che appare realmente rappresentativo rispetto alla presenza del sindacato dei metalmeccanici in provincia. Anche considerando l’andamento della recentissima consultazione sul contratto nazionale svoltasi tra settembre e ottobre (coinvolte circa 180 aziende con oltre 22.000 addetti): è evidente come buona parte della nostra base di rappresentanza sia stata coinvolta nel lavoro sui questionari.

Le domande fatte ai lavoratori avevano lo scopo di misurare le loro percezioni sui temi della sicurezza. L’obiettivo è stato raggiunto grazie alle numerose risposte ottenute, che non presentano significative differenze tra grandi e piccole imprese (ad esempio una realtà dell’hi tech e di grande dimensione come Leonardo – la ex Finmeccanica – presenta dati sostanzialmente uguali a quelli emersi nelle altre aziende).

Ma quali sono i dati che ci sembrano più interessanti?

Cominciamo da noi, dal sindacato. L’86% dei lavoratori dichiara che, in caso di necessità sul posto di lavoro, riesce a contattare agevolmente Rsu o Rls. Il 53% di chi ha risposto al questionario - in caso pensi di lavorare non in sicurezza – si rivolge all’Rls (al secondo posto, con il 21%, troviamo i preposti e al terzo, col 15% l’Rspp). Possiamo quindi affermare che, nella grande maggioranza dei casi, il sindacato e i suoi rappresentanti nelle fabbriche sono un riferimento chiaro e certo per i lavoratori e le lavoratrici.

Nonostante il 47% dei lavoratori risponda di aver preso parte a corsi di formazione sulla sicurezza nell’ultimo anno prima della compilazione del questionario, e circa il 61% affermi che in azienda si parla di sicurezza “tanto” (il 13%) o “abbastanza” (il 48%), meno diffusa appare la conoscenza che i lavoratori hanno sulle norme fondamentali relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro: il 40% dichiara che la legge di riferimento è la 626 del 1994, e non il decreto legislativo 81 del 2008.

Ben il 75% di chi ha risposto non sa cosa è il Dvr (Documento di valutazione dei rischi), cosa preoccupante, perché il Dvr è il documento fondamentale in cui l’impresa (sentiti anche gli Rls) deve indicare tutti i fattori di rischio presenti al suo interno e individuare le misure da attuare per prevenirli. E’ un dato che ci deve impegnare tutti a parlare di questo tema.

Non si tratta di fermarsi a una spiegazione che semplifica, magari pensando che conoscere i nomi e i numeri delle leggi o dei dispositivi in esse contenuti sia solo una questione “burocratica”. Soprattutto sul Dvr e sugli adempimenti in esso contenuti occorre lavorare a una maggiore consapevolezza delle norme - e dei diritti che da esse discendono - anche rafforzando la formazione congiunta tra Rls e Rspp sui Dvr stessi, come chiediamo nella piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici.

Siamo nel 2019, ma nelle nostre fabbriche il lavoro continua a essere manuale e fisico: quasi due terzi dei lavoratori (63%) svolgono mansioni per cui è necessario usare dispositivi di protezione individuale (Dpi).

Ma soprattutto -. questo è uno dei dati trai più significativi che emergono dalla nostra inchiesta - il 40% dei lavoratori dichiara di non lavorare sempre in sicurezza.

Rispetto a una percezione così diffusa di insicurezza appare contraddittorio il fatto che l’85% dei lavoratori dichiara di conoscere i rischi del lavoro che svolge, delle macchine e delle attrezzature che utilizza. E’ come se, quando l’obiettivo si stringe sulla propria postazione di lavoro o la propria attività, subentrasse una eccessiva sicurezza di sé e del proprio mestiere, che può creare una percezione distorta del rischio, una sua sottovalutazione che spinge a lavorare stando meno attenti ai pericoli. Per affrontare i pericoli di“sottovalutazione” dei rischi è necessario potenziare la formazione, ma non in modo generico. E’ necessario aumentare quella fatta - più che in aula – proprio all’interno degli ambienti di lavoro/produttivi. Questo proprio per non dare nulla per scontato: lo chiediamo anche con il rinnovo del contratto nazionale, con una maggior diffusione dei “break formativi” e la analisi dei “mancati infortuni” (il fatto che l’infortunio non sia effettivamente avvenuto non può farci trascurare i motivi per cui i lavoratori hanno corso il rischio di farsi male). Costruiamo insieme il nuovo contratto nazionale, ma ricordiamoci poi di ragionare insieme ai lavoratori per far sì che venga applicato al meglio, questa è una sfida importante che abbiamo di fronte a noi.

Occorre ricordare infine che solo il 4% dei lavoratori ritiene debbano essere cambiate le leggi per ridurre gli infortuni: su questo punto c’è una forte aderenza rispetto alle posizioni del sindacato; mentre solo il 6% ritiene utili “iniziative sindacali” sul tema. Su questo ultimo elemento occorre ragionare. Probabilmente la domanda è stata interpretata rispetto alle iniziative di sciopero successive agli infortuni o alle morti sul lavoro. Ma dobbiamo chiarire bene che la mobilitazione dei lavoratori è fondamentale per indurre aziende “riottose” ad adottare misure di sicurezza che magari, una volta prese, eviterebbero poi gli infortuni. Quando le aziende “non sentono”, l’azione collettiva è uno strumento utile soprattutto “a monte” degli infortuni.

Servono più controlli ispettivi e formazione per il 25% delle risposte, più attenzione per il 23% e la diminuzione dei ritmi di lavoro per il 20% dei lavoratori (a conferma che il lavoro in fabbrica è ancora – in tanti casi – fatica).

Ognuno deve quindi fare la sua parte: aziende ed enti esterni preposti in primis, ma anche sindacato e lavoratori. Lavorare con più attenzione è necessario per molti lavoratori, anche se -utilizzando diverse possibilità di risposta contenute nel questionario – per l’80% delle risposte le imprese sono responsabili degli infortuni e della non sicurezza.

Fiom Varese

 

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La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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