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28 Marzo 2017
Federazione Impiegati Operai Metallurgici

24 items tagged "Licenziamenti"

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Oerlikon Graziano: no ai licenziamenti punitivi e ingiustificati

Category: Oerlikon Graziano
Creato il Giovedì, 16 Febbraio 2017 15:07

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Nello stabilimento di Bari della Oerlikon Graziano il lavoratore Massimo Paparella, dirigente territoriale della Fiom, è stato licenziato per supposte ragioni di inidoneità fisica con conseguente incollocabilità lavorativa in azienda.

La Fiom giudica gravissima la decisione aziendale; la considera in violazione delle norme vigenti; ne chiede, di conseguenza, l’annullamento.

Qualora tale richiesta non venisse accolta, la Fiom metterà in essere tutte le iniziative, comprese quelle legali, a tutela del lavoratore e della dignità di tutti.

Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato: licenziamenti punitivi mascherati da ragioni oggettive, discutibili contestazioni disciplinari, fino alla vicenda passata alla cronaca come “minzione collettiva”, sono diventati prassi ricorrente e compongono un insieme di atteggiamenti intimidatori nei confronti dei lavoratori, ledendone diritti e dignità.

La Fiom giudica inaccettabile tutto ciò e assumerà le iniziative necessarie anche a livello di coordinamento di Gruppo.

 

Fiom-Cgil Nazionale

 

Roma, 16 febbraio 2017

Ges. Licenziamento e mobilità per 20 lavoratori

Category: Comunicati di settore
Creato il Martedì, 10 Gennaio 2017 11:44

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Il giorno 4 u.s. nel corso di incontro informale, chiesto dall'amministratore delegato di GES dottor Paolo Margheriti, Fim e Fiom nazionali sono state informate della volontà della stessa Ges di accedere al concordato preventivo e al licenziamento collettivo per circa una ventina di lavoratori con l'apertura della procedura di mobilità entro questa settimana.

A questa situazione si è arrivati in quanto la Ges spagnola è fallita e sono venuti meno dunque le possibilità di accedere alle risorse finanziarie necessarie alla Ges Italia.

Fim e Fiom pur prendendo atto della situazione hanno espresso la contrarietà ai licenziamenti e la non disponibilità alla mobilità, in quanto richiedendo l’azienda l’accesso al concordato preventivo si presuppone o la possibilità di acquisire nuovi contratti che sostituiscano quelli di Gamesa in scadenza o la possibilità di individuare un compratore che rilevi le attività di manutenzione e dunque i lavoratori nonché il ripianamento dell'indebitamento pregresso.

Si è richiesto dunque che piuttosto che l'obiettivo della mobilità l'azienda convenga sulla richiesta di cassa integrazione.

Nel contempo Fim e Fiom hanno espresso un giudizio fortemente negativo sul “passaggio“ dei lavoratori Ges in altre aziende in quanto si sono confermate le preoccupazioni espresse nei mesi scorsi in merito alle modalità di assunzione, di inquadramento, di orario di lavoro e di confronto con le organizzazioni sindacali che a tutt'oggi è ancora assente.

A conclusione dell'incontro informale si è concordato di incontrarsi il giorno 20 p.v., a fronte della procedura aperta, con lettera di risposta e di richiesta di incontro di Fim e Fiom nazionali. L'incontro si terrà a Roma presso la sede della Ges in via Ottaviano 105 alle ore 10,30.

Alla riunione è opportuno che partecipino tutte le strutture territoriali interessate e le RSA e RSU esistenti, chiedendo il pagamento delle spese di viaggio alla azienda.

 

Fim-Cisl e Fiom-Cgil nazionali

 

Roma, 9 gennaio 2017

Ibm: primo incontro sulla procedura di licenziamento collettivo

Category: Ibm
Creato il Venerdì, 16 Dicembre 2016 16:18

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Il 13 dicembre si è tenuto, presso Assolombarda, il primo incontro tra le Organizzazioni Sindacali, il Coordinamento delle RSU di IBM Italia e la Direzione HR di IBM Italia per discutere della procedura di licenziamento collettivo aperta da IBM Italia lo scorso 6 dicembre per 184 impiegati e quadri (giorno in cui in certe zone d’Italia San Nicola porta i doni). Le Organizzazioni sindacali hanno contestato all’Azienda il merito della procedura e la tempistica: la procedura è stata aperta alla vigilia di un ponte, alla vigilia delle festività natalizie, nonché in un periodo dell’anno cruciale per il signing aziendale. E’ stato poi contestato all’azienda l’impianto delle motivazioni che hanno determinato l’apertura della procedura: non è certo da ascrivere ai dipendenti di IBM Italia il fatto che, pur in una fase di forte crisi economica, non si riescano a raggiungere i margini di profitto che la Corporation impone; così come non è una scelta dei dipendenti se nei settori più operativi, sia stato scelto, accelerando sempre di più, un modello di delivery sbilanciato verso i Centri internazionali di servizi condivisi, scelta che in alcuni casi ha portato ad un forte malcontento da parte dei clienti (altro che “Client first”!) o addirittura ad un aumento dei costi nell’erogazione del servizio. E’ stato fatto inoltre notare come da un lato si vorrebbe licenziare un intero team di colleghi e contemporaneamente si faccia una ricerca di personale per le stesse posizioni/skill su linkedin e sul sito interno, una vera assurdità che andrà chiarita al più presto. L’Azienda ha dichiarato nella procedura che certe posizioni critiche nell’erogazione del servizio, ad esempio i Service Integration Leader (SIL), dovranno essere spostate all’estero: se questo si realizzasse si produrrebbero ulteriori gravi ripercussioni negative per i clienti. E’ poi inaccettabile che 18 colleghi delle piccole sedi siano trasferiti a Segrate come “azione di contenimento dell’esubero”: a nostro avviso sono tutt'altro che un’azione di “contenimento”, ma dei veri e propri licenziamenti. Come è inaccettabile l’affermazione aziendale che “a breve” solo il 20% delle persone GIE continueranno a lavorare dall’Italia. In generale poi questa procedura di licenziamento collettivo, per la granularità dei job role in essa contenuti, si presenta più come una sommatoria di tanti licenziamenti individuali, aprendo nel caso di un non accordo contenziosi legali certi. Infine è stato contestato all’Azienda la non ricollocabilità delle figure in esubero in diversi settori aziendali. A tutte queste osservazioni l’Azienda ha dato risposte a parer nostro non esaustive e si è impegnata a rispondere in maniera più dettagliata nel prossimo incontro. Le organizzazioni sindacali hanno dichiarato di essere disponibili a ragionare esclusivamente di percorsi socialmente non traumatici. Non essendoci la possibilità, a parere dell'azienda, di utilizzare strumenti alternativi ai licenziamenti come la cassa integrazione e i contratti di solidarietà, l'unica accordo possibile può essere basato esclusivamente sulla volontarietà delle adesioni all’uscita, anche attraverso l'allargamento della platea dei lavoratori interessati dalla procedura alle aree GIE, GTS e GBS. Molti lavoratori potrebbero raggiungere l'età pensionabile utilizzando la Naspi e con un'incentivazione si potrebbero trovare altre adesioni. In serata è stato stilato un verbale dell’incontro in cui l'azienda si dice disponibile a mettere a disposizione le stesse somme proposte nell'accordo di maggio scorso, presentate in tabelle similari, con i dettagli economici relativi. La fase di ricerca dei volontari sarà monitorata anche dalle RSU: nel prossimo incontro, che si terrà il 17 gennaio in Assolombarda, verificheremo con l'azienda se ci sono le condizioni per un accordo sulla procedura e si analizzerà la questione relativa ai 18 lavoratori che l’Azienda vorrebbe trasferire a Segrate. Nei prossimi giorni si svolgeranno in tutte le Sedi IBM le assemblee con le lavoratrici e i lavoratori.

