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21 Agosto 2017
Federazione Impiegati Operai Metallurgici

Gaza deve vivere perché viva la Palestina

 

 

Oltre 2800 firme individuali e di 60 associazioni e reti da diversi continenti hanno sottoscritto fino ad oggi l'appello per una campagna internazionale “Gaza deve vivere, perché viva la Palestina” (allegato) lanciato da tre associazioni che da anni, in settori diversi (sanità, ricerca, cultura), sono impegnate e lavorano in solidarietà con la popolazione di Gaza, perché sia riconosciuto il suo diritto di vivere: Appello per i bambini di Gaza Genova, NWRG onlus (New weapons research groups) e Cultura è Libertà, una campagna per la Palestina. La raccolta delle firme continua sul sito www.we4gaza.org

 

Tra le prime firme quelle di Noam Chomsky, saggista pacifista USA, AnnWright, ex colonnella dell'esercito americano e attivista per la pace, Francis Boyle, professore; da Israele, Nurit Peled-El Hanan, premio Sakharov, Michel Warshawski, giornalista e saggista; dall'India Niloufer Bhagwat, vicepresidente della Associazione degli avvocati; dalla Gran Bretagna, il giornalista e scrittore John Pilger; dalla Francia Christiane Hessel-Chabry, presidente onorario dell'associazione EJE (Les enfants, le jeu et l'éducation); dalla Grecia Haris Golemis, economista direttore del Nicos Poulantzas Institute; dal Libano la scrittrice Bayan Nuwayhed Al Hout e la prof di scienze politiche e giornalista Nahla Chahal; dall'Italia Egidia Beretta, presidente della Fondazione Utopia Vik, Luisa Morgantini, già presidente del Parlamento Europeo, Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunal Permanente dei Popoli; il premio Nobel per la Pace Mairead Corrigan Maguire, irlandese; il coordinatore generale del Tribunale Russell sulla Palestina Pierre Galand da Bruxelles; Richard Falk già rapporteur delle Nazioni Unite sulla situazione dei Territori Palestinesi Occupati. Il Coordinamento Europeo delle associazioni e comitati per la Palestina (ECCP) da Bruxelles, ha aderito e inviato una lettera sui temi dell'appello, all'alto rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini, in vista del Consiglio europeo dei Ministri degli Esteri che si terrà il 17 luglio.

 

Scrittori e giornalisti, avvocati e medici, professori e ricercatori, parlamentari italiani ed europei, attivisti sociali e culturali, donne e uomini solidali con la popolazione di Gaza chiedono un concreto ed energico intervento delle Istituzioni, a cominciare da quelle europee, perché Gaza viva.

 

In una situazione sempre più preoccupante e drammatica per le tensioni e gli scontri di questi giorni a Gerusalemme e in Cisgiordania, l'appello intende mettere in luce in primo luogo le responsabilità di Israele sulla attuale disastrosa situazione economica e sociale di Gaza, causa del lento sterminio di una popolazione già colpita da diversi attacchi militari che hanno provocato migliaia di vittime e distrutto infrastrutture essenziali.

Non si tratta di una situazione di crisi temporanea, ma del risultato di dieci anni di assedio e di blocco della libertà di movimento di merci e persone: le continue emergenze non sono state né possono essere risolte da misure tampone. Le emergenze, come la recente crisi dell'elettricità e la quasi permanente mancanza di acqua potabile, possono essere risolte – sottolinea l'appello - solo attraverso un piano di sviluppo di breve e lungo periodo, senza il quale continuerà lo stillicidio di morti e lo strangolamento della popolazione. Ogni giorno muoiono persone, tra queste molti bambini, perché non possono ricevere le cure necessarie a causa dell'assenza di medicine e di strumentazione adeguata (dializzati, diabetici, malati di cancro, bambini con fibrosi cistica, neonati prematuri, malati che necessitano interventi chirurgici). La mancanza di acqua unita al clima attuale minaccia la possibile diffusione di infezioni e malattie.

L'appello, inviato al Presidente e ai gruppi parlamentari europei, denuncia infine che l'agonia di Gaza mette in pericolo la possibilità stessa di vita della Palestina che ha bisogno, come condizioni essenziali, del coinvolgimento di tutta la popolazione nel percorso di autodeterminazione, della sua partecipazione a un processo democratico diffuso, della fine dell'assedio e dell'occupazione israeliana: Gaza deve vivere, perché viva la Palestina.