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28 Marzo 2017
Federazione Impiegati Operai Metallurgici

48 items tagged "Referendum"

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Ibm: dopo il referendum tra i lavoratori confermata l'ipotesi di accordo al ministero del Lavoro

Category: Ibm
Creato il Giovedì, 23 Febbraio 2017 12:58

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Oggi è stata confermata, presso il ministero del Lavoro, l'ipotesi di accordo sottoscritta in data 2 febbraio 2017 presso la sede di Assolombarda. Nei giorni scorsi si era svolto il referendum tra i lavoratori che aveva visto 2911 votanti, pari al 66,86% degli aventi diritto al voto: di questi 2789, pari al 95,8% dei votanti, hanno votato SI' e 121, pari al 4,1%, hanno votato NO.

A fronte del voto estremamente positivo dei lavoratori Fim Fiom e Uilm hanno sciolto la riserva sull'accordo.

Il passaggio al ministero del Lavoro, che si è concluso con un accordo che richiama l'intesa del 2 febbraio, si è reso necessario in quanto l'ipotesi è stata raggiunta in data successiva alla conclusione dei 45 giorni previsti dalla legge 223/91 per la trattativa in sede sindacale.

Nell'accordo ministeriale è anche prevista la possibilità, per i lavoratori appartenenti alle tabelle C e D, di concordare con l'azienda la loro uscita prima della data del 31 marzo.

Nell'incontro al ministero l'USB, che aveva condiviso l'ipotesi di accordo in Assolombarda e aveva dato indicazione di voto positivo ai lavoratori che si apprestavano ad affrontare la consultazione referendaria, ha dichiarato di aver cambiato idea nei giorni scorsi e di aver ritirato la firma. Al testo dell'accordo del ministero del Lavoro verrà quindi allegata la loro dichiarazione. Fim Fiom e Uilm ritengono che tale atteggiamento, oltreché incoerente, non sia stato rispettoso nei confronti dei lavoratori che hanno appreso del ritiro della loro firma mentre stavano ancora votando.

Fim Fiom e Uilm esprimono un parere positivo rispetto all'esito del referendum e sull'incontro avuto al ministero del Lavoro che ha confermato quanto già convenuto con l'azienda.

Nei prossimi mesi le OOSS incalzeranno l'azienda, con la quale hanno già convenuto un appuntamento ad aprile, affinché intensifichi il lavoro di formazione continua rivolta a quei lavoratori con skills considerati obsoleti. L'Ibm deve investire maggiormente sulle competenze delle lavoratrici e dei lavoratori, il cui know how è l'unico vero fattore di successo.

 

Esecutivo del coordinamento Rsu di Ibm

Fim, Fiom, Uilm nazionali

 

Roma, 22 febbraio 2017

La verità della Consulta (che si vuol tacere)

Category: Zoom. Articoli e commenti (3)
Creato il Martedì, 31 Gennaio 2017 16:46

consulta

Il dibattito suscitato, prima, dalla sentenza della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei referendum sui temi del Jobs act e, adesso, dal referendum costituzionale ripropongono, per certi versi, la questione della “indifferenza alla verità”, nel senso del suo stravolgimento o, per lo meno, della sottovalutazione dei suoi aspetti rilevanti rispetto a quelli secondari sui quali, invece, per ignavia o opportunismo viene concentrata l’attenzione. Tale attitudine è crescente nel confronto politico che, anche per questo, risulta sempre più appiattito alla dimensione di chiacchiericcio politichese (ma non per questo, purtroppo, senza conseguenze concrete).

I molti mesi della battaglia referendaria sull’approvazione della riforma costituzionale erano già stati caratterizzati non solo dalla “distrazione di massa” dal peggioramento delle condizioni economico-sociali, ma anche dallo scarso rilievo attribuito all’oggetto e alla ragion d’essere del referendum cioè i rilevanti cambiamenti alla Costituzione approvati dal Parlamento sottoposti alla ratifica dell’elettorato; infatti, la consultazione del 4 dicembre è stata trasformata nella richiesta, tanto istituzionalmente irrituale quanto fortemente voluta dal Presidente del Consiglio e dal Governo, di una sorta di super fiducia popolare (o populistica) sul loro operato. Naturalmente, non fosse altro perché era stato tanto fortemente sollecitato, l’esito del referendum costituzionale ha avuto anche l’effetto politico immediato di far cadere il governo che, peraltro, è stato rimpiazzato da una sua quasi fotocopia. Tuttavia occorrerebbe prestare più attenzione al fatto che la solenne bocciatura del cambiamento costituzionale proposto rappresenta un evento istituzionale con effetti di lungo periodo per il Paese, una “verità” non sottovalutabile, ma che deve costituire un punto di riferimento per il riassetto economico-sociale del Paese.

Nel caso della sentenza appena emanata dalla Consulta, la conseguenza su cui si sta concentrando l’interesse di molti commentatori è se e in che misura la richiesta di elezioni anticipate fatta dall’ex Presidente del Consiglio e da altre parti politiche sia indebolita. Ancora una volta c’è un sopravvento autoreferenziale della dimensione politichese rispetto alle questioni rilevanti quali, in questo caso, l’effetto della sentenza sugli equilibri economico-sociali del nostro paese. Naturalmente la sentenza della Consulta va accettata ma, ciò non di meno, può e deve essere discussa e meglio lo si potrà fare quando si conosceranno le sue motivazioni che al momento sfuggono; tanto più che la richiesta di referendum è stata fatta da 3,3 milioni di firmatari. In ogni caso, la sentenza della Consulta non elimina il dato di fatto che, in un contesto di crisi occupazionale e finanziaria, l’applicazione del Jobs act non ha dato risultati positivi in termini di creazione di posti di lavoro, mentre rappresenta un inutile dispendio di ingenti risorse per il bilancio pubblico. Questo risultato non è sorprendente; il Jobs act ha accentuato la politica controproducente di perseguire la competitività aumentando la flessibilità e riducendo i costi salariali, anziché valorizzare l’innovazione che, invece, richiede stabilità occupazionale e l’impiego di lavoratori ben qualificati e corrispondentemente retribuiti. La sentenza della Consulta, più che spingere a valutazioni sulla data delle prossime elezioni, dovrebbe stimolare il dibattito su un provvedimento economico e sulla sua visione ispiratrice fondata sull’aumentata subordinazione del lavoro e delle relazioni sociali alla valorizzazione del capitale; una caratteristica fondante dello sviluppo capitalistico, che negli ultimi quattro decenni si è accentuata come reazione agli andamenti di natura contraria (aumento dei diritti, riduzione delle diseguaglianze) che si erano diffusi nei paesi capitalisticamente sviluppati durante il trentennio successivo alla seconda guerra mondiale. Una reazione, tuttavia, che non essendo sorretta, ma nemmeno contrastata, da idee nuove e progressive, ha generato equilibri economici e sociali sempre più fragili, sfociati nella crisi globale.

