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28 Marzo 2017
Federazione Impiegati Operai Metallurgici

22 items tagged "Sicurezza"

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Sas. Chiarimenti sull'uso degli occhiali di sicurezza

Category: Dispositivi di protezione individuale
Creato il Lunedì, 27 Febbraio 2017 17:12

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Diversi RLS hanno chiesto dei chiarimenti in merito all'uso degli occhiali di sicurezza che tante aziende stanno indiscriminatamente obbligando i lavoratori a portare.

Gli occhiali di sicurezza sono considerati dei Dispositivi di Protezione Individuali.

L'art. 74 del Dlgs 81/08 esplicita cosa si intenda per Dispositivo di Protezione Individuale:

“ ...qualsiasi attrezzatura destinata a essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro...”.

Nel DVR che deve essere consegnato a ciascun RLS devono essere chiari, quali siano i rischi che necessitino di protezione agli occhi per i lavoratori presenti nel reparto e/o nell'area e non per i lavoratori che transitano, in quanto se esiste un rischio , il passaggio deve essere interdetto.

Inoltre sempre il Dlgs 81/08, all'art.75,ci sembra chiaro circa l'utilizzo dei DPI e cioè solo laddove i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione e da mezzi di protezione collettiva.

Per quanto conosciamo, i rischi per gli occhi sono quelli, derivanti dal lavoro di molatura e smerigliatura, dal lavoro al tornio, dalla saldatura per i quali si deve intervenire con protezioni rigide e fisse o agendo in aree ove non sono presenti lavoratori che agiscono su altre operazioni in maniera tale da eliminare l'insieme dei rischi.

Vogliamo inoltre ricordare che le azioni di eliminazione e/o riduzione dei rischi devono essere discussi preventivamente con gli RLS come cita chiaramente l'articolo 50 del Testo Unico.

Dunque l'obbligatorietà dell'uso degli occhiali non è sostanziato da nessuna norma, salvo la tutela da un rischio valutato e riconosciuto e che l'azienda deve eliminare. Ci dispiace dover ricordare degli obblighi e delle procedure che le aziende dovrebbero sempre applicare e rispettare.

In assenza di risposte positive da parte aziendale è opportuno dare informazione di quanto avviene al Servizio di Protezione della Asl, chiedendone l'intervento.

Con l'occasione vi ricordiamo l'Assemblea nazionale della Fiom su Salute e Sicurezza di venerdì 7 aprile a Padova. Prossimamente vi invieremo l'indirizzo della sala ove si terrà l'assemblea e alcuni indirizzi di hotel dove poter pernottare.

Engie. Informativa annuale sui temi della sicurezza, della strategia, dei risultati economici e delle risorse umane

Category: Cofely
Creato il Venerdì, 17 Febbraio 2017 12:52

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In data 14 febbraio 2017, presso la sede di Engie, si è svolto l'incontro tra la Direzione aziendale con l'Amministratore Delegato ed il Coordinamento Rsu metalmeccanici, elettrici, gas acqua unitamente alle strutture nazionali e territoriali di Fim, Fiom, Uilm e Filctem, Femca, Flaei, Uiltec per l'informativa annuale sui temi della sicurezza, della strategia, dei risultati economici e delle risorse umane.

L'Azienda ha condiviso i risultati positivi conseguenti ad una particolare attenzione alla sicurezza, che hanno prodotto sensibili miglioramenti rispetto agli anni precedenti, rispetto agli infortuni ed alla gravità degli stessi, anche rispetto alle dinamiche di gruppo. Sono state dedicate oltre 21mila ore di formazione sulla sicurezza nell'anno 2016.

Il Coordinamento ha apprezzato l'impegno ed ha indicato la necessità di un maggiore livello di partecipazione e di confronto tra i preposti e gli Rls, inoltre ha condiviso che gli obiettivi comuni per gli infortuni sono quelli di tendere allo zero e di innalzare l’attenzione sulle questioni ambientali.

Per quanto riguarda la strategia che orienta Engie, nel futuro l'Azienda ha tracciato un quadro di difficoltà che caratterizza lo scenario politico economico italiano con una crescita residuale e sostanzialmente in fase deflattiva, il che significa una stagnazione al ribasso dei prezzi dell'energia elettrica e del gas naturale che incidono in modo importante sul fatturato complessivo del Gruppo.

La scelta di avere un profilo unico, risponde alla necessità di unire le forze per tornare a crescere in termini di volumi e di fatturato, diversificando ed integrando l'offerta di prodotti e servizi che dovranno rispondere a processi di decarbonizzazione, digitalizzazione, decentralizzazione. Nella sostanza un processo di cambiamento di mix di servizi che prevede una forte integrazione interna e l'acquisizione e formazione di nuove professionalità.

Le aree sulle quali Engie intende intervenire sono caratterizzate da un più forte rapporto con la pubblica amministrazione e tese a sviluppare una nuova strategia nella vendita e gestione del settore energia.

I risultati economici manifestano un calo dei volumi complessivi di fatturato, che conferma un trend negativo degli ultimi anni, e che l'Azienda prevede anche per il 2017, derivato in parte importante dal calo dei prezzi dell'energia, ma anche dalla difficoltà di acquisire nuove commesse. L'Azienda conferma una forte connotazione etica nei comportamenti commerciali e, più in generale, intende perseguire la svolta attraverso la qualità dei servizi e l'innovazione. Pur in una fase di calo del fatturato è stato evidenziato un risultato positivo ed una propensione marcata agli investimenti che potrebbero anche crescere in ragione delle opportunità che il mercato potrà offrire.

Il Coordinamento e le OO.SS. hanno espresso preoccupazione per il persistente calo dei volumi e segnalato la necessità di una maggiore identificazione degli investimenti e dei progetti. Hanno peraltro apprezzato la scelta etica di Engie, ma ritengono che sia necessario un maggiore impegno per la crescita dei volumi, sia nel settore servizi, sia nel settore energia condizione necessaria per una vera garanzia occupazionale.

L'Azienda ha poi illustrato la situazione occupazionale, che vede 2824 dipendenti alla data del 31 dicembre 2016, con la distribuzione per qualifiche, che segnala un dato in crescita rispetto al 2015 con un aumento dei lavoratori a tempo indeterminato. Si prevede per il 2017 un robusto programma di formazione che persegua gli obiettivi di una maggiore integrazione, un rafforzamento delle competenze commerciali, delle competenze tecniche e specialistiche e che consenta una mobilità funzionale. L'Azienda ha poi dichiarato la necessità di intervenire sulla dimensione quantitativa e qualitativa del personale, con un mix di uscite e di entrate. Ha quindi individuato in 130 eccedenze l'attuale situazione in rapporto anche ai volumi produttivi.

Il Coordinamento Rsu, unitamente alle OO.SS., ha dichiarato l'indisponibilità a condividere un percorso diverso da quello che non preveda come unico criterio quello della volontarietà incentivata, indicando altresì che la dimensione proposta dall'Azienda non trova riscontro rispetto alle esigenze organizzative. Inoltre, l'eventuale percorso condiviso si deve poggiare su una maggiore determinazione del mix occupazionale del futuro e nella certezza che con questa fase si chiude il processo di integrazione.

L'Azienda ha sciolto il tema della non opposizione affermando l'accettazione di questo vincolo per proseguire il confronto. Conseguentemente le parti hanno condiviso di aggiornare il confronto alla data del 6 di marzo.

Nella stessa giornata si è sottoscritta l'ipotesi di intesa sull'armonizzazione degli orari e della gestione dei calendari ferie.

 

Il Coordinamento Fim, Fiom, Uilm ENGIE

Il Coordinamento Filctem, Femca, Uiltec, Flaei ENGIE

Segreterie Nazionali Fim, Fiom, Uilm

Segreterie Nazionali Filctem Femca Uiltec Flaei

 

Roma, 17 febbraio 2017

Salute e sicurezza. Nota su inidonietà fisica e psichica

Category: News Sas
Creato il Mercoledì, 15 Febbraio 2017 18:23

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Stanno arrivando da tante strutture territoriali della Fiom, comunicazioni di licenziamenti di lavoratori per inidoneità fisica e psichica.

Vogliamo ricordare a tutti alcune informazioni di base relative alla presunta accertata inidoneità e di inoltrare queste comunicazioni non solo agli RLS ma all'insieme delle RSU e agli uffici vertenze.

Il giudizio di idoneità può essere parziale, temporanea, con prescrizioni o limitazioni o di inidoneità temporanea o permanente secondo il giudizio del medico competente come prescrive l'art. 41 del comma 6 del Dlgs 81/08 (Testo Unico).

Il medico competente esprime per iscritto, non verbalmente, come tante volte succede, il proprio giudizio e deve darne copia al lavoratore e al datore di lavoro. Nel caso di una inidoneità temporanea devono essere chiaramente indicati i limiti temporali di validità e le possibili mansioni ove il lavoratore può essere ricollocato.

L'art. 42 del Testo Unico inoltre precisa che il datore di lavoro a fronte di un giudizio di inidoneità di un lavoratore alla mansione specifica, deve ottemperare a quanto disposto dalla Legge del 12 marzo 1999 n° 68 e di conseguenza prima di attivare interventi di sospensione dal lavoro odi licenziamento deve adibire il lavoratore in altre mansioni equivalenti o in difetto, a mansioni inferiori garantendo lo stesso trattamento.

E' necessario che le RSU si impegnino a una individuazione preventiva delle mansioni possibili, ove ricollocare i lavoratori con inidoneità, anche attraverso un franco confronto con l'insieme dei lavoratori, affinché siano liberate postazioni lavorative utili per gli inidonei e sia impedita la dichiarazione della azienda della non esistenza di mansioni consone al lavoratore inidoneo.

