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26 Settembre 2017
Federazione Impiegati Operai Metallurgici

Salute Ambiente Sicurezza

L'ufficio Salute Ambiente Sicurezza si occupa della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro ed opera soprattutto attraverso il supporto dell'azione dei Rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori per la sicurezza della Fiom-Cgil


Verona. Infortunio mortale alla acciaieria NMLK. Giovedì 14 settembre sciopero nella provincia di Verona

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GIOVEDI' 14 SETTEMBRE 2017

2 ore di sciopero unitario in tutte le aziende metalmeccaniche della provincia di Verona

8 ore di sciopero unitario in tutte le aziende siderurgiche della provincia di Verona

(a fine di ciascun turno/orario di lavoro)

 

Stiamo assistendo ad una ripresa preoccupante degli incidenti mortali nei luoghi di lavoro, sia nel paese sia nel Veneto.

Secondo i dati resi noti dall’INAIL nel mese di luglio i lavoratori deceduti a seguito di infortunio sul posto di lavoro sono aumentati del 5,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con un sensibile aumento, attorno al 10%, nel settore dell’industria e dei servizi. Allo stesso tempo in aumento risultano essere anche il numero di denunce di infortuni non mortali (+1,3%), che spesso provocano danni invalidanti e permanenti.

Sono dati preoccupanti che colpiscono pesantemente anche la nostra regione che vede essa stessa aumentare il numero delle denunce di infortuni e delle persone decedute sul lavoro: nel Veneto dall’inizio del 2017 e fino al mese di luglio sono oltre 40 i morti per infortunio sul lavoro. Un vero e proprio bollettino di guerra, continuamente in aggiornamento, come dimostra quanto accaduto sabato scorso alla acciaieria NLMK dove ha perso la vita un giovane lavoratore, IUAN CRAIU, dipendente di una ditta di appalto del veronese.

Come non vedere il nesso tra la crisi, il crollo degli investimenti nelle aziende, e le ricadute drammatiche sulle condizioni di lavoro, soprattutto sulla sicurezza?

Anche nel Veneto spesso il sistema produttivo continua a perseguire la propria “crescita” e competitività sulla compressione dei costi e sulla cancellazione dei diritti dei lavoratori, e tra questi la sicurezza nei luoghi di lavoro.

La scomposizione dei cicli produttivi, il ricorso all’appalto e al sub appalto, l’aumento degli orari di lavoro per rispondere alle sollecitazione del mercato e a nuove commesse di lavoro, la precarietà dei rapporti di lavoro che non consente una adeguata formazione ai lavoratori, (anche nel Veneto sono in forte aumento le assunzioni con contratti precari a tempo determinato, il ricorso a stage e tirocini spesso neanche retribuiti, mentre sono in forte diminuzione le assunzioni con contratti a tempo indeterminato) sono la base di un sistema produttivo che antepone la pura ricerca del profitto al rispetto delle leggi, dei contratti, e delle regole che sovraintendono alla sicurezza e alla

salute nei luoghi di lavoro.

Questi dati drammatici confermano che l’ingente trasferimento di risorse pubbliche verso le imprese, effetto degli incentivi e della minore contribuzione introdotti con il job act, non hanno migliorato le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Per queste ragioni occorre intervenire sul governo affinchè siano introdotti vincoli ai finanziamenti alle imprese (industria 4.0, ammortamenti e super ammortamenti, ecc.) finalizzati a progetti che abbiano al centro la sicurezza e la salute dei lavoratori, elevando per questa via la qualità del sistema produttivo e migliorando la condizione di lavoro.

 

Segreteria FIOM CGIL Veneto

 

Mestre 11 settembre 2017

 

 

 

Salute e sicurezza. Ondate di calore in arrivo, le misure da adottare

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Nelle giornate di mercoledì e giovedì in tutte le regioni si prevedono le temperature più alte che si raggiungeranno in queste settimane, ben più alte di quelle che erano state previste, arrivando fino ai 41/42 gradi, con scarsissima o totale assenza di ventilazione e una umidità che si collocherà tra il 40 e il 60%.

In queste condizioni di estremo calore esterno, a cui si deve aggiungere quello prodotto dalle macchine in movimento e dal vestiario che il lavoratore deve indossare, la temperatura percepita sarà superiore di due/tre gradi rispetto a quella reale.