 

Fim, Fiom, Uilm nazionali

Esecutivo del Coordinamento Rsu Ibm

Roma, 16 dicembre 2016

Gruppo Engineering. Apertura delle procedure di mobilità e licenziamenti

Category: Engineering
Creato il Martedì, 06 Dicembre 2016 16:02

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Nella giornata del 5 dicembre 2016, l’Azienda ha comunicato alle Organizzazioni sindacali e le Rsu delle sedi interessate, l’apertura delle procedure di riduzione del personale con conseguente collocazione in mobilità se il licenziamento avverrà entro il 31 dicembre 2016, o in NASPI se interverrà successivamente per:

- Engineering Ingegneria Informatica (128 lavoratori, di cui 39 dirigenti)

- Engineering.MO (39 lavoratori, di cui 7 dirigenti)

- Municipia (15 lavoratori)

Le segreterie nazionali Fim, Fiom, Uilm hanno richiesto all'azienda di chiarire le motivazioni della procedura e informazioni sulle prospettive occupazionali e hanno posto precise condizioni per il confronto, in primo luogo quella della “non opposizione” dei dipendenti che saranno interessati dalla procedura.

L’Azienda ha dichiarato che tale provvedimento nasce dalla necessità di una riduzione dei costi fissi, ma che si rende pienamente disponibile a ricercare soluzioni condivise e comunque non traumatiche per i lavoratori.

L'incontro relativo alla procedura aperta è previsto sia fissato per il prossimo 12 dicembre.

Seguiranno quindi assemblee informative per illustrare nel dettaglio la procedura e le informazioni che emergeranno dall’incontro.

 

Segreterie Nazionali FIM, FIOM, UILM

Coordinamento nazionale gruppo Engineering

 

Roma, 6 dicembre 2016

Volkswagen cancella 30.000 posti di lavoro entro il 2020

Category: Comunicati di settore
Creato il Mercoledì, 23 Novembre 2016 17:19

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Il 18 novembre firmato l’accordo di ristrutturazione più grande nella storia di VW noto come “Patto per l’avvenire”

Dopo essere stata duramente colpita dallo scandalo Diesel dello scorso anno l’azienda ha dichiarato l’eliminazione di 30.000 posti di lavoro di cui 23.000 in Germania entro il 2020 e un taglio di costi di 3,7 miliardi di euro l’anno per lo stesso periodo. Allo stesso tempo annunciata la creazione di 9000 posti di lavoro nei settori del trasporto elettrico e per la digitalizzazione.

I licenziamenti non saranno forzati e fa da contro altare l’impegno della casa automobilistica a svolgere la produzione delle auto elettriche principalmente in Germania come richiesto dal sindacato. L’impegno quindi è quello che non ci siano licenziamenti forzati per motivi economici fino al 2015 ma l’abolizione dei posti avverrà attraverso scivoli pensionistici e pensionamenti anticipati progressivi così come attraverso una drastica riduzione del personale a tempo determinato. Volkswagen che impiega 624.000 persone in tutto il mondo e 282.000 in Germania si è impegnata anche ad investire 3.5 miliardi di euro in nuove tecnologie che dovranno appunto sostenere la creazione dei 9000 posti di lavoro che dovrebbero essere in gran parte occupati da dipendenti di VW. 

In totale, il patto permetterebbe, secondo Bernd Osterloh dell’IGM, di portare all'eliminazione di 14.000 posizioni. Il rappresentante dei lavoratori che siede nel consiglio di sorveglianza di VW ha insistito anche su un altro punto importante: l’aver ottenuto la garanzia che i veicoli del futuro saranno costruiti in Germania e non all’estero.

 

Fiom-Cgil nazionale

 

Roma, 23 novembre 2016

Almaviva Contact. No al ricatto dei licenziamenti

Category: Almaviva
Creato il Venerdì, 07 Ottobre 2016 17:00

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Mercoledì 5 Ottobre la società Almaviva Contact ha aperto una nuova procedura di licenziamento collettivo per 2.511 persone, prevedendo la chiusura dei siti produttivi di Roma e di Napoli (1.666 e 845 lavoratori rispettivamente).

Questa iniziativa unilaterale arriva dopo anni di sacrifici sopportati dalle lavoratrici e dai lavoratori che hanno sostenuto le attività e i conti aziendali facendosi carico di tagli ai contratti integrativi, peggioramento delle condizioni di lavoro e uso di ammortizzatori sociali con percentuali di solidarietà (e conseguenti riduzioni di stipendio) molto elevate, fino al 45%. Dopo una lunga trattativa, l’accordo di Maggio 2016 (durata prevista 18 mesi) aveva posto le basi per un rilancio di Almaviva Contact, salvaguardando i posti di lavoro, ma dopo soli quattro mesi l’azienda ha fatto marcia indietro, sconfessando l’accordo e aprendo una nuova procedura.

È importante ricordare che in questi anni sono stati effettuati anche numerosi incontri a livello istituzionale ma nessuno dei governi (centrali e locali) che si sono succeduti è riuscito ad affrontare e risolvere i principali problemi del settore:

  • assenza di politiche industriali;

  • gare con tariffe sempre più basse e inferiori ai minimi contrattuali;

  • delocalizzazioni all’estero da parte delle aziende del settore, senza efficaci controlli da parte degli enti competenti.

A fronte di questa nuova crisi, contro i licenziamenti richiesti dall’azienda e in vista dell’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico del prossimo 12 ottobre, i sindacati delle TLC e le RSU di Almaviva Contact hanno immediatamente convocato le assemblee per denunciare la situazione e decidere le iniziative di mobilitazione necessarie.

Il coordinamento delle RSU Almaviva Spa e Fim, Fiom e Uilm nazionali esprimono la propria solidarietà ai lavoratori di Almaviva Contact e chiedono alla Direzione aziendale di revocare i licenziamenti e ogni decisione unilaterale, rispettando l’accordo tuttora in vigore.

Invitiamo le lavoratrici e i lavoratori di Almaviva Spa a sostenere con la necessaria solidarietà una battaglia che è comune, perché comuni sono i problemi. Sarà nostro impegno comunicare tempestivamente le iniziative di informazione e di lotta che saranno indette dai sindacati delle TLC e dalle Rsu di Almaviva Contact.