Ricordiamo inoltre che è sempre vigente la legge che vieta il licenziamento delle persone, le quali sono state riconosciute come disabili se prima non si sia, come definisce la Legge 216/2003 tentato di adottare accomodamenti al luogo o alla postazione di lavoro per tentare il reinserimento lavorativo. Gli accomodamenti consistono nella rotazione, riduzione d'orario ect.

E' estremamente utile che le RSU e gli RLS propongano alle aziende corsi di formazione a favore dei lavoratori inidonei e/o anziani, con la partecipazione della dirigenza, per verificare congiuntamente la possibilità di adattare le mansioni alle inidoneità riscontrate.

Inoltre l'Inail recentemente ha messo a disposizione delle aziende con lavoratori infortunati o tecnopatici (inidonei) rilevanti finanziamenti che possano abbattere gli ostacoli per il reinserimento. Le norme in questione sono la Determina Inail n° 258 del 11 luglio 2016 e la Circolare Inail n° 51 del 30 dicembre 2016.

I licenziamenti possono e devono essere impediti se saremo in grado di utilizzare efficacemente tali leve.

Anche questi temi affronteremo nell'Assemblea Nazionale Fiom sulla tutela della sicurezza e salute dei lavoratori che si svolgerà venerdì 7 aprile a Padova e alla quale chiamiamo alla massima partecipazione.

 

Fiom nazionale

Maurizio Marcelli

Ddl Sacconi-Fucksia, il Jobs Act della sicurezza sul lavoro

Category: Zoom. Articoli e commenti (3)
Creato il Giovedì, 08 Settembre 2016 15:51

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Da gennaio a giugno 2016 sono 461 le persone che hanno perso la vita sul lavoro in Italia: 341 gli infortuni mortali rilevati in occasione di lavoro e 120 quelli in itinere. Un numero drammatico che si traduce in una tragica media di 77 vittime al mese, ossia 19 alla settimana.

Tra le Regioni l’Emilia Romagna con 44 infortuni mortali rilevati in occasione di lavoro nei primi sei mesi del 2016, si mantiene in prima posizione, superando il Veneto che si localizza al secondo posto (35 vittime). Al terzo posto scende invece la Lombardia che registra 33 infortuni mortali.

Il settore economico che registra il maggior numero di vittime (42 pari al 12,3% del totale dei casi di morte in occasione di lavoro) è rappresentato dalle Attività Manifatturiere. Si posizionano al secondo posto le Costruzioni con 41 decessi (pari al 12 % del totale). Gli stranieri deceduti sul lavoro nel primo semestre 2016 sono 47 (il 13,8 per cento del totale) e le donne 23. La fascia d’età più colpita – che costituisce il 34,9 per cento di tutte le morti rilevate in occasione di lavoro – è sempre quella compresa tra i 45 e i 54 anni. Ma l’incidenza più elevata della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa coinvolge come sempre gli ultra-sessantacinquenni.

Sono i lavoratori anziani, in particolare nel settore delle costruzioni a morire per cadute dai ponteggi e gli agricoltori a rimanere schiacciati sotto vecchi trattori senza roll bar. Danno il loro contributo di sangue e di anni di vita perduti i lavoratori stranieri (13,8% del totale dei lavoratori deceduti a causa di incidenti sul lavoro).

Queste tragedie non hanno come causa determinante la mancanza di norme specifiche in materia di valutazione e gestione dei rischi.

 

Disrupting sociale, effetto collaterale delle riforme Foernero e del Jobs Act

Il d.lgs 81/2008 e s.m.i per quanto farraginoso è esauriente e il rispetto delle procedure e delle prescrizioni in esso contenute potrebbe per davvero ridurre il fenomeno infortunistico in misura rilevante.

Il problema di fondo riguarda il contesto normativo che è stato introdotto dopo il 2011. Mi riferisco in particolare alla riforma previdenziale Fornero che ha “bloccato” in attività lavorative pesanti e rischiose migliaia di lavoratori anziani non più in grado di reggere le fatiche del cantiere, i lavori in agricoltura, nella logistica e nei trasporti.

Il combinato disposto riforma Fornero e il successivo Jobs Act stanno producendo un effetto corrosivo sulla capacità di partecipazione attiva dei lavoratori per autotutelarsi.

La facilità con la quale si può essere licenziati e/o le altre pratiche di ritorsione delle direzioni aziendali , divenute legittime come il demansionamento, stanno trasformando i molte realtà i lavoratori e le lavoratrici in soggetti silenti che hanno crescenti difficoltà ad opporsi a condizioni di lavoro insicure o disagiate.

Le norme del Jobs Act hanno prodotto forme di disrupting sociale e ridotto il potere di coalizione dei lavoratori per autotutelarsi.

Il Jobs Act ha in sè un forte potenziale di disrupting sociale che si sta già manifestando con la moltiplicazione dei licenziamenti "economici" dei lavoratori sopra i cinquanta anni, ben lontani dalla pensione, destinati ad entrare nella fitta schiera delle persone che difficilmente potranno trovare un altro lavoro...

Esiste un fenomeno anch'esso non immediatamente visibile che le pratiche dirette di disrupting sociale e le politiche subalterne dei governi ai poteri forti dell'economia stanno producendo a livello profondo nei comportamenti delle persone: quello dell'adattamento passivo all'obbedienza ai forti, alla perdita da parte di molti lavoratori e lavoratrici della cognizione di essere cittadini portatori di diritti fondamentali. Questo è il male oscuro che depotenzia la volontà e la capacità di partecipazione mettendo in grave crisi la democrazia: il crescente astensionismo elettorale è un indicatore palese di questo profondo malessere e sfiducia rispetto al ruolo della politica come strumento di riscatto e di affermazione dei propri diritti.

Tutto questo ha elevatissimi costi sociali: un patrimonio enorme di potenzialità umane viene dissipato, ai giovani viene prospettato non un futuro da cittadini protagonisti ma da precari assistiti, male.

In questo contesto anche i problemi della salute e sicurezza nel lavoro a fronte del rischio di ritorsioni se ci si espone a denunciare situazioni di irregolarità o di mala organizzazione del lavoro, in diverse realtà, vengono posti in secondo piano.

Le aziende strutturate di medie e gradi dimensioni hanno appreso in questi anni ad utilizzare i benefici economici derivanti dalla applicazione delle norme, dalla partecipazione ai click days promossi da Inail e hanno ridotto in modo significativo la frequenza di incidenti gravi e mortali.

I problemi persistono nelle piccole imprese ove la sopravvivenza rispetto alla crisi ha comportato il taglio di molte spese, ivi comprese quelle riguardanti la sicurezza.

Sono le imprese individuali, le cosi dette “false partite iva” che si trovano a competere con l'acquisizione di appalti al massimo ribasso che pagano il prezzo più grande in termini di incidenti sul lavoro. Sempre con maggiore frequenza in questi anni è capitato di leggere nelle cronache che la persona asfissiata mentre saldava all'interno di un serbatoio non bonificato o precipitata dall'alto mentre stava eseguendo una bonifica di un tetto eternit era un lavoratore autonomo.

Nella galassia delle oltre quaranta forme di titolarità dei rapporti di lavoro che il Jobs Act non ha modificato sono molti i lavoratori e le lavoratrici che operano in condizioni di rischio elevato sia per la sicurezza sia per la salute. Nelle filiere produttive l'azienda grande o media esternalizza lavori di manutenzione a micro imprese composte da due o tre lavoratori autonomi che spesso operano in assenza di una programmazione preventiva dei lavori: la valutazione e gestione dei rischi rimane chiusa nei cassetti della stazione appaltante a disposizione di una eventuale ispezione della Asl, ma coloro che operano al fronte in rapporto diretto con il rischio raramente vengono informati con precisione sui rischi per la salute e per la sicurezza cui saranno esposti.

A questa prima trasformazione normativa si aggiunge il disegno governativo che ha come obiettivo l'estinzione dell'istituto del Contratto Nazionale di Lavoro. La fine del Contratto nazionale moltiplicherà ulteriormente le diseguaglianze estendendo le condizioni di lavoro servile: orari di lavoro, diritti contenuti nelle parti normative quali permessi di studio saranno resi subalterni ad una concezione rozza e primitiva del concetto di produttività. La contrattazione di secondo livello deprivata dei riferimenti delle parti normative dei Ccnl farà arretrare le condizioni di lavoro in particolare nelle Pmi.

Queste considerazioni vengono sia da una lunga esperienza personale di rapporto con i lavoratori sia da una analisi delle notizie d'infortunio che si possono trovare sui media, sui siti specialistici, sulle sentenze penali che seguono le indagini sull'evento infortunistico.

 

La territorializzazione dell'informazione sugli infortuni e sulle malattie professionali

Un altro aspetto sul quale riflettere è la scomparsa dalle cronache nazionali dei quotidiani e dai media in genere delle notizie riguardanti gli incidenti sul lavoro.

Gli eventi infortunistici gravi e mortali sono relegati nelle ultime notizie delle pagine locali con la stesso format delle notizie riguardanti gli incidenti stradali. La tecnica della banalizzazione di questi eventi ha fatto scomparire dalla scena delle priorità nazionali la questione salute e sicurezza sul lavoro.

E' verosimile pensare che molti direttori dei quotidiani e dei media abbiano operato un adattamento calcolato dei palinsesti per declassare le questioni del lavoro, del diritto alla salute e alla sicurezza nel lavoro a banali brevi articoli di cronaca locale, per non turbare la fantasiosa narrazione del governo sulle magnifiche sorti progressive del Jobs Act .

A questa scelta di “declassare” rispetto ad altre epoche la questione sicurezza sul lavoro nei media si congiunge lo sbarramento rispetto alla istituzione del Sinp, Servizio Informazione Nazionale sulla Prevenzione che doveva essere istituito dal 2008 , ovvero a 180 giorni dalla data dell'entrata in vigore del d.lgs 81.5

Lo strumento per le informazioni di governo necessarie per gestire da parte delle istituzioni, delle imprese le priorità in materia di prevenzione era il Sinp, la cui attuazione pare rinviata sine die, ovvero a mai.

