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21 Novembre 2018
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Fiom Torino, Olivetti

Morti per Amianto:

Chiediamo Giustizia

 

Nei giorni scorsi sono state finalmente depositate le motivazioni della sentenza relativa al processo amianto Olivetti, del 18.4.2018 con cui la Corte d’Appello di Torino, Sezione III Penale, in riforma della precedente sentenza di condanna emessa in data 18.7.2016 dal Tribunale di Ivrea, ha assolto tutti gli imputati dai reati di omicidio colposo plurimo e lesioni personali colpose perché il fatto non sussiste. Sentenza che ha fatto grande scalpore, creando comprensibile sconcerto sia tra le vittime di quel procedimento e tra gli ex lavoratori della Olivetti, sia tra i cittadini dei territori eporediesi, e non solo.

 

Per quanto ci riguarda, le sentenze vanno comunque rispettate. Ciò non toglie che una prima lettura delle motivazioni consente di individuare da subito alcuni aspetti problematici quando non singolari.

La Corte d’Appello è infatti pervenuta alla sentenza di assoluzione di tutti gli imputati ritenendo che le prove sino ad oggi raccolte, dopo anni di prezioso e certosino lavoro della Procura della Repubblica di Ivrea, lascino ancora aspetti di dubbio, di perplessità tali da non consentire di raggiungere un giudizio di colpevolezza degli imputati “al di là di ogni ragionevole dubbio”, formula richiesta nella sede penale.

 

Peraltro la stessa Corte d’Appello ha preliminarmente ritenuto opportuno ribadire come tale particolare rigore probatorio, richiesto nelle cause penali, sia attenuato nelle cause civili, quelle cioè in cui ciascuna vittima richiede il risarcimento dei danni direttamente all’azienda. Ciò che in questi ultimi anni è avvenuto con esito più che soddisfacente in relazione ad alcuni casi di omicidi colposi commessi in danno di ex dipendenti della Olivetti, i cui familiari, grazie all’assistenza della CGIL e del suo legale di riferimento, sono stati adeguatamente risarciti dalla Società Telecom.

 

Tornando alla recente sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Torino, la Camera del Lavoro di Torino e la FIOM-CGIL di Torino, che si era costituita parte civile a fianco delle famiglie delle vittime, auspicano che questa vicenda processuale, che ha così profondamente colpito il territorio eporediese, non finisca qui e che la Procura Generale voglia proporre ricorso per Cassazione, con l’auspicio di un serio riesame dei casi.

 

Anche la sentenza Skf pone seri problemi: Non si procede per intervenuta prescrizione. Prosciolte le quattro persone imputate per la morte da amianto di due operai dello stabilimento di Airasca. Attendiamo anche qui di poter leggere le motivazioni.

 

Immutata rimane per noi la richiesta di giustizia, pensando non solo agli ex lavoratori Olivetti morti o gravemente malati oggetto del primo processo, ma anche ai numerosi, ulteriori analoghi casi nel frattempo segnalati alla Procura della Repubblica di Ivrea che sta completando un nuovo importante filone di indagine e agli altri procedimenti presso altre procure relative all'esposizione all'amianto.

 

Le sconfitte per ora subite con le recenti sentenze non ci fanno desistere dall’impegno che abbiamo sin qui profuso per far emergere la verità sulle condizioni di lavoro presenti presso le varie realtà interessate dal problema e che tanto dolore, tanti lutti hanno sinora causato (Olivetti, Pirelli, Skf ecc.).

 

La CGIL e la FIOM CGIL di Torino proseguiranno pertanto con impegno nelle azioni di tutela del diritto alla vita e alla salute dei lavoratori, sia sul piano sindacale che nelle sedi di giustizia.

 

Torino, 7 novembre 2018                                                                          

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