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19 Agosto 2017
Federazione Impiegati Operai Metallurgici
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La rivoluzione industriale che ci sta cambiando

di Andrea Aimar* | Lunedì, 17 Luglio 2017 | Hits, 1095

Sono nomi di computer ad alta potenza di calcolo, software, start up, piattaforme: YuMi, StasMonkey, Watson, Tug, Sedasys, Coursera, Shutterstock, Digits, Warren, e-discovery, Baxter, Iamus, Workfusion, Sawyer. Rappresentano il presente dell’innovazione e... Leggi tutto...
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La rinuncia a curarsi, un genocidio nascosto

di Cesare Cislaghi* , Giuseppe Costa**, Aldo Rosano*** | Martedì, 04 Luglio 2017 | Hits, 616

  Dall’indagine europea sul reddito e le condizioni di vita delle famiglie (Eu-Silc) 2015, fatta su un campione di 73.204 italiani, risulta che il 67% dichiara di avere una salute buona od ottima, il 22% una salute mediocre e l’11% una salute cattiva... Leggi tutto...
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Il papa: abbassare l'età pensionabile, il sindacato torni a rappresentare gli esclusi

di Gabriele Polo | Mercoledì, 28 Giugno 2017 | Hits, 22053

  L'età della pensione va abbassata, il capitalismo non ha più un senso sociale, il sindacato è diventato troppo simile ai partiti e ha dimenticato i più poveri. Non è Maurizio Landini ma papa Francesco. Che ha dato una lezione di sindacalismo di... Leggi tutto...
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L’innovazione in Italia, molte ombre e poche luci

di Roberto Romano* | Martedì, 27 Giugno 2017 | Hits, 997

La Commissione Europea, attraverso il Jrc Science for policy Report, ha presentato un rapporto che indaga lo stato della ricerca e dell’innovazione. La cornice economica, sociale e di struttura del Paese che emerge dal rapporto è quella tipica di un... Leggi tutto...
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Nuovi voucher: la truffa e l'inganno

di Maurizio Landini | Giovedì, 15 Giugno 2017 | Hits, 4352

  La vicenda dei voucher illustra alla perfezione il pessimo stato del lavoro dipendente in Italia e la scarsa considerazione che ne ha la nostra classe dirigente, in particolare il governo; anzi, i governi, vista la continuità con cui si sono mossi gli... Leggi tutto...
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Cinquant’anni di bugie sull’occupazione israeliana

di Gideon Levy* | Giovedì, 08 Giugno 2017 | Hits, 1165

  Facciamo conto che l’occupazione sia giustificata. Diciamo pure che Israele non aveva scelta. Non chiamiamola neppure occupazione. Diciamo che è stata riconosciuta dal diritto internazionale e che il mondo l’ha approvata. Immaginiamo che i... Leggi tutto...
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Salario minimo e minijob in Germania

di Toralf Pusch, Hartmut Seifert | Venerdì, 19 Maggio 2017 | Hits, 1034

L’introduzione della legge sul salario minimo (MLG) nel gennaio del 2015 ha assunto un significato particolare soprattutto per gli occupati occasionali. In questo gruppo di occupati, il potenziale degli aventi diritto al MLG, con circa il 59%, non solo era... Leggi tutto...
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Fare i conti col paese dell'ingiustizia

di Ciccio De Sellero | Venerdì, 19 Maggio 2017 | Hits, 1012

L’ultimo rapporto annuale dell’Istat è stato dedicato al tema delle diseguaglianze distributive e delle stratificazioni sociali in Italia. È senz’altro un buon segno che si ricominci un po’ più seriamente a fare qualche passetto in avanti... Leggi tutto...
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Un desiderio diffuso di politica

di Lia Cigarini | Giovedì, 11 Maggio 2017 | Hits, 1018

  La grande manifestazione promossa dalle donne contro il neopresidente Donald Trump, ha mostrato al mondo intero la forza aggregante del movimento femminista, la sua autonomia e centralità politica. (v. Amanda Hess, How a Fractious Women’s Movement... Leggi tutto...
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L'incerta nuova stagione francese

di Rossana Rossanda | Martedì, 09 Maggio 2017 | Hits, 657

  La Francia ha dunque il suo presidente. E' stato votato dal 66,06% degli elettori, in sostanza 20 milioni di persone. Marine Le Pen ha totalizzato il 33,94% cioè 10 milioni e 600 mila voti, il doppio di quanto era riuscito a suo padre nel 2002.... Leggi tutto...

La verità della Consulta (che si vuol tacere)

consulta

Il dibattito suscitato, prima, dalla sentenza della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei referendum sui temi del Jobs act e, adesso, dal referendum costituzionale ripropongono, per certi versi, la questione della “indifferenza alla verità”, nel senso del suo stravolgimento o, per lo meno, della sottovalutazione dei suoi aspetti rilevanti rispetto a quelli secondari sui quali, invece, per ignavia o opportunismo viene concentrata l’attenzione. Tale attitudine è crescente nel confronto politico che, anche per questo, risulta sempre più appiattito alla dimensione di chiacchiericcio politichese (ma non per questo, purtroppo, senza conseguenze concrete).