 

Fim, Fiom e Uilm Nazionali

Coordinamento RSU Almaviva SpA

 

Roma, 7 Ottobre 2016

GE Sesto San Giovanni: lavoratori in assemblea permanente per dire no ai licenziamenti

Category: Ge
Creato il Venerdì, 30 Settembre 2016 17:56

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La Direzione del gruppo General Electric e della Ge Alstom Power di Sesto S. Giovanni hanno rifiutato la richiesta del Ministero dello sviluppo economico di riattivare il confronto tra le parti per individuare una soluzione alternativa ai licenziamenti e in grado di dare una prospettiva industriale al sito di Sesto S. Giovanni.

L'azienda ha assunto un atteggiamento irresponsabile, arroccandosi sulle proprie posizioni di rigidità, e ha respinto la proposta di sospendere il termine del 30 settembre per i licenziamenti, indicato dall'azienda a conclusione della procedura di mobilità

Sulla richiesta sindacale di soluzioni occupazionali alternative, l'azienda si è limitata a prevedere delle ricollocazioni di alcuni degli esuberi del sito lombardo, oltre che nei siti del Piemonte e della Toscana, anche in quelli di Puglia e Campania, e licenziamenti incentivati per la quasi totalità dei lavoratori.

Sulle prospettive industriali l'azienda ha rifiutato di predisporre un proprio piano di reindustrializzazione e si è limitata alla disponibilità di mettere a disposizione ad un possibile acquirente il solo sito locale, ma non anche la proprietà intellettuale e di conoscenza tecnologica sviluppata a Sesto S. Giovanni.

Le organizzazioni sindacali Fim Fiom Uilm considerano grave e irresponsabile l'intransigenza del gruppo General Electric di disimpegno industriale, ribadiscono la necessità di un piano di mantenimento del sito produttivo, anche mediante la riconversione o il subentro di terzi soggetti industriali, e contando sull'impegno e le disponibilità di sostegno offerte dalle Istituzioni locali e dal Governo.

Le organizzazioni sindacali Fim Fiom Uilm sono fermamente contrarie ai licenziamenti e richiedono la salvaguardia dell'occupazione, attivando tutte le iniziative utili in tal senso.

Il gruppo General Electric per dimensione e importanza e in coerenza con i progetti di investimento in atto che vedono un sostegno economico importante del nostro Paese, è assolutamente nelle condizioni di predisporre un piano alternativo per il sito di Sesto S. Giovanni.

È un atto di responsabilità sociale e industriale che General Electric deve assumere per rafforzare le prospettive produttive e occupazionali di tutte le realtà italiane.

 

Su questi obbiettivi vengono indette e promosse le seguenti iniziative:

avvio dal 27 settembre dell'Assemblea permanente delle lavoratrici e dei lavoratori di Ge Alstom Sesto S.G;

il 1° ottobre si tiene un'Assemblea pubblica a Sesto San Giovanni con il coinvolgimento delle istituzioni locali e della cittadinanza;

ad ottobre mobilitazione in tutto il Gruppo General Electric in Italia con modalità che verranno definite dai coordinamenti a sostegno delle proposte del sindacato sulle prospettive industriali e in appoggio ai lavoratori di Sesto S. Giovanni in lotta per l'occupazione.

 

Le Organizzazioni sindacali Fim Fiom Uilm ritengono indispensabile che Il Gruppo GE espliciti disponibilità concrete alla risoluzione della vertenza e all'apertura di un confronto proficuo con il sindacato per affrontare i problemi aperti.

 

Le lavoratrici e i lavoratori di tutto il gruppo General Electric sono uniti nel difendere il lavoro e le prospettive industriali di tutti gli stabilimenti.

 

Fim, Fiom, Uilm nazionali

 

Roma, 30 settembre 2016

Licenziamenti senza giusta causa: tre casi esemplari

Category: Zoom. Articoli e commenti (3)
Creato il Lunedì, 04 Luglio 2016 15:03

operai-sulcis

 

Si è conclusa, con oltre tre milioni di adesioni, la raccolta di firme per i referendum abrogativi del Jobs Act e a sostegno della proposta di legge popolare per un nuovo statuto dei lavoratori. Una volta verificata la validità delle firme, verrà fissata la data dei referendum, presumibilmente per la prossima primavera (salvo elezioni anticipate, che li farebbero slittare di un anno). Qui sotto riportiamo tre storie che raccontano il lavoro ai tempi del jobs act.

 

 


 

“Ho 22 anni, sono nato in Moldavia, ma ormai sono italiano e vivo qui da parecchi anni. Il mio nome non ve lo dico, è meglio così, altrimenti non vi racconto niente. Nel 2014 ho iniziato a lavorare in una piccola fabbrica di Castelfranco Emilia associata a Confindustria con un contratto a tempo determinato. Nel dicembre del 2015 questo contratto è stato trasformato in un'assunzione a tempo indeterminato, un contratto a tutele crescenti. Ma è durata poco, solo due mesi: il 18 gennaio 2016 sono stato licenziato per ristrutturazione aziendale, la motivazione parla di 'un calo delle esigenze produttive'. Per andarmene senza far storie mi hanno offerto 3.100 euro, già nella lettera di licenziamento - così prevede la legge – praticamente due mesi di stipendio. Questo è quanto vale il mio posto di lavoro, meno di quanto prevedeva la tutela del licenziamento nella piccola impresa (da due mensilità e mezzo a sei, ndr). Non avendo nessuna possibilità di essere reintegrato – l'articolo 18 per noi non esiste – ho accettato l'offerta evitando la causa, che mi avrebbe solo provocato delle rogne e magari gettato su di me la cattiva fama del piantagrane. Con il rischio di non trovare più lavoro in zona. Io i principi della solidarietà li condivido, ma con queste leggi meglio prendere i soldi e andarsene senza fare causa. Anche perché, con il Jobs Act, se vinco la causa non vengo reintegrato e prendo qualche soldo; ma se la perdo mi costa tanto, dovrei pagare i danni di un procedimento civile.

Due giorni dopo il mio licenziamento l'azienda ha aperto una procedura di crisi per la cassa integrazione speciale. Ma questo riguarda gli altri lavoratori, quelli che non puo' licenziare su due piedi perché hanno i vecchi diritti, quelli che per noi non sono mai esititi. Il mondo del lavoro va avanti così, anche dopo il Jobs Act: a doppio regime”.