In assenza di un ottimale condizionamento per il raffreddamento della temperatura, nel luogo di lavoro e a maggior ragione se si lavora all'aperto, non sarà sufficiente la distribuzione di acqua ma si deve concordare con l'azienda almeno una delle seguenti azioni:

modificare l'orario di lavoro, anticipando l'orario di entrata e di uscita, così da poter lavorare nelle ore più fresche della giornata;

contrarre l'orario di lavoro nel turno che potrà essere recuperato successivamente, permettendo cosi il fine turno prima delle fasi estreme di calore;

definire molte pause lavorative all'interno del turno;

ridurre il carico, la velocità e la frequenza del ciclo lavorativo.

Nel caso che le direzioni aziendali non intendessero concordare questi interventi le RSU e gli RLS in particolare devono intervenire bloccando la produzione, facendo uscire gli operai per il tempo necessario a recuperare una condizione ottimale di temperatura corporea.

Questa azione non deve essere intesa come sciopero ma come applicazione prevista dalle norme, in particolare dal DLGS 81, per la difesa della salute dei lavoratori e quindi l'azienda è obbligata a erogare la retribuzione piena.

 

Ufficio SAS Fiom nazionale

Roma, 10 luglio 2017

Allegati:
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Scarica questo file (17_07_10-Sas.pdf)Salute e sicurezza. Ondate di calore, le misure da adottare97 kB10-07-2017

Salute Ambiente Sicurezza. Vaccinazione antitetanica

Continuano ad arrivare richieste di chiarimenti sulla vaccinazione antitetanica che molte aziende stanno imponendo ai dipendenti, rispondo, aggiornando la nota già inviata l'anno scorso tentando di dare qualche chiarimento che spero sia utile per informare correttamente i lavoratori e per confrontarsi con le aziende.
Vediamo di capirci qualcosa sul tetano e sulla vaccinazione antitetanica:
Solo dal 1968 la vaccinazione contro il tetano è obbligatoria.
La vaccinazione si effettua in diverse tappe : prima iniezione dal 3° al 5° mese di vita e un richiamo nel
corso del 11° / 12° mese e successivamente al 5 anno di vita e poi ogni 10 anni.
Dunque per fare degli esempi:
- i lavoratori nati prima del 1968 che non hanno mai fatto la vaccinazione, a prescindere dall'attività lavorativa che svolgono, è necessario che la facciano;
- i lavoratori nati successivamente al 1968 è certo che hanno fatto la vaccinazione e poi un richiamo sicuro a 5 anni, in quanto la vaccinazione antitetanica veniva richiesta per l'accesso dei bambini alle scuole;
- Per i nati nel 1968 è possibile che dopo le prime 3 iniezioni (3/5 mese, 11/12 mese, 5° anno) abbiano fatto anche i successivi richiami dopo il quinto anno nel 1983, nel 1993, nel 2003, nel 2013 e oggi non devono fare il richiamo e cosi per gli altri nati successivamente.

I lavoratori che ritengono di non aver necessità di richiamo vaccinale, non necessariamente sono obbligati a presentare il libretto delle precedenti vaccinazioni ma è sufficiente che facciano una autodichiarazione in cui affermeranno di essere stati già vaccinati e di aver anche fatto i richiami.

I lavoratori possono anche non essere disponibili alla vaccinazione o ai richiami dichiarando sempre in forma scritta che nel passato a fronte di precedenti e altre vaccinazioni erano stati colpiti da fenomeni di ipersensibilità e da reazioni allergiche al vaccino.
Alcune informazioni sul tetano:

il bacillo del tetano vive nell'intestino degli animali erbivori e dunque lo si trova nelle feci di questi animali e non è contagioso in quanto non si trasmette ne per le vie aeree ne da uomo a uomo.

Il rischio è dunque presente soprattutto per i contadini, che si feriscono e sono a contatto con la terra ove possono essere state depositate feci di erbivori e per i lavoratori che operano nel ciclo dei rifiuti, sempre per le stesse ragioni.

