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28 Marzo 2017
Federazione Impiegati Operai Metallurgici

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Exprivia. Bari, 4 novembre 2016: riunione coordinamento nazionale Rsu del Gruppo

Category: Exprivia
Creato il Mercoledì, 09 Novembre 2016 17:14

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Il giorno 4 novembre 2016 si è svolta a Bari la riunione del coordinamento nazionale delle Rsu del Gruppo Exprivia con la segreteria nazionale, il coordinatore nazionale Fiom, le strutture provinciali e le Rsu di Bari, Roma e Trento.

Durante la riunione sono stati discussi i temi posti all’ordine del giorno per costruire una piattaforma per il contratto integrativo aziendale di gruppo a livello nazionale.

La discussione ha evidenziato la necessità di coinvolgere preventivamente le altre Oo.Ss. presenti nei vari siti per definire un percorso comune.

Al termine della riunione si è condivisa una “griglia” (allegata) per aprire la discussione sia con le altre Oo.Ss. che, soprattutto, con i lavoratori interessati attraverso le assemblee al fine di giungere alla stesura della Piattaforma.

Inoltre si è anche valutato la situazione del sito di Molfetta (Ba) dove da diversi mesi è in atto un confronto, difficile, con la direzione aziendale sulla Formazione e sulla regolamentazione degli straordinari attraverso la banca ore, quest'ultimo problema sentito anche sugli altri siti aziendali.

Si è ritenuto di continuare a ricercare un'intesa aziendale, basata sulle richieste sindacali, che potrebbe aiutare il lavoro sindacale del coordinamento nazionale.

 

Fiom nazionale

Roma, 9 novembre 2016

Leonardo Finmeccanica. Trasferimenti da Tiburtina a Laurentina: subito un tavolo con Organizzazioni sindacali e Rsu

Category: Comunicati e volantini
Creato il Lunedì, 07 Novembre 2016 11:45

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Giovedì 3 novembre, presso la sede di Unindustria Roma, si è tenuto l'incontro tra Leonardo Finmeccanica e le Segreterie nazionali Fim, Fiom e Uilm su una serie di questioni aperte nel rapporto con l'azienda, a partire dall'ipotesi di trasferimento di alcune centinaia di dipendenti dal sito di Tiburtina a quello di Laurentina.

Il progetto interesserebbe circa 500 dipendenti, dei quali 220 dell'area Ingegneria e 170 della lob ATC, e consentirebbe, attraverso la chiusura di 13 contratti attualmente in essere a Tiburtina, di risparmiare oltre 7 milioni di euro l'anno, a fronte di un investimento aziendale, solo per il primo anno, di 1 milione di euro nell'allestimento di nuove postazioni di lavoro e di una nuova mensa presso la sede di Laurentina.

Come Fiom-Cgil abbiamo preliminarmente dichiarato la contrarietà all'atteggiamento dell'azienda che, in spregio al sistema di relazioni industriali definito nell'accordo integrativo del 2 febbraio scorso, assume decisioni tanto rilevanti senza il preventivo confronto con le Organizzazioni sindacali e con le Rsu delle sedi in questione.

Abbiamo inoltre espresso preoccupazioni di natura industriale sul progetto, dal momento che lo spostamento dell'area dedicata al controllo del traffico aereo e navale metterebbe a rischio l'integrazione di competenze tecniche e di processi da sempre condivisi nel sistema duale civile-militare, oltre che utili alle economie di scala in fatto di acquisti, ecc..

L'azienda ha risposto che si tratta, al momento, di uno studio di fattibilità, eventualmente operativo da agosto 2017.

Si è resa comunque disponibile a convocare a breve un incontro con le Organizzazioni sindacali e le Rsu dei due siti interessati dal progetto, per un confronto serrato su tutte le possibili implicazioni di natura gestionale e industriale, oltre che sulle conseguenze dell'eventuale trasferimento a carico delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti.

 

Fiom nazionale

 

Roma, 7 novembre 2016

Elezioni Rsu Portovesme srl: Fiom primo sindacato

Category: Fiom Sardegna
Creato il Venerdì, 16 Settembre 2016 17:35

Si è conclusa la tornata elettorale per la elezione della Rsu tra i metalmeccanici all’interno della Portovesme srl.

Cinque le aziende coinvolte per un numero complessivo di 297 lavoratori, i votanti sono stati 223 di questi 132 voti sono andati alla Fiom-Cgil.

I delegati da eleggere erano 13 complessivamente, ben 10 sono stati eletti nelle liste della Fiom

Risultato simile nell’elezione delle Rls: su 5 Rappresentanti da eleggere, 4 sono andati alla Fiom.

Si tratta di un risultato straordinario, che premia le scelte politiche dell’organizzazione e allo stesso tempo avalla il lavoro svolto dai candidati nella campagna elettorale per le elezioni della Rsu.

Un sincero ringraziamento ai lavoratori, che con le loro scelte confermano la serietà e la validità dei nuovi delegati nelle aziende ISC srl, P.F. srl, S.S.A. srl, Agus Paolo e C.Q. Nool srl.

Alle Rsu l’augurio di buon lavoro, che seppure in un momento congiunturale complicato, siamo certi non deluderanno le attese dei lavoratori.

Finmeccanica. Le Rsu e i lavoratori dicono si all’accordo

Category: Comunicati e volantini
Creato il Martedì, 15 Marzo 2016 13:04

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Dopo 25 giorni di assemblee che hanno interessato tutti i siti di Finmeccanica “One Company” e consentito ai lavoratori di conoscere i contenuti dell’Ipotesi di Accordo e di poterne dare una valutazione completa.

Il voto delle RSU avvenuto nel corso delle settimane successive la firma dell’ipotesi di accordo ha visto il sostegno di oltre il 95% dei delegati mentre la scorsa settimana si sono espressi le lavoratrici e dei lavoratori Finmeccanica “One Company” con un risultato altrettanto importante.

Sono stati coinvolti 22.847 lavoratori

I votanti sono stati oltre il 75% degli aventi diritto

Il SI è stato pari al 76,93% dei voti

Il NO è stato pari al 23,07% dei voti

Le schede Bianche e Nulle sono state 249

Questo risultato che conferma la scelta di FIM FIOM UILM di sottoscrivere l’intesa: questo ha consentito stamane alle Segreterie Nazionali di confermare con una lettera inviata a Unindustria Roma e a Finmeccanica “One Company” l’applicabilità dei contenuti.

Inoltre le stesse Segreterie Nazionali hanno chiesto l’attivazione delle Commissioni e dei Tavoli Tecnici previsti dall’intesa oltre che la convocazione dell’Osservatorio Strategico Nazionale per avviare il confronto sulle prospettive industriali, gli investimenti e lo sviluppo della nuova organizzazione per iniziare il percorso del rilancio di Finmeccanica.

 

FIM, FIOM, UILM Nazionali

 

Roma, 15 marzo 2016

Finmeccanica. Dalle Rsu pieno sostegno all’Ipotesi di Accordo

Category: Comunicati e volantini
Creato il Mercoledì, 09 Marzo 2016 11:06

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Le Segreterie Nazionali di FIM FIOM UILM confermano che il risultato del voto delle RSU - che si sono espresse sull’Ipotesi di Accordo sottoscritto il 2 febbraio 2016 - ha visto il VOTO FAVOREVOLE di oltre il 95% dei delegati votanti.

Durante le ultime settimane in tutti i siti di Finmeccanica One Company si sono svolte le assemblee per informare i lavoratori in modo dettagliato sui contenuti dell’intesa: FIM FIOM UILM Nazionali invitano i lavoratori a votare SI all’Ipotesi di Accordo per sostenere l’intesa ed avviare il confronto, dopo la riunione del Consiglio di Amministrazione (previsto per il 16 marzo prossimo) sulla nuova organizzazione del lavoro, sulle prospettive industriali e gli investimenti a sostegno del rilancio di Finmeccanica.

 

FIM, FIOM, UILM Nazionali

Roma, 7 marzo 2016

Fiom Lucca e provincia. Comunicato RSU Finder Pompe

Category: Fiom Viareggio
Creato il Venerdì, 22 Gennaio 2016 16:01

FinderSi è svolto oggi l’incontro periodico previsto dagli accordi aziendali per verificare la situazione, il carico di lavoro, e le prospettive industriali e produttive del gruppo.

L’amministratore delegato ha rappresentato che la chiusura dello stabilimento di Querceta è dettata dalla condizione generale del mercato petrolifero e dalla riduzione necessaria delle perdite future di Finder per raggiungere un risultato operativo positivo in termini di bilancio.

Nel gruppo ha detto, non ci saranno aumenti di costo per il personale, saranno accorpate le figure analoghe nel gruppo anche attraverso la non conferma dei contratti a termine che erano in essere.

L’unico obiettivo da perseguire per l’azienda è quello del raggiungimento del pareggio di bilancio e dell’utile.

Le rappresentanze sindacali hanno sottolineato la mancanza di correttezza nel metodo utilizzato dall’azienda nell’attivare la procedura di cessazione dello stabilimento e dei licenziamenti collettivi, che segna un pessimo clima nelle relazioni sindacali.

