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30 Marzo 2017
Federazione Impiegati Operai Metallurgici
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Appello: a Roma per un'Europa unita e solidale

di | Lunedì, 06 Marzo 2017 | Hits, 751

  In occasione dei sessanta anni dalla firma dei trattati di Roma ci riuniamo, consapevoli che, per salvare l’Europa dalla disintegrazione, dal disastro sociale ed ambientale, dalla regressione autoritaria, bisogna cambiarla. Un grande patrimonio... Leggi tutto...
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Lavoro e felicità ai tempi del Jobs Act

di Leonard Mazzone* | Mercoledì, 22 Febbraio 2017 | Hits, 1090

  L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. A rileggerlo oggi, il primo articolo della Costituzione italiana fa una certa impressione. Accusati da più parti di anacronismo, la costituzione e il diritto del lavoro italiani sono... Leggi tutto...
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La Fiom mette Fca sotto inchiesta

di Tommaso Cerusici* | Venerdì, 17 Febbraio 2017 | Hits, 6701

Nel 2017 prende avvio la ricerca su Fca e Cnh promossa dalla Fiom nazionale insieme alla Fondazione Claudio Sabattini, con la collaborazione della Cgil nazionale e della Fondazione Di Vittorio. Su ragioni e obiettivi di questa ricerca, alla situazione attuale... Leggi tutto...
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Una Cometa al passo con i tempi

di Maurizio Benetti* | Lunedì, 13 Febbraio 2017 | Hits, 3336

  Dal primo febbraio di quest’anno sono mutati i criteri di gestione di tre dei comparti di Cometa: Monetario Plus, Reddito e Crescita. In termini tecnici sono mutati le asset allocation strategiche dei comparti (ossia la distribuzione delle risorse in... Leggi tutto...
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Giustizia per la Palestina, l'Europa è complice di una politica coloniale

di Stefano Maruca | Giovedì, 09 Febbraio 2017 | Hits, 807

  Il voto con cui il parlamento Israeliano ha legalizzato a posteriori la costruzione di migliaia di alloggi su terreni di proprietà palestinese occupati illegalmente da coloni israeliani, viola apertamente ogni principio di legalità internazionale e... Leggi tutto...
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Trump, tra globalizzazione e protezionismo

di Antonio Lettieri | Martedì, 31 Gennaio 2017 | Hits, 874

  Forse il 2016 sarà ricordato come l'anno in cui ha trionfato il populismo su entrambe le sponde dell'Atlantico, negli Stati Uniti, con l'elezione di Donald Trump e in Gran Bretagna con la Brexit. E il 2017 potrebbe essere l'anno in cui, varcando la... Leggi tutto...
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La verità della Consulta (che si vuol tacere)

di Felice Roberto Pizzuti* | Martedì, 31 Gennaio 2017 | Hits, 2059

Il dibattito suscitato, prima, dalla sentenza della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei referendum sui temi del Jobs act e, adesso, dal referendum costituzionale ripropongono, per certi versi, la questione della “indifferenza alla verità”, nel... Leggi tutto...
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Valter Sanches, dal Parana' a IndustriAll

di Ufficio internazionale* | Martedì, 24 Gennaio 2017 | Hits, 681

  Il 5 ottobre 2016 Valter Sanches, del sindacato brasiliano Cnm/Cut, è stato eletto segretario generale di IndustriAll Global Union. Sanches, metalmeccanico e una vita da attivista sindacale, guiderà IndustriAll per i prossimi quattro anni.  ... Leggi tutto...
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Voucher, immersi nel sommerso

di Ciccio De Sellero | Martedì, 17 Gennaio 2017 | Hits, 1673

  Ci viene raccontata ultimamente la favola che i voucher avrebbero il notevole pregio di fare emergere il lavoro sommerso. Si tratta di un argomento privo di reale fondamento e di prove a sostegno, e anche poco serio poiché confonde il tema del... Leggi tutto...
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La nuova Cometa dei lavoratori

di Riccardo Realfonzo | Venerdì, 13 Gennaio 2017 | Hits, 12426

  Cometa, il fondo pensione dei lavoratori metalmeccanici, cambia pelle e rivede profondamente la sua politica di investimento. Si tratta di una trasformazione necessaria per proteggere il risparmio dei lavoratori aderenti al fondo dagli squilibri... Leggi tutto...

La verità della Consulta (che si vuol tacere)

consulta

Il dibattito suscitato, prima, dalla sentenza della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei referendum sui temi del Jobs act e, adesso, dal referendum costituzionale ripropongono, per certi versi, la questione della “indifferenza alla verità”, nel senso del suo stravolgimento o, per lo meno, della sottovalutazione dei suoi aspetti rilevanti rispetto a quelli secondari sui quali, invece, per ignavia o opportunismo viene concentrata l’attenzione. Tale attitudine è crescente nel confronto politico che, anche per questo, risulta sempre più appiattito alla dimensione di chiacchiericcio politichese (ma non per questo, purtroppo, senza conseguenze concrete).

