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24 Maggio 2017
Federazione Impiegati Operai Metallurgici
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Un desiderio diffuso di politica

di Lia Cigarini | Giovedì, 11 Maggio 2017 | Hits, 784

  La grande manifestazione promossa dalle donne contro il neopresidente Donald Trump, ha mostrato al mondo intero la forza aggregante del movimento femminista, la sua autonomia e centralità politica. (v. Amanda Hess, How a Fractious Women’s Movement... Leggi tutto...
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L'incerta nuova stagione francese

di Rossana Rossanda | Martedì, 09 Maggio 2017 | Hits, 395

  La Francia ha dunque il suo presidente. E' stato votato dal 66,06% degli elettori, in sostanza 20 milioni di persone. Marine Le Pen ha totalizzato il 33,94% cioè 10 milioni e 600 mila voti, il doppio di quanto era riuscito a suo padre nel 2002.... Leggi tutto...
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Francia: il gioco dell'Europa

di Antonio Lettieri | Mercoledì, 03 Maggio 2017 | Hits, 470

Questa volta non si sono verificati imprevisti, com’era accaduto con Trump e con la Brexit. Nel primo turno delle elezioni in Francia le previsioni sono state rispettate con una precisione quasi millimetrica. Macron è arrivato primo con quasi due giunti di... Leggi tutto...
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Addio a Valentino Parlato, il “corpo” del manifesto

di Gabriele Polo | Mercoledì, 03 Maggio 2017 | Hits, 580

    “Dov'è Valentino?”, nel senso di Parlato. Al “manifesto” era una delle tre domande ricorrenti, insieme a "Che dice Rossana?" e "Scrive Luigi?". Perché se quest'ultimi erano parola e scrittura, Valentino era presenza. Ora che se ne è... Leggi tutto...
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L'establishment illiberale dell'Europa

di Yanis Varoufakis | Mercoledì, 26 Aprile 2017 | Hits, 615

  Il 25 marzo i leaders europei si sono riuniti a Roma nel luogo di nascita del “progetto europeo” per celebrare il 60esimo anniversario del Trattato di Roma. Ma esattamente, cosa c'era da celebrare? Stavano rivelando la disintegrazione dell'Europa... Leggi tutto...
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Italia: alla ricerca dell'industria perduta

di Matteo Lucchese, Leopoldo Nascia, Mario Pianta | Mercoledì, 26 Aprile 2017 | Hits, 766

  In una lunga intervista al New York Times, il presidente uscente degli Stati Uniti Barack Obama ha ricorda-to, fra le misure più importanti decise nei suoi due mandati, quelle introdotte in risposta alla crisi del 2008 a favore dell’industria... Leggi tutto...
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Fca: John Elkann, il regista cieco di Exor

di Sarah Gordon, Rachel Sanderson* | Martedì, 11 Aprile 2017 | Hits, 1080

Mentre usciva da un ristorante italiano di Monaco, John Elkan è stato avvicinato da una giovane coppia: “Possiamo avere una fotografia insieme a lei?" ha chiesto la donna, ridacchiando alla sua temerarietà. Egli ha risposto con la facilità di chi è... Leggi tutto...
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Lavoratori e fisco: presi per il cuneo

di Felice Roberto Pizzuti | Martedì, 11 Aprile 2017 | Hits, 755

I Presidenti del Consiglio cambiano, ma la visione e le scelte della politica economica governativa rimangono le stesse che hanno contribuito a determinare la situazione particolarmente critica dell’economia e della società italiane. Riferendosi alle nuove... Leggi tutto...
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Jobs Act, quale lavoro?

di Redazione | Lunedì, 27 Marzo 2017 | Hits, 1289

  Per cancellare i voucher e ridare a chi lavora in appalto le garanzie tolte è “bastato” indire un referendum. L'articolo 18 invece no, quello è rimasto un diritto violato, una ferita aperta. Se ne riparlerà più avanti, forse. Ma il Jobs Act non... Leggi tutto...
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Sapessi com'è strano..... lavorare a Milano

di Redazione | Lunedì, 13 Marzo 2017 | Hits, 1161

Si chiama “Meccanoscritto” - e già il titolo è particolare. Ma ancor più orginale è l'autore, un trio davvero unico, se non altro perché – in realtà – sono molti più di tre: Wu Ming 2, Ivan Brentani e il Collettivo MetalMente, una ventina di... Leggi tutto...

La verità della Consulta (che si vuol tacere)

consulta

Il dibattito suscitato, prima, dalla sentenza della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei referendum sui temi del Jobs act e, adesso, dal referendum costituzionale ripropongono, per certi versi, la questione della “indifferenza alla verità”, nel senso del suo stravolgimento o, per lo meno, della sottovalutazione dei suoi aspetti rilevanti rispetto a quelli secondari sui quali, invece, per ignavia o opportunismo viene concentrata l’attenzione. Tale attitudine è crescente nel confronto politico che, anche per questo, risulta sempre più appiattito alla dimensione di chiacchiericcio politichese (ma non per questo, purtroppo, senza conseguenze concrete).