Pare inoltre che il gruppo dirigente ristretto di Merate, a fronte della scelta di chiudere Querceta, avrebbe festeggiato in una cena appositamente organizzata in Dicembre.

Questo fatto rafforza un giudizio pesante sulla credibilità e affidabilità dello stesso.

Abbiamo ribadito che nonostante le richieste di rassicurazione sempre ricevute circa la continuità di Querceta oggi ci troviamo di fronte a una azione inaccettabile.

Questo rappresenta un attacco non solo ai lavoratori di Querceta ma ai lavoratori di tutto il gruppo.

L’amministratore ha ribadito che non c’è una alternativa, ci sono incontri da programmare per la ricerca di un accordo.

Questo quando ci siamo incontrati l’ultima volta in Novembre non era assolutamente emerso.

A rafforzare la nostra tesi circa la qualità del gruppo dirigente c’è anche la scelta di mettere in discussione gli accordi firmati dall’A.D. per la gestione delle attività e la riduzione dei carichi di lavoro fino alla fine dell’anno 2015.

Inoltre le parole spese e scritte a più riprese durante gli incontri sono state disattese dalle scelte unilaterali prese dall’azienda.

L’azienda inoltre ha comunicato di prevedere per il 2015 un fatturato di 47 milioni e per il 2016 di avere solo 13 milioni di portafoglio ordini mentre prevede 34 milioni di fatturato per il 2016.

Valutiamo quindi che questi numeri previsionali siano lì a dimostrare che Finder ha un problema più molto grande che non si risolve con la chiusura di Querceta.

La direzione ha poi spiegato incalzata dai rappresentanti sindacali che le scelte sono assunte con 6/9 mesi di anticipo e ha dimostrato quanto la strategia volta alla chiusura fosse premeditata e nascosta alle rappresentanze sindacali.

La rappresentanza sindacale ha quindi spiegato che la chiusura di Querceta rappresenta una perdita di valore economico per Dover di molto superiore al presunto risparmio ipotizzato dal management.

La soluzione della chiusura quindi invece di ricorrere come da impegni verbali agli ammortizzatori sociali rappresenta economicamente una scelta dannosa e irreversibile per Dover e per le 30 famiglie di lavoratori interessati.

Si vuole infatti chiudere un’azienda con oltre 100 anni di storia (opera dal 1904) nella produzione industriale di pompe di ogni tipo ( oil and gas, energie rinnovabili, trattamento acque, ecc…) con un patrimonio di conoscenze ed esperienze inestimabile, oltre a realizzare una ulteriore desertificazione nella manifattura locale.

Inoltre quanto comunicato dalla Direzione rappresenta una ulteriore incertezza anche per il sito di Merate che nel corso dell’anno dovrà fare i conti con ulteriori azioni che il management non intende comunicare, stante quanto rappresentato dall’azienda in termini previsionali finalizzato al raggiungimento dell’utile di bilancio.

Nei prossimi giorni sindacalmente decideremo tutte le azioni necessarie a modificare le posizioni e l’atteggiamento aziendale dichiarando fin da subito lo stato di agitazione negli stabilimenti di Querceta e di Merate.

RSU FINDER POMPE DOVER CORP. QUERCETA e MERATE

Querceta, 22.01.2016

 

Elezioni Rsu, dato nazionale: Fiom maggioranza assoluta con il 62%

Category: News Rsu
Creato il Mercoledì, 02 Dicembre 2015 13:00

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La crisi della partecipazione democratica sembra non toccare i metalmeccanici, almeno per quanto riguarda le elezioni in fabbriche e uffici. E' questa la prima considerazione che sorge esaminando il voto per il rinnovo delle Rsu, che dalla primavera dello scorso anno si tengono con una certa assiduità e con un sistema proporzionale che fotografa abbastanza chiaramente la rappresentanza sindacale; fornendo “pesi e misure” che dovranno regolare la contrattazione e le relazioni tra imprese e lavoratori sia a livello aziendale che nazionale. L'altro messaggio chiaro che arriva da queste elezioni è che la Fiom ha la maggioranza assoluta dei voti e dei delegati in tutti i 6 contratti in cui è divisa la categoria, dagli artigiani a Federmeccanica, dalle cooperative a Unionmeccanica, dagli orafi-argentieri a Confimi. Ma veniamo ai numeri, che, superata abbondantemente la metà del voto, dicono più di qualunque parola.

In meno di due anni sono state rinnovate le Rsu in 4.184 aziende, che occupano più di 565.000 addetti: hanno votato 382.162 lavoratrici e lavoratori, con una partecipazione superiore al 67%, confermando che i metalmeccanici votano “volentieri”. La maggioranza delle imprese interessate aderiscono a Federmeccanica (6 su dieci) e occupano più di 400.000 lavoratori, cioè più della metà degli addetti per cui è attualmente in corso la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale.

Venendo ai risultati di lista, la Fiom ha ottenuto 237.624 voti, pari al 62,2%; per la Fim 81.414 voti (21,3%), per la Uilm 44.398 voti (11,6%); altre liste hanno ottenuto 18.726 voti (4,9%). Quanto ai delegati eletti, questa la fotografia: Fiom 9.978, Fim 2.702, Uilm 1.150, altre liste 337. Nella divisione per contratto la Fiom va dall'89% nelle aziende cooperative al 56% in Federmeccanica. Infine, analizzando la geografia del voto la Fiom supera il 50% in dodici regioni: ai primi posti l'Emilia Romagna (83%), Toscana (73,5%), Lombardia (68,3%), Veneto (64,7%). I metalmeccanici della Cgil sono maggioranza relativa in tutte le altre regioni con l'eccezione della Puglia dove hanno raccolto il 23,7% e sono superati sia dalla Uilm (34%) che dalla Fim (26,4%).

 

 

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Elezioni Rsu. Risultato positivo alle elezioni alla Pittway Tecnologica System Sensor di Trieste

Category: Pittway
Creato il Mercoledì, 25 Novembre 2015 18:22

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La Segreteria provinciale Fiom Cgil di Trieste registra positivamente il risultato delle elezioni alla Pittway Tecnologica System Sensor di Trieste. La lista FIOM CGIL ha confermato il risultato delle elezioni precedenti ottenendo la maggioranza dei consensi con 88 preferenze. Le altre due sigle presenti hanno registrato 79 preferenze per Fismic Confsal e 43 preferenze per Uilm Uil; 7 schede bianche e nulle completano il risultato elettorale.

Pertanto la FIOM CGIL, per la seconda volta alla Pittway Tecnologica System Sensor Trieste, risulta essere la prima organizzazione sindacale. Elegge 3 R.S.U. su 6 confermando la squadra gia’ proposta nella precedente tornata elettorale: Erika Innendorfer, Paola Del Rosso e Massimiliano Bracco. L’espressione dei lavoratori permette alla Fiom Cgil di essere un’organizzazione presente e rappresentativa nelle aziende sul territorio, nonostante i numerosi tentativi in atto tesi a isolarla o escluderla.

Questo risultato inoltre, conferma la condivisione della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici della provincia di Trieste della linea sindacale tenuta dall’organizzazione FIOM CGIL, sia sulle questioni aziendali sia su quelle nazionali, e ci  da’ fiducia sull’esito della battaglia per la riconquista della democrazia nei luoghi di lavoro e dei diritti dei lavoratori.

 

FIOM CGIL di Trieste

 

Trieste, 19 novembre 2015

 

 

Genova, tra passato e futuro la Fiom è al 60%

Category: News Rsu
Creato il Venerdì, 11 Settembre 2015 13:00

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Per chi ha memoria del vecchio “triangolo industriale”, Genova rappresentava il vertice più noto e antico: cantieri navali, acciaierie, meccanica pesante. Le “fabbriche del ferro”, quelle della seconda rivoluzione industriale. Per questo nella storia dell'industria italiana Genova precede gli altri due vertici del “triangolo”: Milano e Torino sono cresciute dopo – Torino anche demograficamente – e quando, un secolo fa, all'Ansaldo lavoravano già 40.000 operai, al Lingotto la Fiat ne aveva meno della metà, l'Alfa Romeo era appena nata e Pirelli stava ancora costruendo lo stabilimento di Bicocca. L'antichità ha però il suo rovescio della medaglia: cresciuta prima, Genova ha preceduto gli altri anche nell'invecchiamento. Il declino è iniziato già negli anni '50 e da lì le ristrutturazioni e il ridimensionamento non sono mai cessati; con accelerazioni e rallentamenti, ma senza fermarsi. A dettarne i tempi è stata anche la proprietà, in larga misura pubblica, l'industria di stato. Così fabbriche e cantieri nel corso degli anni hanno cambiato strutture e assetti: Ansaldo o Breda, Italsider o Ilva, Italcantieri o Fincantieri, nomi che si affiancavano o si sostituivano l'un l'altro, magari generando tanti sottonomi. La costante è stata una progressiva frantumazione, un lento declino fatto di vendite, scorpori, emoraggia occupazionale. Una storia di cui la vendita a Hitachi di Ansaldo Sts è solo la puntata più recente, forse nemmeno l'ultima.

