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28 Aprile 2017
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Jobs Act, quale lavoro?

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Jobs Act, quale lavoro?

JOBS ACT 845x483

 

Per cancellare i voucher e ridare a chi lavora in appalto le garanzie tolte è “bastato” indire un referendum. L'articolo 18 invece no, quello è rimasto un diritto violato, una ferita aperta. Se ne riparlerà più avanti, forse. Ma il Jobs Act non è solo questo, rimangono in vigore parecchie norme, altre ancora sono attesa dei rispettivi decreti attuativi. Così a due anni dal varo della legge-vanto (o vergogna) del governo Renzi è utile un bilancio. Lo facciamo utilizzando uno studio basato su dati statistici eleborati da tre giovani ricercatori, recentemente presentato all'Università di Firenze.

 

Jobs Act: quale lavoro?

Valeria Cirillo 1

Marta Fana 2

Dario Guarascio 1

1Sant’Anna School of Advanced Studies

2Institut d’Etudes Politiques de Paris

Università degli Studi di Firenze 14 marzo 2017

This project has received funding from the European Union Horizon 2020 Research and Innovation action under grant agreement No 649186

 

Elementi principali della legge 183/2014 - Jobs Act (I)

Jobs Act (marzo 2015): Introduzione di un nuovo contratto che modifica l'assetto giuridico del rapporto di lavoro dipendente;

Accresce il grado di flessibilità del lavoro riducendo il costo implicito per le imprese;

Decontribuzione: sgravi fiscali a favore delle imprese per stabilizzare i nuovi contratti;

  • Introduzione del “contratto a tutele crescenti”: sostituisce – per le nuove assunzioni o le trasformazioni di altre forme contrauali – il precedente contratto a tempo indeterminato in vigore dal 1970; non prevede il dirio al reintegro nel caso di licenziamento senza giusta causa, tranne che sia di tipo discriminatorio o comunicato verbalmente. Il dirio al reintegro viene sostituito con l’obbligo per le imprese di risarcire i lavoratori per un ammontare pari a due mensilità di retribuzione per anno lavorato, con un indennizzo minimo di quaro mensilità.

  • Contratti a tempo determinato: Viene eliminato il dirio dei lavoratori assunti con un contratto a termine a vedere quest’ultimo trasformato in tempo indeterminato nel caso in cui l’impresa superi il limite di contratti a termine sul totale dell’organico – limite pari, fino all’introduzione del JA, al 20%

  • Voucher (buoni lavoro). E’ aumentato il teo massimo di reddito percepibile, da ogni singolo lavoratore araverso voucher portandolo da 5.000 a 7.000 euro (salvo alcune eccezioni).

Decontribuzione (esonero contributivo)

  • L’introduzione del nuovo contratto a tutele crescenti è stata incentivata (Legge di Stabilità 2015) tramite sgravi contributivi sul costo del lavoro a favore delle imprese che assumono – o trasformano contratti già esistenti – con contratto a tempo indeterminato.

  • Ogni impresa che ha avviato entro il 2015 un nuovo rapporto di lavoro a tempo indeterminato (sia ex novo o quale trasformazione di un rapporto di lavoro a termine) ha avuto dirio all’esenzione per tre anni dei contributi sociali, per un massimo di 8.060 euro all’anno per lavoratore (per un totale di 24.180 euro di contributi risparmiati in un triennio). La stessa esenzione è stata ridoa del 40% a partire dal gennaio 2016 (per un totale di 6.500 euro di contributi risparmiati in un biennio).

Principali obiettivi del "Jobs Act"

  • Aumentare occupazione totale, e in particolar modo a tempo indeterminato;

  • Ridurre "precarietà" (favorire trasformazione contratti a tempo indeterminato); Ridurre dualismo del mercato del lavoro

 

Fonti descrittive dell’analisi

  • L’Indagine sulle forze di lavoro dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) relativa agli stock di occupati, disoccupati e inaivi (e relativi tassi) divisi per classe di età e genere. Inoltre, nell’analisi verranno sfruati, unitamente ai deagli menzionati, i microdati relativi alle variazioni occupazionali a livello regionale e seoriale;

  • I dati amministrativi forniti dall’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) contenenti i flussi per le diverse tipologie contrattuali delle assunzioni, cessazioni e trasformazioni di rapporti di lavoro relative ai lavoratori dipendenti e indipendenti, con esclusione dei lavoratori domestici e dipendenti pubblici. All’interno dei dati Inps, è inoltre possibile ricavare informazioni relative all’uso dei voucher su base territoriale e, ancor più rilevante per il presente lavoro, il numero di contratti stipulati usufruendo dell’esonero contributivo previsto dalla Legge di Stabilità 2015

Dati

  • Dal dicembre 2015 al dicembre 2016: + 242mila occupati (+157mila a tempo indeterminato e +86 a tempo determinato)

  • Gen-dic. 2016: variazione assunzioni a tempo indeterminato -763mila; variazione trasformazioni a tempo indeterminato -207mila;

Figure: Variazione in termini assoluti (in migliaia) Iv trim. 2016 - Iv trim. 2015 e variazioni contratti (gen.-dic. 2016/2015)

 

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Distribuzione nuovi occupati a tempo indeterminato per macroripartizione geografica e genere

Figure: Quota nuovi occupati a tempo indeterminato per macroripartizione e genere (2016)