Non vogliamo affrontare le ragioni per cui il Sinp non è stato attuato: occorrerebbe immergersi nei meandri della burocrazia ministeriale e nei sottosistemi di potere dell'Inail per scoprire le vere ragioni perchè dopo sette anni dall'entrata in vigore del d.lgs. 81/08 il Sinp rimane sulla carta.

Si può affermare con un rischio molto basso di essere smentiti che il Sinp non nascerà mai perchè le Associazioni datoriali non sono interessate all'attività di un Ente che raccogliendo e ordinando le informazioni con la pubblicazione di Report pubblici sullo stato dell'arte potrebbe mettere in luce gravi responsabilità sui ritardi nelle politiche di prevenzione, nella valutazione e gestione dei rischi.

Le stesse organizzazioni sindacali indebolite dalle divisioni e dalla mancanza di una strategia adeguata a fare fronte ai problemi della salute e sicurezza sul lavoro non hanno fatto dell'attuazione del Sinp l'obiettivo di una battaglia sindacale.

 

Il declino delle regioni

Voglio ricordare che quanto si è fatto di positivo nei quattro decenni da quando sono state istituite le Regioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro è stato fondamentale per la costruzione di una rete di Servizi per la prevenzione e di un'esperienza partecipata dagli anni 70 ad oggi molto importante.

Alcune regioni del centro-nord hanno investito molte risorse sia per la formazione degli operatori sia per la messa in opera di servizi che hanno sviluppato reti e pratiche di prevenzione efficace.

Emilia Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia Piemonte, Liguria, Marche, Puglia fino al Lazio hanno dato molto fino ai primi anni dopo il 2000 facendo della salute e della sicurezza nel lavoro un tema importante dei governi regionali.

Altre Regioni sono state assenteiste, non hanno costruito la rete dei Servizi territoriali non hanno svolto alcun ruolo guida , sono state un buco nero rispetto a questa tematica, non le nominiamo perchè sono note a chi si occupa da tempo della tematica.

La Riforma del Titolo V° della Costituzione all'inizio degli anni duemila non ha rappresentato uno stimolo per il miglioramento, in diverse realtà invece di utilizzare la legislazione concorrente come competizione per migliorare le norme dello stato centrale si è giocato di rimessa, si è utilizzata la potestà della legislazione concorrente per ridurre vincoli e impegni delle imprese nella gestione della sicurezza o non si è utilizzata affatto questa opportunità per migliorare le norme nazionali.

Voglio ricordare che alcune regioni hanno bene utilizzato la legislazione concorrente per settori particolari esistenti nel loro territorio, ad esempio la Toscana e l'Emilia Romagna hanno predisposto linee guida per i lavori in galleria dell'alta velocità che hanno evitato incidenti e morti. Altre regioni come il Veneto sono intervenute su macchine agricole, uso dei pesticidi, ecc.

La spinta propulsiva del ruolo delle regioni si spegne lentamente con le trasformazioni delle rappresentanze politiche: da quando i lavoratori dipendenti in particolare dei settori manifatturieri non sono più il riferimento importante dell'ultima formazione politica che ha occupato lo spazio politico che prima era del Partito comunista, il Partito democratico, la questione salute e sicurezza nel lavoro scompare dalle agende di molti assessorati alla sanità regionali.

Fino al termine dei governi a guida Berlusconi il ruolo di alcune regioni rispetto alla materia che trattiamo è stato quello di contrastare alcuni tentativi di deregulation dal 2002 in poi fino al contributo importante nella elaborazione del D.lgs 81/08.

Questa attività importante delle regioni che si erano impegnate ad attuare la rete dei servizi si affievolisce mano mano in ragione del cambio di priorità nelle agende politiche per la scelta di dare maggiore ascolto alle richieste delle associazioni datoriali.

In questo ultimi due anni l'attesa del trasferimento delle competenze in materia di salute e sicurezza allo Stato in ragione delle modifiche del Titolo V° della Costituzione e della istituzione di un Ente centralizzato preposto alla vigilanza (l'Agenzia) hanno portato alla passività molte regioni.

La presenza dell'istituzione regione sulla tematica salute e sicurezza nel lavoro è pertanto in progressivo declino da quando è iniziata la crisi.

Le aziende Asl in molte realtà vedono i Servizi di Prevenzione Salute Sicurezza Lavoro come un corpo estraneo e/o generatore di conflitti con il sistema delle imprese, pertanto non esiste da parte dei dirigenti delle Asl una particolare volontà di sviluppare questi servizi.

E' da questo ingorgo istituzionale che occorrerebbe uscire con un disegno serio di riordino dei servizi territoriali di prevenzione per consolidare a livello territoriale i nodi della rete di un sistema di prevenzione integrato nel Ssn.

Diversamente si rischia che una straordinaria esperienza territoriale venga sostituita da un sistema verticale burocratico denominato “agenzia” ingessato e dipendente dalle volontà del ministro del lavoro di turno senza che vi sia un controllo sociale rispetto all'operato di questo entità.

In ogni caso non può continuare ancora per troppo tempo “la sospensione” nella terra di nessuno delle competenze in materia di salute e sicurezza nel lavoro, occorre che si pervenga ad un percorso strutturato che definisca in modo certo il sistema istituzionale, le responsabilità e le competenze.

 

Le trasformazioni del lavoro: profili di rischio e strategie di prevenzione da costruire

Le trasformazioni delle forme organizzative, giuridiche e materiali del lavoro che sono avvenute nel corso degli ultimi dieci anni sono straordinarie.

I processi di automazione del trattamento delle informazioni gestionali dei sistemi produttivi, della logistica, nei sistemi finanziari sono stati e sono oggetto di studi raffinati, ragion per cui non intendiamo affrontali in questa sede.

In sintesi si può dire che il lavoro degli umani si è trasformato radicalmente in molti settori e i profili di rischio stanno radicalmente cambiando per molti lavori e nel contempo molti lavori sono destinati a trasformarsi o a scomparire.

Ciò che cambia in profondità per gli umani che per lavorare comunicano e/o si affidano a complessi algoritmi per svolgere il proprio lavoro è la perdita del governo del tempo e, a volte, lo smarrimento del significato del proprio lavoro.

Le forme di assistenza digitale in uso, ad esempio, nel settore finanziario e creditizio rispetto alle decisioni da prendere stanno svuotando il lavoro dei funzionari addetti alla erogazione di crediti o mutui.

Nel settore dei trasporti i sistemi di geo localizzazione satellitare stanno trasformando il lavoro degli autisti che si vedono riprogrammare percorsi, tappe di carico e tempi in tempo reale: il loro governo del tempo viene ridotto ai minimi termini. Sanno quando partono ma non quando ritorneranno in sede..

Questo è il nuovo ambito su cui è necessario che si faccia ricerca per definire i profili di rischio di queste nuove modalità di lavoro.

A fianco del lavoro qualificato sempre più raro, sempre più esigente di competenze professionali che peraltro hanno un ciclo di vita sempre più breve, permangono e in qualche misura si espandono i lavori basati sulla fisicità, sulla fatica fisica sulla esposizione ai classici fattori di rischio tradizionali: rumore, gas fumi, polveri, microclima che procura disagio, movimentazione carichi.

La differenza rispetto al passato riguarda il fatto che questi lavori sono svolti da lavoratori e lavoratrici stranieri in condizioni di precariato, senza tutele e contratti, pagati in parte con voucher e in parte in nero.

Nella galassia dei lavori di servizio della ristorazione,dei servizi alle persone, del pulimento si trovano situazioni diffuse di precariato e di lavoro nero. Sono queste le realtà in cui le persone lavorano assai spesso senza adeguati dispositivi di protezione individuali (Dpi) senza le informazioni e la formazione sull'utilizzo in sicurezza sulle sostanze impiegate ad esempio nei lavori di pulimento.

In buona sostanza chi si occupa professionalmente di prevenzione, salute e sicurezza nel lavoro dovrà fronteggiare profili di rischio derivanti da sovraccarico cognitivo e stress che sono propri e saranno sempre più diffusi in coloro che lavorano nei settori avanzati dell'industria 4.0 e situazioni di lavoro con profili di rischio molto materiali nei settori della ristorazione, del commercio, dei servizi alle persone, pulimento ove operano lavoratori con contratti di lavoro precari e temporanei.

Mentre nelle aziende dei settori pregiati si registra una capacità di valutazione e gestione dei rischi di qualità è desolante invece la situazione delle imprese che producono servizi e prodotti a basso valore aggiunto ove nella maggioranza dei casi le imprese pagano consulenti per costruire un'apparenza di adempimento di quanto prevedono le norme in materia.

L'aggiornamento dei profili di rischio dovrebbe essere una pratica di ricerca continua da parte del Dipartimento Ricerca dell'Inail.

Nei prossimi anni le trasformazioni del mercato del lavoro e le compresenze di settori ad elevata tecnologia organizzative e produttive (industria 4.0) con settori ad elevata intensità di sfruttamento e precarizzati comporterà strategie molto differenziate di prevenzione.

Dalle documentazioni ufficiali non pare siano state prese decisioni di svolgere ricerca e sviluppo in questa direzione.

 

Semplificazioni dal livello europeo fino al DdL Sacconi-Fucksia

Cosa ci attende il prossimo futuro? Per quanto attiene le norme e l'intervento della Pubblica amministrazione nella relazione tra impresa e lavoratori come garante, tramite la vigilanza e le ispezioni, della corretta valutazione e gestione dei rischi siamo a fronte di una regressione che parte dal livello della Commissione europea e arrva alle pratiche correnti in materia svolte dal ministero del lavoro. La parola d'ordine della semplificazione è partita da tempo, già dalla presidenza della Commissione Barroso. La Commissione europea a presidenza Barroso quando lanciò il processo di semplificazione normativa registrò un certo consenso non solo tra le associazioni imprenditoriali: si pensava ad una ragionevole “pulizia” degli aspetti ridondanti e superflui delle direttive. Nel corso degli anni si è visto invece un utilizzo del processo di semplificazione per altri scopi politici: la deregulation delle norme di tutela dell'ambiente e della salute e sicurezza dei lavoratori.

