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28 Giugno 2017
Federazione Impiegati Operai Metallurgici
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Cinquant’anni di bugie sull’occupazione israeliana

di Gideon Levy* | Giovedì, 08 Giugno 2017 | Hits, 956

  Facciamo conto che l’occupazione sia giustificata. Diciamo pure che Israele non aveva scelta. Non chiamiamola neppure occupazione. Diciamo che è stata riconosciuta dal diritto internazionale e che il mondo l’ha approvata. Immaginiamo che i... Leggi tutto...
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Salario minimo e minijob in Germania

di Toralf Pusch, Hartmut Seifert | Venerdì, 19 Maggio 2017 | Hits, 846

L’introduzione della legge sul salario minimo (MLG) nel gennaio del 2015 ha assunto un significato particolare soprattutto per gli occupati occasionali. In questo gruppo di occupati, il potenziale degli aventi diritto al MLG, con circa il 59%, non solo era... Leggi tutto...
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Fare i conti col paese dell'ingiustizia

di Ciccio De Sellero | Venerdì, 19 Maggio 2017 | Hits, 859

L’ultimo rapporto annuale dell’Istat è stato dedicato al tema delle diseguaglianze distributive e delle stratificazioni sociali in Italia. È senz’altro un buon segno che si ricominci un po’ più seriamente a fare qualche passetto in avanti... Leggi tutto...
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Un desiderio diffuso di politica

di Lia Cigarini | Giovedì, 11 Maggio 2017 | Hits, 896

  La grande manifestazione promossa dalle donne contro il neopresidente Donald Trump, ha mostrato al mondo intero la forza aggregante del movimento femminista, la sua autonomia e centralità politica. (v. Amanda Hess, How a Fractious Women’s Movement... Leggi tutto...
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L'incerta nuova stagione francese

di Rossana Rossanda | Martedì, 09 Maggio 2017 | Hits, 521

  La Francia ha dunque il suo presidente. E' stato votato dal 66,06% degli elettori, in sostanza 20 milioni di persone. Marine Le Pen ha totalizzato il 33,94% cioè 10 milioni e 600 mila voti, il doppio di quanto era riuscito a suo padre nel 2002.... Leggi tutto...
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Francia: il gioco dell'Europa

di Antonio Lettieri | Mercoledì, 03 Maggio 2017 | Hits, 588

Questa volta non si sono verificati imprevisti, com’era accaduto con Trump e con la Brexit. Nel primo turno delle elezioni in Francia le previsioni sono state rispettate con una precisione quasi millimetrica. Macron è arrivato primo con quasi due giunti di... Leggi tutto...
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Addio a Valentino Parlato, il “corpo” del manifesto

di Gabriele Polo | Mercoledì, 03 Maggio 2017 | Hits, 692

    “Dov'è Valentino?”, nel senso di Parlato. Al “manifesto” era una delle tre domande ricorrenti, insieme a "Che dice Rossana?" e "Scrive Luigi?". Perché se quest'ultimi erano parola e scrittura, Valentino era presenza. Ora che se ne è... Leggi tutto...
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L'establishment illiberale dell'Europa

di Yanis Varoufakis | Mercoledì, 26 Aprile 2017 | Hits, 718

  Il 25 marzo i leaders europei si sono riuniti a Roma nel luogo di nascita del “progetto europeo” per celebrare il 60esimo anniversario del Trattato di Roma. Ma esattamente, cosa c'era da celebrare? Stavano rivelando la disintegrazione dell'Europa... Leggi tutto...
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Italia: alla ricerca dell'industria perduta

di Matteo Lucchese, Leopoldo Nascia, Mario Pianta | Mercoledì, 26 Aprile 2017 | Hits, 883

  In una lunga intervista al New York Times, il presidente uscente degli Stati Uniti Barack Obama ha ricorda-to, fra le misure più importanti decise nei suoi due mandati, quelle introdotte in risposta alla crisi del 2008 a favore dell’industria... Leggi tutto...
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Fca: John Elkann, il regista cieco di Exor

di Sarah Gordon, Rachel Sanderson* | Martedì, 11 Aprile 2017 | Hits, 1205

Mentre usciva da un ristorante italiano di Monaco, John Elkan è stato avvicinato da una giovane coppia: “Possiamo avere una fotografia insieme a lei?" ha chiesto la donna, ridacchiando alla sua temerarietà. Egli ha risposto con la facilità di chi è... Leggi tutto...

Jobs act, il grande inganno

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Esattamente due anni fa (dicembre 2014) veniva alla luce il progetto di riforma del lavoro del governo Renzi, che si sarebbe poi sviluppato, nel corso del 2015, attraverso otto decreti legislativi che hanno innovato e regolamentato la materia. Uno degli interventi più noti e incisivi è stato senza dubbio quello in materia di licenziamenti, perché è riuscito a realizzare il “sogno” (della destra e del padronato) di eliminare l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, quantomeno per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, data di entrata in vigore del Dlgs. n. 23/2015: i licenziamenti illegittimi e ingiustificati dei “neo-assunti” (con, praticamente, la sola eccezione dei licenziamenti discriminatori), anche se ritenuti tali dal giudice, non vengono sanzionati con la reintegrazione nel posto di lavoro, ma solo da un modesto indennizzo, proporzionato agli anni di lavoro.