Oggi la realtà industriale di Genova (e della Liguria) è il risultato di questo decennale ridimensionamento: l'industria non è più l'attività primaria, poche le grandi fabbriche ancora a maggioranza pubblica, molte le piccole imprese private; tutte a misurarsi con l'ultima crisi economica e i suoi lasciti. E' in questo quadro e alle prese con questi problemi che i metalmeccanici di Genova e della Liguria hanno iniziato a rinnovare le loro Rsu per dare alla rappresentanza sindacale un quadro più corrispondente alla realtà di quanto non fosse quello che prevedeva le “quote protette” di un terzo riservate ai “sindacati maggiormente rappresentativi” (come recitava l'accordo del luglio '93).

Da un anno a questa parte in Liguria sono state rinnovate 55 Rsu. Quasi 12.000 i lavoratori coinvolti, 8.394 i votanti. Complessivamente la Fiom ha raccolto 5.009 voti, pari al 59,7%, distanziando di parecchio Fim (1.719 voti, 20,5%) e Uilm (1.549 voti, 18,5%). Un centinaio di preferenze (l'1,3%) sono andate ad altri sindacati. La gran parte dei rinnovi è avvenuto nelle fabbriche genovesi, ma il risultato per la Fiom è praticamente identico anche nelle piccole e medie fabbriche della regione: 59,3% di consensi nel capoluogo regionale, 61,1% a Savona, 61,3% a La Spezia. Nelle più grandi fabbriche di Genova la Fiom ha confermato di essere il primo sindacato: in attesa del voto in Fincantieri (a ottobre) ha la maggioranza assoluta in 32 delle 39 aziende in cui s'è votato e in 21 di queste ha fatto il pieno di delegati. All'Ansaldo Energia (2.359 addetti) la Fiom ha il 42,6% dei consensi (pur registrando una flessione rispetto al 55% del voto precedente); alla Selex Es (1.820 dipendenti) Fiom al 51,9% (crescendo del 7%); alla Piaggio (502 dipendenti) Fiom al 42,9% (più 1%); all'Ansaldo Sts (485 dipendenti, tutti impiegati), Fiom al 43,9% (confermando i risultati dell'elezione precedente), alla Siemens (371 addetti, anche qui tutti impiegati) per la Fiom un voto “bulgaro”, 97,4%. Pure nelle principali fabbriche di Savona (Bombardier e Continental) la Fiom conquista la maggioranza assoluta (con, rispettivamente, il 75,4 e il 50,2% dei voti); il panorama non cambia nelle 8 fabbriche di La Spezia che hanno rinnovato le proprie Rsu.

Alla Fiom di Genova non nascondono la soddisfazione per questi risultati, in una città dove le trasformazioni sono state profonde e il sindacato ha dovuto aggiornare il proprio modo d'agire. “Questa è stata per decenni la città delle partecipazioni statali – sottolinea Bruno Manganaro, segretario generale della Fiom genovese – e anche le relazioni sindacali avevano come controparte quasi sempre dei soggetti pubblici, perciò erano anche in buona parte relazioni con la politica. Ora tutto e cambiato: a partire dai numeri e dai volumi che hanno subito un forte ridimensionamento, fino alle proprietà. Una generazione di delegati e sindacalisti cresciuta nel confronto con la proprietà pubblica e la politica ha dovuto imparare a misurarsi con la famiglia Rova piuttosto che con i cinesi o i giapponesi, imponendosi un cambiamento anche mentale: dalla relazione politica abbiamo dovuto tornare a fare i conti con la 'normalità' del privato. E tutto questo è avvenuto in una situazione di continue crisi. Che, dopo le grandi ristrutturazioni degli scorsi decenni, proseguono tutt'ora. Per contingenze particolari o per scelte aziendali. Basta pensare all'Ilva, in amministrazione straordinaria, dove abbiamo 700 addetti su 1.700 in cassa integrazione e dove dal primo ottobre parte un contratto di solidarietà; alla vendita di Ansaldo Sts all'Hitachi; ai punti di domanda sul futuro di Finmeccanica e, quindi, di Selex di cui in questi mesi si decide il destino. Alla stessa Fincantieri che, dopo le minacce di chiusura del recente passato, ora lavora a pieno regime, ma non vuole far crescere lo stabilimento di Sestri opponendosi all'avvio dei lavori per lo scaricamento a mare, accontentandosi si saturare il cantiere con il lavoro che c'è oggi, senza pensare alle prospettive future”. Un quadro difficile, continua Manganaro, “perché solo Ansaldo Energia va alla grande, mentre cose nuove non se ne vedono; tanti annunci e ipotesi anche sul settore informatico ma per ora nulla di concreto. In questo contesto è molto importate e significativo aver ottenuto il 60% dei consensi nelle elezioni delle Rsu in aziende in cui ormai il 75% degli addetti sono impiegati. A Genova su 164 delegati eletti, 113 sono della Fiom, la gran parte di essi sono giovani e al primo mandato, abbiamo un numero di voti che è più del doppio degli iscritti, in quasi tutte le fabbriche siamo in crescita rispetto alle elezioni precedenti. E' un ampio bacino di consenso su cui impegnarci per difendere e migliorare le condizioni di lavoro e di vita dei metalmeccanici genovesi e per dare una prospettiva occupazionale certa rinnovando la nostra realtà industriale”.



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Dati nazionali: a un terzo del voto Fiom al 65%

 

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Category: News Rsu
Creato il Giovedì, 06 Agosto 2015 13:00

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Qual è lo stato di salute della rappresentanza sindacale? Quanto “valgono” in termini di iscritti e delegati i sindacati italiani? Ce lo chiedevamo qui a inizio maggio; pensando di avere una risposta – almeno parziale – nel giro di qualche settimana, comunque prima della sosta estiva. Perché i “patti” - quelli fissati nel (brutto) accordo interconfederale del 10 gennaio 2014 – stabilivano che entro giugno l'Inps avrebbe comunicato il numero degli iscritti per ciascuna confederazione e per ogni categoria. Un'indicazione assolutamente parziale, limitata al settore privato e alle imprese affiliate a Confindustria, cui era affidata una raccolta dati fatta su base volontaria; ma pur sempre un'indicazione, in un paese in cui la misura (e anche la qualità) della rappresentatività sindacale è sempre stata affidata all'autocertificazione degli stessi sindacati, senza poter contare su supporti di legge. E, invece, niente ancora. Nessuna notizia dall'Inps; o, almeno, nulla è stato reso pubblico. Forse perché i dati raccolti sono poco significativi, magari perché le fonti (le imprese) non sono particolarmente interessate a raccoglierli e fornirli. Fatto sta che siamo punto a capo, proprio alla vigilia di appuntamenti contrattuali in cui sarebbe bene conoscere i numeri della rappresentanza, mentre si parla persino di limitazione del diritto di sciopero o di vincolarlo a quorum del tutto arbitrari e anticostituzionali.

In questo panorama gli unici dati concreti cui possiamo attingere per misurare lo stato della democrazia nel mondo del lavoro sono quelli che arrivano dalle elezioni che si svolgono in fabbriche e uffici. Quelle per le Rsu e quelle per gli Rls. Queste ultime – che nel mondo ex Fiat sono le uniche elezioni libere – costituiscono un capito a parte; e a parte ne parliamo. Il voto per i delegati Rsu, invece, lo stiamo raccontando in questo spazio da un paio di mesi. Con risultati nazionali e alcuni focus territoriali, sempre con l'avvertenza che si tratta di dati parziali, che ci arrivano dai verbali elettorali delle imprese in cui la Fiom è presente; dove non presenta liste e candidati, non sappiamo nulla. Tuttavia è una parzialità che con il passare delle settimane si fa sempre più relativa, perché le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici che hanno rinnovato le Rsu dal gennaio 2014 a oggi sono ormai in un numero tale da avvicinare sempre di più i nostri dati alla realtà della categoria, sicuramente a una tendenza generale.

I numeri parlano da soli. Due mesi fa ragionavamo su una platea di 327.000 lavoratori coinvolti; Oggi siamo saliti a 422.247 elettori, circa un terzo dell'intera categoria, più della metà dei dipendenti delle fabbriche sindacalizzate. Con l'aumento dei lavoratori coinvolti è aumentato anche il consenso della Fiom, che a maggio era al 60,6% e oggi sfiora il 65%. Detto della tendenza, vediamo più nel dettaglio i risultati del voto alla vigilia della sosta estiva.

Le imprese in cui sono state rinnovate le Rsu sono 3.129, come abbiamo detto i dipendenti coinvolti sono 422.247, di essi hanno partecipato al voto 282.779, cioè il 67% degli aventi diritto. Tra loro, 183.454 hanno votato per la Fiom (che in queste aziende conta 75.458 iscritti), pari al 64,9% dei consensi; la Fim segue molto distanziata con il 20,4% (57.643 voti), la Uilm ha ottenuto il 10,6% (29.947 voti), altri sindacati 4,1% (11.708 voti). Risultati che ripartiscono così i 10.785 delegati eletti: Fiom 7.880 (73%), Fim 1.946 (18%), Uilm 761 (7%), altri sindacati 198 (2%).