Il processo di semplificazione della legislazione europea è stato preso in ostaggio dagli interessi privati del mondo degli affari. Questo è quanto si afferma nelle conclusioni di un nuovo rapporto pubblicato dall'Istituto sindacale europeo. Dopo dieci anni durante i quali la Ue si è impegnata per la semplificazione della legislazione, da "legiferare meglio", alla "regolazione intelligente" fino al Progetto Refit il vero risultato non è stata la semplificazione "intelligente" peraltro auspicabile , ma una pratica reale di blocco e di mancato aggiornamento delle direttive europee in materia di ambiente, salute e sicurezza sul lavoro.

Un esempio chiaro riguarda la proposta di modifica della Direttiva cancerogeni, parziale eincompleta rispetto alle più recenti conoscenze scientifiche che perviene alla consultazione delle parti sociali dopo anni di ritardo. Il rapporto di Etui (Istituto di Studi e Ricerche della Confederazione dei Sindacati Europei) illustra con chiarezza il percorso in negativo o a ritroso della Commissione europea rispetto ai diritti dei lavoratori che vengono posti nella scala della priorità al terzo posto , dopo le imprese e i consumatori.

Ritardi analoghi nelle proposte di modifica delle Direttive europee in materia di protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori ve ne sono molti, ad esempio per quanto attiene la prevenzione dei disturbi muscolo scheletrici nelle lavorazioni seriali.

A moltiplicare gli effetti negativi sulle condizioni di lavoro vi è poi quel corredo di norme che fa riferimento alla Direttiva Bolkenstein che consente alle imprese italiane di aprire presso alcuni paesi della Ue pseudo imprese che sono soltanto recapiti legali , imprese fasulle che non svolgono attività economiche ma che servono a trasformare il contratto di lavoro di un camionista italiano , ad esempio, in un contratto rumeno con orari capestro, salario dimezzato.

L'ideologia neoliberista che sta alla base di queste direttive sta portando su posizioni contrarie al progetto europeo vasti settori di lavoratori dipendenti che ravvisano nelle politiche di austerity e di attacco dei diritti dei lavoratori una minaccia incombente non più tollerabile. Nei fatti la Ue con le norme che afferiscono alla Direttiva Bolkenstein ha introdotto nel mercato del lavoro europeo il dumping sociale, la concorrenza basata sulla eliminazione dei diritti dei lavoratori. A livello nazionale le politiche governative, come abbiamo visto, procedono nella stessa direzione.

Le cosìdette “riforme” non sono altro che allineamenti della legislazione nazionale con quella europea, dal Jobs Act che rende legittima la precarietà a vita al progetto di “superamento” dei Ccnl che vengono individuati come un impedimento alla crescita economica.

Appare evidente che queste strategie che hanno come scopo l'indebolimento delle coalizzazioni (leggi organizzazioni sindacali) degli interessi dei lavoratori dipendenti stanno alimentando un clima di avversione alle istituzioni europee, istituzioni sacrificate agli interessi forti delle grandi compagnie multinazionali e della speculazione finanziaria.

In questo contesto e all'interno di queste dinamiche tese a ridurre i diritti dei lavoratori non poteva mancare l'iniziativa dell'ex ministro del lavoro Sacconi che in collaborazione con la senatrice Fucksia ha elaborato un DdL contenente modifiche al Dlgs 81/2008 che in modo beffardo vengono definite “disposizioni per il miglioramento sostanziale della salute e sicurezza dei lavoratori”.

Il DdL Sacconi Fucksia, per come è scritto e per il pressapochismo che lo distingue non dovrebbe arrivare neppure in Commissione, dovrebbe finire in archivio, utile ai cultori della materia come esempio in negativo di come non si deve fare una norma.

Il DdL consta di 22 articoli e 5 allegati il cui contenuto è in parte ricopiatura di parti della Direttiva quadro 391/89 . L'intento reale del DdL è quello di dare una picconata al Dlgs 81/08 e smi sulle parti più pregiate. Riportiamo in forma sintetica contenuti più negativi del DdL:

1) La definizione di lavoratore vigente viene stravolta per ridurre ancora di più le tutele dei lavoratori “atipici” . La tutela è per la “persona impiegata in modo non episodico per attività di lavoro” . Nella norma attuale la tutela è universale a prescindere dalla durata e dalla tipologia del rapporto di lavoro in essere. Nei fatti Sacconi pare escludere la vasta area dei lavoratori che vengono pagati con i voucher da qualsiasi tutela.

2) Trasferimento delle responsabilità rispetto alla qualità della valutazione e gestione dei rischi dal datore di lavoro demandando a medici del lavoro e altri professionisti di riferimento il compito e l’onere di certificare la regolarità delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro. Il datore di lavoro viene sollevato dalla responsabilità anche penale demandando a medici del lavoro e altri professionisti di riferimento il compito e l’onere di certificare la regolarità delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro. Il ruolo di questi professionisti sarebbe di supporto alla funzione pubblica di vigilanza, che verrebbe attivata solamente in caso di certificazioni fraudolente, rese con colpa grave professionale o sottoscrivendo false dichiarazioni.

Peraltro, gli organismi di vigilanza e la magistratura interverrebbero con “disposizioni” esecutive ai datori di lavoro, comunque impugnabili, e solamente in caso di mancato rispetto della disposizione è prevista la sanzione penale (arresto e ammenda).

3) Responsabilità del datore di lavoro: si va ben oltre l'esimenza prevista all'art. 30 del Dlgs 81/08. Nei fatti il datore di lavoro è sempre non responsabile : la responsabilità del datore di lavoro verrebbe configurata come “colpa di organizzazione” che non sussiste se si dimostra di aver posto in essere tutte le misure organizzative idonee rispetto alle esigenze di tutela dei lavoratori. La responsabilità penale del datore di lavoro viene meno in caso di infortunio che sia derivato da grave negligenza del dirigente, del preposto o del lavoratore. La proiezione della responsabilità viene proiettata verso il basso, verso quadri e preposti e infine verso i lavoratori per i quali vengono incrementate le sanzioni penali.

4) Qualora successivamente alla “certificazione” si dovessero verificare danni per la salute dei lavoratori (infortuni o malattie professionali) a causa di carenze nelle misure di sicurezza, il professionista che ha certificato la idoneità delle condizioni lavorative dovrebbe essere ritenuto corresponsabile dell’evento in sede civile e penale.

Quanti sono gli attuali professionisti in grado di sostenere questa responsabilità a livello economico e assicurativo? E' verosimile immaginare il seguente scenario: i consulenti “responsabilizzati” in solido e in sostituzione del datore di lavoro adotteranno forme di autotutela con le pratiche difensive ben note nel campo della “medicina difensiva”, moltiplicazione delle analisi ambientali, iperprescrizioni di misure preventive superflue, alti costi delle certificazioni....

5) Il DdL prevede anche una discutibile forma di recepimento delle Direttive europee in materia di salute e sicurezza sul lavoro: il DdL prevede che il loro recepimento debba essere limitato al solo rispetto dei lvelli inderogabili di tutela indicati nelle direttive mentre dalla legislazione vigente verranno eliminati tutti i livelli di regolazione ritenuti superflui o sovrabbondanti. Saremo veramente curiosi di vedere quali siano i livelli di regolazione/protezione ritenuti superflui o sovrabbondanti dai Senatori Sacconi e Fucksia.

Mi fermo qui perchè il DdL Sacconi Fucksia richiede una valutazione comparata assai complessa che richiederà le competenze di giuristi delle diverse specializzazioni, tanti sono gli strappi che la sua approvazione introdurrebbe rispetto al Codice Penale e Civile. Ciò che rimane non spiegabile tuttavia rimane la vis destruens che anima i proponenti rispetto ai livelli già scarsi di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Non è nostro mestiere scrutare le profondità delle anime, tuttavia tanto zelo contro i lavoratori ci inquieta e al contempo ci incuriosisce.

Ribadisco il concetto tuttavia che questo DdL per le sue incongruenze e superficialità non dovrebbe arrivare neppure in Commissione. Non sappiamo tuttavia se questo elaborato sia il frutto di una iniziativa estemporanea dei Senatori firmatari o sia invece un'azione concertata, un ballon d'essai per attivare l'iniziativa di deregulation del governo sull'insieme della tematica salute e sicurezza nel lavoro.

In questo senso la presentazione di questo DdL diviene immediatamente un banco di prova per il governo Renzi. Le scelte possibili del governo vanno dalla condivisione del DdL Sacconi Fucksia alla decisione di intraprendere un autonomo percorso di manutenzione e aggiustamento del Dlgs 81/08 e s.m.i . Vedremo quale sarà la scelta, in ogni caso “nessun dorma” (mi riferisco al sindacato) poiché la traiettoria rimane la stessa, la riduzione ai minimi termini dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici a tutelare la propria incolumità fisica e la propria salute nel lavoro.

 

*Diario per la Prevenzione

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Sas. Aspettativa di vita

Category: News Sas
Creato il Martedì, 03 Maggio 2016 17:05

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Pochi i commenti, apparsi dopo che l'Inail ha comunicato gli infortuni sul lavoro e il numero dei morti sul lavoro nel 2015, che hanno messo in luce una evidente contraddizione tra i dati, considerato che i morti sul lavoro sono aumentati a 1172 contro i 1009 lavoratori morti nel 2014, mentre le denunce complessive di infortuni sono diminuite passando alle 632665 del 2015 rispetto alle 658514 dell'anno precedente con un calo del 3,9%.

