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23 Settembre 2018
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Bekaert, incontro al Mise. 'Arroganza dell'azienda anche davanti al Ministro dello Sviluppo Economico'.


L'azienda, con la loro maglietta blu e lo slogan, ormai surreale, 'better together' (meglio insieme), torna indietro rispetto alla piccola apertura di ieri in Confindustria e si dicono chiusi ad una sospensione delle procedure di licenziamento perché, allungare i tempi, potrebbe implicherebbe troppo tempo e troppe perdite economiche.
Parliamo di 318 lavoratori diretti e circa cento dell'indotto, che perdono il proprio posto di lavoro. Sono oltre 400 famiglie, non numeri.
Le organizzazioni sindacali, le istituzioni locali e Regionali e il Ministro Luigi Di Maio, sono unite e determinate ad allungare i tempi delle procedure per avere il tempo necessario per una soluzione alternativa. 'Togliere dal tavolo il metodo avviato non è un atto di debolezza, ma di responsabilità. Non vogliamo procedure lunghe e siamo pronti a discutere, ma la conditio sine qua non è il ritiro delle procedure di licenziamento. Se l'azienda vuole rispetto, deve dare rispetto. Non siamo noi ad avere una visione nazionale e locale e l'azienda una visione generale: se questa è la logica della multinazionale, siamo preoccupati per tutti i metalmeccanici italiani nel mondo che lavorano nell'azienda', afferma Maurizio Landini.
Anche Di Maio spiega: 'È molto singolare che abbiate deciso da un giorno all'altro di chiudere i battenti per un discorso di bilancio. Lo Stato sta dalla parte di chi è in difficoltà: è dunque mio dovere rimuovere il comportamento che avete avuto. Sospendiamo e rimuoviamo quanto è accaduto, così da avere gli strumenti per aiutare i lavoratori. Altrimenti, creeremo gli strumenti normativi per aiutare questi lavoratori'.
Dopo aver sfruttato per quattro anni le competenze dei metalmeccanici toscani, l’azienda decide che è meglio produrre dove il costo del lavoro è più basso, in Slovacchia e Romania. Ennesimo caso di un'azienda metalmeccanica che viene delocalizzata a Est a spese di produzioni e lavoratori italiani, che prima vengono sfruttati nelle loro conoscenze e poi scaricati. Due anni fa questa azienda aveva comprato alla Pirelli e la Pirelli aveva garantito al governo italiano che aveva venduto a una multinazionale intenta a mantenere la produzione in Italia. 'Inoltre, in data 29 marzo in un verbale ministeriale l'azienda riporta che non c'erano segnali che facessero presagire la chiusura dello stabilimento. Dopo 86 giorni da quella data, l'azienda comunica ai lavoratori la chiusura con 318 procedure di licenziamento: o sono stati bugiardi allora o lo sono adesso. Lo stabilimento è produttivo, i lavoratori stanno continuando a lavorare e dobbiamo continuare la produzione: la dirigenza vorrebbe che si occupasse per chiudere l'azienda. Non demordiamo: siamo in grado, non solo di lavorare, ma anche di proporre soluzioni diverse rispetto a quelle fatte dall'azienda', commenta Daniele Calosi. 'Domani alle 15.00 assemblea coi lavoratori e aspettiamo che il Ministero ci convochi di nuovo'.
Se un'azienda non ha responsabilità sociale e non tratta i propri lavoratori con pari dignità, che tipo di affidabilità  e credibilità può avere?

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