 

 


 

“Alla Tcnogear di Reggio Emilia ci hanno licenziati in tre. Io mi chiamo Fulvio, ho 42 anni, lavoravo lì dal '97, al controllo qualità e rifinitura. Da qualche anno sono delegato Fiom. La fabbrica ha 82 dipendenti, produciamo ingranaggi di precisione. Fino al 2008 c'era un proprietario in carne e ossa, poi siamo finiti nelle mani di un fondo bancario della Credem. Nel 2014 l'amministratore delegato ha iniziato a dire che bisognava tagliare i costi. Abbiamo proclamato un pacchetto di ore di sciopero e le minacce sono rientrate. Poi negli ultimi mesi del 2015 è tornato alla carica chiedendo di ridiscutere il contratto aziendale: lavorare mezz'ora in più e straordinari pagati meno. Contemporaneamente negava che ci fossero problemi occupazionali, anzi: 'l'azienda va bene – diceva – si tratta di migliorare l'efficienza, discutiamo come'. E' iniziata una discussione ma l'amministratore delegato ha annunciato che da febbraio 2016 avrebbe 'comandato' la trasformazione in lavoro di una mezz'ora di pausa. Gli abbiamo risposto che in quel caso avremmo dichiarato mezz'ora di sciopero ogni giorno. Alla fine è stato fissato un appuntamento di trattativa per il 16 febbraio. Il 10 febbraio, alle 10,30 del mattino, mentre ero al lavoro, mi consegnano la lettera di licenziamento, dicendomi di lasciare immediatamente l'azienda: 'non servivo più'. Dovevo svuotare l'armadietto e andarmene subito, insieme agli altri due licenziati. La motivazione ufficiale, 'riassetto organizzativo aziendale', utilizzando la legge Fornero che ha iniziato a smantellare l'articolo 18, il 'lavoro' poi completato da Renzi.

Siamo scesi in sciopero per nove giorni di fila, con un presidio che ha bloccato tutto. Ciascun lavoratore sapeva di essere a rischio - 'oggi a loro, domani a noi' si diceva ai cancelli -, perché si trattava di un messaggio di potere mandato ai lavoratori e al sindacato, in concomitanza con il rinnovo del contratto aziendale, per dire che in fabbrica decidono loro e fanno ciò che vogliono. Il 'riassetto aziendale” non c'entrava nulla, si sarebbero potute trovare altre soluzioni senza cacciarmi, visto che l'azienda andava bene. E' stato un licenziamento politico, un atto per dimostrare chi comanda.

Lo sciopero è andato bene, all'inizio. Poi, dopo qualche giorno, sono iniziati i problemi e le divisioni tra noi. Abbiamo dovuto sospendere la lotta a oltranza, l'azienda non ha voluto accettare nemmeno la mediazione del prefetto. Oggi in fabbrica c'è paura; da quando la proprietà è del fondo bancario la pressione sui lavoratori è aumentata, il dialogo con la direzione è diventato sempre più difficile, anche perché abbiamo a che fare con dirigenti che di produzione ne sanno poco o nulla, che ragionano solo con i numeri dei bilanci. Oggi, dopo i licenziamenti, chiunque può pensare che la prossima volta toccherà a lui – qualcuno pensa di tutelarsi fondando un sindacato autonomo, su ispirazione della direzione - anche perché l'articolo 18 è stato violato dalla legge Fornero. La legge ha cambiato il quadro e addossa l'onere della prova al lavoratore, non è più l'azienda che deve dimostrare che licenzia perché è in crisi o perché la tua mansione non c'è più; per riavere il tuo posto di lavoro sei tu che devi dimostrare che non è vero, altrimenti ci sono solo quattro soldi di risarcimento. E' anche umiliante, ti viene persino un senso di colpa, ti chiedi perché è toccato proprio a te, arrivi a pensare che sia colpa tua, ti vengono in mente vecchie discussioni con i capi sulla produzione e ti chiedi se forse hai perso il lavoro per quelle cose lì.

Io oggi sono disoccupato, in attesa della causa legale per dimostrare che non c'è motivo di licenziamento economico, visto che l'azienda fa utili che poi accantona per ammortare l'investimento. Mi tormento di giorno e non dormo la notte. Mi hanno offerto dodici mensilità per dimettermi, ma non ho accettato. Per dignità. Ho iniziato a cercare un nuovo lavoro, come ho fatto quando sono arrivato qui da ragazzo, dal mio paese del sud; ma allora era più facile, oggi c'è troppa fame di lavoro, alla mia età poi è più difficile, non te lo danno”.

 

 


 

“Mi chiamo Cristiano, lavoro alla Gibentech di Bologna, ho iniziato come operaio e sono arrivato a essere un settimo livello, responsabile di pianificazione, produzione e della certificazione di qualità. Dopo 26 anni di lavoro, lo scorso 4 marzo, mi hanno detto che non gli servivo più e licenziato. In realtà si è trattato di mobbing, quello che colpisce una buona metà degli operai da parte di un capo officina despota, che – per dire – per consegnarti le buste paga te le tira a terra. Io sono stato fisicamente aggredito dal capo dopo una discussione di lavoro. Ho chiesto un chiarimento al padrone, ma lui non mi ha nemmeno risposto, ha chiuso i rapporti con me. A quel punto ho mandato una diffida al capo officina, perché non lo facesse più. Dopo tre mesi – passati i termini per un'eventuale denuncia penale – sono stato chiamato in direzione e mi hanno licenziato in base alla legge Fornero, per motivi economici, per 'crisi' e perché la mia mansione sarebbe stata soppressa. Dicendomi che dovevo uscire subito dall'azienda, fare la scatola con le mie cose e andarmene senza toccare il computer. Ma l'azienda non è in crisi, anzi, e qualche giorno dopo il mio licenziamento hanno fatto un paio di assunzioni. Mi hanno cacciato per dimostrare chi comanda: il capo è andato dal padrone a dirgli di chiarire chi decideva in fabbrica.

In attesa della seduta di conciliazione al Dipartimento territoriale del lavoro, i miei compagni hanno iniziato a scioperare: 4 ore di fermata ogni giorno per un'intera settimana e poi un'ora di sciopero al giorno: per solidarietà con me e per farsi forza di fronte alla paura di nuove prepotenze. E così il 22 marzo l'azienda ha ceduto, ha revocato il licenziamento e mi ha reintegrato con effetto immediato senza aspettare la procedura legale. Hanno voluto dare una prova di forza e l'hanno ricevuta.

La mia vittoria è stata la vittoria di tutti, ottenuta grazie al sindacato e solo grazie allo sciopero, perché non possiamo più contare, come prima, sulle leggi; che dobbiamo riconquistare per ribaltare il brutto clima che si è creato, quella prepotenza insopportabile che si respira in fabbrica. Per questo per me il reintegro era fondamentale, per sconfiggere chi pensa di poter comandare quel che vuole, che usa la paura per governare il mondo. Io sono abituato a reagire alle sberle della vita, ma mica è così per tutti. Quando mi hanno licenziato, la cosa più difficile è stata dirlo a mia madre: per lei – anziana e malata – una cosa simile era spaventosa, una botta più per lei che per me”.

