Mercoledì, 05 Ottobre 2022

Automotive e trasporti. A rischio un settore trainante per l'Europa, servono politiche industriali

È stata presentata oggi, nel corso di un convegno organizzato da Fiom Cgil Lombardia e Fondazione Rosa Luxemburg alla Camera del Lavoro di Milano, la ricerca europea “La necessità di una trasformazione. Sfide per il settore automobilistico internazionale”.

In tutti i Paesi esaminati nella ricerca (Francia, Italia, Spagna, Repubblica Ceca, Slovacchia, Serbia, Brasile) emerge come l’industria automobilistica sia stata ripetutamente caratterizzata da crisi di vendita e sovrapproduzione, con una corrispondente pressione sui costi salariali e sulle condizioni di occupazione/lavoro.

In Italia, secondo i dati presentati oggi, tra il 1989 e il 2019 la produzione di autovetture è diminuita di 1.429.497 unità, con un calo di circa il 72,5%. Il crollo della produzione di auto tradizionali non è stato compensato dai veicoli elettrici. L’evoluzione dei volumi di produzione delle autovetture ha avuto un impatto molto netto sui livelli e sulla struttura dell’occupazione. In 10 anni gli occupati a tempo pieno sono diminuiti di 36.621 unità, passando dai 177.419 nel 1998 ai 140.798 del 2018.

Per quanto riguarda la Lombardia, seconda regione in Italia per volume di produzioni dopo il Piemonte, sono quasi 30mila gli addetti delle fabbriche dell’automotive. Ma la filiera è molto più ampia.

“Il passaggio alla mobilità elettrica avrà un ulteriore impatto sui livelli occupazionali – evidenzia Antonio Castagnoli, segretario generale Fiom Cgil Lombardia -. Sono circa 20mila i posti di lavoro che la transizione ecologica mette a rischio in Lombardia, quasi il 30% dei lavoratori del comparto a rischio su scala nazionale. Le preoccupazioni sul futuro del settore, peraltro, sono condivise anche dalle associazioni datoriali”.

Alessandro Pagano, segretario generale della Cgil Lombardia, dichiara: “Le organizzazioni internazionali hanno indicato obiettivi e impegni sulla sostenibilità ambientale e sulla necessità di una trasformazione del rapporto uomo/natura. I governi non sono conseguenti. La parola “transizione” implica la gestione del cambiamento. Ma noi viviamo in un Paese bloccato dal tema delle concessioni balneari. Rivendichiamo una politica industriale, un’assunzione di responsabilità del governo. Ricordando che quando parliamo di auto non parliamo solo di chi lavora nel settore, ma della società tutta”.

Per Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil nazionale: “Sono 12 anni che le lavoratrici e i lavoratori pagano con la cassa integrazione la mancanza di politiche industriali e di investimenti sulla transizione ecologica dell’industria della mobilità. Nel nostro Paese non c’è nessun confronto con il Governo sul settore automotive e crescono le incertezze sul futuro degli stabilimenti che producono motori endotermici. Si sono svolti due incontri al Mise, in cui il Ministro dello Sviluppo economico si è limitato ad ascoltare.

Un’azienda che guarda al futuro investe sui giovani, invece negli stabilimenti Stellantis l’età si sta innalzando. Nel nostro Paese un modello di innovazione nel settore dell'automotive è rappresentato dalla Motor Valley in Emilia Romagna. Un’altra eccezione positiva è costituita dalla scelta di Iveco di avviare un percorso di stabilizzazione dei lavoratori precari. Un Paese industriale dovrebbe fare dell'auto e della mobilità uno dei punti di svolta. In Italia gli autobus hanno una media di 12 anni di età contro i 7 anni nel resto d'Europa. Abbiamo potenzialità e conoscenze per creare la mobilità del futuro, ma servirebbe, da un lato, più coraggio da parte delle imprese e, dall'altro, che il Governo svolgesse un ruolo con investimenti per la transizione e l’occupazione”.

Ufficio stampa Fiom/Cgil

Milano, 27 maggio 2022

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La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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