Il risultato della Fiom è fatto di tanti più e di qualche meno. E' l'organizzazione più votata in tutte le regioni tranne due (Puglia e Umbria); la prima in assoluto nelle regioni in cui si è votato di più (Lombardia 121.935 elettori, Fiom al 71,6% - Emilia Romagna 72.866 elettori, Fiom all'83,1% - Veneto 63.970 elettori, Fiom al 65,3% - Piemonte 52.572 elettori, Fiom al 63,5%). I “meno” sono quelli del risultato della Puglia (17% dei consensi) e della partecipazione al voto della Liguria (solo 6 Rsu rinnovate per una platea di 845 aventi diritto). Complessivamente i maggiori consensi per i metalmeccanici della Cgil si registrano nelle regioni del centro-nord e nelle aree metropolitane, le difficoltà nel sud e nelle zone in cui la crisi ha fatto salire alle stelle le percentuali della disoccupazione.

In attesa di altri dati e di altre elezioni, questo è il quadro della rappresentanza della categoria per quanto ci è dato sapere. Alla vigilia di una ripresa autunnale in cui la difficile sorte del contratto nazionale si misurerà in gran parte proprio sulla rappresentanza democratica e sulla capacità di farla valere.

 

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Category: News Rsu
Creato il Venerdì, 31 Luglio 2015 11:26

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22.300 imprese chiuse dal 2008 al 2014, il 5% del totale. E' il costo che il Veneto ha pagato all'ultima crisi economica, un salasso che ha la sua ricaduta umana nei numeri della disoccupazione: dal 2008 al 2013 sono stati persi 120.000 posti di lavoro, lo scorso anno il saldo è meno 13.000 unità. La gran parte delle perdite si registrano nel settore industriale. Sono cifre che affondano le radici nella natura stessa del modello nord-est, quello che ai “tempi d'oro” della svalutazione competitiva della lira aveva costruito il mito della “locomotiva veneta” che trainava tutt'Italia al ritmo del “piccolo è bello”, della proliferazione di tante micro-imprese sottocapitalizzate - spesso a conduzione familiare – con la frantumazione di un ciclo produttivo a basso valore aggiunto e una competizione fatta soprattutto a scapito del lavoro, nella compressione del suo costo, delle sue condizioni e dei suoi diritti. Quel modello in tempi di crisi ha mostrato il rovescio della propria medaglia. Con esiti funesti che perdurano nel tempo. Perché i costi economici e sociali, il Pil fermo per anni e la disoccupazione in crescita, non sono stati nemmeno “compensati” da alcuna riflessione autocritica, tanto meno da un'inversione di tendenza in politica industriale (latitante) e un diverso uso degli investimenti. Passata la tempesta il “piccolo è bello” è diventato semplicemente più piccolo e meno bello, il panorama industriale si è rarefatto, pochi ne sono usciti rafforzati, più di qualcuno è sparito, molti sperano ora di risollevarsi; tutti sanno che senza un'inversione di tendenza (investimenti, modelli industriali, ragionamenti a lungo raggio) non sarà mai recuperabile ciò che è andato perduto.

E' in questo panorama, che i metalmeccanici hanno ricominciato a votare per eleggere le Rsu; nell'ultimo anno lo hanno potuto fare un po' più liberamente che nel recente passato, senze quote “riservate” e potendo scegliere tra tutte le organizzazioni. Un voto con un occhio alla crisi e alle sue conseguenze e l'altro alla credibilità dei sindacati e delle loro proposte. Il risultato è stato significativo, per partecipazione e scelte.

Da quando sono state “riaperte le urne” sindacali – cioè dal gennaio 2014 – nelle aziende metalmeccanche venete sono state rinnovate 410 Rsu: 55.000 gli aventi diritto, più di 35.000 i votanti, 1.437 i delegati eletti. Significa che più di un quarto dei metalmeccanci veneti (che in tutto sono 199.000) sono stati coinvolti in queste elezioni, un dato indicativo di una tendenza perché siamo ben oltre il 50% delle aziende sindacalizzate, quelle in cui i lavoratori eleggono una loro rappresentanza. Quanto ai risultati di lista, il discorso è molto semplice: la Fiom è largamente in testa con più di 23.500 voti pari al 67,4%, ed ha eletto 1.004 delegati. Molto staccata la Fim – 26,6% - quasi inesistente la Uilm – 4,5% - mentre altri sindacati non sono andati oltre l'1,5% dei consensi. Nelle fabbriche in cui si è votato la Fiom ha 6.600 iscritti, il che significa che nel voto il suo consenso si moltiplica quasi per quattro.

I risultati per la Fiom sono abbastanza omogenei e l'aumento dei consensi tocca un po' tutti i territori - in crisi o in crescita - e le principali realtà produttive. Alcuni esempi: Climaveneta Spa (Vicenza) dal 46% delle scorse elezioni al 55,3 di oggi; Laverda Spa (Vicenza) dal 30,2 al 40,5%; Fiamm (Verona) dal 68,3 all'84,7%; Everel (Verona) dal 50,2 al 78,7%; Alcoa di Fusina (Venezia) dal 46,9 al 50,5%; Drahtzug Stein (Venezia) dal 48 al 54,1%; Carel (Padova) dal 75 all'86,6%; Carraro Drive Teck (Padova) dal 54,4 al 59%.

Luca Trevisan, segretario generale della Fiom veneta, non nasconde la sua soddisfazione: “E' un risultato senz'altro positivo, ottenuto oltretutto nel pieno di una crisi che qui ha colpito a fondo e in una regione da sempre segnata dal predominio politico prima della Dc, poi di Forza Italia e ora della Lega e sindacalmente tradizionale roccaforte della Cisl. In questi anni così difficili e nonostante l'emorragia occupazionale la Fiom non ha perso iscritti e ha aumentato i propri consensi nelle fabbriche, nonostante i pesanti attacchi e le discriminazioni cui siamo stati sottoposti. Abbiamo subito – continua Trevisan – un vero e proprio tentativo di limitazione del diritto di rappresentanza: in alcune imprese – anche importanti - con un'interpretazione restrittiva dell'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori hanno tentato di impedirci lo svolgimento delle assemblee e di non riconoscere i nostri delegati, perché non avevamo sottoscritto l'ultimo contratto nazionale di Federmeccanica. Poi quando le persone hanno potuto votare, la realtà della rappresentanza è stata ristabilita, come in Fincantieri dove tra gli operai siamo al 75% ed eleggiamo cinque delegati su sette. Naturalmente – conclude Trevisan – questo è un voto che ci carica di responsabilità, perché le lavoratrici e i lavoratori hanno riconosciuto alla Fiom la coerenza di chi difende i loro diritti e da noi si aspettano molto in un'epoca in cui sono attaccati dalle scelte politiche e d'impresa e colpiti dalla crisi economica”.

 

 

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Category: News Rsu
Creato il Martedì, 14 Luglio 2015 11:26

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E' la regione del nord più colpita dalla crisi. Là, dove un tempo tutto (o quasi) era Fiat, oggi si racconta una caduta riassumibile in poche crude cifre: dal 2008 a oggi, capacità produttiva industriale -25%, occupati -30%; nel solo triennio 2012-2015, persi 40.000 posti di lavoro, 140 milioni di ore di cassa integrazione nel 2013 e altrettante l'anno seguente. I freddi numeri si traducono nell'inferno dei senza casa che dormono in macchina, di chi fruga nei cassonetti o ruba al supermercato, di chi fissa quasi incredulo il certificato di disagio psichico rilasciatogli dalle Asl. Ex lavoratori “garantiti”, oggi nuovi poveri.

Dicono che ora la crisi sia passata e che pure in Piemonte ci sia una qualche ripresa, anche dell'occupazione: +4% nell'industria, secondo la Confindustria locale. Ma le macerie sono tante e ancora ben visibili. Per esempio in quei 50.000 che dal prossimo gennaio non avranno più il sussidio di mobilità e diventeranno semplicemente dei senza-lavoro; e senza reddito. Le macerie sono belle grandi, “i segnali di ripresa sono ancora molto deboli di fronte alle perdite subite – annota Vittorio De Martino, segretario generale della Fiom Piemonte – e sicuramente quello che è andato perduto non si recupera più”. Nell'immediato bisogna affrontare una vera e propria emergenza, così per il sindacato le vertenze da industriali diventano sociali: dai cancelli delle fabbriche che chiudono fino a sotto le sedi del potere economico e politico per garantire un futuro a chi sembra averlo perso. Con un simile quadro si misurano anche qualità e quantità della rappresentanza e il voto per le Rsu (per gli Rls in Fca-Cnh, dove più che questo non si può) sono uno specchio di ciò che fai; perché conti per quello che fai.

Misurarsi con la crisi dell'industria piemontese ha portato la Fiom a quota 63,5%. E' la percentuale dei consensi ottenuti nelle 383 fabbriche in cui dal gennaio 2014 a oggi si sono rinnovate le Rappresentanze sindacali unitarie, coinvolgendo finora 52.572 lavoratori (un quinto del totale dei metalmeccanici piemontesi), con una buona partecipazione al voto (quasi il 70%), un po' sopra la media di quella nazionale. In queste aziende, la Fim e la Uilm sono rimaste molto indietro, rispettivamente con il 20 e il 13%. Solo quando tutti i dati saranno incrociati – e, magari, si riuscirà ad avere una certificazione unitaria del voto (e degli iscritti) – si potranno trarre le somme definitive, ma è chiaro che partendo da questi numeri la Fiom può credibilmente ritenere di avere la maggiorana dei consensi; probabilmente assoluta.