Esiste il rischio anche per i lavoratori metalmeccanici che sono a contatto con metalli sporchi di terra, rifiuti , polveri depositate in terra. Questo tipo di rischio deve essere comunque evidenziato nel DVR ove devono essere individuate le azioni per cancellare il rischio tetanico sia con opportuni interventi organizzativi sia con l'uso appropriato dei DPI, quali i guanti.

I lavoratori metalmeccanici che non sono impegnati in queste attività, e non sono dunque a contatto con terriccio anche se svolgono mansioni che li portano a utilizzare metalli, non hanno questi rischi e dunque è superflua la vaccinazione.
Bisogna smentire quel senso comune che identifica la possibilità della patologia tetanica dalla presenza di ruggine, solo le feci, il terriccio e le polveri che impregnano eventuali utensili che provocano una ferita possono provocare il rischio.
La copertura immunitaria contro il rischio del tetano è forte anche se il lavoratore ha saltato o salta qualche richiamo, con l'attenzione però di verificare l'età dello stesso in quanto in soggetti anziani l'assenza del richiamo aumenta il rischio della possibile infezione antitetanica.

Il tetano può portare alla morte per la paralisi dei nervi ma se si riconosce rapidamente, al massimo entro le 48 ore, la terapia farmacologica fa regredire la grave situazione, fino a completa guarigione.

Negli ultimi anni complessivamente i colpiti dal tetano in Italia sono stati una cinquantina, perlopiù lavoratori e persone molto anziani e soprattutto contadini, in quanto non avevano sufficiente copertura vaccinale, ma nessuno è deceduto.

La vaccinazione antitetatica è sicura se il lavoratore interessato è sano e non affetto da fenomeni allergici, in caso contrario i rischi di shock sono possibili ed è meglio evitarla.

Assolutamente diverso è il rischio rispetto al beneficio che può determinarsi con l'iniezione del siero antitetanico. Infatti il siero è un emoderivato , cioè proviene da sangue umano.

Pur con tutte le accortezze che vengono prese il rischio della trasmissione dell'epatite A e del HIV sono elevate. Dunque è necessario sempre ponderare bene la decisione di inoculare il siero antitetanico.

Conclusioni: trovo curioso e da respingere l'atteggiamento delle le aziende che vogliono procedere a campagne generalizzate di vaccinazioni, pensando così di non essere responsabili a fronte dell’insorgenza delle infezioni tra i propri dipendenti. Solo all'interno della più ampia ed efficace attività di sorveglianza sanitaria che il medico competente deve realizzare in base agli effettivi rischi presenti in azienda e a quanto valutato nel DVR dovrà procedere o meno a estese vaccinazioni.

Solo nel confronto proattivo e preventivo tra le RSU, gli RLS e le aziende si realizzeranno le più efficaci azioni di tutela della salute dei lavoratori.

Nell'eventualità che non si trovasse un positivo riscontro c'è la necessità di rivolgersi al Servizio di Prevenzione della Asl.

Allegati:
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Scarica questo file (1333 - Nota Fiom su vaccinazione antitetanica .pdf)Vaccinazione antitetanica86 kB06-06-2017

Sas. La fluoro edenite è cancerogena

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In allegato, la risposta che il Presidente Onorario dell'Istituto dei Tumori, “Ramazzini” di Bologna, dottor Morando Soffritti (il quale già più volte ha collaborato con la Fiom ed è intervenuto a nostre iniziative, seminari e corsi) ha dato alla comunicazione inviatagli dal dottor Pietro Comba, Direttore del Reparto di Epidemiologia Ambientale dell'Istituto Superiore di Sanità.

La comunicazione informa che la International Agency for Research Cancer, IARC, agenzia della Organizzazione Mondiale della Sanità con sede a Lione in Francia, massima autorità nel campo del cancro, ha confermato che la fluoro edenite, come evidenziato dagli studi e dalle ricerche dell'Istituto Ramazzini è sicuramente un pericoloso agente cancerogeno per l'uomo.

È un bel risultato e motivo di grande orgoglio per chi continua a fare ricerca mettendo assieme i risultati epidemiologici, cioè quelli reali e quelli sperimentali per una valutazione effettiva dei rischi cancerogeni derivanti da fattori ambientali e cosi individuare le azioni per tutelare la vita delle persone e dei lavoratori.

