Giovedì, 23 Maggio 2019

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Un patto economico per salvare il pianeta

Ormai una buona parte della società occidentale è insoddisfatta del cosiddetto establishment, soprattutto della classe politica. La protesta dei gilet gialli in Francia, scatenata dalla decisione del presidente Emmanuel Macron d'introdurre un aumento della tassa sul carburante per combattere il cambiamento climatico, è solo l'ultimo esempio. Ci sono buoni motivi per essere scontenti: quarant'anni di promesse da parte dei leader di centrodestra e centrosinistra, basate sulla fede neoliberista nel fatto che la globalizzazione, la finanziarizzazione, la deregolamentazione, la privatizzazione e le riforme avrebbero portato una prosperità senza precedenti, sono state disattese. Mentre una piccola élite ha ottenuto grandi vantaggi, la maggior parte della popolazione è uscita dalla classe media ed è sprofondata nell'insicurezza.

I numeri ci dicono che la Francia se la passa meglio rispetto alla maggior parte dei paesi, ma la percezione conta più dei numeri. Anche in Francia le cose non vanno bene per molte persone. Quando si riducono le tasse per i più ricchi e si aumentano quelle dei cittadini comuni, il tutto per questioni di bilancio (imposte da Bruxelles o da ricchi finanzieri), non c'è da stupirsi se qualcuno si arrabbia. Lo slogan dei gilet gialli esprime bene le loro preoccupazioni: " II governo parla della fine del mondo, noi siamo preoccupati per la fine del mese". C'è una profonda sfiducia nei governi e nei politici.

Oggi chiedere sacrifici in cambio della promessa di una vita migliore non funziona più. Questo vale soprattutto per le politiche trickle down (effetto a cascata) , come i tagli alle tasse per i ricchi, che secondo alcuni dovrebbero portare benefici a tutti. Quando ero alla Banca mondiale, la prima lezione di riforma politica che ho imparato è che la sequenza e il ritmo sono importanti.

La promessa del green new deal (nuovo patto ambientalista) portata avanti dai progressisti negli Stati Uniti rispetta entrambe le caratteristiche e ha l'obiettivo di combattere sia la disuguaglianza sia i cambiamenti climatici. Il new deal verde si basa su tre considerazioni: prima di tutto ci sono risorse inutilizzate o scarsamente utilizzate - a cominciare dal talento umano - che potrebbero essere impiegate in modo più efficace. In secondo luogo, se ci fosse una maggiore richiesta di lavoratori con livello medio o basso di specializzazione, i loro stipendi e standard di vita crescerebbero. Infine un ambiente naturale sano è essenziale per il benessere umano.

Se non affronteremo le sfide del cambiamento climatico imporremo un fardello enorme alla prossima generazione. Sarebbe meglio lasciare un'eredità di debiti, che i nostri figli potrebbero in qualche modo gestire, piuttosto che la minaccia di un disastro ambientale inarrestabile.

Quasi novant'anni fa il presidente statunitense Franklin D. Roosevelt rispose alla grande depressione con il new deal, un coraggioso pacchetto di riforme. Oggi dobbiamo rimettere al lavoro la gente come fece Roosevelt. All'epoca la soluzione furono gli investimenti per portare l'energia elettrica nelle campagne e la costruzione di strade e dighe. Gli economisti mettono in discussione l'efficacia del new deal. Molti pensano che la spesa fu insufficiente e non abbastanza prolungata da generare la ripresa di cui l'economia aveva bisogno. Ma le riforme di Roosevelt hanno lasciato un'eredità importante. Lo stesso vale per il new deal verde, che potrebbe concentrarsi sui trasporti pubblici e sull'adeguamento dell'economia alle nuove sfide. La riduzione delle emissioni di Co2, se fatta nel modo giusto, favorirebbe l'occupazione, in un contesto in cui l'economia si prepara a un mondo dominato dalle energie rinnovabili. Naturalmente alcuni posti di lavoro andranno persi - a cominciare da quelli dei 53mila minatori negli Stati Uniti - e serviranno programmi per trovare un altro impiego a queste persone. Ma il ritmo e l'ordine sono fondamentali. Sarebbe stato più sensato creare nuovi posti di lavoro prima della scomparsa di quelli vecchi, e garantire che i profitti delle compagnie petrolifere e del carbone fossero tassati prima di chiedere alle persone in difficoltà di fare nuovi sacrifici.

Il new deal verde manda un messaggio positivo a questa generazione e anche alla prossima. Può portare quello di cui le persone in difficoltà hanno più bisogno, cioè i posti di lavoro, mentre in futuro potrà proteggerci dal cambiamento climatico. Dovrà essere ampliato, soprattutto in paesi come gli Stati Uniti, dove molti cittadini non hanno accesso a un'istruzione di qualità, a un'assistenza sanitaria adeguata e a una casa decorosa. Il movimento che sostiene il new deal verde dà un barlume di speranza a una classe dirigente in crisi. I leader mondiali dovrebbero sostenerlo. Abbiamo bisogno di qualcosa di positivo per salvarci dall'ondata di populismo, nazionalismo e protofascismo che si è abbattuta sul mondo.

 

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