Un'impressione confortata anche dall'analisi dei voto nelle singole imprese, dove si può fare un confronto con le consultazioni precedenti: quasi ovunque la Fiom aumenta i consensi rispetto alle elezioni di quattro anni prima. Alcuni esempi: alla Iarp di Alessandria (533 addetti) la Fiom passa dal 51 al 59%, all'Ansaldo Sts di Torino (259 dipendenti) dal 49 al 54%, alla Mahle Motori di Torino (306 dipedenti) dal 57,7 al 71,7%, alla Pininfarina di Cambiano (284 dipendenti) dal 71,7 al 77,3%, alla Skf dal 65,8 al 69,8%. Ci sono poi molte realtà in cui la Fiom è rimasta il solo sindacato presente (come alla Gammastamp di Vercelli, ottenendo il consenso di tutti i 374 votanti su 580 addetti) o altre in cui non è possibile un confronto con il passato: come all'Ocava di Asti (239 dipendenti, Fiom al 69,6%), alla Merlo di Cuneo (733 dipendenti, Fiom al 76%), alla Giacomini di Novara (541 dopendenti, Fiom al 59,4%), all'Ibm di Torino (540 dipendenti, Fiom all'84,4%), all'Avio di Torino (1.717 dipendenti, Fiom al 43,4%), alla Thales Alenia Space di Torino (710 dipendenti, Fiom al 58,3%). Tra tanti successi, fiscono per saltare all'occhio i casi “negatitivi” di Alenia: negli stabilimenti di Caselle e Torino la Fiom rimane il sindacato più rappresentativo ma perde consensi: rispettivamente dal 55 al 41% e dal 68 al 52%.

Complessivamente la Fiom ha finora eletto in Piemonte 938 delegati su un totale di 1.284; la Fim186, la Uilm 135, altre liste 25.

Ai dati sulle Rsu, in una regione in cui i dipendenti dell'automotive sono più di 80.000, è opportuno aggiungere quelli per le elezioni degli rappresentanti alla sicurezza nelle fabbriche ex Fiat, unico appuntamento elettorale aperto a tutte le organizzazioni: dopo anni di discriminazione la Fiom è il sindacato più votato in quasi tutti gli stabilimenti e comunque il primo complessivamente con oltre il 35% dei consensi.

Commentando questi risultati, e riprendendo il filo del discorso iniziale, Vittorio De Martino sostiene che “il successo nel voto per le Rsu è anche il riconoscimento del lavoro fatto dalla Fiom durante la crisi industriale piemontese”. Per essere più chiaro cita le mobilitazioni per dare un futuro ai 50.000 lavoratori che tra qualche mese resteranno senza ammortizzatori sociale avendo concluso il periodo di mobilità : “Abbiamo portato le loro crisi industriali al centro della scena politica e sociale torinese, fin sotto i palazzi delle istituzioni e delle rappresentanze imprenditoriali. E abbiamo costretto la Regione e Confindustria ad aprire un confronto che inizia a dare i suoi frutti. Dove c'è qualche segnale di ripresa – tra Cuneo, Alessandria e, in parte, Torino – le imprese si sono impegnate ad assumere attingendo dallel iste di mobilità, usufruendo anche di contributi regionali, mentre con la Regione stiamo discutendo di creare degli scivoli verso la pensione per i più anziani di quei 50.000. Oltre a questo impegno – conclude De Martino – il buon risultato delle nostre liste nelle elezioni Rsu ci impegna ad affrontare la difficile fase contrattuale che abbiamo davanti con lo stesso rigore con cui abbiamo affrontato la crisi: il contratto lo costruiamo a partire da dove siamo rappresentativi, azienda per azienda, con i lavoratori e sul merito: su appalti, jobs act, condizioni di lavoro, ammortizzatori e salario. Soprattutto in una fase come questa segnata dalla mancanza di regole condivise da tutti è la pratica quotidiana che conta, è 'fare sindacato' che produce risultati”.

 

 

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Creato il Martedì, 23 Giugno 2015 14:20

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Milano e la sua provincia rappresentano un paradigma della trasformazione dell’industria italiana e della sua crisi; per quantità e qualità. I numeri sono implacabili: alla fine degli anni ’70 in provincia di Milano la manifattura impiegava 722.000 addetti e costituiva il 50% del valore aggiunto prodotto; oggi le attività industriali danno lavoro a poco più di 252.000 persone e il loro peso economico non arriva al 25% del Pil (la provincia di Milano si è ristretta, con la nascita di quella di Monza-Brianza, ma il calo è comunque evidente). Circa la metà degli occupati dell’industria milanese appartiene al settore metalmeccanico, l’80% di loro – e qui si rivela l’altra grande trasformazione – lavora nell’informatica: sono ingegneri, tecnici e lavoratori altamente qualificati. Contrattualmente significa che il numero degli impiegati ha superato quello degli operai. In altre parole, la composizione tecnica-sociale dei metalmeccanici milanesi si è concentrata “verso l’alto”, diminuendo in quantità ma aumentando in qualità, anche se non è detto che questa venga riconosciuta e ricompensata. Computer e fibre ottiche hanno sostituito l’acciaio e le catene di montaggio, lasciando – ovviamente – parecchi vuoti sul terreno: fisici, economici, identitari.

Ma i numeri sono implacabili anche su un altro versante, quello della rappresentanza sindacale. L’emorragia occupazionale – quella della grande trasformazione della fine del XX secolo e quella della grande crisi economica dell’inizio del XXI – ha fatto crollare il numero degli iscritti ai sindacati, mandandoli in crisi. Una crisi cui si può rispondere in due modi: arroccandosi nell’organizzazione per conservare un ruolo (come istituzione politica e come distributore di servizi), oppure rimettendosi in gioco per ripartire dai luoghi di lavoro (e ricostruire una rappresentanza d’interesse e di identità). Questo secondo modo sarebbe quello naturale di un sindacato, ma la cosa non è scontata, soprattutto quando “il luogo” non è più concentrato in una serie di posti riconoscibili ma è sparso sul territorio; cosa particolarmente evidente nel milanese, con i suoi circa 70.000 lavoratori dell’informatica.

I numeri sono implacabili anche per verificare la bontà o meno delle scelte fatte. Per la Fiom milanese aver imboccato la strada della verifica democratica del proprio agire e del proprio peso ha portato buoni frutti, misurabili nelle elezioni per il rinnovo delle Rsu. Una scelta su cui si è investito molto negli ultimi 18 mesi. Basta dire che nel triennio 2011-2013 a Milano si era votato in 246 aziende, coinvolgendo 28.600 lavoratori, mentre dal gennaio 2014 al giugno 2015 le imprese metalmeccaniche che hanno rinnovato le proprie Rsu sono state 183 e gli addetti coinvolti 21.318; una media di 1.184 al mese contro 794 del triennio precedente. La grande maggioranza dei votanti sono impiegati (14.263, il doppio degli operai che sono 7.083), per la composizione “organica” di cui si diceva prima, ma questo non significa che si tratti di figure amministrative, anzi: la dicitura “colletti bianchi” è decisamente superata dai tempi e gli impiegati di oggi sono in gran parte inseriti “in produzione”.

Se aver puntato molto sulla partecipazione al voto ha dato buoni frutti, l’esito elettorale di questa semina per la Fiom è ancora migliore con la raccolta del 77,2% dei voti (10.102 in termini assoluti) e 481 delegati eletti. Molto distanti le altre organizzazioni: Fim al 16,5%, Uilm al 4,2%, altre liste 1,9%. Confrontando i risultati (dove è possibile, in una trentina di aziende si votava per la prima volta) con quelli ottenuti nell’elezione precedente, la Fiom guadagna complessivamente il 9% (1.050 voti). Alcuni casi: Kone Industrial, 216 dipendenti, Fiom all’86,9% (nel 2010 83%), Sirti, 745 addetti, Fiom al 94,2% (nel 2010 95%); Abb, 1007 dipendenti, Fiom al 71,1% (nel 2009 64,9%); Xerox, 308 addetti Fiom al 62,9% (nel 2011 44,3%); Electrolux, 904 dipendenti, Fiom al 39,4% (nel 2011 28,9).; Siemens Bicocca, 480 addetti, Fiom 75,9% (nel 2009 era presente una sola lista unitaria Fim, Fiom, Uilm). Aumentano poi i casi di aziende in cui la Fiom è l’unica organizzazione presente, soprattutto aziende medio-piccole di nuova sindacalizzazione, ma anche imprese importanti come la StMicroelectronics. Da notare, infine, che nelle imprese in cui si è votato su 21.318 dipendenti la Fiom ha 3.480 iscritti, raccogliendo il triplo dei voti.