Questa contraddizione può essere spiegata solo con i comportamenti delle imprese che tendono a nascondere le denunce per infortuni.

I morti sul lavoro non si possono nascondere ma gli infortuni si, come avviene ormai da una decina di anni, con l'omissione delle denunce, che infatti diminuiscono del 23,9%, trasformandoli in malattia o usando i voucher, quando gli infortuni avvengono e non possono essere nascosti per nascondere invece il lavoro nero.

Il dato dell'aumento delle morti sul lavoro è gravissimo in quanto avviene dopo che nel periodo 2010/2014 si era assistito a una flessione del 24,2% e accompagnandosi a un sostanziale e reale aumento degli infortuni, anche se non vengono denunciati, per le pressioni, le minacce e ricatti nei confronti dei lavoratori da parte delle imprese.

La realtà ci consegna una condizione lavorativa che nella crisi generale sia per i nuovi processi lavorativi che si sono affermati che per la non applicazione delle procedure di sicurezza è gravemente deteriorata.

Questa drammatica realtà colpisce pesantemente tutto il settore industriale, in tutte i segmenti, con aumenti anche del 22% , mentre il solo segmento auto riscontra un contenuto aumento degli infortuni mentre aumentano le ore di assenza per malattia.

Gli elementi nuovi che emergono dai dati Inail sono anche l'aumento delle denunce per malattie professionali e l'esteso coinvolgimento negli infortuni dei lavoratori anziani, che costretti alla permanenza prolungata nel lavoro facilmente a causa dell'età incorrono nell'infortunio.

Il quadro che ci appare rappresenta una situazione determinata non dal caso ma dall'atteggiamento e comportamenti delle imprese attente solo agli incrementi sempre più elevati della produttività e totalmente disattente alla prevenzione e alla sicurezza e alla tutela della salute dei lavoratori.

Una situazione resa ancor più drammatica dalle politiche governative che stanno riducendo sempre più le risorse finanziarie per la prevenzione sia sul fronte della sicurezza sul lavoro che su quello della tutela della salute e del benessere dei cittadini e dei lavoratori.

Un Servizio Sanitario Nazionale che chiede sempre più ai cittadini il pagamento delle prestazione determina il venir meno dell'accesso universale alle cure mediche con la conseguenza del peggioramento della salute degli italiani e la riduzione della aspettativa di vita.

Il taglio delle risorse finanziarie alle Regioni sta facendo venir meno la capacità e l'efficienza dei Servizi di Prevenzione a cominciare da quelli sul lavoro, con la conseguenza che non ci sono quasi più i controlli nelle imprese e quando ci sono appaiono anche per la scarsa professionalità degli operatori, totalmente inefficaci.

Forse è arrivato il tempo che nei luoghi di lavoro si riapra una stagione di contrattazione collettiva sull'organizzazione del lavoro, sui carichi e ritmi di lavoro, sulle condizioni degli ambienti ove si lavora, sulla definizioni di procedure chiare che escludano il rischio lavorativo, che affermi la dignità dei lavoratori contro pressioni e ricatti di ogni genere.

Dai luoghi di lavoro deve anche partire una nuova vertenzialità territoriale che affermi la centralità dei servizi di prevenzione che devono essere mantenuti e valorizzati nelle scelte finanziarie delle Regioni.

La tutela della salute e della vita è un bene assoluto che deve essere difeso contro ogni scambio.

La sicurezza dei pozzi petroliferi del nostro paese

Category: Segnalazioni
Creato il Giovedì, 17 Marzo 2016 12:55

L’Eni, la principale società petrolifera del nostro paese, ha sempre manifestato il suo forte impegno sulla sicurezza delle persone. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative dell’Eni di sensibilizzazione sulle tematiche di sicurezza e ambiente nei luoghi di lavoro.

I risultati pubblicizzati dall’Eni, in termini numerici, sembrano confortare l’impegno profuso.

D’altra parte la politica dell’Eni concorda con la sensibilità crescente dell’opinione pubblica nei confronti dei temi legati all’ambiente e alla sicurezza delle persone.

Ognuno di noi comprende la portata dei disastri nel settore delle estrazioni petrolifere. Tutti sanno che le attività petrolifere generano problematiche anche con i migliori standard. Chi comprerebbe un vino prodotto vicino ad una raffineria? Chi mangerebbe ortaggi coltivati a ridosso degli impianti petroliferi?

In tutta sincerità dobbiamo ammettere che le attività petrolifere possono trasformare tanto la natura di un territorio e incidere sullo sviluppo economico e sociale di una popolazione.

La normativa italiana, anche nelle attività di estrazione petrolifera, affida in particolare a due soggetti le responsabilità più onerose in materia di salute e sicurezza sul lavoro in cantiere. Questi due soggetti prendono il nome di DIRETTORE RESPONSABILE e SORVEGLIANTE.

In un impianto di perforazione petrolifera, a mare come a terra, il DIRETTORE RESPONSABILE e il SORVEGLIANTE sono figure alle quali il Titolare della concessione mineraria affida l’incarico di garantire il rispetto di tutte le norme di sicurezza e di tutela della salute dei lavoratori. Stiamo parlando delle persone che lo Stato italiano vuole a garanzia del rispetto della normativa di sicurezza nei cantieri di perforazione petrolifera.

Sappiamo che le attività di estrazione petrolifera sono attività complesse, pericolose e con grave potenziale impatto sulle persone e sull’ambiente. Non a caso i DIRETTORI RESPONSABILI e i SORVEGLIANTI devono essere persone in possesso di capacità e competenze di alta e specifica formazione. Capacità e competenze che si acquisiscono soltanto con molti anni di esperienza sul campo e con aggiornamenti professionali continui. Infatti non sono molti in Italia che possono vantare questi requisiti.

Ebbene, sembra che da circa quindici anni, nei propri cantieri di perforazione, l’Eni assegni anche a società terze l’onere di fornire tali fondamentali figure.

Questa pratica comporta che società diverse di volta in volta gareggino per l’assegnazione del servizio con conseguenze che possono risultare pesanti per i lavoratori che assumono gli incarichi di DIRETTORE RESPONSABILE e SORVEGLIANTE. Nel corso degli anni, infatti, le società che hanno fornito all’Eni i DIRETTORI RESPONSABILI e i SORVEGLIANTI a volte sono cambiate ma una buona parte dei tecnici più qualificati sono rimasti gli stessi. All’interno di uno schema (l’attuale logica degli appalti) costretto dalla necessità di ridurre sempre di più i costi, le figure cui lo Stato italiano assegna la responsabilità della sicurezza nelle attività petrolifere, sembrano di fatto pagate dall’Eni stessa tramite queste società di servizio di cui formalmente sono dipendenti, questo sebbene il servizio sia naturalmente   regolato da un contratto tra il committente e l’erogatore del servizio stesso.

Inoltre la politica voluta dall'Eni di “esternalizzare” queste figure responsabili della sicurezza nei propri cantieri di perforazione, non solo pare comportare per DIRETTORI RESPONSABILI e SORVEGLIANTI un progressivo peggioramento delle condizioni retributive e contrattuali ma, cosa ancora più grave, a nostro giudizio rischia di indebolire molto l’indipendenza e l’autorevolezza di DIRETTORI RESPONSABILI e SORVEGLIANTI fino a compromettere la loro libertà di azione e l’efficacia nello svolgimento del proprio incarico.

Spesso questi lavoratori, oltre a dover gestire lo stress che naturalmente sussiste per la tipologia degli incarichi assunti, sono costretti a subire l’assenza di continuità nel rapporto di lavoro, condizioni economiche sempre diverse, disparità di diritti contrattuali rispetto ai lavoratori dell’Eni e, ultimamente, come riferiscono alcuni lavoratori, processi di selezione dei DIRETTORI RESPONSABILI e dei SORVEGLIANTI a volte poco limpidi e non in linea con i requisiti di esperienza e competenza specifici.

Allora ci chiediamo se tutto ciò sia a favore di sicurezza e rappresenti davvero la “massima sicurezza tecnologicamente possibile” nelle attività estrattive dell’Eni.

Ci chiediamo anche come si possa garantire meglio il rispetto delle norme di sicurezza, rendendo per esempio più trasparente il criterio di scelta dei DIRETTORI RESPONSABILI e dei SORVEGLIANTI.

Chi decide sull’allontanamento da un impianto di un DIRETTORE RESPONSABILE o di un  SORVEGLIANTE?

Quali sono i criteri con i quali Eni sceglie un DIRETTORE RESPONSABILE o un  SORVEGLIANTE?

E’ giusto che le figure di garanzia a salvaguardia dei siti di interesse nazionale diventino un servizio come un altro che la stessa Eni paga alle società private aggiudicatrici?

Chi garantisce allo Stato che DIRETTORI RESPONSABILI e SORVEGLIANTI possano esercitare il loro ruolo in maniera totalmente indipendente?

In Val d’Agri, nel sito di estrazione petrolifera più importante del paese, da circa un anno a questa parte sembrerebbe in atto, a giudicare da quello che riferiscono alcuni lavoratori, la sostituzione di diversi DIRETTORI RESPONSABILI e SORVEGLIANTI con maggiore esperienza nel settore della perforazione petrolifera con personale meno esperto nello stesso settore. Un’operazione che non sembra tanto seguire le logiche di professionalità e di meritocrazia quanto piuttosto dinamiche lontane dalla migliore sicurezza sul lavoro e più vicine a quelle di una politica da cui vorremmo allontanarci per sempre.

Noi pensiamo che le risorse petrolifere siano patrimonio dello Stato e bene della collettività e che i cittadini italiani, i veri detentori delle risorse petrolifere, dovrebbero conoscere chi è responsabile anche della loro salute. 

Infine ci chiediamo perché l’Autorità nazionale per la sicurezza nelle attività minerarie accetta questo stato di cose senza imporre all’Eni condizioni specifiche per la gestione dei DIRETTORI RESPONSABILI e SORVEGLIANTI.

