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16 Dicembre 2018
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Fca, il Piano non basta. [VOLANTINO]

Il piano presentato da Fca per gli anni 2019-21 non risolve il principale problema dei lavoratori del gruppo: la piena occupazione. Il 2018 si sta chiudendo con una progressiva riduzione dei volumi e un impatto negativo sugli stabilimenti che aumentano le fermate a dicembre, a partire dai principali marchi Alfa e Maserati.

La piena occupazione viene riproposta dal management Fca, ma finora è stata rimandata di piano in piano. La Fiom si è assunta la responsabilità nei confronti dei lavoratori di realizzare intese per impedire che gli esuberi diventino licenziamenti. Se il 2018 si sta chiudendo male, nel 2019 si dovrà affrontare il problema dell'allineamento tra piano e ammortizzatori sociali, in scadenza per Pomigliano, Nola, e per il “polo torinese”. Mirafiori, Grugliasco e Modena vedranno solo il restyling delle Maserati in produzione e un'auto di nicchia, ancora senza nome, che non garantiscono la piena occupazione anche in ragione di un mercato mondiale in fortissima evoluzione tra innovazione e dazi. L'assenza di nuovi modelli in un segmento ad altissima concorrenza rischia di avere effetti negativi a partire da ulteriore cassa straordinaria su MIrafiori.

La “scossa” elettrica chiesta dalla Fiom non è arrivata: il piano '19–'21 di Fca non sembra affrontare la rivoluzione in corso nel mondo dell'auto ma accompagnare il cambiamento normativo e di mercato. Il lancio della 500 elettrica nello stabilimento di Mirafiori procede in questa direzione ma è una scommessa i cui risultati occupazionali sono tutti da verificare sapendo che per un'auto elettrica servono meno ore di lavoro rispetto a quelle dei modelli attuali. Nel “polo torinese” il punto vero è che senza un piano occupazionale di rigenerazione l'occupazione è destinata a ridursi.

Per Cassino l'arrivo di un nuovo modello Maserati dovrà servire a compensare il crescente calo di volumi delle Alfa già in produzione. Fca punta sull'ibrido più che sull'elettrico con le nuove motorizzazioni previste oltre che in prospettiva, per Alfa e Maserati, da subito per i modelli Jeep Renegade e il lancio del Jeep Compass a Melfi.

Per Pomigliano e Nola si conferma quanto la Fiom sostiene da tempo: che per rioccupare tutti è necessaria una nuova linea e che i tempi per il lancio del nuovo modello Alfa non coincide con la scadenza degli ammortizzatori sociali in vigore. Il primo problema da affrontare è quindi la continuità occupazionale, perché il solo mantenimento della Panda, anche nella sua versione ibrida, non garantisce l'occupazione.

Per i lavoratori di Cento e Pratola Serra, impiegati sul diesel, senza il lancio di nuovi motori non c'è alcuna garanzia, considerato il trend del mercato in discesa in tutta Europa. Inoltre se non si affronta la transizione il rischio è altissimo perché l'elettrificazione in prospettiva esclude il lavoro di chi come a Termoli o a Mirafiori è impegnato nella produzione dei cambi.

L'unico stabilimento su cui sono state annunciate nuove assunzioni, con il passaggio a 17 turni, è lo quello in joint-venture con Psa di Atessa dove viene assemblato il Ducato.

Il piano industriale di Fca dei prossimi tre anni prevede 5 miliardi di investimenti a fronte degli oltre 6 che la sola vendita di Magneti Marelli ha portato nelle casse della proprietà.

La certezza è che il piano a medio termine genera ulteriore cassa integrazione. C'è bisogno di investimenti aggiuntivi su Maserati e Alfa per implementare la gamma e dare continuità all'offerta sul mercato.

La Fiom non condivide la scelta di Fca di abbandonare la produzione di “utilitarie” e spostare tutta la capacità produttiva sull'alta marginalità. Il mass market è un segmento di mercato fondamentale che ha garantito volumi e occupazione, ma su cui sarebbe necessario investire in innovazione per raggiungere l'obiettivo di 1.400.000 veicoli.

La Fiom ritiene che su ibrido ed elettrico, self drive e auto in condivisione è indispensabile accelerare con un piano straordinario d'investimenti privati e pubblici che stabiliscano anche vincoli occupazionali in produzione ma anche in ricerca e sviluppo e rilancia la richiesta al governo di convocazione di un tavolo nazionale sull'automotive.

 

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