Dunque, l’aspetto comune di come larga parte di politici ed opinion makers si sono rapportati prima al referendum costituzionale e poi alla successiva sentenza della Consulta è una preoccupante “indifferenza” ai legami di queste due vicende con la negativa evoluzione in corso degli equilibri socio-economici di cui, invece, si accettano, anche per assuefazione, l’inefficienza e l’iniquità, la riduzione e la precarizzazione del benessere generale e delle sue prospettive.

Le grandi crisi si caratterizzano, oltre che per gli sconvolgimenti reali, anche per l’intervenuta incapacità delle teorie, e più in generale della cultura dominante, di spiegarli e per il conseguente disorientamento del senso comune prevalente nell’opinione pubblica.

La “indifferenza alla verità” è alimentata dalla resistenza opposta dagli interessi parziali che hanno alimentato la crisi generale e dalle idee che hanno supportato quegli interessi. Cosicché, pur essendo sempre più evidente che “il re è nudo” – cioè che le relazioni economico-sociali dominanti e le ideologie connesse si rivelano sempre meno funzionali – rimane forte l’interesse materiale e intellettuale a non ammetterlo, anche per la contemporanea difficoltà del processo di formazione e composizione di idee e interessi nuovi e progressivi cioè capaci di rappresentare e organizzare le esigenze e le prospettive di strati maggioritari della collettività.

*Sbilanciamoci.info

Telespazio. Trattativa conclusa, la parola passa ai lavoratori

Category: Telespazio
Creato il Mercoledì, 11 Gennaio 2017 14:18

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Il 22 dicembre u.s., dopo lunghi mesi di trattativa e la disdetta di tutta la contrattazione nazionale e di sito da parte dell'azienda, si è arrivati alla conclusione del tavolo sul contratto integrativo.

FIM-FIOM-UILM nazionali hanno ritenuto che il testo così come modificato (molto cambiato sia rispetto al 15 dicembre ma anche nello stesso incontro del 22), potesse configurarsi come l'ipotesi conclusiva da sottoporre al voto dei lavoratori.

Il testo non è siglato perché la UILM ha posto come condizione per la propria firma il ritiro dei provvedimenti disciplinari e, di fronte al rifiuto dell'azienda, ha dichiarato che, nonostante la condivisione dei contenuti del testo, non lo avrebbe firmato per tale ragione.

A questo punto, per evitare la riapertura di stagioni di accordi separati, superate dal recente accordo sul CCNL, si è deciso di non siglare il testo e di richiedere comunque all’azienda una consultazione tramite referendum di tutte le lavoratrici e lavoratori di Telespazio/E-GEOS, sul testo condiviso da tutte le OO.SS..

Siamo convinti che i provvedimenti disciplinari siano stati comminati dall'azienda nel momento e nel modo sbagliato e che nelle sedi opportune gli stessi si risolveranno (li abbiamo giustamente impugnati insieme ai lavoratori). Ma mettere in relazione la firma dell'ipotesi di accordo con il loro ritiro è un errore, che mette in contrapposizione una questione che riguarda tutto il personale con alcuni lavoratori. Oltretutto si rischia di esporre ancora di più questi lavoratori, configurando la loro vicenda come una pregiudiziale al raggiungimento di un accordo.

L’ipotesi di accordo del 22 Dicembre è stata pertanto inviata a tutti, in modo da poter svolgere le assemblee con l’adeguato livello di informazione da parte dei lavoratori ed approfondirne così tutti gli aspetti sia normativi che economici, il referendum sarà svolto subito dopo.

Oltre alle questioni di merito, hanno determinato il nostro giudizio positivo alcuni elementi molto importanti, primo tra i quali aver cambiato profondamente il testo di luglio che oltre ad introdurre il nuovo orario di lavoro e non dare nessuna certezza sul recupero dei PAR e della mezz'ora per i turnisti, rinviava tutti gli altri istituti alla trattativa Leonardo/Finmeccanica, senza stabilire nessun principio di garanzia.

Il nuovo testo dopo mesi di trattativa e qualche ora di sciopero (che purtroppo sulla sede di Roma non siamo riusciti a fare per la contrarietà di un'organizzazione), è stato notevolmente modificato, recependo la specificità di Telespazio/E-GEOS e allargando la rosa degli argomenti oggetto di negoziazione. La trattativa si è aperta quindi su tutti i punti (grazie alle iniziative dei lavoratori) e non più su quello che interessava solo all'azienda. Gli argomenti su cui si è trovata una condivisione sono riportati nel testo del 22/12, quelli su cui non si è raggiunta una sintesi sono stati invece rinviati a dopo la trattativa Leonardo (non alle commissioni come erroneamente viene indicato da qualcuno).

Le materie oggetto di rinvio (reperibilità, indennità, maggiorazioni, welfare etc.) questa volta sono protette da una clausola che prevede la loro sostituzione solo a fronte di nuovo accordo Aziendale e/o di sito, in assenza del quale rimarrà in vigore quanto previsto nell'accordo del 2006. Aver elencato tutto in un unico testo, vecchi e nuovi principi, rende complicato per l'azienda fare nuove forzature (dovrebbe disdettare anche le nuove parti e non solo l'accordo del 2006 del quale si voleva liberare!).

Infine, deve essere evidenziato che, se non si fosse definita un’ ipotesi conclusiva, oltre a perdere l'integrativo con applicazione del solo CCNL, si sarebbe perso anche il Premio di Risultato 2016 (essendo relativo al 2016 non può essere siglato nel 2017!).

Come FIOM per questi motivi abbiamo deciso di ritenere conclusa la trattativa, assumendoci le nostre responsabilità e rimettendoci al giudizio dei lavoratori.

 

Fiom nazionale

 

Roma, 11 gennaio 2017

Ccnl Federmeccanica. I lavoratori approvano l'ipotesi di accordo. I dati

Category: Trattativa Ccnl
Creato il Giovedì, 22 Dicembre 2016 14:54

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La Commissione elettorale nazionale Fim-Fiom-Uilm alle ore 14,00 del giorno 22 dicembre 2016 comunica i risultati quasi definitivi arrivati dalle Strutture regionali.

Il numero di aziende interessate è 5.986 per un totale di 678.328 dipendenti.

Hanno votato n° 350.749 (pari al 63,27% dei presenti nei giorni di votazione); di questi 276.627 (80,11%) hanno votato SI e 68.695 (19,89%) hanno votato NO.

Le bianche sono state 3.836 e le nulle 1.591.

Pertanto la Commissione certifica che l’esito della consultazione ha dato esito positivo e quindi il CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO di Federmeccanica-Assistal è pienamente applicabile per tutti i lavoratori della categoria.