Secondo Marcello Scipioni, segretario generale della Fiom di Milano, “i dati del rinnovo delle Rsu, sia nelle aziende manifatturiere che in quelle del settore dell’Ict, ci dicono due cose. La prima: contrariamente a quanto avviene nelle elezioni politiche, dove il tasso di assenteismo aumenta sistematicamente, quando si tratta di votare i propri delegati in azienda il livello di partecipazione al voto delle lavoratrici e i lavoratori è alto. La seconda: che pure in presenza di più liste, i lavoratori scelgono di farsi rappresentare dalla Fiom. Credo che questo risultato scaturisca dalla somma di due elementi: la coerenza tra il dire e il fare che ci caratterizza e il rapporto di fiducia che i nostri delegati hanno saputo costruire con i lavoratori.

Dentro una fabbrica, in un ufficio – continua Scipioni - la Fiom ha nome e cognome: è Teresa, è Pino, è Raffaella. Perché i lavoratori si fidano di chi condivide con loro la fatica quotidiana, di chi li ascolta - indipendentemente dal fatto che abbiano o meno in tasca la tessera - di chi cerca di risolvere i problemi collettivi e anche quelli personali, di chi discute con l’azienda, di chi lotta. Questo 'indipendentemente' è uno dei nostri tratti identitari che non dobbiamo e non possiamo abbandonare, ma anche la ragione dello scarto tra il livello di rappresentanza e il numero degli iscritti. E chi, come noi, non ha altra entrata se non la quota tessera, deve fare tutto il possibile per convincere i lavoratori che senza il loro contributo di partecipazione ma anche economico, la Fiom avrà meno strumenti per difendere ed estendere i loro diritti. Contemporaneamente, dobbiamo studiare e mettere in campo progetti, anche specifici, per entrare in contatto e sindacalizzare quei lavoratori che fino a qualche tempo fa erano convinti di poter contrattare da soli con l’azienda e che oggi rischiano di subire in solitudine ricatti e ingiustizie.”

Insomma, benissimo il voto per la Fiom, ma iscriversi è pure meglio.

 

 

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Category: News Rsu
Creato il Giovedì, 11 Giugno 2015 15:25

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La leggenda narra di una telefonata notturna di Giorgio La Pira – cattolicissimo sindaco di Firenze – al presidente dell'Eni Enrico Mattei: “Enrico, sono Giorgio, ho sognato lo Spirito santo; mi ha detto che tu devi salvare il Pignone”. La leggenda non specifica quale sia stata la risposta dell'assonnato Mattei; sta di fatto che poche settimane dopo l'Eni acquisì la più importante e grande industria di Firenze, salvando le antiche officine dalla chiusura e migliaia di operai dalla disoccupazione. Oggi a Firenze sono cambiate molte cose, oltre al sindaco, ma il Nuovo Pignone – ora di proprietà della General Electric – è ancora la più importante industria fiorentina, con quasi 3.000 addetti. E continua a essere una fabbrica ad altissima professionalità e sindacalizzazione, basti dire che più di un terzo degli addetti sono iscritti alla Fiom; 1.178, per la precisione.

Il Nuovo Pignone è anche una delle 102 aziende metalmeccaniche fiorentine che hanno rinnovato le loro Rsu, più di un quarto di quelle in cui esiste una rappresentanza elettiva dei lavoratori. Nella gran parte delle imprese in cui si è votato le elezioni si sono svolte nell'ultimo anno e mezzo, fornendo così un'indicazione significativa sul livello di consenso delle organizzazioni sindacali dei metalmeccanici fiorentini. E la Fiom batte tutti per distacco.

Al voto ha partecipato più del 72% dei lavoratori aventi diritto (8.050 su 11.263, con un calo occupazionale di oltre 500 unità negli ultimi quattro anni) in aziende in massima parte medio-piccole che – Nuovo Pignone e Selex-Es (ex Galileo) a parte, - costituiscono il cuore della realtà metalmeccanca fiorentina. La Fiom è il primo sindacato con il 77,5% (6.235 voti e 296 delegati), segnando un più 1% sulle scorse elezioni. Seguono – distanziatissime - la Fim con il 17,6% (+0,5 e 39 delegati), la Uilm 4,3% (-0,7% e 7 delegati), altri sindacati con il restante 0,6% (1 delegato).

Il successo della Fiom – che in queste imprese ha 4.022 iscritti - è un dato omogeneo nelle grandi come nelle medie o piccole fabbriche. Così si va dal 64,3% del Nuovo Pignone (2.979 addetti, +0,5% rispetto alle elezioni precedenti) all'81,5% della Grn Driveline (421 lavoratori, +20%); dal 67,8% di Selex-Es (1.023 dipendenti, +1,1%) al 75,2% della Biomeriux (230 addetti, +15,7%); dal 66,6% dell'Infogroup (391 lavoratori, -7%) all'81,3% della Targetti (233 dipendenti, + 0,4%). Difficile trovare un consenso inferiore al 50% per i metalmeccanici della Cgil: la maglia nera se l'aggiudica la Pirelli con il 31,7% (381 dipendenti, +1,8%).

Dati che Daniele Calosi - segretario generale della Fiom Firenze – interpreta come una dichiarazione di fiducia: “La crisi di rappresentanza che investe la politica anche qui in Toscana e il crollo della partecipazione al voto nella città del Presidente del consiglio, non toccano la Fiom. Nelle nostre fabbriche si vota con percentuali attorno al 70% e raccogliamo consensi che complessivamente sono il doppio del numero degli iscritti. E' il frutto della nostra pratica contrattuale, del lavoro capillare di un'organizzazione che segue oltre 900 aziende, più di metà delle quali piccolissime dove le Rsu nemmeno esistono. Ed è la miglior risposta agli attacchi di chi – soprattutto nel mondo della politica – ci accusa di non essere rappresentativi.”.

 

 

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Category: News Rsu
Creato il Giovedì, 04 Giugno 2015 16:25

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In tempi di crisi la democrazia è una pratica difficile. E dove la crisi batte più forte – come nel caso del Mezzogiorno italiano – un'elezione democratica dei rappresentanti dei lavoratori vale il doppio che altrove. Perché come ha recentemente ricordato lo Svimez nel suo rapporto annuale, il sud d'Italia “sta subendo un processo di desertificazione”, di cui la scomparsa dell'industria è parte rilevante. Con tassi di disoccupazione superiori al 20% - giovanile oltre il 50% - la Campania costituisce la punta di un iceberg fatto di declino economico e disgregazione sociale. In particolare nell'ultimo ventennio con le dismissioni dell'industria pubblica, le privatizzazioni e – da ultima – la crisi finanziaria iniziata nel 2008 negli Usa, la Campania è uno dei luoghi più dolenti di una sorta di “selezione della specie” che ha spazzato via interi comparti dell'economia nazionale e rischia di pagare più di altre regioni le conseguenze delle scelte macro-economiche: la vertenza Whirlpool e le minacce di chiusura che incombono sullo stabilimento di Carinaro sono lì a testimoniarlo.

Questo il quadro che incombe sulle elezioni per il rinnovo delle Rsu in Campania: inutile aggiungere altre parole per spiegare perché qui il voto procede più lentamente che al nord. Nell'ultimo anno sono state rinnovate 63 Rsu, coinvolgendo quasi 14.000 metalmeccanici, il 25% circa del totale degli addetti del settore. Nelle fabbriche in cui si è potuto votare liberamente – cosa che esclude, come si sa, gli stabilimenti ex Fiat – la partecipazione è stata alta: 12.511 votanti hanno eletto 238 delegati. In queste aziende la Fiom si conferma il primo sindacato con 4.388 voti pari al 35.1% e 123 delegati; al secondo posto la Uilm (29,3% e 72 delegati), terza la Fim (22,6% e 61 delegati); un altro 13,2% e 27 delegati sono andati ad altre sigle sindacali. Nella ripartizione per province il dato Fiom va dal 53% di Salerno (dove però la Fiom perde il 9% dei consensi rispetto alle elezioni precedenti) al 15,6% di Avellino (meno 0,9 sulla tornata precedente). La Fiom ha la maggioranza assoluta anche in provincia di Benevento (52,3% e meno 2,8 sulla volta scorsa), con il 34,5% (più 3 sulle elezioni precedenti) è il primo sindacato anche a Napoli, dove si è votato di più con 7.338 partecipanti, mentre nelle aziende di Caserta (con il 32,8% e la crescita di un punto percentuale) si piazza dietro alla Uilm.

Un dato coerente con quanto succede in tutta Italia è quello che riguarda il risultato delle liste Fiom rispetto alle dimensioni aziendali. In Campania – come nella più ricca Emilia Romagna – il consenso per i metalmeccanici della Cgil è più alto nelle piccole e medie imprese che nelle grandi. Prendiamo alcuni esempi a campione. All'Alenia di Pomigliano (2.000 dipendenti) la Fiom ha raccolto il 17,1% dei voti (perdendo il 2% rispetto alle elezioni del 2009, in una fabbrica nel frattempo dimagrita di quasi mille unità) ed è il secondo sindacato, superata dalla Uilm che ha il 44,4%; discorso analogo per lo stabilimento Alenia di Nola (900 addetti): Fiom al 16,1% (+2% sul 2009), Uilm al 39 e Fim al 27; anche all'Ansdaldo Breda (800 dipendenti) Fiom seconda con il 31,3% (+2%) questa volta dietro la Fim che ottiene il 42,5% dei voti. Al contrario alla Whirlpool di Napoli (584 addetti) la Fiom ha la maggioranza assoluta dei voti con 65,2% dei consensi e un più 2,1% sulle elezioni del 2010; anche alla Fincantieri di Castellamare di Stabia (600 dipendenti) la Fiom è largamente prima con il 44,8% di voti e un +12% rispetto al 2012; alla Sirti di Napoli (300 addetti) o alla Selex di San Giuliano la Fiom è davanti a tutti, rispettivamente con il 43,5% (+12%) e il 51,8% (+6,8). Poi ci sono una lunga serie di realtà più piccole che conferma queste tendenze e vede la Fiom largamente maggioritaria in quasi tutti gli stabilimenti sotto le 300 unità.