A nostro avviso le esigenze di profitto delle aziende private non dovrebbero condizionare la gestione della sicurezza nelle attività di estrazione petrolifera e non dovrebbero essere più importanti della tutela di tutta la collettività e di quella dell’ambiente.

Altrimenti si potrebbe pensare che i siti di estrazione petrolifera non siano così sicuri come viene sbandierato da chi ha tutto l’interesse a farne profitto privato.

E, d’altra parte, se anche i principali soggetti responsabili in cantiere non sono messi nelle condizioni di svolgere i propri incarichi con la necessaria indipendenza e libertà di azione, come possiamo affermare che le attività di estrazione petrolifera siano davvero sicure? 

 

Giovanni Lozzi

Stefano Altamura

Fiom Toscana, morti sul lavoro, Braccini: "Guerra silenziosa e drammatica"

Category: Fiom Toscana
Creato il Giovedì, 10 Marzo 2016 16:19

Una guerra silenziosa, drammatica e senza fine continua imperterrita: quella delle morti sul lavoro.

Una strage che si sta perpetrando nei luoghi di lavoro e che segna il grado di civiltà di un paese.

I dati relativi sul lavoro in Toscana confermano la gravità di questo fenomeno e la profondità del suo radicamento nel tessuto produttivo. Poi vi sono le malattie professionali, le invalidità permanenti, gli infortuni e l'amianto che continua a mietere vittime anche a distanza di tempo dall'esposizione.

Siamo di fronte ad un sistema incline a non garantire lavoro sicuro e salari equi, basato sulla competizione dei costi e dei diritti.

Su queste basi è evidente che la sicurezza nei luoghi di lavoro viene sempre più a mancare.

Troppi i silenzi ed i ricatti che sono costretti a subire tanti i lavoratori a causa delle preoccupazione di perdere il posto di lavoro, soprattutto in un tempo di crisi, e la legislazione, che sempre più riduce i diritti delle persone che lavorano, non aiuta sicuramente a dare risposta al grave problema della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Sindacalmente siamo impegnati a sostegno dell'azione costante degli Rls e Rsu in molti luoghi di lavoro e nel dare supporto alla stesura dei documenti di valutazione dei rischi, nello spingere sempre ad investire nella formazione, informazione e addestramento dei lavoratori.

Vi sono anche molte imprese virtuose in Toscana che hanno fatto della sicurezza un punto cardine e che gli deve essere riconosciuto, non a caso questa si concilia sempre con qualità dei prodotti, riconoscimento formale dei diritti dei lavoratori e contrattazione sindacale.

Sono apprezzabili gli sforzi che la Regione porta avanti in termini di incentivi alle aziende che investono in sicurezza e che adottano misure contro gli infortuni, ma bisogna investire ulteriormente negli organi di vigilanza e controllo.

Ma complessivamente le condizioni di lavoro stanno peggiorando e nella gran parte delle imprese le responsabilità dei datori di lavoro sulla mancata sicurezza sono pesanti e non possono essere solo ricondotte all'ultima catena di un subappalto preso al ribasso, va ricostruita anche la catena delle responsabilità, dove spesso vi sono alla testa aziende prestigiose con alti margini di profitto. Prima che abrogassero certe leggi, come il divieto di intermediazione di mano d'opera, sicuramente era più difficile scaricare responsabilità sugli ultimi come notiamo in questi tempi di libero mercato.

Bisogna far salire di nuovo il livello delle responsabilità perché spesso è di vita o di morte che spesso si tratta quando si parla di lavoro e sindacalmente batterci per far riconoscere ai lavoratori tutte le garanzie e tutele affinché il lavoro sia fonte di vita.

Massimo Braccini, segretario generale Fiom Toscana

Firenze, 10 marzo 2016

Per il governo registrare gli infortuni è un optional

Category: News Sas
Creato il Mercoledì, 20 Gennaio 2016 15:50

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Il governo con il decreto legislativo 151/2015 del 23 dicembre ha abolito di fatto – anche se non formalmente - il Registro degli infortuni, ove sono iscritti tutti gli infortuni, di qualsiasi entità, avvenuti in ogni azienda o stabilimento, anno per anno e che almeno una volta all'anno doveva essere consegnato, previa richiesta, agli Rls, consentendogli cosi di valutare efficacemente l'applicazione delle norme e delle procedure in materia di sicurezza.

L'abolizione di fatto è avvenuta in una maniera che non è azzardato definire “truffaldina” come è ben spiegato nell'articolo che alleghiamo, di Gino Rubini, tratto dalla ultima newsletter “ Diario della prevenzione”.

E' opportuno comunque, che gli Rls continuino a chiedere la consegna del Registro degli infortuni, diffidando le aziende che non volessero accedere a tale richiesta, in quanto non esiste nessuna norma che cancella il Registro.

 

Maurizio Marcelli

ufficio Salute ambiente e sicurezza Fiom-Cgil

Ufficio Sas. Programma 2016

Category: News Sas
Creato il Giovedì, 14 Gennaio 2016 16:37

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Stiamo definendo il programma delle azioni necessarie per far avanzare la nostra capacità di tutela della salute dei lavoratori metalmeccanici per il 2016, partendo da alcune condizioni che dobbiamo essere capaci di affrontare. La prima è quella relativa a un peggioramento complessivo delle condizioni lavorative che determinano un aumento degli infortuni compresi quelli mortali e l'insorgere in maniera diffusa di patologie correlate alle attività lavorative. C'è poi un progressivo indebolimento delle norme di sostegno alla tutela della salute, a causa degli interventi del governo che in nome della semplificazione, sta di fatto disarticolando e disattivando il dlgs. 81/08 e tutto ciò in presenza di un ruolo sempre meno incisivo degli enti e strutture preposti alla vigilanza.

In questo contesto si inserisce poi la positiva realtà del rinnovo delle Rsu e degli Rls che ha visto un notevole ricambio a svantaggio però delle competenze necessarie agli stessi Rls.

Per questi motivi serve, riteniamo, un rinnovato e più deciso impegno sulla formazione e nell'immediato abbiamo individuato le seguenti azioni:

  • chiediamo a tutte le strutture che non l'abbiano già fatto, di inviare entro febbraio al massimo,gli elenchi degli Rls affinché si possa realizzare il nuovo data base aggiornato;

  • è necessario che si programmi in ogni territorio almeno una giornata di aggiornamento sulle tematiche della salute;

  • dovendo ripartire con una estesa campagna di formazione di base per gli rls di nuova nomina, è opportuno che si calendarizzino i corsi di 2 giorni, tenuti dalla Fiom nazionale, con una presenza di almeno 20 Rls. I corsi possono essere territoriali oppure regionali o interprovinciali;

  • a febbraio, marzo, aprile si concluderanno con lo svolgimento della terza giornata i corsi svolti a Cantù, Varese e Macerata ( Marche) sulla conoscenza dei metodi Ocra e Niosh, è necessario fin da ora sapere se altre strutture regionali e territoriali sono interessate nel corso del 2016 allo svolgimento di tali corsi tenuti dal professor Occhipinti ;

  • come è già avvenuto in alcuni territori è opportuno fare approfondimenti specifici sul rischio da stress correlato al lavoro tale da determinare le condizioni per l'effettuazione di una nuova e credibile valutazione da parte delle aziende del rischio stesso.

In questo rinnovato impegno formativo, pur capendo tutte le difficoltà presenti, è necessaria la partecipazione non solo degli Rls ma anche di altri componenti delle Rsu e di almeno un componente delle segreterie.

Entro un mese saranno a disposizione di tutte le strutture i due manuali che abbiamo realizzato in questi anni, sia quello del 2009 che quello più sintetico dell'anno passato che stiamo correggendo e che ristamperemo.

Il lavoro delle donne e il tumore del seno: il punto sulle conoscenze

Category: Rischi per la salute
Creato il Venerdì, 06 Novembre 2015 17:09

Proseguiamo la pubblicazione del rapporto pubblicato nell’agosto 2015 dal Breast Cancer Fund statunitense

 

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Sas. Nota su tumore al seno

Com.Tel: straordinario, sicurezza e formazione.

Category: Comtel
Creato il Giovedì, 25 Giugno 2015 11:16

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In data 23 giugno 2015 presso la sede della ditta Comtel si svolto l'incontro tra la Direzione della stessa ed il Coordinamento Rsu assistito dalla Fiom nazionale ed le strutture Fiom di Roma e Milano.

Il neo Amministratore delegato ha evidenziato gli obbiettivi strategici dell'azienda e per determinare la crescita ed il consolidamento dell'azienda in un mercato complesso quale quello delle tlc in costante evoluzione tecnologica.

Il primo obbiettivo è la realizzazione delle sinergie tra la divisione reti ed la divisione enterprise per avere delle economie di scala, ridurre i costi, e migliorare l'offerta integrata di servizi. Inoltre l'azienda intende rafforzare le competenze professionali attraverso un rafforzamento e riqualificazione degli organici in considerazione anche di un elevata eta media degli stessi. La Direzione aziendale ha assunto l'impegno della presentazione di un piano industriale con i relativi investimenti che affronti le difficoltà che oggi vi sono per la saturazione della capacità produttiva in un ottica di ottimizzazione gestionale che produca riduzione di costi. Nel frattempo avanzerà un richiesta di Cigo per circa 30 unità in tutto il territorio nazionale che dovrebbe esaurirsi verso novembre 2015.

Il Coordinamento Rsu, unitamente alla O.S., ha evidenziato le pesanti difficoltà derivate dalla carenza di organici per la gestione delle reperibilità e richiesto degli incontri territoriali in particolare per Roma e Milano utili ad affrontare il tema di una migliore organizzazione del lavoro che eviti l'uso abnorme dello straordinario e garantisca la sicurezza per i lavoratori. Inoltre ha sollevato l'attenzione sul mancato rispetto degli impegni per la formazione e riqualificazione del personale ed ha vincolato l'eventuale sottoscrizione dell'accordo per la Cigo all'effettuazione dei confronti territoriali ed alla praticabilità di soluzioni condivise.