 

Commissione elettorale nazionale Fim-Fiom Uilm

 

Roma, 22 dicembre 2016

Contratto, il valore di un voto

Category: Zoom. Articoli e commenti (3)
Creato il Lunedì, 19 Dicembre 2016 12:29

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Le lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici dopo un lungo periodo, esattamente dal 2008, hanno la possibilità di votare con il referendum il loro nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro.
L'intesa infatti prevede nel capitolo "percorso di validazione dell'accordo" che "l'intesa si intende validata se la maggioranza semplice delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti si esprimerà a favore" e ancora "successivamente nel caso di esito positivo della consultazione si procederà alla sottoscrizione dell'accordo formale".
Non si tratta di una dichiarazione o di un impegno sindacale, della cosiddetta e tradizionale firma con riserva (che vuole dire che le organizzazioni sindacali si riservano di svolgere  una consultazione) ma è parte integrante dell'accordo condiviso dalla Federmeccanica che prevede inoltre che "le direzioni aziendali mettono a disposizione delle commissioni elettorali l'elenco dei dipendenti aventi diritto al voto nelle singole unità produttive e quanto necessario a consentire il corretto svolgimento della consultazione e del voto"  e ancora "Le organizzazioni sindacali territoriali unitariamente invieranno alle associazioni territoriali datoriali l'elenco delle imprese coinvolte dalla consultazione con l'obiettivo di coinvolgere tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori oggetto della presente intesa".
In sostanza la Federmeccanica sottoscrive che l'accordo è valido se viene appunto dalla maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori con il referendum.
Qualcuno dirà che questa è una questione di metodo perché quello che conta è il merito. Una enorme stupidaggine che e stata ampiamente utilizzata nel corso di questi ultimi decenni per  cancellare i diritti dei lavoratori.
Lo sanno bene i metalmeccanici e la Fiom, perché la storia degli accordi separati nasce proprio dalla negazione della democrazia, dalla legittimazione da parte della Federmeccanica e della Confindustria di accordi con alcune organizzazioni sindacali senza alcuna consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori interessati.
Non c'è dubbio che il testo che ho prima richiamato  è un viatico importante perché definisce le condizioni decisive per ragionare sul futuro della contrattazione e del sindacato. Lo testimonia la stessa dinamica del rinnovo contrattuale dei metalmeccanici.
La trattativa si è svolta in presenza di due piattaforme sindacali, quella della Fiom e quella di Fim e Uilm.
Non solo, ma va tenuto presente, che nella categoria dei metalmeccanici esiste un altro contratto separato, quello della FCA  dove i minimi contrattuali sono congelati e il sistema è tutto fondato sugli aspetti premiali definiti dall'azienda.
In questo contesto era evidente il rischio di replicare un film già visto e conosciuto anche nella mia esperienza sindacale come segretario della Fiom.
In occasione del primo incontro, la controparte dichiara che considera compatibile la piattaforma di Fim e Uilm  mentre la piattaforma Fiom è fuori dal perimetro negoziale.
È quello che è successo nel 2002 e successivamente nel 2009 a seguito dell'accordo separato tra Cisl UIL e Confindustria sulla struttura contrattuale. È quello che si è ripetuto nel corso degli ultimi due rinnovi contrattuali con l'aggravante della vicenda FCA.
La Federmeccanica non ha dato corso allo stesso atteggiamento dall'esito scontato, perché nonostante tutto quello che è successo per aggredire la Fiom, l'esito delle elezioni delle RSU, ne hanno confermato il consenso e la forza.
Federmeccanica  non ha scelto una piattaforma sindacale ma ha presentato un proprio documento-piattaforma assolutamente non accettabile ma che nello stesso tempo forniva un terreno negoziale comune per tutte le organizzazioni sindacali.
Questo è stato il passaggio decisivo che giustamente la Fiom ha colto, credo consapevole della difficoltà che avrebbe comportato perché il padrone non ti regalano niente.
Il documento-piattaforma della Federmeccanica aveva un obiettivo preciso, quello del superamento del contratto nazionale e che sostituiva i minimi contrattuali con il "salario di garanzia" e delegava tutto alla contrattazione aziendale.
Un percorso simile a quello di FCA dove i minimi contrattuali sono significativamente inferiori a quelli del contratto nazionale.
Questo è stato l'oggetto del contendere, il significato generale di quella trattativa. L'intesa grazie alla riuscita degli scioperi e delle manifestazioni unitarie, conferma il ruolo del contratto nazionale con l'aumento dei minimi contrattuali legati all'aumento dell'inflazione e supera la logica degli accordi separati.
Non è un caso che questa parte dell'accordo sia preceduta dalla dizione "in via sperimentale e per la vigenza del presente contratto collettivo nazionale di lavoro". Ho richiamato questi aspetti dell'intesa che ovviamente interviene su una molteplicità di questioni dalla formazione ai congedi parentali, con significativi miglioramenti.
L'aumento della contribuzione da parte delle aziende al sistema di Welfare contrattuale, dalle pensioni alla sanità, assume il significato di estendere a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori della categoria, una pratica contrattuale aziendale diffusa nelle medie e grandi imprese.
Sono queste le ragioni che mi portano a valutare positivamente L'accordo considerandolo una fase di passaggio nel costruire le condizioni per ragionare sul rilancio del ruolo dei contratti nazionali.

Gianni Rinaldini

17 dicembre 2016

La Costituzione è viva. Grazie alle lavoratrici e ai lavoratori

Category: Comunicati e volantini
Creato il Mercoledì, 07 Dicembre 2016 12:53

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Il voto del 4 dicembre, a grande maggioranza, ha respinto la revisione-truffa della Costituzione e bocciato il governo che l'aveva proposta.

E' stato anche un no chiaro alle politiche sociali e ai poteri che in questi anni hanno tagliato le pensioni, ridotto i diritti, aumentato la povertà, svalorizzato il lavoro trattandolo come una merce che si può vendere e comperare persino dal tabaccaio.

La Costituzione italiana resta in vigore per quella che è: la migliore alleata che i lavoratori hanno per far valere i propri diritti, conquistarne di nuovi, migliorare le proprie condizioni.

Grazie alle lavoratrici e ai lavoratori che con il loro voto hanno ricordato a tutti che la Costituzione va applicata e che questo è il nostro compito di tutti i giorni. In ogni luogo di lavoro; nel sostegno alla proposta di legge di iniziativa popolare per la“Carta dei diritti fondamentali del lavoro” presentata al Parlamento dalla Cgil; con i referendum contro il Jobs Act, previsti per la prossima primavera, per abrogare i voucher, regolamentare gli appalti, ripristinare ed estendere i diritti dell'articolo 18.