Fonte: dati ISTAT

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Distribuzione nuovi occupati a tempo indeterminato per classe d’età e macroripartizione geografica

Figure: Quota nuovi occupati a tempo indeterminato per macroripartizione e genere (2016)

Fonte: dati ISTAT

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Ruolo della decontribuzione: Assunzioni a tempo indeterminato e trasformazioni

Figure: Assunzioni a tempo indeterminato (al neo delle cessazioni) e trasformazioni da contratti a termine a contratti a tempo indeterminato (gennaio 2014 - dicembre 2016)

Fonte: Osservatorio sul precariato – INPS

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Ruolo della decontribuzione: Rapporti di lavoro beneficiari dell’esonero (2016)

Figure: Assunzioni a tempo indeterminato e trasformazioni da contratti a termine a contratti a tempo indeterminato (gennaio 2014 - dicembre 2016)

Fonte: Osservatorio sul precariato - INPS

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Quale lavoro? Indeterminato vs determinato (I)

Figure: Variazione annuale in termini assoluti (in migliaia) e relativi dello stock di occupati (15-64 anni) dipendenti, permanenti e a termine (2014-2016).

Fonte: dati ISTAT

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Quale lavoro? Indeterminato vs determinato (II)

Figure: Quota di occupati a termine e a tempo indeterminato su totale occupati nel tempo (gennaio 2014 - dicembre 2016)

Fonte: ISTAT

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Quale lavoro? Varie forme di contratto a termine

Figure: Quota di occupati a termine secondo la durata del contratto (gennaio 2014 - giugno 2016)

Fonte: Eurostat

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Quale lavoro? Varie forme di contratto a tempo indeterminato (I)

Figure: Quota di nuovi contratti (assunzioni e trasf.) a tempo indeterminato per intensità oraria

Fonte: Osservatorio sul precariato - INPS

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Quale lavoro? Varie forme di contratto a tempo indeterminato (II)

Figure: Quota di nuovi occupati a tempo indeterminato per intensità oraria (2016)

Fonte: ISTAT

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Quale lavoro? Varie forme di contratto a tempo indeterminato (III)

Figure: Part-time involontario su part-time totale - 15-64 anni - (2016)

Fonte: Eurostat

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Quale lavoro? Crescita occupazionale per ISCO

Figure: Variazione annuale occupati per categoria professionale (2016)

Fonte: Eurostat

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Quale lavoro? Assunzioni a tempo indeterminato per ISCO

Figure: Quota assunzioni a tempo indeterminato per ISCO (gen-dic.)

Fonte: Osservatorio sul precariato - INPS

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Quale lavoro? Occupati totali per macrosettori

Figure: Quota occupati per macroseori (dati destagionalizzati) Fonte: ISTAT

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Quale lavoro? Variazione occupati a tempo indeterminato e full-time per settori

Figure: Variazione assoluta stock occupati a tempo indeterminato e full-time per gruppi tecnologici (2015)

Fonte: Eurostat

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Quale lavoro? Variazione occupati a tempo indeterminato per settori

Figure: Variazione assoluta stock occupati a tempo indeterminato per seori e area geografica (2016)

Fonte: ISTAT

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Quale lavoro? Distribuzione dei nuovi rapporti a tempo indeterminato per settori

Figure: Quota assunzioni a tempo indeterminato per seori

Fonte: Osservatorio sul precariato - INPS

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Alcune riflessioni sul Jobs Act (I)

Conclusioni:

  1. Incremento dell’occupazione principalmente aribuibile alla decontribuzione - crollo nuovi contratti a gennaio 2016;

  2. Crescita occupazione "generata" essenzialmente nel 2015 grazie agli incentivi;

  3. Nuova occupazione in gran parte a tempo ridoo, concentrata in coorti anziane e in seori a bassa intensità tecnologica;

  4. Jobs Act e decontribuzione hanno spinto le imprese ad anticipare le assunzioni (disincentivandole ad investire ed innovare);

  5. Diminuisce l’investimento in beni tangibili ed intangibili - sia in valore assoluto che in quote di Pil;

  6. Rischio che si faciliti il processo di involuzione della struura produiva continuando a incoraggiare la competitività di prezzo (pressione sul costo del lavoro e elevato grado di sfruamento della manodopera) - (Mazzucato et al., 2015; Cirillo e Guarascio, 2015)

 

 

Sintesi di vari lavori

  • Cirillo, V., Fana, M., Guarascio, D. (2017) Labour market reforms in Italy: evaluating the eects of the Jobs Act. Economia Politica, 1-22, Springer.

  • Cirillo, V., Fana, M., Guarascio, D. (2016) La crisi e le riforme del mercato del lavoro in Italia: un’analisi regionale del Jobs Act. Argomenti. hp://dx.doi.org/10.14276/1971-8357.573

  • Cirillo, V., Fana, M., Guarascio, D. (2016) La precarizzazione del lavoro e gli eei del Jobs Act. Rivista delle Politiche Sociali.

  • Cirillo, V., Fana, M., Guarascio, D. (2017) Il mercato del lavoro italiano dopo il Jobs Act: un’analisi regionale e seoriale. Rapporto sullo Stato Sociale 2016. Edizione Simone.

 

 

Conclusione

E’ possibile creare "buona occupazione" senza un piano industriale e di innovazione?