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19 Giugno 2018

Ciao Candido, amico, compagno, sindacalista vero

Candido Omiciuolo se n'è andato all'improvviso, nel sonno. Lascia un vuoto enorme, così, senza darci il tempo di salutarlo, di accomiatarci. Lavoravo con lui da più di sei anni, pur conoscendolo da prima, quando ero ancora nella Fiom romana.

Candido seguiva quel complicatissimo mondo delle aziende di impiantistica, delle installazioni telefoniche e di tutto quel frammentatissimo mondo che si chiama appalto. Lo faceva partendo ogni giorno da casa sua, da quel luogo vicino Treviso in cui si è spento. Quando lo cercavi era spesso in viaggio: in treno, in macchina, su mezzi di trasporto di fortuna. Eppure era sempre disponibile, riusciva a seguire un numero enorme di coordinamenti, una lista infinita di grandi, medie e piccole aziende. Quando ho appreso della sua morte ho passato l'intera giornata al telefono con tantissimi delegati sconcertati, attoniti, addoloratissimi come me per la sua scomparsa prematura. Ho ricevuto tanti messaggi e telefonate anche da tanti rappresentanti d'azienda e di associazioni datoriali. Tutti, delegati e aziende, a rimpiangere e ricordare la sua grande umanità, serietà e competenza. Uno di loro mi ha scritto in un messaggio che era "un sindacalista vero". A tutti quelli che quotidianamente gettano fango sul sindacato, sui sindacalisti, su chi è a fianco dei lavoratori, avrei voluto far leggere quei commenti, quei messaggi, avrei voluto far ascoltare quelle parole. Questo nostro sindacato, questa nostra Fiom, è ancora fatta di tante belle persone come lui: è di persone come Candido Omiciuolo che, ogni tanto, si dovrebbe parlare sui giornali.
Con Candido Omiciuolo si poteva essere in disaccordo, si poteva litigare, ma non è mai capitato che si sia disinteressato di un problema, che non si sia fatto carico fino all'ultimo di provare ad affrontarlo insieme, ricercando l'unità, la sintesi. Tra i delegati della Fiom e con Fim e Uilm. Ho assistito insieme a lui a tante discussioni in coordinamenti complicatissimi: il mondo degli appalti non è un mondo facile, per affrontarlo devi conoscere bene il settore, il lavoro che si fa, spesso in solitudine, spesso sparpagliati per tutto il territorio, in una giungla di subappalti e sub subappalti. Lavoratori di serie A, di serie B, di serie C. Un mondo complesso, in cui la solidarietà è spesso assente, un mondo frammentato in cui ognuno è portato a guardare al suo problema specifico, un mondo in cui la discrezionalità e il mancato rispetto degli accordi è la regola. In questo mondo Candido ha nuotato per tanti anni, anche controcorrente, cercando di far capire prima di tutto ai delegati di quel mondo che l'organizzazione del lavoro va governata, che non si può lasciare fare all'azienda, anche quando ci sono problemi spinosi da affrontare. Mettendo le mani fin dove si possono mettere, cercando di creare vincoli, paletti, regole.
Questo è stato Candido Omiciuolo, uno di quelli che ha provato a dare dignità, attraverso la contrattazione, a un settore che spesso, anche in Fiom, è visto ancora come un fanalino di coda, come una rogna. A lui il merito di essere riuscito a chiudere il contratto integrativo di Sirti, votato dalla maggioranza dei lavoratori con referendum, dopo quasi vent'anni che non succedeva. A lui il merito di aver fatto tanti accordi pionieristici sulla geolocalizzazione dei lavoratori, anche innescando liti furibonde con i delegati che avrebbero preferito lasciar fare all'azienda, senza provare a condizionare quel meccanismo di controllo.
Candido è stato per me un carissimo amico e persona colta e brillante con cui era sempre un enorme piacere parlare, discutere di politica e di sindacato. Un sindacalista, un sindacalista vero. In questi anni mi sono spesso preoccupata per la sua salute. Conduceva una vita faticosissima, sempre in viaggio, sempre al telefono. Però, nonostante lo rimproverassi spesso e gli chiedessi come stava, rispondeva sempre "sto alla grande". Per questo penso che Candido sia morto contento. Ha sempre vissuto come voleva, spendendosi fino all'ultimo per i lavoratori, per la loro tutela, sempre al loro fianco, senza mai lamentarsi, sempre con quel suo sorriso ironico sulla labbra. Alla grande, come diceva lui. Arrivederci amico mio.

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