 

Brancaccio: “Il referendum non peserà sull'Euro”

Category: Zoom. Articoli e commenti (3)
Creato il Mercoledì, 30 Novembre 2016 11:21

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Un’eventuale vittoria del No al referendum costituzionale del 4 dicembre potrebbe scatenare una crisi finanziaria e spingere l’Italia fuori dall’euro? L’allarme lanciato in questi giorni dal Financial Times e da varie istituzioni finanziarie ha alimentato il fuoco di una campagna referendaria già rovente. Sulla fondatezza di queste previsioni ascoltiamo il parere dell’economista Emiliano Brancaccio, volto noto dei dibattiti televisivi e promotore di un “monito” pubblicato nel 2013 proprio sul Financial Times, che criticava le politiche di austerity e allertava sui rischi di una futura deflagrazione dell’eurozona.

 

Professore, per la grande stampa internazionale una vittoria del No al referendum potrebbe mettere nuovamente in subbuglio l’eurozona e avviare un percorso di uscita dell’Italia dalla moneta unica. Quanto sono fondati questi allarmi?

Gli italiani facciano le proprie scelte e vadano a votare tranquilli. Le incertezze sulla ripresa economica del paese, sulla stabilità dei mercati e sui destini dell’eurozona sono reali ma hanno cause molto più profonde. Legarle in modo grossolano agli esiti del referendum è un’operazione fuorviante.

Se gli elettori respingono la riforma costituzionale Matteo Renzi potrebbe dimettersi e bisognerebbe formare un altro governo. L’instabilità politica può creare problemi alla permanenza dell’Italia nell’euro?

I problemi di tenuta dell’eurozona resterebbero irrisolti anche se prevalessero i Sì e l’attuale governo restasse in carica. Renzi può solo rinviare i nodi europei, ma non è assolutamente in grado di scioglierli.

Se cade il governo c’è il rischio che alcune importanti operazioni per la stabilizzazione delle banche siano interrotte. Lasciare in sospeso la trattativa su Montepaschi non è pericoloso?

Il governo ha lavorato malissimo sul caso Montepaschi. La pretesa di cercare fondi sul mercato pagando laute commissioni a JP Morgan e rinunciando alla nazionalizzazione è una follia, che non rafforza il sistema bancario ma lo indebolisce ulteriormente.

Anche Bankitalia prevede un aumento dell’instabilità dei mercati in vista del voto. Perché?

I mercati sono instabili da anni, come bestie rabbiose. Fosse stato per loro l’unione monetaria europea sarebbe stata fatta a brandelli già da un pezzo. Non è andata così solo perché ogni volta che si agitano la BCE li raffredda inondandoli di liquidità. Se le temperature aumenteranno il referendum c’entrerà ben poco. Piuttosto vorrà dire che questa volta Mario Draghi ha “dimenticato” di aprire i rubinetti.

Domenica 20 novembre a "In 1/2 Ora" di Lucia Annunziata su Rai Tre confronto tra Maurizio Landini e Matteo Renzi

Category: Segnalazioni
Creato il Venerdì, 18 Novembre 2016 20:25

RENZI LANDINI

 

Domenica 20 novembre a "In 1/2 Ora" di Lucia Annunziata su Rai Tre confronto tra Maurizio Landini e Matteo Renzi

Una Costituzione è per sempre

Category: Comunicati e volantini
Creato il Martedì, 08 Novembre 2016 11:33

una costituzione per sempre

 

Una Costituzione è per sempre. Al referendum del 4 dicembre. VOTA NO

Referendum: guida al voto per i “fuorisede”

Category: Segnalazioni
Creato il Lunedì, 07 Novembre 2016 16:54

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Sono centinaia di migliaia, dal Sud al Nord dell’Italia, coloro che per motivi di lavoro o di studio vivono lontano da casa, in un'altra città diversa da quella di residenza. In Italia non esiste la possibilità per queste persone di votare fuori sede, che si tratti di elezioni amministrative, politiche o referendum. E anche il 4 dicembre, quando gli italiani sono chiamati ad approvare o (meglio) a bocciare la riforma costituzionale, questo esercito invisibile di persone rischia di rimanere muto di fronte ad una scelta fondamentale e decisiva per la vita democratica dell’intero Paese.
Il Comitato Per il No, grazie alla disponibilità di diverse forze politiche, ha deciso di attivarsi per permettere ai cittadini fuori sede che non possono tornare a casa di esercitare il loro sacrosanto diritto di voto attivando un apposito sito, votofuorisede.com: compilando un modulo, è possibile essere iscritti come rappresentanti di lista nel seggio della città dove si è domiciliati e quindi poter votare.
La riforma costituzionale firmata da Renzi e Boschi restringe gli spazi di democrazia e partecipazione. Andare a votare e votare no al referendum del 4 dicembre è anche l'occasione per i cittadini, tuti i cittadini, di riprendersi il diritto a decidere del proprio futuro e di quello del Paese.

 

http://votofuorisede.com/

Il grande bluff dell'impatto economico del referendum

Category: Zoom. Articoli e commenti (3)
Creato il Venerdì, 04 Novembre 2016 16:13

bluff referendum

 

Il referendum sulle modifiche della Costituzione del prossimo 4 dicembre farà crescere l’economia e risparmiare le casse dello Stato? Secondo i fautori del Si, la risposta (ovviamente propagandistica) non può che essere positiva. Il Pil aumenterebbe dell’1% o anche di più – a seconda dei documenti e delle stime – mentre i risparmi derivanti dalla riduzione dei componenti del Senato (e del cambiamento delle sue funzioni) potrebbero arrivare fino a 500milioni di euro. Il presidente del consiglio, Matteo Renzi, ne è talmente convinto che – quando ha presentato lo scorso ottobre le slides della manovra di bilancio – ha annunciato 500milioni in più per le politiche sociali, che avrebbero origine in non meglio definiti “risparmi istituzionali” (cioè la modifica della Costituzione).

Vediamo il primo punto: la crescita dell’economia. Nell’ultima nota di aggiornamento del Def si dice: “Per effetto delle misure attuate e in programma si prevede una crescita del Pil per il 2017 dell’1,0 per cento. Affinché tuttavia la politica di bilancio stimoli la crescita e la creazione di occupazione, e le riforme strutturali adottate producano benefici crescenti nel tempo, il Paese ha bisogno di stabilità politica e istituzionale. In tal senso le riforme istituzionali promosse mirano a rendere l’attuale sistema più stabile ed efficiente. In particolare la riforma costituzionale intende snellire il processo legislativo, superando il bicameralismo perfetto e realizzando una più efficiente allocazione delle competenze e una riduzione dei contenziosi tra centro e periferia; la legge elettorale intende garantire governabilità, stabilità e accountability”.

Queste affermazioni del Ministero dell’Economia e Finanze non hanno riscontro in alcun serio modello matematico, statistico ed econometrico (che tra l’altro non ci viene nemmeno esposto). Sono valutazioni generiche, infondate e propagandistiche. Anche il premier Renzi ha affermato che il Pil crescerebbe nei prossimi dieci anni dello 0,6% (non si è capito se lo 0,6% l’anno o alla fine dei dieci anni). Tra l’altro, che la stabilità (che deriverebbe -in modo ipotetico- dalla nuova Costituzione e dalla nuova legge elettorale) comporti una crescita economica è tutto da dimostrare. Quello che è certo è che l’instabilità politica non impedisce di certo la crescita economica: tanto è vero che la Spagna, da mesi paralizzata senza un governo legittimato dalle elezioni, vedrà crescere la sua economia nel 2016 del 3%. Non i fautori del No, ma il presidente (Pd) della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, ha affermato: “Gli economisti che parlano dell’impatto della riforma sul Pil andrebbero internati”.