 

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Ibm: incontro al ministero del Lavoro rinviato al 27 maggio

Category: Ibm
Creato il Mercoledì, 25 Maggio 2016 17:27

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Nella giornata del 24 maggio si è svolto l'incontro presso il Ministero del Lavoro per la procedura di licenziamento collettivo aperta l'11 marzo da IBM. Le parti si sono presentate con l'ipotesi di accordo già raggiunta il 19 maggio, ma i funzionari ministeriali hanno chiesto all'azienda di verificare la corrispondenza o fungibilità dei profili degli eventuali lavoratori che non si opporrebbero al licenziamento con la platea identificata nella procedura. Il prossimo incontro è stato fissato per il 27 maggio, per dare tempo all'azienda i fare le necessarie verifiche tecniche.

Ciò premesso, il già previsto referendum sarà successivo all'incontro presso il Ministero del lavoro il 27 maggio, data nella quale le organizzazioni sindacali e coordinamento delle RSU confidano possa essere stata chiusa positivamente anche questa fase della trattativa.

 

Fim, Fiom, Uilm nazionali

 

Roma, 25 maggio 2016

Nidec-Asi. Evitati trasferimenti e licenziamenti

Category: Asi Robicon (Nidec)
Creato il Venerdì, 20 Maggio 2016 12:19

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Nella giornata di mercoledì 18 maggio u.s. è stata raggiunta, presso Assolombarda, un’intesa con cui si evitano i trasferimenti/licenziamenti di 55 dipendenti, nei siti di Genova e Vicenza, che Nidec-Asi aveva annunciato nei mesi scorsi.

Un’intesa arrivata dopo che, all'indomani della rottura delle trattative di fine aprile, i lavoratori hanno avviato una forte ed efficace mobilitazione in tutti i siti, manifestando anche nelle assemblee un forte senso di solidarietà e di unità al fine di dare tutela a tutti i lavoratori.

L’accordo quadro siglato ieri prevede la proroga del Contratto di solidarietà per ulteriori 12 mesi, con l’obiettivo di salvaguardia dei siti e dei lavoratori coinvolti.

Ipotesi accordo quadro:

  • I Contratti di solidarietà (CdS) in essere, con scadenza 31 agosto 2016, saranno modificati rispetto alla percentuale di applicazione garantendo individualmente almeno il 30% di lavoro effettivo mensile, e con sospensione collettiva media mensile non superiore al 40%;

  • A partire dal 1° settembre 2016 applicazione del CdS per altri 12 mesi, con le stesse caratteristiche, con possibilità di proroga per ulteriori 12 mesi;

  • Corsi di formazione nel periodo di CdS, da concordare con le RSU;

  • Accesso alla mobilità volontaria per il periodo 1°settembre 2016 – 31 agosto 2017.

Questo accordo sarà monitorato con incontri periodici, soprattutto dalle RSU, per esaminare l’evoluzione dei programmi e degli strumenti concordati, tra cui i criteri di rotazione dei lavoratori coinvolti.

Allo stesso tempo, però, questo accordo non risolve del tutto i problemi di fondo, a partire da una più efficace politica industriale per il rilancio dei siti.

Nei prossimi giorni si terranno le assemblee nei due siti interessati per illustrare i dettagli dell’accordo e procedere alla consultazione dei lavoratori.

 

Fim, Fiom, Uilm nazionali

Roma, 20 maggio 2016

Simav: lo stato d'agitazione continua

Category: Simav
Creato il Mercoledì, 27 Aprile 2016 11:42

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Il giorno 21 Aprile u.s. si è riunito a Roma il Coordinamento nazionale delle Rsu di Simav.

Una riunione necessaria per fare il punto sulle 8 ore di sciopero dichiarate a livello nazionale e gestite a ogni livello territoriale e che hanno visto una straordinaria partecipazione dei lavoratori della Simav su tutto il territorio nazionale.

Iniziative di sciopero dichiarate dopo l’annuncio da parte della società di voler aprire una procedura di licenziamento per oltre 50 lavoratori/lavoratrici e con la dichiarata volontà di voler ridurre il costo del lavoro di 2 milioni di euro, pari al 8-10 % del totale.

Pertanto l’incontro del Coordinamento è stato anche un'occasione per potersi confrontare unitariamente sulla complicata vertenza che di certo non sarà né breve né semplice.

Il Coordinamento nazionale unitamente alle strutture nazionali e territoriali di Fim, Fiom e Uilm ribadiscono la piena contrarietà al piano di tagli occupazionali e al taglio dei trattamenti economici così come proposto dalla Simav.

L’efficientamento della Simav, la sua capacità di competere nel pur difficile mercato di riferimento non può e non deve essere scaricato sulle spalle dei lavoratori ma deve essere affrontato in modo organico ed equilibrato dentro un confronto vero, dove oltre ai tagli la Capogruppo Siram chiarisca quali opportunità e quali investimenti per un vero piano di rilancio ed efficienza della Simav.

Questo potrà aiutare un confronto che è facile prevedere molto difficile, confronto che non può prescindere a una trasparenza sui conti-costi aziendali, sulla gestione delle controllate, sulla capacità di fare scelte innovative tese a recuperare efficienza salvando opportunità occupazionali.

Il coordinamento nazionale della Simav ribadisce la necessità di verificare la possibilità di richiedere da parte delle Segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm un incontro a Finmeccanica per comprendere e definire il quadro di regole relative alle prossime gare d’appalto, che consentano un rinnovo dei contratti con la massima attenzione ai temi occupazionali come tra l’altro già previsto dagli accordi da poco sottoscritti.

Le Segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm congiuntamente al Coordinamento ribadiscono lo stato d'agitazione già dichiarato.

Nel caso Simav apra nei prossimi giorni la procedura di licenziamento saranno proclamate ulteriori iniziative di sciopero da effettuarsi in modo congiunto su tutto il territorio nazionale.

 

Fim, Fiom,Uilm nazionali

Coordinamento nazionale Simav

 

Roma, 27 aprile 2016

Ibm: mancato accordo in sede sindacale nonostante le rassicurazioni del ministero

Category: Ibm
Creato il Martedì, 26 Aprile 2016 16:37

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Oggi l'Assolombarda invierà al ministero del Lavoro la comunicazione del mancato accordo in sede sindacale sulla procedura di licenziamento avviata da Ibm Italia. Venerdì scorso, infatti, si è svolto l'ultimo incontro previsto presso la sede di Assolombarda per riuscire a trovare un accordo sulla procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 290 lavoratori in tutta Italia.

Per Roberta Turi, della Segreteria nazionale della Fiom, "nonostante le organizzazioni sindacali avessero ricevuto dal ministero dello Sviluppo economico una lettera che rassicurava le parti sociali rispetto alla volontà di Ibm di ricercare soluzioni condivise per evitare licenziamenti unilaterali, l'azienda ha smentito di avere proposte diverse da quelle già fatte e ha nuovamente rifiutato di sottoscrivere un accordo che prevedesse la gestione non traumatica degli esuberi dichiarati, rendendosi indisponibile ad utilizzare strumenti alternativi ai licenziamenti, come i contratti di solidarietà. Le parti si incontreranno nuovamente il 19 maggio per verificare, prima dell'appuntamento al ministero del Lavoro, se sussistano le condizioni per sottoscrivere un accordo che preveda l'uscita volontaria dei lavoratori in esubero dichiarati dall'azienda, ma al momento non c'è alcuna certezza che questa condizione sia possibile.”

