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17 Novembre 2018

Prima le persone

Credo che sia giusto distinguere la differenza tra i rifugiati, i richiedenti asilo e gli immigrati economici ma non può essere presentata come una distinzione sulla base della quale scegliere gli immigrati meritevoli da quelli non meritevoli cioè quelli da accogliere dagli immigrati da respingere.
C’è una grande differenza giuridica perché i rifugiati sono protetti della Convenzione di Ginevra invece quelli economici rimangano in una zona grigia di disperazione.
I primi attraversano il mare per sfuggire a conflitti, persecuzioni politiche, religiose, guerre alla ricerca della sopravvivenza.
I secondi, cosiddetti immigrati economici sono persone spinti ad immigrare a causa delle trasformazioni climatiche, la siccità dovuta all'introduzione di monoculture da parte delle multinazionali occidentali e/o vecchi paesi coloniali, la corruzione, il nepotismo, la sovrappopolazione, la povertà, fenomeni molto diffusi nei paesi di provenienza degli immigrati.
Come ben si evince, all’interno del fenomeno delle migrazioni, le motivazioni sia per quelle politiche che economiche sono spesso sovrapposte.
 Possiamo affermare che solo i cittadini dei Paesi ricchi ne godono pienamente del contenuto dell’Art.13 della dichiarazione dei diritti dell’uomo cioè ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.
In questa fase, giusto ricordare la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo dove le fondamenta della convivenza sono la dignità e i diritti.
Sono evidenti le disuguaglianze nell’applicazione del diritto internazionale a circolare liberamente.
Gli immigrati sono gli intrusi, gli indesiderati che, attraverso accordi politici con la Libia, Ciad, Turchia – paesi dove vengano violati sistematicamente i diritti umani - l’Europa cerca di costruire un cordone di sicurezza, centri di raccolta, che sono a tutti effetti campi di detenzione e di tortura per bloccare i massicci flussi.

E per questo motivo, riteniamo molto grave e inaccettabile la decisione del Ministro degli Interni Matteo Salvini di chiudere i porti italiani alla nave Aquarius, respingendola con 629 persone tra le quali alcune donne incinte, minori non accompagnati e bambini. Il Ministro è molto orgoglioso di aver impedito il bastimento di attraccare così come previsto dalla normativa internazionale.
Rammento che accogliere richiedenti asilo e rifugiati sia un dovere e un loro diritto giuridico soprattutto per quelli chi, lungo il percorso, diventino oggetto di vessazioni, persecuzioni, violenze, incarcerazioni arbitrarie come avviene oggi in Libia. Il soccorso, in generale, è l’essenza della comunità globale e rappresenta il vincolo umano tra gli individui.

La crisi attuale ci ha dimostrato che non si può più stare come “dei pesci rossi” nella fortezza europea e l'Europa non può salvarsi finché ci saranno conflitti e carestie in altre parti del mondo. Siamo dentro la mondializzazione, un universo globale, dove il senegalese guadagna da vivere in America o in Europa, il cinese in Marocco o in Gabon, l’italiano in Venezuela, in Argentina o in Belgio, un indiano in Francia o in Inghilterra…ecc.

Ormai non si potrebbero cancellare i segni visibili che fanno dell’Italia o dell’Europa un paese o un continente multietnico con la presenza di persone di pelle, lingue e religioni diversi. Oggi, basta camminare o guardarsi intorno e vediamo persone che anni fa, non avremmo mai sognato di incontrare e di avere come vicini di casa, colleghi di lavoro, coniugi o compagni di banco a scuola, provenienti da paesi lontani come Lituania, Tanzania, Pakistan, Senegal, Perù, Sri Lanka, Mali, Gambia, Gabon….etc.
Paesi di cui ogni tanto sentiamo parlare ma che non sappiamo collocare correttamente sulla carta geografica. Eppure oggi sono qui presenti per lavoro, per motivi di studio, familiari, umanitari, politici, religiosi o come rifugiati.