Vi è poi la seconda questione. Quanto farebbe risparmiare la modifica della Costituzione voluta da Renzi? Il premier dice 500 milioni, ma la Ragioneria dello Stato ha fatto per bene i conti. E dice che al massimo si risparmieranno 57milioni di euro e, nello specifico, i costi del Senato si ridurrebbero non di tanto, ma al massimo del 9%. Si sarebbe risparmiato di più riducendo le indennità dei parlamentari: dimezzandole (come ha chiesto il Movimento 5 stelle) o equiparando le indennità dei parlamentari a quelle dei sindaci delle grandi città (come ha proposto Sinistra Italiana).

In sostanza, i vantaggi economici determinati dallo stravolgimento della Costituzione (e dalla riforma elettorale) non esistono o sono puri desideri e ipotetici. Rimane un punto fondamentale: valutare la bontà di un sistema democratico -e dei suoi principi costituzionali- utilizzando così pesantemente il tema dei vantaggi economici evidenzia a quale punto (basso) siamo arrivati. Una politica populista subalterna alla propaganda, all’efficientismo tecnocratico e all’economicismo liberista -che pesa la democrazia sui suoi “costi”- evidenzia la decadenza dell’attuale (in)cultura istituzionale centrata sulla cosiddetta governabilità e le compatibilità di mercato.

 

Sbilanciamoci.info

Ccnl Unionmeccanica: il referendum tra i lavoratori approva la piattaforma

Category: Trattativa Ccnl
Creato il Venerdì, 28 Ottobre 2016 17:29

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Il referendum indetto per l’approvazione della piattaforma della Fiom-Cgil per il rinnovo del Contratto Nazionale di lavoro dei dipendenti delle piccole e medie imprese metalmeccaniche, ha approvato la piattaforma.

Nel referendum certificato si è votato in 1.290 imprese per un totale di 51.246 dipendenti.

I votanti sono stati 27.000. Hanno espresso un voto favorevole alla piattaforma della Fiom-Cgil 25.932 lavoratori pari al 97,80%. Hanno espresso un voto contrario 582 lavoratori (2,20%) Le schede bianche o nulle sono state 390. Gli iscritti Fiom nelle aziende interessate al referendum sono 14.234.

Rispetto ai dati dell’Ente Bilaterale Metalmeccanici, le aziende con più di 15 dipendenti, ove sono previste le agibilità sindacali (diritto di assemblea, RSU ,etc,), sono 2250 con una platea di 98.726 dipendenti, il voto ha quindi interessato il 57,33% delle aziende ed il 51,90% dei lavoratori.

In attesa di una legge sulla rappresentanza che definisca regole per la validazione dei contratti nazionali, la Fiom considera ampio il mandato espresso dai lavoratori con il voto certificato tramite referendum sulla propria piattaforma di rinnovo del CCNL.

Fiom nazionale

Roma, 28 ottobre 2016

E' vero? Allora votare no è questione di sopravvivenza

Category: Zoom. Articoli e commenti (3)
Creato il Mercoledì, 26 Ottobre 2016 17:09

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E’ vero che i negozi chiudono?
E’ vero che le industrie hanno chiuso?
E’ vero che l’Italia è ricoperta da capannoni ed industrie abbandonate?
E’ vero che l’agricoltura languisce?
E’ vero che la disoccupazione, specie quella giovanile, ha raggiunto limiti finora mai toccati?
E’ vero che la disperazione ed i suicidi per motivi economici sono in spaventoso aumento?
E’ vero che si stanno svendendo immobili artistici e storici appartenenti al popolo, tratti di spiaggia, isole e montagne?
E’ vero che l’Europa ci impone da un lato di diminuire il debito, che si ottiene aumentando il Pil, e dall’altro l’austerity ed il pareggio di bilancio che impedisco la crescita del Pil?
E’ vero che in Italia non si produce più e che conviene produrre solo in Germania, dove c’è occupazione ed aumento del Pil?
E’ vero che stiamo vivendo con le svendite del nostro territorio?
E’ vero che la finanza opera in tutto il mondo allo stesso modo accentrando la ricchezza nelle mani di pochi ed aumentando inesorabilmente la povertà della maggioranza dei cittadini?
E’ vero che il lavoro è diventato merce e che l’obiettivo da raggiungere è diventato il massimo profitto?
E’ vero che i trattati TTIP e CETA impongono come fine sovracostituzionale la libertà di commercio e di investimento, facendo pagare il risarcimento agli Stati che tutelano il lavoro, la salute e l’ambiente?
E’ vero che le ultime legislazioni, e quella di Monti e di Renzi con violenza inaudita, si uniformano a questi principi?
E’ vero che la revisione della Costituzione si inserisce in questo quadro ed abbatte l’ultimo ostacolo per la finanza, e cioè la tutela costituzionale dei diritti fondamentali dell’uomo, legittimando lo Sblocca Italia, il Jobs Act, la riforma della scuola e la riforma della pubblica amministrazione, voluta dal governo Renzi, in obbedienza alle direttive della J.P.Morgan?

SE VUOI CONTINUARE A VIVERE COSI' VOTA SI’…

SE VUOI CAMBIARE QUESTA ASSURDA SITUAZIONE E TORNARE A VIVERE SECONDO I PRINCIPI ECONOMICI PREVISTI IN COSTITUZIONE, VOTA NO.

Fiom Veneto. La Fiom-Cgil per il NO [volantino]

Category: Fiom Veneto
Creato il Martedì, 25 Ottobre 2016 18:07

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Le politiche di austerità del governo Renz inon incidono minimamente sulla crisi, mentresi taglia la spesa sociale, si riducono i diritti dei lavoratori,si indebolisce la contrattazione tentando dicancellare il CCNL.

Tutte le cosiddette “riforme” (Fornero, Job Act, spending review,ecc.) sono state presentate dai governi come necessarie perla soluzione della crisi e della mancata crescita. Al contrario quelle “riforme” sono servite a indebolireil sistema previdenziale pubblico, a ridurre gli ammortizzatori sociali, a demolire lo Statutodei Lavoratori e l’articolo 18, a tagliare le risorse per la scuola e la sanità, a facilitare i licenziamentie rendere più precario tutto il lavoro a partire dalle giovani generazioni.

