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26 Febbraio 2017
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Domenica 20 novembre a "In 1/2 Ora" di Lucia Annunziata su Rai Tre confronto tra Maurizio Landini e Matteo Renzi

Category: Segnalazioni
Creato il Venerdì, 18 Novembre 2016 20:25

RENZI LANDINI

 

Domenica 20 novembre a "In 1/2 Ora" di Lucia Annunziata su Rai Tre confronto tra Maurizio Landini e Matteo Renzi

[http://www.huffingtonpost.it] Quel fanfarone del Jobs Act

Category: Segnalazioni
Creato il Mercoledì, 19 Ottobre 2016 17:19

Meno assunti e più licenziati: così va il mondo del lavoro in Italia nell'era del Jobs Act. Gli annunci e le promesse del genio di Firenze, alla luce dei dati dell'Inps sul primo semestre del 2016, si rivelano per quel che sono: fanfaronate. Degli imbrogli, prima illusori e poi avvilenti, oltretutto parecchio costosi.

Esaurita la spinta degli incentivi a solo vantaggio delle imprese, le assunzioni sono crollate: con il dimezzamento delle sovvenzioni pubbliche nel 2016, quelle a tempo indeterminato sono diminuite del 32,9%, in generale tutte le forme di assunzione sono scese dell'8,5%, mentre dilagano i voucher, il lavoro che si compra dal tabaccaio, l'ultima trovata del precariato fatto istituzione.

Ricordate il battage pubblicitario renziano del Jobs Act che "dà un futuro ai giovani ponendo fine all'apartheid di un mercato del lavoro che fa pagare ad alcuni le eccessive tutele di altri"? Questo ne è l'esito. O, meglio, una sua parte. L'altra consiste nell'aumento impressionante dei licenziamenti per "giusta causa": senza l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (quello che, sempre secondo la propaganda del governo, bloccava assunzioni e investimenti in Italia) nei primi sei mesi del 2016 sono aumentati del 28,3%.

Ma non basta, perché oltre ad aver peggiorato la vita delle persone che per vivere devono lavorare e averne limitato i diritti e, quindi, la libertà, queste "politiche del lavoro" del governo ci sono costate molto anche in termini puramente economici: tra i 15 e i 22 miliardi - dipenderà dalla durata dei contratti stipulati con questo sistema - nel triennio 2015-2017, circa 50.000 euro annui per ogni assunto. Sono soldi pubblici, che avrebbero potuto finanziare veri investimenti e vera occupazione: quanti posti di lavoro sicuri si sarebbero potuti creare utilizzando questo denaro incentivando - solo per fare un paio d'esempi - una politica industriale in settori ad alto valore aggiunto, o defiscalizzando gli aumenti salariali dei contratti nazionali, o risanando e mettendo in sicurezza un paese rovinato dalle speculazioni edilizie e ambientali? Sono soldi su cui avremmo il diritto di sapere e decidere, perché provengono dalle nostre tasse.

Ma tutto questo a Matteo Renzi interessa poco. Soprattutto in questi giorni di campagna elettorale referendaria, di giri per il mondo alla ricerca di sponsor più o meno illustri del suo operato, di nuove promesse su futuri radiosi o disastrosi a seconda della riuscita o meno dei suoi propositi. Peccato che mentre lui continua la sua opera al servizio di se stesso e di pochi interessi privati la cosa pubblica e la gran parte del paese si specchino in quei dati dell'Inps che ci dicano come il lavoro sia raro, precario e vilipeso. Una condizione da cui vorremmo riscattarlo, a partire dalla difesa di una Costituzione che lo indica come valore fondante della Repubblica, fino ai referendum della prossima primavera quando voteremo contro il Jobs Act, per la cancellazione dei voucher, la messa sotto controllo degli appalti, il ripristino e l'estensione dell'articolo 18.

 

http://www.huffingtonpost.it

Landini: Carlo Azeglio Ciampi, addio a un democratico rigoroso

Category: Stampa e relazioni esterne
Creato il Venerdì, 16 Settembre 2016 17:28

Con Carlo Azeglio Ciampi scompare una figura di alto profilo morale e culturale della vita italiana. Dalle sue origini azioniste il Presidente emerito ha sempre portato con sé il rigore, la trasparenza e il disinteresse personale nelle scelte che hanno accompagnato la sua vita, prima come economista e poi come esponente politico. Convinto, sull'esempio di Calamandrei, che fosse possibile un patriottismo non nazionalista, Ciampi ha coltivato l'obiettivo dell'unità economica e politica dell'Europa insieme alla difesa della nostra Costituzione come principale patrimonio che il nostro paese poteva portare alla causa dell'unità europea.

Nell'esprimere il proprio cordoglio alla moglie e ai figli, la Fiom-Cgil saluta Carlo Azeglio Ciampi ricordando come le diversità di posizioni non abbiano mai fatto venir meno in lui la convinzione che il dialogo e il riconoscimento delle parti sociali - come avvenne per l'accordo del 23 luglio 1993 - siano uno dei più importanti fondamenti della nostra democrazia.