Commentando questo quadro, Maurizio Mascoli, responsabile organizzzativo della Fiom campana, sottolinea come la Fiom “si conferma il primo sindacato dei metalmeccanici campani. Crescendo soprattutto nelle aziende di medie dimensioni. Più complicata la situazione nelle grandi imprese e in particolare in quelle di Finmeccanica – come l'Alenia – dove però pesano anche aspetti non proprio limpidi, come i meccanismi di potere che coinvolgono altre organizzazioni sindacali nella gestione delle assunzioni e nell'assegnazione degli appalti. In questo senso va anche rilevato il calo della Fim e l'aumento del peso della Uilm – più pragmatica e aggressiva – capace di crescere nelle pieghe dell'aziendalismo”. Mascoli è comunque soddisfatto del livello di partecipazione democratica delle lavoratrici e dei lavoratori campani: “Per noi è molto significativo che tra i nostri eletti dell'ultimo anno molti siano giovani delegati alla prima esperienza, cosa che per noi rappresenta un investimento sul futuro”. Infine, rileva un aspetto particolare di questa tornata elettorale: “Nella crisi crescono i sindacati autonomi, espressioni di micro-corporativismi che si diffondono di fronte alle difficoltà sociali e alle mancate risposte del sistema politico, imprenditoriale e sindacale. Come è successo a Salerno, dove ex dirigenti confederali e anche della Fiom sono confluiti nella Cisal con consensi non irrilevanti in alcune aziende metalmeccaniche dove prima d'allora quel sindacato non esisteva”.

 

 

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Category: News Rsu
Creato il Lunedì, 25 Maggio 2015 16:25

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Centodieci Rsu rinnovate, più di 15.000 lavoratori interessati, 10.000 votanti.... e la Fiom all'86 per cento. Bologna dà lezione di democrazia nelle fabbriche metalmeccaniche e raccoglie un consenso che va ben oltre la “tradizione” di un territorio in da sempre favorevole alla Cgil. Perché quello che a prima vista può sembrare un “vincere facile” è in realtà il frutto di una quotidiana attenzione per la condizione lavorativa in quante più aziende possibile. Che a Bologna sono tante (1.674 nel 2014, 70 in meno sul 2013, causa crisi) e in buona parte piccole o piccolissime (935 sotto i centro addetti) e spesso prive di rappresentanza elettiva.

Dopo il varo del (brutto) Testo unico sulla rappresentanza (gennaio 2014) la Fiom ha deciso di “sfidarlo” avviando una campagna per il rinnovo delle Rsu. A Bologna lo sforzo è stato notevole: da giugno 2014 a oggi si è votato in 110 fabbriche – di tutte le dimensioni – interessando 15.513 lavoratori, 9.976 dei quali hanno votato eleggendo 435 delegati: 380 sono stati eletti nelle liste della Fiom - che ha raccolto 8.576 voti, pari all'86% -, 39 per la Fim, 14 per la Uilm, 2 per altri sindacati. Al di là del dato quantitativo – e della relativa soddisfazione – Alberto Monti, segretario della Fiom bolognese, sottolinea che “si tratta del risultato di un'azione capillare su tutto il territorio, perché noi – a differenza di altri - interveniamo ovunque direttamente, anche dove non ci sono Rsu o nelle piccolissime realtà di 4-5 dipendenti. Anche negli appalti, ricostruendo e rappresentando la condizione di lavoro su tutta la filiera, cosa tanto più importante ora che, con il Jobs Act, ci troveremo di fronte a un aumento esponenziale del lavoro in appalto”. Nelle fabbriche in cui si è votato la Fiom conta 4.925 iscritti, su un totale di 18.838. Un buon numero di delegati eletti sono alla loro prima esperienza, rappresentano un investimento sul futuro e a loro sono dedicati appositi corsi di formazione sindacale.

Naturalmente molte Rsu delle imprese metalmeccaniche bolognesi non sono ancora state rinnovate perché il mandato dura quattro anni, “ma è singolare – rileva Monti – come proprio noi che siamo stati i più critici nei confronti del Testo unico del gennaio 2014, siamo quelli che più lavoriamo per metterne in pratica la parte che prevedeva il rinnovo delle rappresentanze sindacali. E, per quanto ci riguarda, si tratta in tutti i casi di Rsu, non di Rsa.... Magneti Marelli a parte, ovviamente, ma lì è la Fiat che ci impedisce di poter presentare le nostre liste”. Complessivamente, nelle 370 aziende meccaniche bolognesi in cui ci sono delle Rsu, la Fiom conta 7.857 iscritti, con 1.078 delegati e un consenso elettorale dell'85,7%, mediamente un po' inferiore alla media delle rappresentanze rielette nell'ultimo anno. Un segnale di crescita che si nota meglio confrontando il voto azienda per azienda. Ecco alcuni esempi, con la percentuale di voto per la Fiom nell'ultima elezione e in quella precedente (tra parentesi): Laborghini 96% (91,1), Bonfiglioli 100% (89,7), Gd 77,9% (71,1), Metalcastello 96,6% (90,1). Motori Minarelli 81,8 (73,3). Pochissimi i casi di flessione, come alla Caterpillar (dal 93 all'86,5%) o alla Ducati (dal 52 al 49%). In solo sette realtà su 110 la Fiom scende sotto il 50% dei consensi. “Segno che – conclude Monti - il nostro messaggio arriva chiaro e forte e i lavoratori dimostrano di condividerlo: la democrazia è il mezzo indispensabile per garantire la tutela degli interessi di chi lavora, il sindacato esiste se dimostra con la pratica di rappresentare e contrattare la condizione di tutte le forme di lavoro, mettendo i delegati nelle condizioni materiali e culturali di poterlo fare”.

 

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Category: News Rsu
Creato il Lunedì, 18 Maggio 2015 16:45

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Qual è lo stato di salute della rappresentanza sindacale? Quanto “valgono” in termini di iscritti e delegati i sindacati italiani? A giugno l'Inps dovrebbe mettere dei punti fermi su una materia sempre più oggetto di polemiche dai contenuti estremamente volubili. Perché la crescente crisi della democrazia (e dei “corpi intermedi” che la dovrebbero incarnare nelle nostre società basate sulla “delega”) mette in gioco equilibri e assetti consolidatisi nel tempo che fu. E perché – nello specifico – la rappresentatività dei sindacati italiani non ha mai contato sul supporto di una legge e la sua misura – che pesa su contratti e accordi – è sempre stata delegata all'autocertificazione delle divese organizzazioni; non particolarmente scientifica, insomma.

A giugno, dicevamo, qualche punto fermo dovrebbe arrivare tramite l'Inps. Dovrebbe.... il condizionale è d'obbligo, perché i dati sugli iscritti ai sindacati che fornirà l'Istituto di previdenza saranno molto relativi per misurare la rappresentanza del mondo del lavoro: per la platea interessata e per la fonte della rilevazione. Conosceremo il numero degli iscritti solo nel settore privato e solo quelli delle aziende aderenti a Confindustria. E saranno proprio le organizzazioni padronali di categoria a fornirli all'Inps che svolgerà un semplice ruolo di collettore. Bisognerà, quindi, fidarsi della precisione e dell'onestà delle imprese. Ma quel che più conta è che “il censimento” escluderà necessariamente una vasta platea di lavoratori, quelli delle aziende che non fanno capo a Confindustria, le cooperative e la consistente galassia delle piccole e piccolissime ditte (in Italia sono più di 4 milioni le imprese sotto i 10 dipendenti e occupano il 45% dei lavoratori del settore privato). In concreto, per quanto riguarda i metalmeccanici, avremo i dati degli iscritti a Fiom, Fim, Uilm, Ugl, Cobas e altre sigle delle aziende che applicano il contratto Federmeccanica; niente per Unionmeccanica, Cofimi, cooperative, artigiani. Fuori dal conteggio anche gli iscritti nelle fabbriche Fca-Cnh, perché come si sa l'ex Fiat è uscita da Confindustria e non applica il contratto Federmeccanica. Il risultato sarà, quindi, molto relativo e tutte le sigle sindacali vedranno ridursi di diverse migliaia di unità il numero dei propri iscritti rispetto a quello dichiarato nel 2014 (senza dimenticare che una rilevazione svolta a giugno è inevitabilmente inferiore a una di dicembre).