Le parti hanno condiviso un incontro nazionale per il 14 luglio 2105 presso la stessa sede.

 

Fiom nazionale

 

Roma, 24 giugno 2015

SAS: nota su infortuni

Category: News Sas
Creato il Giovedì, 11 Giugno 2015 16:09

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Nel proliferare di dati ottimistici sull’uscita dalla crisi e sull’aumento della occupazione i portavoce governativi hanno fatto calare il silenzio sul dato inquietante delle morti sul lavoro, registrato nel primo quadrimestre 2015, che è aumentato, pur rimanendo statisticamente costante la riduzione delle ore lavorate e il numero degli occupati, rispetto al periodo gennaio/aprile 2014.

I dati sono stati forniti dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre.

Dal mese di gennaio al mese di aprile 2015 sono morti 223 lavoratori. A questo dato sono da aggiungere i lavoratori morti in itinere per un totale di 305 morti rispetto ai 269 morti del primo quadrimestre dell’anno passato, con un incremento del 13,4%.

Purtroppo questi dati non ci offrono per intero il quadro della drammatica situazione, perché sono basati sui dati Inail, riferiti solo ai lavoratori in regola senza conteggiare i lavoratori morti o infortunati che lavorano in nero e nell’illegalità, soprattutto migranti e giovani e altri per i quali non è obbligatoria l’iscrizione all’Inail. Dunque il conto finale sarà ancora più grave.

Drammatico è anche il dato che interessa il settore manifatturiero, pari al 10,08% e superiore allo stesso pesante dato delle costruzioni.

La Lombardia è capolista della triste classifica dei lavoratori morti per ciascuna regione, con ben 37 morti dall’inizio dell’anno, mentre è l’Umbria a guidare il primato del rischio di mortalità più elevato rispetto alla popolazione lavorativa.

Questi dati ci portano alla conclusione che oggi a fronte di pochissimi e fragili segnali di ripresa produttiva, si sta lavorando nell’assenza totale delle procedure di sicurezza, con la richiesta alle lavoratrici e ai lavoratori di incrementare le prestazioni cancellando l’obbligo a quel rispetto delle norme che sono l’unica garanzia per tutelare la propria salute e la propria vita.

La Fiom chiede a tutte le strutture e agli Rls, soprattutto in quelle regioni e territori che sono più a rischio, di aumentare il proprio impegno per realizzare concretamente la prevenzione senza deroghe e franchigia di sorta.

Stesso Lavoro, Stessi Diritti: Messina, 24 giugno. Convegno nazionale sul settore del petrolchimico

Category: Eventi
Creato il Venerdì, 05 Giugno 2015 16:51

Convegno nazionale sul settore del petrolchimico si terrà il 24 giugno a Messina. In allegato la locandina e il programma dei lavori.

15 06 24-locandina

 

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Lavoro si, ma non a ogni costo

Stesso Lavoro, Stessi Diritti

Il salario, la sicurezza, la salute, non hanno categorie diverse

Convegno nazionale

Costruiamo politiche contrattuali e ambientali comuni negli stabilimenti petrolchimici

Per un modello di sviluppo ecocompatibile

 

24 giugno 2015 ore 9.30

 

SALONE DELLE BANDIERE | PIAZZA UNIONE EUROPEA | MESSINA

 

Apre i lavori: Salvatore Chiofalo, segretario generale Fiom Messina

Saluto di: Renato Accorinti, sindaco di Messina

Presiede lavori: Rosario Rappa, segretario nazionale Fiom

Introduce: Sergio Bellavita, Fiom nazionale

Interventi di:

Massimiliano Del Vecchio, avvocato e membro della Consulta giuridica Fiom

Alessandro Giannì, Direttore delle Campagne GreenPeace Italia

Emilio Miceli, segretario generale Filctem

Walter Schiavella, segretario generale Fillea

Fabrizio Solari, segretario nazionale Cgil

Giorgio Zampetti, responsabile scientificoLegambiente

Comitato NOTriv

Delegate e delegati Rsu

Conclude: Maurizio Landini, segretario generale Fiom

 

Inoltre parteciperanno

Antonio Mazzeo, giornalista

Mario Di Giovanna, stoppa la piattaforma

 

Stesso Lavoro, Stessi Diritti: Messina, 24 giugno. Convegno nazionale sul settore del petrolchimico

Category: Comunicati di settore
Creato il Venerdì, 05 Giugno 2015 16:51

Convegno nazionale sul settore del petrolchimico si terrà il 24 giugno a Messina. In allegato la locandina e il programma dei lavori.

15 06 24-locandina

 

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Lavoro si, ma non a ogni costo

Stesso Lavoro, Stessi Diritti

Il salario, la sicurezza, la salute, non hanno categorie diverse

Convegno nazionale

Costruiamo politiche contrattuali e ambientali comuni negli stabilimenti petrolchimici

Per un modello di sviluppo ecocompatibile

 

24 giugno 2015 ore 9.30

 

SALONE DELLE BANDIERE | PIAZZA UNIONE EUROPEA | MESSINA

 

Apre i lavori: Salvatore Chiofalo, segretario generale Fiom Messina

Saluto di: Renato Accorinti, sindaco di Messina

Presiede lavori: Rosario Rappa, segretario nazionale Fiom

Introduce: Sergio Bellavita, Fiom nazionale

Interventi di:

Massimiliano Del Vecchio, avvocato e membro della Consulta giuridica Fiom

Alessandro Giannì, Direttore delle Campagne GreenPeace Italia

Emilio Miceli, segretario generale Filctem

Walter Schiavella, segretario generale Fillea

Fabrizio Solari, segretario nazionale Cgil

Giorgio Zampetti, responsabile scientificoLegambiente

Comitato NOTriv

Delegate e delegati Rsu

Conclude: Maurizio Landini, segretario generale Fiom

 

Inoltre parteciperanno

Antonio Mazzeo, giornalista

Mario Di Giovanna, stoppa la piattaforma

 

Stress il rischio nascosto dei metalmeccanici

Category: Zoom. Articoli e commenti (3)
Creato il Venerdì, 03 Aprile 2015 14:24

tetsuya-ishida

Si definisce stress da lavoro-correlato una situazione di prolungata tensione causata da diversi fattori lavorativi che può determinare problemi di salute fisica e psicologica. Sebbene più difficile da definire e da misurare, lo stress da lavoro-correlato è a tutti gli effetti uno dei fattori di rischio, al pari di altri più immediatamente percebili, come quelli ambientali, fisici, chimici etc. Peraltro, il rischio stress da lavoro-correlato è per sua natura strettamente connesso all'organizzazione del lavoro e quindi a temi decisivi nella azione sindacale, come i tempi, i ritmi, gli orari, il controllo della prestazione, le relazioni gerarchiche. Fattori che con il tempo possono comportare danni anche gravi alla salute psicologica, aumentando peraltro anche il rischio di incidenti. Non molto indagato ma verosimilnte importante, è inoltre l'impatto che questo tipo di rischio può determinare sulla salute e sulla capacità riproduttiva di lavoratori e lavoratrici.

Dal 2008, con il d.lgs 81 è stato introdotto l'obbligo per tutte le aziende di effettuare la valutazione anche di questo fattore di rischio, come per tutti gli altri. A seguito di tale obbligo, nel 2010 la Commissione Consultiva permanente per la salute e la sicurezza ha delineato le indicazioni necessarie alla valutazione del rischio stress lavoro-correlato.

Tuttavia, a tre anni dall'emanazione di tali indicazioni, il bilancio di quanto è stato fatto è purtroppo assai deludente. E' stato questo, il tema di una indagine promossa dalla Fiom insieme alla Fondazione Trentin e presentata il 31 marzo a Roma, nella quale sono stati intervistati 237 Rls tramite un questionario che puntava a indagare se e come è stata eseguita nella azienda in cui lavorano la valutazione del rischio stress.

I risultati confermano che il processo di rilevazione del rischio stress in Italia ha registrato moltissimi problemi, che vanno dalla mancata o insufficiente rilevazione (una azienda su tre, nonostante l'obbligo di legge, non l'ha proprio fatta) allo scarso o mancato coinvolgimento dei lavoratori e degli Rls, dalle procedure non corrette o incomplete all’inesistenza di un monitoraggio diffuso, sistematico e partecipato. Così che soltanto in 8 casi su quelli analizzati, il risultato della valutazione ha evidenziato condizioni di rischio alto o medio-alto di stress.

Di fatto, dalle rilevazioni ufficiali sembrerebbe che il rischio stress è alto soltanto in pochissimi casi, tanto che l'Italia risulterebbe sotto questo aspetto particolarmente "virtuosa" in confronto agli altri paesi europei. Come se - incredibilmente - il rischio stress nelle fabbriche italiane non esistesse.

Decisamente un dato "non credibile", per il nostro settore di certo, ma anche per moltissimi altri, dove pure le condizioni di lavoro e gli ambienti fisici sono assai diversi, ma il rischio stress verosimilmente simile, basti pensare soltanto per fare alcuni esempi alla grande distribuzione commerciale, alla sanità, alla scuola, ai trasporti.

Il punto vero non è che in Italia il rischio stress non esiste, ma piuttosto che la valutazione è stata fatta in modo tale da non fare emergere le reali condizioni di lavoro, così che quella che poteva essere una cosa utile (l'obbligo della rilevazione) rischia di rivelarsi persino controproducente.