Sono così aumentate le disuguaglianze sociali e di reddito, i licenziamenti individuali, è aumentatala precarietà grazie ai voucher e la povertà è in crescita al punto che una parte della popolazionenon può ricorrere alla cure sanitarie perché non può pagare i ticket. Questi sono gli effetti delle “riforme”introdotte anche dal governo Renzi e dall’assalto di questi anni ai diritti e alle conquiste sociali,mentre sempre più ingenti sono le risorse pubbliche che il governo trasferisce alle imprese ealle banche attraverso incentivi, finanziamenti e riduzioni delle tasse.

Siamo al punto che il governo con la Legge di stabilità 2017 ha deciso di premiare con un condono miliardariogli evasori fiscali a danno dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e dei contribuenti onesti:una vera vergogna!

Adesso il governo ha in serbo una nuova “riforma”, quella della Costituzione Repubblicana.

Una “riforma” proposta dal governo con il sostegno della Confindustria, delle banche, dei poteri fortie della finanza internazionale, approvata da un parlamento privo di legittimità perché espresso dauna legge elettorale incostituzionale come sancito dalla Suprema Corte.

Siamo in presenza di un tentativo di manomettere la Costituzione Repubblicana allo scopo di rafforzareil potere del capo di governo a danno del potere legislativo, del diritto di rappresentanza deicittadini e della Democrazia. Il governo dopo le controriforme che hanno impoverito i lavoratori,i giovani e i pensionati, si accinge ora a cambiare la Costituzione per accentrare il potere nelleproprie mani, limitando quello dei cittadini, delle autonomie locali e, come si è visto in questianni, anche quello dei corpi intermedi e delle organizzazioni sindacali.

 

DIFENDIAMO LA DEMOCRAZIA E IL DIRITTO AL LAVORO,

IL PROSSIMO 4 DICEMBRE VOTA NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE

 

Impediamo che si realizzi il disegno del governo, della Confindustria

e delle banche, il prossimo 4 dicembre vota NO al referendum Costituzionale

 

Delegati Fiom/Fca Pomigliano D’Arco. Appello per il no!

Category: Fiom Pomiglaino d'Arco
Creato il Giovedì, 06 Ottobre 2016 16:07

In questi anni abbiamo capito che non c’è una separazione tra quello che accade dentro le fabbriche e quello che accade nel paese. Noi come operaie e operai della FCA di Pomigliano sappiamo quanto possa essere violento un referendum imposto, che tiene in se un ricatto. Un disegno autoritario che si è poi manifestato in ogni spazio della società, i cui segni sono ancora oggi indelebili sulla nostra pelle.

La scelta di dire NO per difendere la propria libertà, non è mai stata semplice per chiunque abbia a cuore la democrazia del proprio paese, figuriamoci per noi operai,da anni sotto attacco di un padronato che ha approfittato della crisi per tentare di cancellare i principi costituzionali nei luoghi di lavoro, ben prima che lo facesse la politica.L’Italia è il paese in cui la riforma del mercato del lavoro si intreccia con la riforma costituzionale. L’attacco al mondo del lavoro è stato precursore del cambiamento che le nostre controparti avevano in testa anche sul sistema costituzionale e, di conseguenza istituzionale del nostro Paese.Non è un caso che Marchionne e la stessa Confindustria sostengono il SI.

La lotta del movimento operaio è stata sempre la punta più avanzata per la conquista di diritti sociali per tutti, incarnando quel principio di eguaglianza e libertà che ha rialzato le fasce più deboli del paese dalla miseria senza speranza.Molti di noi in questi anni hanno impegnato la propria libertà per la libertà degli altri, perché convinti che esiste un nesso inscindibile tra questione sociale, questione democratica, e questione istituzionale. Per questo riteniamo che la Costituzione nata dall’antifascismo e dalla Resistenza vada difesa ed applicata in ogni luogo e ad ogni costo.

Siamo ora di fronte ad un Potere la cui arroganza ha superato anche il bisogno di mascherarsi, perché sa che ha dalla sua la maggior parte dei media, degli interessi economici e finanziari e della politica.In questo sta il carattere più eversivo e autoritario di tale controriforma Costituzionale del governo Renzi.

Oggi più che mai siamo entrati in una fase pericolosa. A un bivio ineludibile della storia di questo paese, dovela democrazia e la libertà individuale, fuori e dentro i luoghi di lavoro, sono a rischio. La storia insegna che quando queste sono messe in discussione a pagarne le conseguenze sono sempre le fasce più deboli. Un disegno autoritario di questo governo illegittimo per accentrare il Potere nelle mani di pochi a discapito della democrazia e della libertà di tutti.

Adesso per difendere e attuare la Costituzione serve un NO!

Un NO per poi arrivare in primavera a dire SI ai quesiti referendari che abbiamo promosso come CGIL, raccogliendo oltre tre milioni di firme per abrogare le norme più odiose del Job Act (appalti, voucher e licenziamenti senza giusta causa) che hanno cancellato insieme ai diritti anche la speranza di una vita dignitosa per migliaia di Lavoratrici e Lavoratori.

 

Delegate e Delegati FIOM/FCA Giambattista Vico Pomigliano D’Arco

 

Pomigliano d’Arco 27 settembre 2016

Ritorno al futuro

Category: Comunicati e volantini
Creato il Venerdì, 30 Settembre 2016 12:24
 

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Un no ampio boccia lo smantellamento costituzionale e il governo che l'ha proposto. Insieme alle sue politiche sociali e ai poteri che le hanno ispirate.

La Costituzione italiana resta in vigore: applicarla è il compito politico del domani.

 

La Costituzione è viva. Grazie alle lavoratrici e ai lavoratori

 

La segreteria della Cgil a proposito dell'esito del referendum costituzionale

 

link al video

 

 

Pubblicato da Giorgia Fattinnanzi su Venerdì 2 dicembre 2016

 

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CALENDARIO INZIATIVE 
 DATA  CITTA'  TITOLO
 1 dicembre  Reggio Emilia  Insieme per la Costituzione
 1 dicembre  Foligno  La Costituzione va applicata non cambiata
 28 novembre  Laterina (Ar)  Ancora una volta NO!
 23 novembre  Caserta  Terra di Lavoro, Terra di Costituzione
 23 novembre  Città di Castello  La Costituzione va applicata non cambiata
 22 novembre  Pescara  La Costituzione va applicata non rottamata
 21 novembre  Udine  Un No per la Costituzione
 21 novembre  Perugia  La Costituzione va applicata non cambiata
 15 novembre  Pisa

 Noi al referendum costituzionale votiamo NO

 12 novembre  Carpineti (RE)  Una giornata per il NO
 11 novembre  Jesi  Non è solo Carta
 10 novembre  Legnano  Costituzione al lavoro
 8 novembre  Bergamo  Un NO per rimodernare i Paese
 4 novembre  Rimini  Lavoro e Costituzione
 28 ottobre  Marzabotto  Le ragioni del No
 24 ottobre  Omegna  Le ragioni del No
 14 ottobre  Roma

 Costituzione al Lavoro - I VIDEO


Referendum: guida al voto per i “fuorisede”

 

Comitato Centrale Fiom-Cgil. 29 settembre 2016. I documenti

Category: Comitato centrale [Documenti]
Creato il Venerdì, 30 Settembre 2016 11:24

Al termine dei lavori del Comitato Centrale sono stati presentati due documenti che sono stati votati in contrapposizione.