Anche per questa bella notizia il rapporto e la collaborazione tra la Fiom, l'Istituto “Ramazzini” e il dottor Soffritti continuerà per migliorare le conoscenze di noi tutti e degli RLS in particolare.

 

Ufficio SAS/Fiom nazionale

 

Roma, 5 giugno 2017

Allegati:
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Scarica questo file (17_06_05_fluoro-edenite-Ramazzini.pdf)Sas. La fluoro edenite è cancerogena43 kB05-06-2017

Salute e sicurezza. Corso di formazione per gli RLST

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Giovedì 11 maggio si è concluso con la consegna dell'attestato di partecipazione, il corso di formazione per gli RLST che dovranno operare negli ambiti territoriali ove sono presenti imprese metalmeccaniche che applicano il contratto Uniomeccanica/Confapi.

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Il corso di 80 ore, come previsto dall'art.47 del dlgs 81/08, a carattere residenziale e sviluppato su 3 moduli era iniziato martedì 11 aprile e si è svolto presso il centro di Ca' Vecchia a Sasso Marconi.

Al corso hanno partecipato 37 RLST, di cui 6 donne e 31 uomini, di quasi tutte le regioni italiane, nominati dagli Organismi Paritetici Territoriali, formati dalla FIOM e da UNIOMECCANICA , come previsto dal CCNL.

Nel corso sono state affrontate le conoscenze di base delle fonti normative in materia di tutela della salute dei lavoratori, nonché le azioni che potrà sviluppare il RLST, sia nel rapporto con i lavoratori delle piccole imprese, sotto i 15 dipendenti, dove non c’è il RLS sia di quelle con un maggior numero di dipendenti ma dove il RLS non è stato eletto ma sia con gli imprenditori delle imprese iscritte all'Ente Bilaterale Metalmeccanico. Sono state sviluppate le conoscenze in merito alla valutazione dei rischi e di alcuni rischi specifici in particolare: il rischio rumore, il rischio elettromagnetico, il rischio da stress correlato al lavoro, il rischio chimico, il rischio muscolo-scheletrico da movimentazione dei carichi e per movimenti ripetuti. Si è inoltre approfondito il comportamento da tenere nella gestione degli infortuni e delle inidoneità lavorative.

Ad arricchire queste conoscenze, sono state chiamate inoltre competenze di assoluto valore come: il dottor Morando Soffritti dell'Istituto dei Tumori “Bernardino Ramazzini “di Bologna che ha gestito la conoscenza della correlazione tra rischio chimico e ambientale e l'insorgere delle patologie tumorali e il dottor Enrico Occhipinti , ergonomo della Clinica del Lavoro di Milano che ha approfondito il tema delle patologie degli arti superiori e del rachide e la conoscenza dei metodi valutativi OCRA e NIOSH per questi rischi.

Il carattere residenziale del corso ha inoltre permesso di approfondire la conoscenza interpersonale tra tutti gli RLST in forma tale da raggiungere anche il risultato della crescita collettiva della autostima personale, fondamentale per realizzare una esperienza che sarà positiva solo se ogni RLST sarà capace di superare i tanti ostacoli che si troverà ad affrontare nel proprio percorso.

Il corso si è potuto realizzare grazie al finanziamento dell'EBM e del contributo della Fiom e di Uniomeccanica, concretizzando ancora una volta l’impegno affinché le risorse finanziarie rese disponibili dal versamento delle quote delle imprese associate a EBM venga finalizzato esclusivamente alle necessità dei lavoratori e delle imprese.

Ora serve un grande impegno delle strutture territoriali della FIOM per far funzionare gli OPT e per sostenere l'impegno degli RLST anche nel raggiungimento degli obiettivi che formuleremo nei prossimi mesi e cui comunque auguriamo un buon lavoro.

 

 

Allegati:
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Scarica questo file (1141 - RLST nota Fiom del 16 maggio 2017.pdf)Salute e sicurezza. Corso di formazione per gli RLST192 kB17-05-2017

Salute, Ambiente, Sicurezza. Basta ai permessi per estrarre idrocarburi

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Siamo stati informati da Enzo Di Salvatore promotore del Coordinamento e del Referendum NO TRIV che il Consiglio di Stato ha confermato la decisione con cui il TAR del Lazio ha accolto l'impugnazione e dunque negato il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi che interessavano le Province di Teramo e di Ascoli Piceno.

