Lunedì, 09 Dicembre 2019

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Un colpo di fortuna

La crisi di governo non è risolta perché non era una crisi di governo. Una svolta? Questa è solo una delle tante parole in uso nella retorica maschile. È stato un colpo di fortuna.

Fortuna così imprevista che gli interessati quasi se la lasciavano scappare. Per finire è andata bene e io dico che c’è da essere riconoscenti. Verso il cielo ma anche verso Salvini che ha fatto quello che le opposizioni non sapevano lontanamente fare, e poi verso Grillo che ha agguantato Di Maio e lo ha voltato dalla parte giusta, anche Renzi aveva capito subito, ma chi si fida di lui? Pare che qualcuno, dicono Prodi, abbia parlato al segretario del Pd, neanche lui un’aquila. Nella lista metterei anche Conte, la cui fiamma abbiamo visto guizzare in Senato, il giorno delle dimissioni. E finalmente, come molte e molti, sono riconoscente a Mattarella per la composta aura di autorità con cui ha aiutato il travaglio.

Ci voleva, perché i Cinquestelle pretendono di essere un movimento che agisce liberamente fuori dalle istituzioni, a loro piace pensare di avere autorizzato il nuovo governo, per esempio, e in qualche modo bisogna che possano crederlo.

Adesso però il tempo delle parole è scaduto e viene… quello dei fatti? Sì, ma insieme ai conti da fare con le parole, se sono dette per finta o davvero. Machiavelli ha insegnato che metà è fortuna, metà è virtù, così la chiama lui e io traduco: bravura e misura. E mi riferisco, per cominciare, a noi, le cosiddette femministe, perché in questa storia ci entriamo più che in passato e più di quello che tendiamo a credere.

*Libreria delle donne

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