Il documento presentato dalla Segreteria nazionale della Fiom-Cgil, è stato approvato con 122 voti a favore, il documento prima firmataria Eliana Como ha raccolto 7 voti, un voto di astensione.

 

 

Documento conclusivo presentato dalla Segreteria nazionale Fiom-Cgil

 

Il Comitato Centrale della Fiom-Cgil considera un primo risultato delle lotte e delle mobilitazioni unitarie, sviluppate in questi mesi dai metalmeccanici nei luoghi di lavoro e nel Paese il fatto che Federmeccanica abbia avanzato una nuova proposta in alcuni punti sostanzialmente diversa da quella illustrata lo scorso 22 dicembre al tavolo della trattativa per il Ccnl che può permettere una vera trattativa.

Il nostro obiettivo è e rimane quello di realizzare un accordo unitario da validare democraticamente tramite il voto delle lavoratrici e dei lavoratori.

Vogliamo ricostruire il ruolo del Contratto nazionale quale strumento generale e solidale per la tutela e l’aumento del potere d’acquisto e per l’estensione dei diritti per tutte le forme di lavoro. Vogliamo qualificare ed estendere la contrattazione aziendale e territoriale su tutti gli aspetti che compongono la prestazione di lavoro.

La sperimentazione di un sistema di relazioni industriali così strutturato su due livelli contrattuali tra loro distinti è l’unica condizione che può permettere alle lavoratrici, ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali di misurarsi con i processi di trasformazione tecnologica e organizzativa in atto nel nostro modello produttivo con l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro, tutelare l’occupazione, contrastare la precarietà, far ripartire gli investimenti e rilanciare una nuova idea di politica industriale e partecipazione.

In tale ambito è necessario rendere applicabile nel nuovo Ccnl i principi del testo unico sulla rappresentanza affinché, attraverso le regole e la democrazia, si arrivi ad un Ccnl unitario in cui le lavoratrici e i lavoratori abbiano un ruolo vincolante e decisionale ricomponendo l’unità del mondo del lavoro.

Il Comitato Centrale considera la proposta avanzata da Federmeccanica in materia di salario un passo avanti ma insufficiente in quanto:

  • La reale garanzia del potere d’acquisto deve avvenire attraverso una rivalutazione dei minimi contrattuali per tutti che recuperi integralmente il valore dell’inflazione e non può essere sostituito da forme di welfare;

  • Occorre definire un valore punto adeguato;

  • Non sono accettabili assorbimenti retroattivi frutto degli accordi fin ad oggi realizzati e dei trattamenti esplicitamente non assorbibili, né in nessuna forma degli scatti di anzianità;

  • Occorre estendere e rendere più fruibile l’elemento perequativo.

Il Comitato Centrale considera utile e positivo che si possano definire nel Contratto nazionale risorse economiche e/o servizi aggiuntivi di cosiddetto “welfare” da garantire a tutte le lavoratrici e i lavoratori della categoria.

Il Comitato Centrale considera inoltre necessario che dal 12 ottobre, a partire dalle richieste sindacali, il negoziato verifichi le possibili convergenze in materia di un nuovo fondo di sanità integrativa per tutti i metalmeccanici e familiari (compresi i contratti a termine, apprendisti, lavoratori in cassa integrazione e in mobilità), di previdenza integrativa, formazione e diritto allo studio, nuovo sistema di inquadramento, sistema informativo e partecipazione, diritti, linee guida per lavoro agile e telelavoro.

Il Comitato Centrale considera necessario ribadire le richieste sindacali avanzate in materia di appalti, salute e sicurezza, contrattazione aziendale delle forme dei regimi di orario e delle flessibilità, trasferte e reperibilità su cui sino ad ora si sono registrate risposte inadeguate da parte di Federmeccanica.

Sulla base di tali valutazioni il Comitato Centrale dà mandato alla Segreteria nazionale di definire con Fim e Uilm un giudizio comune e tutte le azioni di mobilitazione necessarie da mettere in campo per far sì che la ripresa del negoziato determini la realizzazione di una auspicabile intesa unitaria.

Il Comitato Centrale, considerato il contesto e la situazione sociale, economica, politica e contrattuale inedita in cui si svolge il negoziato con Federmeccanica, approva la proposta avanzata dalla Segreteria nazionale di realizzare su tali basi una discussione sullo stato e lo sviluppo della trattativa che coinvolga e acquisisca il parere di tutte le delegate e tutti i delegati delle Rsu eletti nelle liste della Fiom-Cgil attraverso la convocazione di appositi attivi e riunioni da concludersi entro il 10 ottobre.

Il Comitato Centrale considera molto importante l’avvio unitario, il prossimo 4 ottobre 2016, del tavolo di trattativa per il rinnovo del Ccnl Unionmeccanica che riguarda 400.000 lavoratrici e lavoratori e circa 35.000 imprese.

 

Fca-Cnhi. Volantino: Per la libertà e la democrazia in fabbrica e nella società. Il 4 dicembre vota NO

Category: Comunicati e volantini
Creato il Mercoledì, 28 Settembre 2016 11:10

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C'è chi ha provato a chiudere i cancelli degli stabilimenti alla Carta costituzionale: non ci è riuscito.

Così oggi provano a cambiare la Costituzione. Il presidente del Consiglio, l'amministratore delegato di Fca e Cnhi, il presidente della Confindustria, le agenzie di raiting finanziario e ora addirittura l'ambasciatore americano e, infine, il governo tedesco, vorrebbero cambiare la nostra Costituzione.

Sono gli stessi che hanno festeggiato per l'introduzione in Italia del Jobs Act, l'abolizione dell'art.18, l'introduzione della legge Fornero sulle pensioni. Tutti, insieme alla Banca Centrale Europea, chiedono di cancellare di fatto i contratti collettivi nazionali e di sostituirli con quelli aziendali.

Dicevano che votando SI a Pomigliano e Mirafiori tutti sarebbero tornati al lavoro e che il «contratto aziendale Fiat» avrebbe portao più diritti e più salario; che cancellando l'art. 18 ci sarebbero state più assunzioni e investimenti; che con la riforma Fornero sarebbe stata garantita la pensione... Oggi dicono che con la riforma della Costituzione ridurranno i costi della politica e lo Stato sarà più veloce ed efficace. Possiamo credergli?