Con la decisione del 7 giugno 2017 il Consiglio di Stato ha ribadito che l'azione giudiziaria promossa nel 2013 dalla Provincia di Teramo e da vari Comuni nei confronti del Ministero dello Sviluppo Economico e della Presidenza del Consiglio fosse fondata. Di conseguenza ha annullato il provvedimento di permesso di estrazione concesso dallo stesso ministero.

Sia la decisione di primo grado che aveva costituito il primo caso di successo giudiziale avverso un titolo minerario in terraferma sia la conferma del Consiglio di Stato assumono una rilevante importanza in quanto ribadiscono il diritto delle amministrazioni locali di partecipare al procedimento e intervenire nelle decisioni.

Questa sentenza può rappresentare effettivamente un impedimento rilevante alla volontà del governo di continuare a procedere, come se niente fosse, sulla strada del ricorso alle risorse fossili per soddisfare il fabbisogno energetico, ripristinando i permessi di ricerca di idrocarburi in forma estesa sia in terraferma che in mare, come è stato esplicitato nella Strategia Energetica Nazionale presentata dal Ministro Calenda. Una SEN che di fatto , pur senza le iperboliche dichiarazioni di Trump sul clima , arriva agli stessi esiti cioè rinviando a un tempo indefinito la conclusione della fase di transizione a una economia e a un modello di sviluppo senza carbone e senza gas fossile.

La Fiom continuerà a impegnarsi sia con proprie azioni che nella Coalizione per il Clima affinché gli impegni presi a Parigi dai governi di tutto il mondo siano mantenuti, difendendo sia l'idea di uno sviluppo possibile con una industria compatibile con l'ambiente e con la salute delle persone sia garantendo il soddisfacimento del bisogno alla mobilità delle persone ricorrendo sempre più alle auto elettriche effettiva alternativa ai carburanti fossili.

Sas. Delibera Anac su sicurezza e appalti

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Pubblichiamo in allegato la delibera n. 1098 del 26 ottobre 2016 dell'Autorità Nazionale Anticorruzione relativa ai costi della sicurezza che non possono essere soggetti a ribasso nelle offerte di partecipazione a gare di appalto.

È importante che questa delibera, poco o affatto conosciuta, venga portata alla conoscenza di tutte le Rsu, degli Rls, dei dirigenti delle strutture della Fiom così che non possa essere “dimenticata” dalle imprese impegnate nelle attività di appalto, attivando un circolo virtuoso nelle azioni e nelle procedure che la stazione appaltante o committente e l'appaltatore devono rispettare per tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori coinvolti.

In sintesi la delibera della Anac afferma che pur in assenza (nel dlgs.50/2016, in materia di appalti) di una specifica previsione in ordine ai piani di sicurezza, analoga a quella prevista precedentemente dall'art. 131 del dlgs 163/2006, sempre in materia di appalti e che lascia di conseguenza mano libera alle imprese per il massimo ribasso dei prezzi anche in materia di sicurezza sul lavoro, nell'affidamento dell'appalto, continua a sussistere quanto dettato dal dlgs 81/08 circa l'obbligo per la stazione appaltante di evidenziare nei documenti di gara i costi per i piani di sicurezza e il costo del personale che non possono dunque essere soggetti a ribasso.

In conclusione è utile fare una grande diffusione di questa delibera che contrasta quanto il Parlamento ha approvato, ancora una volta a favore delle imprese e non dei lavoratori.

 

Ufficio SAS/Fiom nazionale

 

Roma, 6 giugno 2017

Allegati:
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Scarica questo file (17_06_06-del.1098_2016 ANAC.pdf)Sas. Delibera Anac su sicurezza e appalti293 kB06-06-2017

Salute Ambiente Sicurezza. Alte temperature - Supercaldo

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Come ogni anno, nelle prossime settimane si determineranno, secondo le previsioni meteo, condizioni climatiche caratterizzate da alte temperature che proseguiranno, salvo brevi interruzioni, per tutto il mese di giugno e luglio. Questa situazione straordinaria, caratterizzata da un eccessivo calore nei luoghi di lavoro, in quanto aggiunge al calore prodotto dalle macchine anche l'alta temperatura esterna, un tempo era di natura eccezionale e di breve periodo, mentre oggi oggi tende a prolungarsi per più settimane, a causa dei cambiamenti climatici causati dall'eccessivo riscaldamento dell'atmosfera per la notevole quantità di CO2 emessa e di conseguenza deve essere affrontata con le direzioni aziendali per tempo e adeguatamente.