"Continua a stupirci - continua Turi - la completa impotenza del Governo che, dopo aver sottoscritto con Ibm un accordo sull'utilizzo di una parte dell'area Expo, che prevederebbe addirittura degli investimenti pubblici, non riesce neppure a convincere la multinazionale ad evitare i licenziamenti unilaterali. L'Ibm, lo ricordiamo, è inoltre una delle principali fornitrici di servizi IT per la pubblica amministrazione. È mai possibile che un'azienda che ha e ha avuto tanto da questo paese possa effettuare continue riduzioni del personale in maniera traumatica e si rifiuti di sedersi ad un tavolo con le parti sociali e il Mise per spiegare i suoi piani futuri in Italia?"

"Nei prossimi giorni - conclude - metteremo in campo nuove iniziative per convincere le istituzioni ad abbandonare la loro subalternità agli interessi e alle strategie della multinazionale dell'It, affinché vengano impediti i licenziamenti e per avere finalmente un'idea chiara della sua strategia in Italia."

 

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

 

Roma, 26 aprile 2016

Ibm: ancora nessun accordo

Category: Ibm
Creato il Martedì, 26 Aprile 2016 16:23

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Venerdì 22 aprile si è svolto, presso l'Assolombarda a Milano, l'ultimo incontro previsto in sede sindacale per discutere della procedura di licenziamento collettivo avviata da Ibm Italia S.p.A.

All'incontro era presente la direzione aziendale, il Coordinamento Nazionale delle RSU di IBM e Fim Fiom e Uilm nazionali e territoriali.

Durante l'incontro le OOSS hanno fatto presente all'azienda di aver ricevuto la risposta del Ministero dello Sviluppo Economico che, sollecitata da Fim Fiom e Uilm nazionali, ha incontrato l'azienda nei giorni scorsi per svolgere l'indagine preliminare alla convocazione di un tavolo di confronto. Nell'incontro la società avrebbe dichiarato, rispetto alla procedura avviata, che “avrebbe ricercato ogni ragionevole intesa con le Organizzazioni Sindacali che consenta di evitare il ricorso a licenziamenti unilaterali”.

È stato quindi chiesto alla direzione di IBM quale fosse l'eventuale intesa possibile per evitare i licenziamenti. L'azienda ha riproposto la volontà di procedere ad interviste con i lavoratori per verificare, sull'intera platea dei lavoratori, quanti potrebbero essere interessati a lasciare l'azienda e ad andare in mobilità con le proposte economiche già illustrate negli scorsi incontri.

Le OOSS hanno risposto che, se ci fossero lavoratori interessati all'uscita sarebbe opportuno aumentare l'importo dei pacchetti incentivanti e prevedere l'utilizzo dell'istituto della pensione previsto dall'art. 4 della legge Fornero.

Se poi non si raggiungesse il numero dei volontari sarebbe opportuno prevedere la gestione degli esuberi rimanenti attraverso la ricollocazione interna o i contratti di solidarietà.

La possibilità dell'uscita incentivata, inoltre, potrebbe essere prolungata fino ad un anno dalla fine della procedura di licenziamento collettivo.

L'azienda ha dato risposta negativa a tutte le proposte fatte dalle OOSS e dal Coordinamento delle RSU.

Vista l'impossibilità di sottoscrivere un accordo che prevedesse la gestione non traumatica degli esuberi dichiarati dall'azienda, le OOSS hanno preso atto del fatto che nei prossimi giorni l'azienda verificherà quanti lavoratori sono disponibili ad andare volontariamente in mobilità a fronte dei pacchetti incentivanti.

La riunione si è quindi conclusa con un mancato accordo e il 26 aprile l'Assolombarda manderà la comunicazione al ministero del Lavoro. Le parti si sono lasciate dandosi un ulteriore appuntamento in Assolombarda per verificare, prima dell'incontro previsto al ministero del Lavoro, se l'esito delle interviste che l'azienda farà a partire dai prossimi giorni sarà positivo per consentire di chiudere la procedura con un accordo ed evitare licenziamenti unilaterali.

L'appuntamento è stato fissato per il 19 maggio.

Nei prossimi giorni Fim Fiom e Uilm nazionali e territoriali e il Coordinamento decideranno quali ulteriori iniziative intraprendere per impedire i licenziamenti.

 

Coordinamento nazionale Rsu Ibm Italia

Fim, Fiom, Uilm nazionali

 

Roma, 26 aprile 2016

Engineering: unanimità dei lavoratori contro i licenziamenti e l'autoritarismo delle aziende del gruppo

Category: Engineering
Creato il Martedì, 26 Aprile 2016 15:12

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Ordine del giorno votato dalle lavoratrici e dai lavoratori di Engineering Ingegneria Informatica ed Engineering.Mo di Roma riuniti in assemblea sindacale e successivamente condiviso ed approvato dalle Rsu e dalle Rsa di Engineering Ingegneria Informatica, Engineering Tributi ed Engineering.Mo.

 

Le lavoratrici e i lavoratori di Engineering Ingegneria Informatica ed Engineering.Mo di Roma, riuniti in assemblea sindacale unitaria in data 14 aprile 2016, informati dei licenziamenti recentemente inflitti a due lavoratrici della sede di Milano Assago, e degli ormai numerosi casi di lettere di richiamo e di provvedimenti disciplinari a carico di varie lavoratrici e lavoratori:

  • esprimono la propria totale e piena solidarietà a tutte le lavoratrici ed i lavoratori coinvolti;
  • deplorano il comportamento autoritario e vessatorio tenuto dall’azienda;
  • richiedono, in linea con il Codice etico aziendale, pieno rispetto da parte dell’azienda nei confronti di tutte le lavoratrici e i lavoratori, che contribuiscono tutti i giorni con il proprio lavoro e il proprio impegno ai successi aziendali.

 

L’assemblea approva all’unanimità

 

*****

 

Le Rsu e le Rsa di Engineering Ingegneria Informatica, Engineering Tributi ed Engineering.Mo aderiscono e approvano l’ordine del giorno già votato dall’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori di Roma.

 

Coordinamento nazionale delle Rsu del Gruppo Engineering

 

Roma, 26 aprile 2016

Simav: ”No ai licenziamenti”

Category: Simav
Creato il Martedì, 12 Aprile 2016 14:23

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In data 7 aprile u.s. si è tenuto, presso la sede di Assistal di Roma,il previsto incontro tra le segreterie Nazionali e Territoriali Fim Fiom Uilm, coordinamento RSU e la Direzione aziendale di Siram e Simav per una verifica sugli aspetti occupazionali e sul costo del lavoro.

La Direzione aziendale Siram ha confermato la trattativa in corso, con MecFond, per l’aumento del pacchetto azionario detenuto in SIMMEC e la verifica della partnership per le attività in AdR.