In Fca e Cnhi, in molti stabilimenti, ancora oggi si utilizzano ammortizzatori sociali e la paga base è inferiore a quella degli altri metalmeccanici che hanno il Contratto nazionale. Sono aumentati i licenziamenti e diminuite le assunzioni. Gli esodati sono ancora in un limbo, è stata allungata l'età pensionabile e i lavoratori dovrebbero pagare un mutuo per andare in pensione.

Un parlamento eletto con una legge elettorale giudicata illegittima dalla Corte costituzionale avrebbe il diritto di cambiare la Costituzione.

Questa riforma costituzionale vorrebbe mettere tutto il potere nelle mani di una sola persona. Al contrario, la partecipazione e la cittadinanza sono un presupposto essenziale per il futuro del nostro Paese.

 

AL REFERENDUM COSTITUZIONALE LA FIOM-CGIL INVITA A VOTARE NO PER LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA IN FABBRICA E NELLA SOCIETÀ.

 

Fiom-Cgil nazionale

Roma, 27 settembre 2016

No alla Costituzione post-democratica

Category: Zoom. Articoli e commenti (3)
Creato il Giovedì, 08 Settembre 2016 15:20

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Voterò No alla consultazione referendaria sulle modifiche costituzionali. Condensare in un Si o in un No ragionamenti inevitabilmente complessi è sempre difficile, tanto più quando si tratta di riforma costituzionale.

La Costituzione è lo “specchio” di una nazione, di una comunità nazionale: è quella cosa in cui ti rifletti e ti riconosci anche quando passa il tempo e si appanna qualche tratto dell’identità originaria; è quella cosa in cui ti rifletti e ti riconosci, anche e soprattutto, quando gli eventi offuscano le ragioni dello stare insieme (la lezione degli anni di piombo, dell’attacco al cuore dello Stato) o quando si tratta di fronteggiare le sfide del presente e del futuro (dalle nuove minacce del terrorismo globale e, allo stesso tempo, molecolare; alle sollecitazioni in termini di accoglienza ed integrazione di chi scappa dalle guerre e dalla povertà).

Tutto questo non significa affatto che la Costituzione non possa essere modificata, non debba essere aggiornata: è previsto dalla Costituzione stessa; è già accaduto; è già stata respinta nel 2006 un’ipotesi di riordino e potrà di nuovo accadere in autunno, senza che questo comporti le catastrofi che Confindustria e tanti sostenitori delle ragioni del Si agitano irresponsabilmente.

Si può cambiare la Costituzione, ma non così, non come nel testo sottoposto a referendum.

Anche quando alcune premesse e alcune intenzioni siano condivise, la loro traduzione legislativa risulta, nel migliore dei casi, un pasticcio irricevibile.

La riforma affida alla sola Camera dei deputati il compito di concedere o non concedere la fiducia al governo, ma il bicameralismo perfetto non viene affatto superato e si trasforma in un bicameralismo imperfetto e, a tratti, irragionevole.

Il Senato diviene il luogo della rappresentanza di un ceto politico regionale considerato “irresponsabile”, a volte non senza ragioni, dagli stessi autori della riforma: cosa che fa sembrare ancora più irragionevole l’attribuzione dell’immunità parlamentare che la riforma prevede per i consiglieri regionali-senatori.

Il procedimento legislativo non viene semplificato; il divario tra regioni e statuto ordinario e regioni statuto speciale si dilata; le stesse modalità per l’elezione del Presidente della Repubblica (dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti) e per il referendum risultano incoerenti con l’obiettivo dichiarato di rafforzare contrappesi e partecipazione.

Fin qui le ragioni strettamente di merito che mi convincono a votare No. Vi sono poi le ragioni, per così dire, “ideologiche”.

La “Costituzione post-democratica” è l’esito di uno dei fenomeni più diffusi e pericolosi che la crisi della rappresentanza è andata producendo in questi anni in Italia e nei sistemi politico-istituzionali dell’intero Occidente.

Essi hanno incorporato quote di demagogia e di populismo che non sono più considerate e percepite come una devianza, ma come un tratto costitutivo e costituente delle nuove élite, appunto post democratiche.

Riccardo Terzi, poco prima della sua scomparsa, scriveva: “la democrazia ha subìto uno strano destino: nata come l’irruzione delle energie vitali della società civile nello spazio della politica, sembra oggi capovolgersi nel suo opposto, in un rispetto solo formale ed astratto delle regole e delle procedure. Da forza di cambiamento diviene forza di conservazione, e ciò è il segno evidente della sua decadenza e del suo svuotamento. Occorrerebbe un grande lavoro di mediazione, di ricostruzione paziente dei fili di una comunicazione tra la sfera sociale, con il suo insopprimibile pluralismo, e la sfera istituzionale; ma, al contrario, si lavora per una sistematica distruzione di questi fili, e tutto il disegno delle riforme istituzionali, questo grande mito retorico intorno al quale ruota il dibattito pubblico da oltre vent’anni, non è altro che il tentativo di una estrema concentrazione del potere …”

La disintermediazione, il decidere in fretta, il decidere per il decidere, hanno bisogno di una cornice “costituzionale” e si portano sempre dietro un’idea di Stato minimo, che al massimo garantisca l’esercizio della proprietà privata ed assicuri il funzionamento del mercato, e un’idea di diritti minimi, sempre meno universali, nel lavoro come nella cittadinanza.

Non c’è bisogno, quindi, di alcuna forzatura per rintracciare il filo rosso che lega le ragioni delle nostre lotte per il lavoro e per i diritti (basti pensare alla proposta di Carta dei Diritti Universali del Lavoro) con quelle di un No alla riforma costituzionale. A questa riforma Costituzionale.

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Econet: sottoscritta ipotesi di accordo da sottoporre al voto dei lavoratori

Category: Ciet-Tte
Creato il Martedì, 02 Agosto 2016 17:20

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In data 1° agosto 2016, presso l’Associazione degli Industriali di Arezzo tra la Econet Srl ed il coordinamento Rsu, unitamente alle organizzazioni sindacali di Fiom e Uilm nazionali, sono state sottoscritte tre ipotesi di accordo cha saranno sottoposte alla validazione dei lavoratori, nella prima settimana di settembre, che definiscono:

  1. il sistema dei rapporti ed il sistema dei trattamenti. Per quanto riguarda le trasferte, la reperibilità, l’orario di lavoro, ecc..
  2. il nuovo Premio di Risultato;
  3. un riconoscimento di un buono spesa pari a 200€ per l’anno 2016 e 230€, per il 2017.

In considerazione della situazione, data dagli amministratori straordinari di CIET e di TTE e la costituzione di Econet, con l’assunzione di circa 300 lavoratori dalle precedenti realtà e con la trasformazione a tempo indeterminato e le tutele della legge 300, aver definito la ricostruzione di tutti gli istituti con elementi incrementati rispetto al CCNL ha consentito la sottoscrizione delle ipotesi di accordo e la valutazione positiva della delegazione trattante.

 

Fiom e Uilm nazionali

 

Roma, 2 agosto 2016

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