Rispetto al mondo metalmeccanico basta a smentire questo quadro ricordare che, quando la Fiom promosse l'inchiesta sulle condizioni di lavoro e di vita delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici con oltre 100mila questionari, i risultati che emersero furono, purtroppo, completamente diversi, in particolare proprio su tutti quegli elementi fortemente correlati al rischio stress (orari e organizzazione del lavoro, salute e sicurezza, rapporti all'interno dei posti di lavoro). Leggi l'approfondimento: "L'inchiesta della Fiom sulle condizioni di vita e di lavoro. Il rischio stress visto attraverso le risposte di 100mila metalmeccaniche e metalmeccanici".

Da allora sono passati sei anni di crisi. Le condizioni di lavoro non sono certo migliorate, perchè sono stati ancora meno gli investimenti delle aziende nell'innovazione e nella sicurezza e, a causa anche delle riforme passate in questi anni, è aumentato per tutti il senso di incertezza e la ricattabilità all'interno dei posti di lavoro. Se quindi già nel 2007 l'inchiesta della Fiom restituiva una fotografia del mondo del lavoro metalmeccanico così fortemente esposto al "rischio stress", soltanto un folle potrebbe pensare davvero che oggi la situazione sia migliorata e che le aziende metalmeccaniche abbiano deciso di investire sull'organizzazione del lavoro - proprio durante la crisi - tanto da eliminare o quasi il rischio stress per i loro dipendenti.

Se avessimo modo di riproporre oggi le stesse domande del 2007 e permettessimo come allora che a rispondere siano direttamente i lavoratori e le lavoratrici, in modo anonimo e non condizionato - e non lasciare che a rispondere sia l'Rspp o il caporeparto o chiunque nominato dall'azienda come è stato invece nella valutazione del rischio stress - è davvero poco probabile che ci troveremmo di fronte agli stessi incredibili esiti della valutazione ufficiale, secondo la quale l'Italia è la sola in Europa per la quale il rischio stress nelle fabbriche semplicemente non esiste.

La Brianza a scuola di sicurezza

Category: Fiom Brianza
Creato il Mercoledì, 01 Aprile 2015 18:01

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Per la Fiom Cgil Brianza la salute e la sicurezza sul posto di lavoro sono state sempre di primaria importanza. Numerosi sono stati gli interventi formativi degli Rls delle aziende del territorio. E nonostante questi interventi, la segreteria della Fiom Cgil di Monza e Brianza ha recentemente deciso di dare maggiore strutturalità alla propria azione cercando di rendere più efficace il compito dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.

È stato creato un gruppo di lavoro di Rls in grado di analizzare e sviluppare il fabbisogno formativo della platea dei nostri Rls. È stato creato uno Sportello della sicurezza - al quale si può accedere anche per via telematica - dove gli Rls possono rivolgersi per avere informazioni o per segnalare eventuali infortuni accaduti sui posti di lavoro.

È stato aperto un canale di confronto con le strutture pubbliche dell'Asl di Monza e Brianza, dell'Inail territoriale e delle medicine del lavoro delle aziende ospedaliere di Monza, di Desio e di Vimercate. È stata attivata una collaborazione con il patronato Inca per lavorare sempre più sul tema della prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.

Anche il percorso formativo ha visto delle novità. In collaborazione con la Fiom nazionale e con la Cgil Lombarda sono state organizzate alcune giornate seminariali. Gli Rls hanno potuto interloquire con diversi esperti del settore e hanno avuto l'occasione di approfondire i temi delle malattie professionali, degli infortuni sul lavoro e della movimentazione dei carichi. Una prossima giornata sarà dedicata allo stress da lavoro correlato.

Efficacissima si è dimostrata la collaborazione col Teatro in Forum, un'importante iniziativa promossa dalla Cgil Lombardia, e che ha visto alcuni Rls partecipare alla preparazione e alla realizzazione di laboratori teatrali e scene che rappresentavano i diversi contesti sindacali nei quali si vengono a trovare gli Rls.

Il Teatro in Forum è uno strumento per provare direttamente le dinamiche che i delegati affrontano nell’attività sindacale.

L'obiettivo di tutte queste azioni era sviluppare capacità, fornire nuove conoscenze specifiche, Soprattutto, vi era l'esigenza di fornire ai delegati strumenti di negoziazione necessari per rendere più efficace il proprio ruolo di Rls, ma anche di Rsu. Per queste ragioni continueremo a lavorare e a investire sul fronte della formazione.
Siamo soddisfatti dei risultati ma c'è ancora molto da fare.

 

Fiom-Cgil Brianza

Lavoro e salute. Marcelli (Fiom): “Necessario rafforzare ruolo e competenze dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza”. Assemblea nazionale oggi a Milano

Category: Stampa e relazioni esterne
Creato il Venerdì, 19 Aprile 2013 15:43
“Stando ai dati recentemente diffusi dall’Inail, nel corso del 2012 si sarebbe verificata una contrazione degli infortuni sul lavoro. Infatti, a fronte di un totale di 726mila infortuni registrati nel 2011, l’anno scorso l’Istituto ha registrato un totale di 656mila infortuni. In sostanza, l’Inail parla di una riduzione del 9% del totale degli infortuni sul lavoro e di una riduzione più forte nell’industria, pari al 16%.” Lo ha detto Maurizio Marcelli, responsabile dell’Ufficio Salute, ambiente, sicurezza della Fiom-Cgil, nella relazione con cui ha preso avvio questa mattina, a Milano, l’Assemblea nazionale degli Rls (Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) intitolata “La qualità del lavoro tutela la salute”.
“Saremmo lieti di poter salutare un dato positivo in materia di infortunistica sul lavoro – ha detto Marcelli - ma, purtroppo, non siamo in grado di farlo. Infatti, è del tutto evidente che, come osserva lo stesso Inail, questo calo del totale degli infortuni è ampiamente dovuto alla contrazione dell’attività produttiva dovuta alla crisi in corso. E’ logico che una significativa riduzione delle ore lavorate porti con sé una riduzione delle occasioni in cui possono verificarsi infortuni.”
“Va invece sottolineato – ha poi affermato Marcelli – che, a quanto ci risulta si stia verificando una crescita delle malattie professionali, in particolare quelle che vanno a danno dell’apparato muscolo-scheletrico. Ciò dipende, con ogni probabilità dal fatto che, nella crisi, vi sia una tendenza, che coinvolge numerose imprese, a intensificare ritmi e onerosità della prestazione lavorativa.”
“Vi sono dunque due terreni – ha detto ancora Marcelli - su cui nel prossimo futuro dovrà svilupparsi l’azione degli Rls: da un lato una ripresa dell’iniziativa sui temi dell’organizzazione del lavoro; dall’altro una più accentuata attenzione alle problematiche dell’ambiente esterno ai luoghi della produzione. E ciò fino a cominciare a pensare a un’evoluzione degli Rls in Rlsa, dove ‘a’ stia, ovviamente, per ‘ambiente’.”
“Per tutto ciò – ha concluso Marcelli – occorre che il sindacato si impegni per rafforzare ruolo e competenze dei nostri già molto valorosi Rls.
I lavori dell’Assemblea, che si svolgono in un salone della Camera del lavoro di Milano gremito da circa 400 delegati, saranno conclusi, intorno alle ore 16:00, dall’intervento del Segretario generale della Fiom, Maurizio Landini.

 

Fiom-Cgil/Ufficio stampa
 

Roma, 19 aprile 2013

 

Medico competente

Category: News Sas
Creato il Lunedì, 28 Gennaio 2013 15:53
Tenuto conto delle tante osservazioni che ci giungono dagli Rls, riguardo comportamenti non sempre “corretti” da parte dei“medici competenti”, riteniamo utile segnalare una importante sentenza della Corte di Cassazione che ha sanzionato il medico competente inadempiente

Preposti in materia si sicurezza sul lavoro

Category: News Sas
Creato il Martedì, 11 Ottobre 2011 12:30

In molte aziende viene richiesto ai lavoratori, chiamati a svolgere la funzione di “preposti” in materia si sicurezza sul lavoro, di firmare delle lettere nelle quali, si fa carico allo stesso lavoratore della responsabilità relativa a possibili violazioni delle norme in materia di sicurezza, nonché di eventuali infortuni e insorgenza di patologie correlate al processo produttivo, a carico dei lavoratori.

Queste lettere con tali caratteristiche , bisogna spiegare ai lavoratori coinvolti, non devono essere firmate, in quanto sono difformi da ciò che è previsto dall’art.19 del dlgs. 81/08.

La funzione del preposto è limitata alla sola sorveglianza dell’applicazione delle norme in materia di sicurezza e salute dei lavoratori, non ha compiti di intervento a fronte di violazioni e/o non rispetto delle procedure previste; di conseguenza non ha la responsabilità a fronte di infortuni o malattie, in quanto la responsabilità è sempre in capo ai dirigenti aziendali.

Per queste ragioni riteniamo necessario che le Rsu e gli Rls attivino confronti in azienda per convenire su dei testi di lettere, in linea con quanto previsto dal Testo Unico. Se le aziende si rifiutassero a tali confronti e intendessero comunque procedere unilateralmente è necessario inviare da parte delle strutture territoriali denuncia al Servizio di Prevenzione e Protezione della Asl.

Con l’obiettivo di realizzare tali confronti con le direzioni aziendali vi inviamo, negli allegati, delle ipotesi di lettere, utili sia per i lavoratori preposti alla sorveglianza di quanto previsto dal DVR che per quelli che hanno funzioni di preposti al coordinamento delle interferenze (subappalto).


Roma, 11 ottobre 2011

Le malattie da lavoro perdute

Category: Studi e ricerche
Creato il Venerdì, 26 Settembre 2008 12:39

Le malattie da lavoro perdute. S.Porru, G. Muzi*, L. Alessio

Dipartimento di medicina sperimentale ed applicata, sezione di medicina del lavoro ed igiene industriale - Università di Brescia.

*Sezione di medicina del lavoro, malattie Respiratorie e tossicologia professionale ed ambientale - Università di Perugia

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