La Direzione aziendale di Siram/Simav ha riconfermato la necessità di intervenire anche sul costo della manodopera (-8%) a fronte della forte perdita registrata nell’anno 2015 ; Simav ha elencato i dati relativi all’assenteismo (6,16 %) ed in conseguente eccessivo ricorso allo straordinario (51.000 h), l’enorme accantonamento di ferie/PAR (73.000 ore) e l’eccessivo costo medio/h pari a 32 euro.

Con tale rappresentazione la Direzione aziendale ha riconfermato l’annunciata volontà di voler procedere con l’avvio della procedura di mobilità per 52 lavoratori, al netto degli 11 lavoratori che sono stati già riassorbiti dalla società aggiudicatrice delle attività Ansaldo STS.

Le organizzazioni sindacali hanno evidenziato l’inopportunità della procedura sia nei tempi, vista l’incertezza di un assetto produttivo definitivo per le trattative Simmec (presso cui sono distaccati 55 lavoratori Simav) e AdR in corso, sia nei numeri, vista l’approssimazione dei dettagli sulla dislocazione degli esuberi dichiarati e l’incongruenza rispetto agli obiettivi di risparmio dichiarati.

L’azienda ha però ribadito la propria posizione e la necessità di procedere anche in modo celere anche sul confronto dell’abbattimento del costo del lavoro per essere competitiva nell’offerta delle imminenti scadenze delle prossime gare.

Il Coordinamento, pur avendo preso consapevolezza della necessità di confrontarsi con i temi posti dalla Direzione di Simav, ha ritenuto “inaccettabili” le dichiarazioni e le posizioni aziendali ed ha convenuto di proclamare un pacchetto di 8 ore di sciopero da effettuarsi nei prossimi 15 giorni a gruppi di 2 ore e con le modalità che saranno stabilite a livello territoriale con il blocco delle flessibilità e straordinari.

 

FIM, FIOM, UILM NAZIONALI

 

Roma, 12 aprile 2016

ABB: 7 licenziamenti su quasi 6.000 dipendenti. Oggi 7 quanti domani?

Category: Abb
Creato il Mercoledì, 03 Febbraio 2016 16:43

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L’esecutivo del coordinamento si è riunito a Milano il giorno 2 febbraio per dibattere l’attuale situazione interna al gruppo.

La scelta di attivare procedure di mobilità senza preoccuparsi, preventivamente, di individuare soluzioni condivise e non traumatiche, cambia di segno, peggiorandole drasticamente, le relazioni sindacali nel Gruppo ABB.

I licenziamenti previsti sono 7, un numero certamente esiguo, ma non si ha visibilità dell’impatto complessivo della riorganizzazione sia nelle aree impiegatizie che sui siti produttivi.

ABB Italia non da un quadro compiuto rifiutandosi di utilizzare strumenti, alternativi al licenziamento, previsti dalla legislazione

La domanda è, ora, come in precedenza: chi (e quanti) saranno i prossimi? e con quali strumenti saremo in grado di risolvere il problema attuale e quelli futuri?

Ed ancora come sarà configurata la presenza ABB in Italia ?

Abbiamo ulteriormente richiesto al CAE di recuperare un quadro di informazioni complessivo su tutti i riflessi del processo di ristrutturazione in atto prima di avvallare l’apertura del confronto sulle possibili soluzioni all’interno dei singoli paesi

Analogamente abbiamo richiesto a Industriall (il sindacato europeo dell’industria) un incontro per valutare gli impatti di questo confronto ABB a livello dei sindacati europei.

L’esecutivo del coordinamento di fronte a questa situazione ha previsto:

  • il coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali dal comune di Sesto san Giovanni alla Regione Lombardia per arrivare al Ministero dello Sviluppo economico preoccupati dell’assetto della presenza ABB in Italia e delle sue prospettive.

  • assemblee in tutti i siti entro il 12 febbraio.

  • 2 ore di sciopero, nel gruppo ABB, gestite dalle RSU a valle delle assemblee entro la settimana successiva.

E’ prevista una manifestazione di fronte alla Regione Lombardia da tenersi nei primi giorni della seconda decade di febbraio.

E’ inaccettabile non trovare soluzioni condivise e non traumatiche per 7 persone in un gruppo che in Italia conta quasi 6000 dipendenti.

L’obbiettivo sindacale è di evitare qualsiasi licenziamento e l’apertura di un confronto serio sulle prospettive complessive del Gruppo ABB in Italia nel solco di relazioni sindacali oggi fortemente compromesse dal comportamento della Direzione aziendale

 

FIM, FIOM, UILM NAZIONALI

 

Roma, 3 febbraio 2016

 

Metropolitana di Roma: sette giorni di sciopero della manutenzione contro i licenziamenti

Category: Stampa e relazioni esterne
Creato il Mercoledì, 09 Dicembre 2015 14:14

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Sette giorni di sciopero della manutenzione della Metropolitana di Roma. Dal 9 al 16 dicembre si astengono dal lavoro i dipendenti della Caf che operano presso i due depositi dell'Atac a Magliana ed Osteria del Curato.

La Caf Italia è un'azienda che occupa oltre cinquanta lavoratori a Roma: sono tecnici specializzati che si occupano della manutenzione e della riparazione dei treni che viaggiano lungo le linee della metropolitana di Roma e Lido, con competenze ed esperienza particolari e qualificate.

Dopo che l'Atac ha deciso di riportare al proprio interno le attività di manutenzione finora svolte dai lavoratori Caf, la società ha aperto una procedura di licenziamento collettivo, rifiutandosi persino di discutere la possibilità di ricorrere agli esodi volontari e alla ricollocazione in altri cantieri operanti sul territorio nazionale.

Di fronte a questa chiusura e dunque dell’imminente possibilità di perdere i propri posti di lavoro, i lavoratori di Caf riuniti in assemblea hanno deciso di aprire lo stato di agitazione e di dichiarare sette gironi di sciopero, dal 9 al 16 dicembre, in cui tutti i lavori di manutenzione saranno bloccati.

Una decisione drammatica e che metterà a rischio la tenuta della metropolitana di Roma, dal momento che le attività di riparazione e manutenzione saranno sospese, proprio in un momento particolarmente delicato stante l’apertura del Giubileo.

In solidarietà con i colleghi romani anche i lavoratori trasferiti presso i cantieri di Cagliari e Foligno hanno indetto lo stato di agitazione con le medesime modalità.

 

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

 

Roma, 9 dicembre 2015

Sirti: dall'azienda solo proposte inadeguate. 4 ore di sciopero in tutta Italia il 1° ottobre prossimo

Category: Sirti
Creato il Venerdì, 18 Settembre 2015 15:24

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In data 17 settembre 2015 presso l’Assolombarda si è svolto l'incontro tra il Coordinamento Rsu assistito da Fim, Fiom, Uilm nazionali e la Sirti rappresentata dai dottori Acanfora, Perucconi e Gianferrara con all'ordine del giorno:

1) i tre licenziamenti effettuati dall'azienda;
2) la geolocalizzazione;
3) premio di risultato.