È opportuno e urgente che che gli Rls gli Rlst, le Rsu chiedano alle direzioni aziendali l'immediata apertura del confronto per valutare correttamente il rischio derivante dal calore eccessivo individuando nel contempo gli interventi più adeguati da realizzare.

Per questo motivo ripubblico la nota fatta nel maggio 2016, aggiornandola e arricchendola con le indicazioni che provengono dall'INAIL che sono anche molto tecniche ma ci aiutano meglio a capire l'entità del rischio.

Il Titolo VIII del Dlgs. 81/08 tratta i criteri per la valutazione obbligatoria, da parte del datore di lavoro, dei rischi derivanti da tutti gli agenti fisici presenti, tra i quali anche quelli derivanti dalle condizioni microclimatiche degli ambienti di lavoro. Inoltre il Titolo II sempre del Dlgs 81 impone che i luoghi di lavoro siano conformi ai requisiti indicati nell'allegato IV del medesimo decreto, il quale al punto 1.9 fornisce delle indicazioni sulla qualità di alcuni parametri microclimatici.

Le condizioni microclimatiche sono un fattore determinante per la salubrità degli ambienti lavorativi perché determinano o no il benessere dei lavoratori.

L'organismo umano può essere paragonato ad una macchina termica alimentata da combustibili sotto forma di alimenti che vengono trasformati parte in lavoro (10-20%) parte in calore (80–90%). Ne consegue che il lavoratore per essere in grado di mantenere costante la sua temperatura interna deve poter dissipare il calore metabolico prodotto in eccesso nell'ambiente.

Quindi per mantenere la condizione di equilibrio stabile è necessario che il Bilancio Termico sia nullo, cioè la quantità di calore prodotta e assunta dall'organismo deve essere uguale a quella dissipata. Questi scambi termici tra l'uomo/lavoratore e l'ambiente hanno lo scopo di mantenere la temperatura interna dell'organismo intorno ai 37° C e avvengono attraverso varie modalità di cui la più importante è l'evaporazione. Il documento, a cui si devono attenere le imprese per la valutazione del comfort microclimatico dei lavoratori in ambienti moderati è la norma UNI EN ISO 7730.

Un ambiente di lavoro dal punto di vista del microclima può essere considerato moderato o severo.

Un ambiente di lavoro si considera “moderato” quando non esistono esigenze produttive particolari che vincolano talmente i principali parametri microclimatici (umidità, temperatura radiante, velocità dell'aria...) tali da impedire il raggiungimento del comfort.

Per ambienti “severi” si intendono quelli aventi caratteristiche produttive (forni, acciaierie, lavori all'aperto …) che determinano parametri microclimatici stressanti.

Nella formulazione del bilancio termico che deve essere effettuata da un tecnico competente intervengono parametri che si suddividono in due gruppi:

  • fattori oggettivi ambientali (temperatura, umidità, velocità dell'aria, temperatura radiante),

  • fattori legati all'individuo (calore di origine metabolica, temperatura cutanea, emissione di sudore, abbigliamento, dimensione corporea).

Le condizioni di benessere microclimatiche sono quelle per le quali il corpo umano fa intervenire i propri sistemi di auto- termoregolazione con un minimo sforzo per mantenere costante il proprio equilibrio con l'ambiente.

In attività lavorative ordinarie le condizioni di benessere si hanno per:

  • temperature estive di 24/26° C,

  • umidità relativa 45/55%,

  • velocità dell'aria 0,10/0,15 m/s

Quando le condizioni microclimatiche diventano sfavorevoli e cioè c'è un aumento della temperatura mediamente di 5 gradi rispetto ai 26 ottimali il sistema di termoregolazione del corpo umano mette in atto opportuni meccanismi di difesa che determinano l'aumento delle dimensioni dei vasi sanguigni con conseguente variazione del flusso sanguigno dalla parte centrale del corpo verso la periferia.