I molti mesi della battaglia referendaria sull’approvazione della riforma costituzionale erano già stati caratterizzati non solo dalla “distrazione di massa” dal peggioramento delle condizioni economico-sociali, ma anche dallo scarso rilievo attribuito all’oggetto e alla ragion d’essere del referendum cioè i rilevanti cambiamenti alla Costituzione approvati dal Parlamento sottoposti alla ratifica dell’elettorato; infatti, la consultazione del 4 dicembre è stata trasformata nella richiesta, tanto istituzionalmente irrituale quanto fortemente voluta dal Presidente del Consiglio e dal Governo, di una sorta di super fiducia popolare (o populistica) sul loro operato. Naturalmente, non fosse altro perché era stato tanto fortemente sollecitato, l’esito del referendum costituzionale ha avuto anche l’effetto politico immediato di far cadere il governo che, peraltro, è stato rimpiazzato da una sua quasi fotocopia. Tuttavia occorrerebbe prestare più attenzione al fatto che la solenne bocciatura del cambiamento costituzionale proposto rappresenta un evento istituzionale con effetti di lungo periodo per il Paese, una “verità” non sottovalutabile, ma che deve costituire un punto di riferimento per il riassetto economico-sociale del Paese.

Nel caso della sentenza appena emanata dalla Consulta, la conseguenza su cui si sta concentrando l’interesse di molti commentatori è se e in che misura la richiesta di elezioni anticipate fatta dall’ex Presidente del Consiglio e da altre parti politiche sia indebolita. Ancora una volta c’è un sopravvento autoreferenziale della dimensione politichese rispetto alle questioni rilevanti quali, in questo caso, l’effetto della sentenza sugli equilibri economico-sociali del nostro paese. Naturalmente la sentenza della Consulta va accettata ma, ciò non di meno, può e deve essere discussa e meglio lo si potrà fare quando si conosceranno le sue motivazioni che al momento sfuggono; tanto più che la richiesta di referendum è stata fatta da 3,3 milioni di firmatari. In ogni caso, la sentenza della Consulta non elimina il dato di fatto che, in un contesto di crisi occupazionale e finanziaria, l’applicazione del Jobs act non ha dato risultati positivi in termini di creazione di posti di lavoro, mentre rappresenta un inutile dispendio di ingenti risorse per il bilancio pubblico. Questo risultato non è sorprendente; il Jobs act ha accentuato la politica controproducente di perseguire la competitività aumentando la flessibilità e riducendo i costi salariali, anziché valorizzare l’innovazione che, invece, richiede stabilità occupazionale e l’impiego di lavoratori ben qualificati e corrispondentemente retribuiti. La sentenza della Consulta, più che spingere a valutazioni sulla data delle prossime elezioni, dovrebbe stimolare il dibattito su un provvedimento economico e sulla sua visione ispiratrice fondata sull’aumentata subordinazione del lavoro e delle relazioni sociali alla valorizzazione del capitale; una caratteristica fondante dello sviluppo capitalistico, che negli ultimi quattro decenni si è accentuata come reazione agli andamenti di natura contraria (aumento dei diritti, riduzione delle diseguaglianze) che si erano diffusi nei paesi capitalisticamente sviluppati durante il trentennio successivo alla seconda guerra mondiale. Una reazione, tuttavia, che non essendo sorretta, ma nemmeno contrastata, da idee nuove e progressive, ha generato equilibri economici e sociali sempre più fragili, sfociati nella crisi globale.

Dunque, l’aspetto comune di come larga parte di politici ed opinion makers si sono rapportati prima al referendum costituzionale e poi alla successiva sentenza della Consulta è una preoccupante “indifferenza” ai legami di queste due vicende con la negativa evoluzione in corso degli equilibri socio-economici di cui, invece, si accettano, anche per assuefazione, l’inefficienza e l’iniquità, la riduzione e la precarizzazione del benessere generale e delle sue prospettive.

Le grandi crisi si caratterizzano, oltre che per gli sconvolgimenti reali, anche per l’intervenuta incapacità delle teorie, e più in generale della cultura dominante, di spiegarli e per il conseguente disorientamento del senso comune prevalente nell’opinione pubblica.

La “indifferenza alla verità” è alimentata dalla resistenza opposta dagli interessi parziali che hanno alimentato la crisi generale e dalle idee che hanno supportato quegli interessi. Cosicché, pur essendo sempre più evidente che “il re è nudo” – cioè che le relazioni economico-sociali dominanti e le ideologie connesse si rivelano sempre meno funzionali – rimane forte l’interesse materiale e intellettuale a non ammetterlo, anche per la contemporanea difficoltà del processo di formazione e composizione di idee e interessi nuovi e progressivi cioè capaci di rappresentare e organizzare le esigenze e le prospettive di strati maggioritari della collettività.

*Sbilanciamoci.info

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Scarica questo file (17_01_31-pizzuti.pdf)La verità della Consulta (che si vuol tacere)120 kB31-01-2017