Tale maggiore flessibilità in uscita ci è stata presentata come rispondente a una duplice esigenza: quella di incentivare gli investimenti, specie stranieri, e quella di rendere più appetibile per il datori di lavoro l’assunzione a tempo indeterminato, con i nuovi contratti “a tutele crescenti”.

Un primo inganno lessicale che i promotori della riforma hanno ampiamente usato nella propaganda delle nuove disposizioni sta nell’affermare che in tal modo si è voluto favorire il “lavoro stabile” rispetto a forme di lavoro più precarie. Purtroppo il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti è tutto meno che stabile, e persino l’aggettivo “indeterminato” perde di senso, a fronte di un rapporto di lavoro che può essere agevolmente risolto (e a poco prezzo) senza giusta causa o giustificato motivo. In altre parole si è combattuta la precarietà precarizzando il rapporto a tempo indeterminato.

Ma quello che non viene mai sufficientemente evidenziato, è che la finalità di incentivare le assunzioni a tempo indeterminato non è stata, in realtà, affidata al decreto legislativo n. 23, bensì ad altra, diversa e separata legge (la legge di Stabilità 2015, n. 190/2014), entrata in vigore tre mesi prima, che ha previsto fortissimi sgravi contributivi per gli assunti nel corso del 2015, poi prorogati – seppure per importi inferiori – per gli assunti nell’anno 2016: dal 2017 tutto torna come prima.

Non c’è dubbio che sia questa la disposizione che ha comportato un parziale aumento dei contratti a tempo indeterminato nel primo anno di applicazione (si è parlato di una “piccola bolla occupazionale”) e un più modesto (in proporzione al minor vantaggio) incremento nell’anno successivo, mentre è facilmente prevedibile che dal 2017 tutto tornerà come prima e le imprese cercheranno altrove (contratti di apprendistato, ove possibile, voucher o quant’altro) il modo di risparmiare.

E dopo questo biennio di pseudo crescita “drogata” – in misura comunque inferiore alle aspettative – della occupazione (in)stabile, che ha comportato per l’Inps un mancato incasso di quasi 10 miliardi di euro di contributi, cosa resta? Resta il decreto legislativo n. 23, che è consistito in un inaspettato e graditissimo cadeau alla Confindustria e ai datori di lavoro in genere, aggiuntivo rispetto all’enorme regalo dello sgravio contributivo: perché ritenere che un datore di lavoro che abbia necessità di assumere decida di rinunciarvi solo perché un suo eventuale licenziamento illegittimo potrebbe essere invalidato dal giudice è una barzelletta.

È vero invece che la possibilità di licenziare agevolmente anche per motivi inconsistenti modifica ulteriormente gli equilibri di potere all’interno dei luoghi di lavoro, rafforzando maggiormente la parte “forte” del rapporto. Il diritto del lavoro è sorto e si è sviluppato allo scopo di compensare con norme, di regola inderogabili, uno squilibrio di partenza che esiste tra due parti contrattuali, a una delle quali vengono attribuiti determinati poteri (gerarchico, disciplinare) che devono conciliarsi con il rispetto della dignità dell’altra.

La libertà di licenziare “a poco prezzo” sbilancia ulteriormente tale equilibrio e condiziona tutto il rapporto di lavoro durante il suo corso, favorendo la possibilità di abusi, intimidendo la parte debole e inibendola a rivendicare diritti. Queste sono le nuove regole lasciateci in eredità del governo sconfitto dal referendum, che sopravvivono al biennio di – apparente e dopato – incremento dell’occupazione. E il grande inganno comunicativo è stato quello di “vendere” il presunto aumento occupazionale come necessaria conseguenza dello smantellamento dei diritti.

Non si può fare niente per contrastarlo? In realtà ci sono in campo sia la proposta di legge della Carta dei diritti della Cgil sia uno specifico referendum tra i tre proposti dalla stessa Cgil, che si prefigge lo scopo di spazzare via l’intero decreto legislativo n. 23 del 2015, ripristinando per tutti l’art. 18 in versione persino più garantista. Della prima dovrà occuparsi il parlamento, mentre per il secondo, dopo la imminente pronuncia della Corte Costituzionale (il 10 gennaio), il nuovo governo dovrà fissare una data tra il 15 aprile e il 15 giugno: solo nel caso siano indette prima elezioni anticipate la consultazione referendaria slitterà al 2018. Non è quindi ancora detta l’ultima parola.

 

* Sono avvocato giuslavorista a Bologna e svolgo la professione dalla parte dei lavoratori. Ho scritto svariati articoli in riviste specializzate di diritto del lavoro, oltre a qualche libro in materia di licenziamenti individuali e collettivi e di comportamento antisindacale. Ho anche pubblicato un paio di romanzi e una raccolta di racconti.

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Scarica questo file (16_12_16-jobsact.pdf)Jobs act, il grande inganno417 kB22-12-2016