Ma c'è poi un altro aspetto, forse persino più rilevante, a relativizzare la misurazione della rappresentanza in corso. Che riguarderà gli iscritti ma tralascerà quella rappresentanza più grande e generale costituita dai delegati eletti nei luoghi di lavoro che avrebbe dovuto costituire – in un mix con il numero dei tesserati – la misura della rappresentatività di ciascuna organizzazione sindacale: “ponderata” dal Cnel, secondo quanto recita l'accordo interconfederale del 10 gennaio 2014. Cnel che, nel frattempo, è stato avviato allo scioglimento dal governo Renzi. A complicare ulteriormente le cose ci sono le rielezioni delle Rsu: dal gennaio del 2014 si dovrebbero eleggere senza la quota “protetta” dell'un terzo che era riservata ai sindacati “maggiormente rappresentativi” dall'accordo del 1993, ma non in tutte le categorie il rinnovamento procede spedito, anzi, e non dappertutto i criteri sono gli stessi.

In un simile quadro il termine certificazione assume dei contorni quantomeno sfumati ed è facile prevedere che per quanto riguarda il rinnovo delle Rsu ben difficilmente avremo dei dati credibili, omogenei e confrontabili con le elezioni precedenti, in modo da stabilire quali organizzazioni abbiano più voti e quale sia l'andamento del loro consenso tra i lavoratori, su cui disegnare la mappa della rappresentanza sindacale. Problema non piccolo per la validazione di accordi e contratti.

Ma poiché le elezioni dei delegati sono le fondamenta della legittimità sindacale è bene provare a scoprire di che materia sono composte; e in un panorama così incerto non ci resta che cercare di sopperire con un viaggio nel voto per le Rsu.

Partiamo dai dati generali che abbiamo – inevitabilmente parziali, soprattutto nelle piccole e piccolissime imprese dove non conosciamo i risultati delle realtà in cui la Fiom non è presente; e poi proseguiremo con alcune province o regioni e alcuni gruppi industriali particolarmente significativi, cercando di fornire dati omogenei e confrontabili con i risultati delle elezioni svoltesi quattro anni prima (questo è – o dovrebbe essere – il termine del mandato delle Rsu).

Secondo i dati in nostro possesso negli ultimi dodici mesi le Rsu sono state rinnovate in 2.521 aziende metalmeccaniche, i lavoratori interessati sono stati oltre 327.000 – quasi un quarto dell'intera categoria - e hanno votato 221.211. La gran parte di aziende e votanti applicano il contratto di Federmeccanica (1.565 aziende per oltre 220.000 addetti e 149.412 votanti). In queste fabbriche la Fiom conta 70.341 iscritti – circa un quinto del totale – e ha ottenuto complessivamente 147.656 voti, il 60,7% del totale, eleggendo 6.391 delegati (il 50,1%). A seguire la Fim con il 27,3%, la Uilm con l'8%; altre sigle hanno ottento in tutto il 4% dei voti. Divisi per aree contrattuali i consensi alla Fiom sono più alti nelle piccole e medie imprese (l'86,5% in Unionmeccanica, l'85,4% nelle cooperative), più basse tra gli orafi e argentieri (57,3%), un po' sopra la media nelle aziende aderenti a Federmeccanica (63,4%). Ragionando per dimensione d'impresa, nelle aziende sotto i 100 dipendenti la Fiom supera l'80% dei voti, arriva al 72,3% nelle imprese tra i 100 e i 250 dipendenti (quelle che costituiscono il cuore del settore metalmeccanico italiano e in cui hanno votato oltre 100.000 lavoratori), ha la maggioranza assoluta anche nelle fabbriche fino a mille dipendenti (62,3% tra i 250 e i 500 dipendenti, 57,9% tra i 500 e i mille addetti), ha la maggioranza relativa nelle grandi imprese sopra i mille dipedenti (39,7%). Per quanto riguarda i risultati regionali la Fiom raccoglie i maggiori consensi in Emilia Romagna (85,8%), Toscana (72,9%), Lombardia (71,6%) - che è anche la regione con il numero più alto di votanti, quasi 80.000 -, Piemonte (68%), Veneto (65,4%). I risultati peggiori per i metalmeccanici della Cgil sono quelli di Puglia (17%) e Umbria (32%). La Fiom è il primo sindacato in tutte le regioni tranne che in Puglia (superata sia dalla Uilm – 38,4% - che dalla Fim – 22,8%) e in Umbria (al primo posto la Fim con 36,4%). Ma delle situazione specifiche (di territorio e gruppo) ragioneremo nelle prossime puntate, quando potremo fare anche dei confronti con le tornate elettorali precedenti. Per ora il dato nazionale, seppur parziale, indica che la Fiom ha la maggioranza assoluta e che i suoi voti sono più del doppio del numero degli iscritti.

 

Muggiano, due ore di sciopero per la sicurezza

Category: Fincantieri Muggiano
Creato il Martedì, 05 Maggio 2015 19:31

Le Rsu di Fim, Fiom e Uilm hanno indetto uno sciopero unitario di due ore per turno in solidarietà con il lavoratore morto nel cantiere in un incidente sul lavoro a bordo della nave Margottini. Modalità dello sciopero:

1 turno : domani 6 maggio dalle ore 6.00 alle ore 8.00

Giornaliero: dalle ore 14.30 alle ore 16.30

2 turno : le ultime 2 ore di lavoro

“Contro la morte sul lavoro. Per la sicurezza nei cantieri”

Rsu Muggiano,

Telespazio fa ostruzionismo invece di pensare a risolvere i suoi tanti problemi

Category: Telespazio
Creato il Venerdì, 27 Marzo 2015 13:08

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Ancora una volta la società Telespazio ha tentato di impedire di riunirsi alle lavoratrici e ai lavoratori, non riconoscendo il diritto all'assemblea richiesta dalla Fiom-Cgil di Roma Est, senza motivarne il rifiuto né per quanto riguarda gli aspetti normativi, né per quelli contrattuali. Un atto grave che dimostra l'arroganza di un'azienda che, a urne praticamente aperte per l'elezione della rappresentanza sindacale, decide di schierarsi cercando di impedire la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori.

Un'azienda che dovrebbe impegnarsi per risolvere i molti problemi che ha e che ha presentato un piano industriale fatto di tagli di attività e chiusure di sedi, decide invece di dedicare il proprio tempo per entrare a gamba tesa nel confronto elettorale tra organizzazioni.

Come Fiom-Cgil riteniamo utile invece che l'azienda dedichi tutte le energie per trovare risposte concrete ai problemi che abbiamo denunciato, tra i quali la mancanza di capacità trasmissiva, investimenti in progetti capaci di intercettare quote di mercato, miglioramento della qualità del management e tagli non ai servizi ai clienti ma agli sprechi. L'obiettivo deve essere una Telespazio che deve "pesare" di più nei contesti decisionali in seno al gruppo Finmeccanica, alla joint venture con i francesi di Thales, in sede istituzionale a livello nazionale ed europeo.

Riteniamo utile che Telespazio impegni il tempo su questi obiettivi e non sull'ostruzionismo alla Fiom, lasci alle lavoratrici ed ai lavoratori di scegliere confrontandosi con tutte le sensibilità sindacali.

Siamo fortemente convinti che, per la fase che stiamo affrontando in Telespazio e per le decisioni conseguenti all'applicazione delle linee guida di Finmeccanica, una RSU forte eletta democraticamente, autorevole, indipendente e non condizionabile, sia assolutamente necessaria nell'interesse delle lavoratrici e dei lavoratori.

 

Fiom-Cgil nazionale

 

Roma, 27 marzo 2015

Thales Alenia Space. La Fiom primo sindacato nelle elezioni Rsu a Roma

Category: News Rsu
Creato il Mercoledì, 18 Febbraio 2015 17:48

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Alle elezioni della Rsu alla Thales Alenia Space (joint venture tra Finmeccanica e Thales, multinazionale francese) di Roma forte affermazione della Fiom-Cgil che si conferma primo sindacato con il 45% dei voti.

La Fiom aumenta il suo consenso in termini di voti rispetto alle precedenti elezioni e di conseguenza aumenta il suo "peso" all'interno della Rsu, dove sarà rappresentata da 5 delegati sui 12 totali (nelle precedenti elezioni erano sempre 5 i rappresentanti della Fiom ma su una Rsu di 15 componenti).

"Un risultato importante - commenta Fabrizio Potetti, responsabile per la Fiom nazionale di Thales - che ci consegna una grande responsabilità in un momento complesso per tutto il settore spazio e per la Thales Alenia Space in particolare, in considerazione delle decisioni assunte da Finmeccanica proprio sulla volontà di ridiscutere con i francesi i termini dell'alleanza."

"Vogliamo ringraziare la Rsu uscente per il lavoro svolto - aggiunge Potetti -, le lavoratrici e i lavoratori che hanno scelto in questa fase di dare ancora più responsabilità alla Fiom-Cgil e i nuovi delegati eletti che, in un momento complesso come questo, hanno voluto impegnarsi per promuovere le prospettive industriali, occupazionali ed economiche di tutti i lavoratori."

 

Fiom-Cgil nazionale

 

Roma, 18 febbraio 2015

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