L'azienda ha comunicato l'intenzione di procedere alla riassunzione dei tre lavoratori con i medesimi trattamenti dal punto di vista economico e con il quadro normativo attualmente in essere.

Per quanto riguarda la geolocalizzazione ha presentato un documento per verificare se esistono le condizioni per un accordo.

Per quanto concerne il PdR l'azienda ha confermato la disponibilità ad un confronto a partire dal fatto che gli indicatori devono essere variabili, che la redditività è un indicatore strutturale e che l'eventuale nuovo PdR deve decorrere dal 2017.

Il coordinamento Rsu unitamente alle OO.SS. hanno espresso profondo dissenso relativamente alla proposta di modifica del quadro normativo per la riassunzione dei tre lavoratori licenziati.

Per quanto concerne il tema della geolocalizzazione hanno valutato negativamente il documento proposto dall' azienda in quanto non rispondente alle necessarie tutele per i lavoratori e si sono impegnati a predisporre un documento che delimiti il controllo. Inoltre, la proposta di PdR avanzata dall'azienda è del tutto inadeguata sia per quanto concerne le pregresse annualità 2013, 2014 e 2015 e soprattutto per quanto concerne il futuro.

Il Coordinamento ha ribadito la necessità di un PdR costruito su tre pilastri con una parte economica consolidata, una parte legata alla produttività ed una parte legata alla redditività e che il valore complessivo deve essere equivalente/superiore ai valori disdettati.

Le OO.SS ed il Coordinamento hanno poi segnalato all'azienda la recente sentenza della corte di Strasburgo sul tempo “casa lavoro”, e hanno stigmatizzato il non rispetto del recente accordo sulle relazioni industriali con un deficit sempre più rilevante nel sistema delle informazioni vedasi la gestione dei Cds, il perseverare nella chiusura delle sedi locali ormai sistemico, per certo San Vincenzo, ma in altre sedi già si danno disdette di affitti.

Inoltre risultano incomprensibili il disordine organizzativo con trasferte che rischiano di raddoppiare i costi e con rilevanti sprechi di materiali e strumenti.

Infine l'Azienda procede ad erogazioni unilaterali ai soliti noti, proprio nel momento in cui non riconosce a tutti i lavoratori il PdR. I lavoratori, le Rsu, il Coordinamento nazionale, le OO.SS. dopo aver gestito una fase difficile e aver operato per salvare l'Azienda, ritengono che sia giunto il tempo che i vertici aziendali rispondano positivamente alla aspettative dei lavoratori ed intenteranno qualsiasi iniziativa sindacale o anche legale ottenere un nuovo e consistente premio di risultato.

Per tutti questi motivi sono proclamate 4 ore di sciopero da svolgersi in tutto il territorio nazionale nella stessa data giovedì 1 ottobre 2015 precedute da assemblee in tutti i territori.

 

FIM, FIOM, UILM NAZIONALI

 

Roma, 18 settembre 2015

 

Sirti. Si balla su licenziamenti e Pdr

Category: Sirti
Creato il Lunedì, 03 Agosto 2015 10:32

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In data 30 luglio 2015 presso Assolombarda si è svolto l'incontro tra la direzione della Sirti ed il Coordinamento Rsu assistite da Fim-Fiom-Uilm nazionali, avente per oggetto il ripristino del Pdr oggetto di disdetta da parte dell'azienda nel 2012.

Il Coordinamento Rsu, unitamente alle OO.SS., ha richiesto il riconoscimento delle annualità 2013/2014 nonché l'istituzione di un nuovo Pdr la cui vigenza sia a partire dal 2015. Si sono inoltre indicati gli obbiettivi che devono essere il riferimento del nuovo Pdr e che deve essere composto da una parte certa (consolidata), mentre le parti variabili devono essere indipendenti tra di loro e rispondere alla produttività ed alla redditività, e che il valore non può essere inferiore al Pdr disdettato.

Le OO.SS. ed il Coordinamento hanno poi richiesto il ritiro dei tre licenziamenti operati dall'azienda nelle sedi di Bologna, Roma, Napoli.

La Sirti ha dichiarato la propria disponibilità ad affrontare il tema del Premio di risultato sottolineando la propria indisponibilità al riconoscimento delle annualità 2013/2014, precisando che la decorrenza deve partire dal 2017 e che il 2016 potrebbe essere l'anno di sperimentazione degli indicatori condivisi. Ha poi sottolineato che gli indicatori devono essere variabili anche se tra loro indipendenti e che, eventualmente in fase di definizione di un accordo, vi potrebbe essere una disponibilità per il 2015.

Per quanto concerne i licenziamenti, dopo una prima chiusura, ha dichiarato la disponibilità a riconsiderare i provvedimenti in cambio di un impegno delle parti al rispetto delle regole.

Le OO.SS. hanno replicato precisando che l'impegno dell'azienda a riconsiderare i provvedimenti deve essere scevro da vincoli che non siano dentro alle regole esistenti, e che il tema del Pdr deve essere affrontato a prescindere dal tema dei licenziamenti.

Le parti hanno condiviso un aggiornamento al 17 di settembre per gli approfondimenti e l'eventuale proseguo del negoziato e le OO.SS. hanno ribadito che il 2013/2014 sarà oggetto di rivendicazione anche dal punto di vista legale.

 

Fim, Fiom, Uilm nazionali

 

Roma, 3 agosto 2015

ACG TeamSystem. Condanniamo fermamente i licenziamenti e l’arroganza dell’azienda

Category: TeamSystem [TSS]
Creato il Giovedì, 28 Maggio 2015 14:42

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La vicenda ACG-TeamSystem sta andando avanti nel peggiore dei modi. Dopo il mancato accordo al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l'azienda sta procedendo con i licenziamenti. Dopo aver ampiamente ridotto la sede di Roma, nelle ultime settimane sono arrivate le lettere di licenziamento anche a Bari. Ieri, è stata licenziata anche l'unica delegata Fiom del sito di Bari, dirigente da anni della nostra organizzazione e componente del Comitato Centrale. Una scelta arrogante che si va ad aggiungere alla dramma dei licenziamenti di tutti gli altri lavoratori e lavoratrici, perchè attacca direttamente la rappresentanza sindacale, colpendo chi più si è esposto per impedire i licenziamenti. Questo conferma l'irresponsabilità dimostrata fin dall'inizio di questa vicenda dalla direzione aziendale.

Esprimiamo ancora una volta la nostra più ferma condanna verso i licenziamenti di tutti i lavoratori e le lavoratrici, ribadendo la nostra disponibilità a dare loro tutto il supporto possibile. Ad Anna, in particolare, che paga un prezzo alto anche per essersi esposta per tanti anni per la Fiom, va la nostra stima, il nostro appoggio e la nostra solidarietà.

Resta infine grande preoccupazione per il futuro stesso dell'azienda, che dopo questa operazione selvaggia si ritrova fortemente svuotata di competenze e tuttora priva di un qualsiasi piano di sviluppo.

 

FIOM-CGIL NAZIONALE

 

Roma, 28 maggio 2015

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