E’ opportuno, soprattutto, consolidare quegli ideali di solidarietà, democrazia, libertà, tolleranza, pace, eguaglianza, serena e civile convivenza cercando di travalicare le etichette politiche, economiche ed a volte elettorali.
Purtroppo rammento che abbiamo assistito alla campagna elettorale più brutale nella storia della Repubblica. Oggi, pur avendo un governo i nostri politici non trattano i veri problemi degli italiani concentrando tutte le loro poche energie sul tema dell’immigrazione alla ricerca di capri espiatori e di bacini da cui attingere voti attraverso proposte sovranazionali come “prima agli italiani”, “aiutiamoli a casa loro”, “vengano qui a rubarci il lavoro”.
Tutto questo alimenta una guerra tra poveri, una guerra sociale di tutti contro tutti passando dall’autocoscienza collettiva e solidaristico degli anni Settanta ad un così basso livello di umanizzazione e civiltà in cui la principale modalità di gestire e/o dare delle risposte è la costruzione di muri, di politiche protezioniste e di paura verso il “diverso”.
Crediamo che non si può più continuare a pensare l’immigrazione come una crisi o una emergenza ma un fenomeno strutturale che deve essere governata seriamente mettendo in evidenza i lati positivi.
Ormai, è una realtà che il tasso di natalità nei paesi europei ed in particolare in Italia sia garantito degli immigrati. Sono cittadini produttivi che pagano le tasse e arricchiscono il paese contribuendo alla vita economica, sociale, politica e culturale.
Sentiamo spesso dire che siamo invasi di immigrati invece quando succede il contrario, tale spostamento è considerato quello dei potenti che possiedono soldi e un “buon passaporto” e possono andare ovunque alla faccia dell’esotismo.
L’Europa è molto felice d’avere dei giovani immigrati perché la popolazione sta velocemente invecchiando e ha bisogno di “sangue nuovo” ovvero giovani per poter mantenere il livello sociale, la politica sociale, la politica previdenziale.
In maniera generale, tutti i paesi europei si beneficiano del lavoro degli immigrati per cui non è giusto continuare a dire “aiutiamoli a casa loro”, un vero e proprio inganno ai cittadini.
Per me aiutarli a casa loro significherebbe:
    • Smettere di vendere armi e tecnologie militari ai governi corrotti e autoritari dei Paesi di provenienza degli immigrati;
    • Investire abbastanza sull’educazione ed utilizzare i giovani come motore di sviluppo;
    • Combattere il fenomeno dell’analfabetismo soprattutto delle donne, piaga di ogni democrazia;
    • Formazione ed informazione alle donne, attrici principali nell’educazione familiare;
    • Sviluppare l’agricoltura base fondamentale dell’economia;
    • Interrompere lo sfruttamento delle materie prime per il fabbisogno delle nostre industrie nelle regioni e/o paesi da cui partono la maggiore parte degli immigrati economici e/o rifugiati;
    • Investimenti su formazione, sanità, sviluppo locale, infrastrutture e progetti di energia rinnovabile;
    • Combattere ed eliminare l’economia sommersa nel mondo del lavoro soprattutto agricolo con lo sfruttamento degli immigrati – raccolta dei pomodori nel Sud e il lavoro nelle vigne piemontesi.

Ed infine, tutto questo ci aiuterebbe a combattere le diseguaglianze globali, nazionali, locali. Sottolineo la necessità di non perdere il senso della solidarietà, anche per la lezione civile che possiamo trarne in questa nostra società che deve essere necessariamente sempre più aperta a molteplici influenze culturali e in cui spetta fra l'altro al Governo, alla società civile, alle rappresentanze sociali e soprattutto alle istituzioni scolastiche il compito di educare alla convivenza e di impedire il cumularsi di vecchi e nuovi odi.

In conclusione, credo che siamo di fronte a un periodo estremamente difficile ed inedito.
Rammento che ci stiamo confrontando con atteggiamenti, prese di posizioni e provvedimenti di un governo votato dalla maggioranza delle persone che rappresentiamo. Tutto ciò significa tanti anni di errori politici e di incapacità di affrontare e governare un fenomeno come quello dell’immigrazione.
Ora siamo costretti ad una maggiore responsabilità ed intelligenza a farci carico anche delle critiche, degli epiteti e dell’ignoranza.
Questo è il momento giusto di resistere prima …. e di avanzare dopo nella nostra strada senza abbassare la guardia e senza mai perdere l’umanità e i nostri ideali solidaristici che ci contraddistinguono di fronte alle barbarie.
In questo scenario, dobbiamo continuare la formazione e l’informazione a tutti livelli, strumento fondamentale per poter elaborare proposte e risposte politiche adeguate:
    • progetti di corridoi umanitari;
    • percorsi di accoglienza e di cittadinanza dei minori senza diritti – Ius soli, Ius culturae;
    • pratiche di contrattazione sociale ed inclusiva a livello territoriale;
    • corsi di lingua italiana per facilitare la convivenza;
    • progetti di scambi culturali;
    • sportelli informativi alle problematiche inerenti al soggiorno e alle pratiche amministrative.

Segretario generale Fiom Asti
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