I molti mesi della battaglia referendaria sull’approvazione della riforma costituzionale erano già stati caratterizzati non solo dalla “distrazione di massa” dal peggioramento delle condizioni economico-sociali, ma anche dallo scarso rilievo attribuito all’oggetto e alla ragion d’essere del referendum cioè i rilevanti cambiamenti alla Costituzione approvati dal Parlamento sottoposti alla ratifica dell’elettorato; infatti, la consultazione del 4 dicembre è stata trasformata nella richiesta, tanto istituzionalmente irrituale quanto fortemente voluta dal Presidente del Consiglio e dal Governo, di una sorta di super fiducia popolare (o populistica) sul loro operato. Naturalmente, non fosse altro perché era stato tanto fortemente sollecitato, l’esito del referendum costituzionale ha avuto anche l’effetto politico immediato di far cadere il governo che, peraltro, è stato rimpiazzato da una sua quasi fotocopia. Tuttavia occorrerebbe prestare più attenzione al fatto che la solenne bocciatura del cambiamento costituzionale proposto rappresenta un evento istituzionale con effetti di lungo periodo per il Paese, una “verità” non sottovalutabile, ma che deve costituire un punto di riferimento per il riassetto economico-sociale del Paese.

Nel caso della sentenza appena emanata dalla Consulta, la conseguenza su cui si sta concentrando l’interesse di molti commentatori è se e in che misura la richiesta di elezioni anticipate fatta dall’ex Presidente del Consiglio e da altre parti politiche sia indebolita. Ancora una volta c’è un sopravvento autoreferenziale della dimensione politichese rispetto alle questioni rilevanti quali, in questo caso, l’effetto della sentenza sugli equilibri economico-sociali del nostro paese. Naturalmente la sentenza della Consulta va accettata ma, ciò non di meno, può e deve essere discussa e meglio lo si potrà fare quando si conosceranno le sue motivazioni che al momento sfuggono; tanto più che la richiesta di referendum è stata fatta da 3,3 milioni di firmatari. In ogni caso, la sentenza della Consulta non elimina il dato di fatto che, in un contesto di crisi occupazionale e finanziaria, l’applicazione del Jobs act non ha dato risultati positivi in termini di creazione di posti di lavoro, mentre rappresenta un inutile dispendio di ingenti risorse per il bilancio pubblico. Questo risultato non è sorprendente; il Jobs act ha accentuato la politica controproducente di perseguire la competitività aumentando la flessibilità e riducendo i costi salariali, anziché valorizzare l’innovazione che, invece, richiede stabilità occupazionale e l’impiego di lavoratori ben qualificati e corrispondentemente retribuiti. La sentenza della Consulta, più che spingere a valutazioni sulla data delle prossime elezioni, dovrebbe stimolare il dibattito su un provvedimento economico e sulla sua visione ispiratrice fondata sull’aumentata subordinazione del lavoro e delle relazioni sociali alla valorizzazione del capitale; una caratteristica fondante dello sviluppo capitalistico, che negli ultimi quattro decenni si è accentuata come reazione agli andamenti di natura contraria (aumento dei diritti, riduzione delle diseguaglianze) che si erano diffusi nei paesi capitalisticamente sviluppati durante il trentennio successivo alla seconda guerra mondiale. Una reazione, tuttavia, che non essendo sorretta, ma nemmeno contrastata, da idee nuove e progressive, ha generato equilibri economici e sociali sempre più fragili, sfociati nella crisi globale.

Dunque, l’aspetto comune di come larga parte di politici ed opinion makers si sono rapportati prima al referendum costituzionale e poi alla successiva sentenza della Consulta è una preoccupante “indifferenza” ai legami di queste due vicende con la negativa evoluzione in corso degli equilibri socio-economici di cui, invece, si accettano, anche per assuefazione, l’inefficienza e l’iniquità, la riduzione e la precarizzazione del benessere generale e delle sue prospettive.

Le grandi crisi si caratterizzano, oltre che per gli sconvolgimenti reali, anche per l’intervenuta incapacità delle teorie, e più in generale della cultura dominante, di spiegarli e per il conseguente disorientamento del senso comune prevalente nell’opinione pubblica.

La “indifferenza alla verità” è alimentata dalla resistenza opposta dagli interessi parziali che hanno alimentato la crisi generale e dalle idee che hanno supportato quegli interessi. Cosicché, pur essendo sempre più evidente che “il re è nudo” – cioè che le relazioni economico-sociali dominanti e le ideologie connesse si rivelano sempre meno funzionali – rimane forte l’interesse materiale e intellettuale a non ammetterlo, anche per la contemporanea difficoltà del processo di formazione e composizione di idee e interessi nuovi e progressivi cioè capaci di rappresentare e organizzare le esigenze e le prospettive di strati maggioritari della collettività.

*Sbilanciamoci.info

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Scarica questo file (17_01_31-pizzuti.pdf)La verità della Consulta (che si vuol tacere)120 kB31-01-2017