Questa situazione può causare lo stress da calore che comporta alle lavoratrici e ai lavoratori colpiti diversi malesseri quali: collassi, tachicardia, aumento della pressione sanguigna, cefalea, edemi agli arti inferiori, vertigini, svenimenti, crampi da calore ai polpacci,alle braccia, addome e schiena, sfinimento da calore.

È necessario che non solo gli Rls, gli Rlst ma tutte le Rsu/Rsa diano informazione della prevedibile situazione che si potrebbe determinare all'insieme dei lavoratori chiedendo di essere informati in tempo dei possibili malesseri.

L'urgenza della apertura del confronto con le direzioni aziendali per attuare le indicazioni che vengono dagli SPISAL delle ASL a fronte di queste condizioni meteorologiche non deve essere rinviato.

All'incontro devono essere presenti sia il Rspp che il medico competente per la necessaria sorveglianza sanitaria che si rendesse necessaria per i lavoratori colpiti dallo stress calorico come il capo del personale e il capo della produzione, per verificare prioritariamente se è stata realizzata una buona progettazione dei locali lavorativi in termini di isolamento, ventilazione, raffreddamento, condizionamento.

Se si accertasse che ciò non è stato realizzato chiedere che si realizzino nelle successive settimane gli interventi più urgenti o perlomeno si realizzino misure tecniche localizzate (aperture di finestre e porte, condizionatori e ventilatori a ogni postazione lavorativa), che si dia l'informazione più appropriata ai lavoratori e che si identifichino le misure che saranno previste nel piano di gestione del rischio.

L'incontro deve essere preceduto dalla valutazione del rischio per ciascun reparto, prioritariamente selezionando le aree di lavoro più calde e determinando il livello di dispendio calorico di ciascun lavoratore coinvolto, poi mappando le aree selezionate in base alla misurazione dei parametri quali l'umidità relativa, misurata con l'igrometro di cui l'azienda deve dotarsi insieme al termometro e la velocità dell'aria, per ogni ora durante tutto il turno.

La valutazione del rischio deve essere poi ripetuta per tutte le postazioni tenendo conto del dispendio energetico di ciascun lavoratore a secondo dell'attività che svolge, del calore prodotto dalla macchina a cui è addetto, dell'isolamento termico determinato dal vestiario indossato, soprattutto se c'è l'obbligo di indossare indumenti protettivi che ostacolano l'evaporazione del sudore.

Se il risultato della valutazione del rischio è alto cioè è in fascia gialla o rossa devono essere messi in atto i correttivi più idonei.

Tra gli strumenti più idonei per ridurre il rischio si devono prevedere:

  • la riduzione del dispendio energetico di ciascun lavoratore diminuendo il carico di lavoro fisico;

  • la disponibilità di una adeguata quantità (240 ml) di acqua fresca ogni 20 minuti predisposta vicino alla postazione lavorativa;

  • predisposizione di una zona di riposo condizionata o perlomeno areata e ventilata per consentire una adeguata dispersione di calore accumulata da ciascun lavoratore;

  • aumento del numero e della durata delle pause oltre quelle contrattate.

Nell'eventualità che l'azienda rifiuti di incontrarsi o di procedere nella direzione delineata, non attivando l'insieme delle azioni necessarie per prevenire lo stress da calore, ricordiamo che in base alla legge delega 123/07 sulla Tutela della salute e del Dlgs 81/08 a fronte della situazione di rischio non solo deve attivare la denuncia al Servizio di Prevenzione della ASL ma gli Rls e gli Rlst possono dare comunicazione a tutti i lavoratori interessati di sospendere immediatamente l'attività e l'azienda è obbligata comunque a erogare la retribuzione come espressamente previsto dall'articolo 1206 del Codice Civile.

 

Ufficio Salute Ambiente Sicurezza Fiom-Cgil

 

Roma, 23 maggio 2017

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Salute, ambiente, sicurezza. Amianto: benefici previdenziali per i lavoratori del settore della produzione di materiale rotabile ferroviario

Salute, ambiente, sicurezza. Amianto: benefici previdenziali per i lavoratori del settore della produzione di materiale rotabile ferroviario

Art. 1 c. 277 legge 208/2015. – Circolare INPS n. 68 del 6/04/2017-

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