I molti mesi della battaglia referendaria sull’approvazione della riforma costituzionale erano già stati caratterizzati non solo dalla “distrazione di massa” dal peggioramento delle condizioni economico-sociali, ma anche dallo scarso rilievo attribuito all’oggetto e alla ragion d’essere del referendum cioè i rilevanti cambiamenti alla Costituzione approvati dal Parlamento sottoposti alla ratifica dell’elettorato; infatti, la consultazione del 4 dicembre è stata trasformata nella richiesta, tanto istituzionalmente irrituale quanto fortemente voluta dal Presidente del Consiglio e dal Governo, di una sorta di super fiducia popolare (o populistica) sul loro operato. Naturalmente, non fosse altro perché era stato tanto fortemente sollecitato, l’esito del referendum costituzionale ha avuto anche l’effetto politico immediato di far cadere il governo che, peraltro, è stato rimpiazzato da una sua quasi fotocopia. Tuttavia occorrerebbe prestare più attenzione al fatto che la solenne bocciatura del cambiamento costituzionale proposto rappresenta un evento istituzionale con effetti di lungo periodo per il Paese, una “verità” non sottovalutabile, ma che deve costituire un punto di riferimento per il riassetto economico-sociale del Paese.

Nel caso della sentenza appena emanata dalla Consulta, la conseguenza su cui si sta concentrando l’interesse di molti commentatori è se e in che misura la richiesta di elezioni anticipate fatta dall’ex Presidente del Consiglio e da altre parti politiche sia indebolita. Ancora una volta c’è un sopravvento autoreferenziale della dimensione politichese rispetto alle questioni rilevanti quali, in questo caso, l’effetto della sentenza sugli equilibri economico-sociali del nostro paese. Naturalmente la sentenza della Consulta va accettata ma, ciò non di meno, può e deve essere discussa e meglio lo si potrà fare quando si conosceranno le sue motivazioni che al momento sfuggono; tanto più che la richiesta di referendum è stata fatta da 3,3 milioni di firmatari. In ogni caso, la sentenza della Consulta non elimina il dato di fatto che, in un contesto di crisi occupazionale e finanziaria, l’applicazione del Jobs act non ha dato risultati positivi in termini di creazione di posti di lavoro, mentre rappresenta un inutile dispendio di ingenti risorse per il bilancio pubblico. Questo risultato non è sorprendente; il Jobs act ha accentuato la politica controproducente di perseguire la competitività aumentando la flessibilità e riducendo i costi salariali, anziché valorizzare l’innovazione che, invece, richiede stabilità occupazionale e l’impiego di lavoratori ben qualificati e corrispondentemente retribuiti. La sentenza della Consulta, più che spingere a valutazioni sulla data delle prossime elezioni, dovrebbe stimolare il dibattito su un provvedimento economico e sulla sua visione ispiratrice fondata sull’aumentata subordinazione del lavoro e delle relazioni sociali alla valorizzazione del capitale; una caratteristica fondante dello sviluppo capitalistico, che negli ultimi quattro decenni si è accentuata come reazione agli andamenti di natura contraria (aumento dei diritti, riduzione delle diseguaglianze) che si erano diffusi nei paesi capitalisticamente sviluppati durante il trentennio successivo alla seconda guerra mondiale. Una reazione, tuttavia, che non essendo sorretta, ma nemmeno contrastata, da idee nuove e progressive, ha generato equilibri economici e sociali sempre più fragili, sfociati nella crisi globale.

Dunque, l’aspetto comune di come larga parte di politici ed opinion makers si sono rapportati prima al referendum costituzionale e poi alla successiva sentenza della Consulta è una preoccupante “indifferenza” ai legami di queste due vicende con la negativa evoluzione in corso degli equilibri socio-economici di cui, invece, si accettano, anche per assuefazione, l’inefficienza e l’iniquità, la riduzione e la precarizzazione del benessere generale e delle sue prospettive.

Le grandi crisi si caratterizzano, oltre che per gli sconvolgimenti reali, anche per l’intervenuta incapacità delle teorie, e più in generale della cultura dominante, di spiegarli e per il conseguente disorientamento del senso comune prevalente nell’opinione pubblica.

La “indifferenza alla verità” è alimentata dalla resistenza opposta dagli interessi parziali che hanno alimentato la crisi generale e dalle idee che hanno supportato quegli interessi. Cosicché, pur essendo sempre più evidente che “il re è nudo” – cioè che le relazioni economico-sociali dominanti e le ideologie connesse si rivelano sempre meno funzionali – rimane forte l’interesse materiale e intellettuale a non ammetterlo, anche per la contemporanea difficoltà del processo di formazione e composizione di idee e interessi nuovi e progressivi cioè capaci di rappresentare e organizzare le esigenze e le prospettive di strati maggioritari della collettività.

*Sbilanciamoci.info

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