Maurizio Landini, segretario generale Fiom-Cgil

Landini: “Cambiare i trattati Ue, non la Costituzione”

Category: Zoom. Articoli e commenti (3)
Creato il Mercoledì, 24 Agosto 2016 15:11

Maurizio Landini

 

Il segretario generale della Fiom: «Voterò No al referendum costituzionale in autunno. Prima ancora che su Renzi è un giudizio su una riforma sbagliata. Bisogna riaprire un ragionamento sul lavoro e i diritti. E nel 2017 ci sarà la consultazione chiesta dalla Cgil contro il Jobs Act. Anziché battersi per avere qualche flessibilità di bilancio il governo dovrebbe chiedere la riscrittura dei trattati europei che hanno imposto l’austerità»

Landini, Renzi si sta giocando sulla crisi economica l’esito del referendum costituzionale previsto in autunno?

È necessario votare No al referendum innanzitutto per il contenuto delle modifiche fatte alla Costituzione. Non sono solo un pasticcio, ma sono proprio sbagliate. Sono ispirate dalla stessa logica seguita dai governi che hanno stravolto le pensioni, hanno votato il pareggio di bilancio nella Costituzione e hanno cancellato l’articolo 18 e liberalizzato i licenziamenti. Chi ha proposto questa riforma risponde all’idea che il governo non venga più eletto dal Parlamento, non risponda più ai cittadini. C’è l’idea di una presidenza del Consiglio che risponde ai soci di un’azienda e si comporta come un amministratore delegato. Non si può prendere in giro gli italiani: se Renzi voleva cancellare il Senato, avrebbe dovuto farlo sul serio. Se voleva ridurre i costi della politica bastava ridurre il numero dei parlamentari e il loro stipendio. Queste cose non ci sono in una riforma che riduce solo gli spazi della democrazia che è invece proprio quello che bisogna ricostruire in Italia. Una vittoria del No è la condizione per riaprire un ragionamento anche sul lavoro, i diritti e lo sviluppo. Dal mio punto di vista significa collegarlo in maniera esplicita al referendum sul Jobs Act promosso dalla Cgil per la prossima primavera contro i voucher, sugli appalti, per estendere le tutele e i diritti contro i licenziamenti.

Con una crescita dimezzata sarà difficile per Renzi mantenere tutte le promesse. I dati sulla produzione industriale e la deflazione, le analisi comparate tra l’occupazione prodotta dal Jobs Act e gli altri paesi europei mostrano tutto tranne che i successi vantati dal governo. Basterà ottenere un’altra quota di flessibilità di bilancio per nascondere tutto questo?

Anziché battersi come sembra fare il governo per ottenere qualche altra flessibilità in Europa, bisogna riscrivere tutti i trattati europei. Se l’Italia volesse fare le cose seriamente, dovrebbe eliminare il pareggio di bilancio introdotto sotto la dettatura della Commissione Europea. Questo è l’unico modo per reagire alla crisi e non cambiare la Costituzione come vuole fare Renzi. Bisogna cambiare la funzione della Bce che non può essere solo quella di contenere i prezzi o gestire l’inflazione, ma di far crescere l’occupazione, favorire investimenti pubblici e privati e far crescere l’occupazione. Senza di questo vedo difficile la possibilità di una ripresa. O il tema della piena occupazione diventa centrale fuori dai parametri dell’austerità, oppure saranno sempre l’Fmi o la Bce a dettare le condizioni. E si continuerà ad affrontare i problemi tagliando lo stato sociale, licenziando e liberalizzando il mercato. Oggi siamo di fronte ai disastri di questa politica. Per questo credo che si debba aprire una battaglia sindacale e politica di riscrittura dei trattati e per ricostruire un’Europa vera che oggi non c’è.

Il ministro dell’Economia Padoan sostiene che i conti siano sotto controllo e addebita la responsabilità della crisi a fattori indipendenti dalla sua politica economica: Brexit, migranti, terrorismo. La convince?

No, assolutamente. I conti non tornano e le responsabilità non sono di altri. Restare dentro i meccanismi europei vigenti è un grave errore economico e politico. Il governo continua a illudersi che le bugie raccontate in questi due anni e mezzo nasconderanno la realtà sotto gli occhi di tutti: il trasferimento della ricchezza dai redditi al capitale continua come nell’ultima generazione: sono 8 o 9 punti di Pil. Il capitale non ha reinvestito questi soldi nell’industria ma in operazioni finanziarie e immobiliari. I profitti sono andati agli azionisti, non all’innovazione e tanto meno al welfare per contrastare le disuguaglianze sociali. Non c’è bisogno dell’Istat per dimostrare che tra gli italiani è aumentata la sfiducia verso la politica. Le elezioni amministrative di giugno hanno chiarito la distanza esistente tra il governo e la maggioranza del paese. È sotto gli occhi di tutti.

Il 2016 è anche l’anno in cui la povertà è tornata a crescere in maniera sensibile. Il governo punta sul Ddl povertà e su una misura di reddito di ultima istanza per famiglie numerose povere. La ritiene una misura adeguata all’emergenza sociale in cui viviamo?

Come Fiom sosteniamo da tempo la battaglia di Libera di Don Ciotti per il reddito di dignità. Continuo a pensare che in questo paese sia venuto il momento di una riforma fiscale e lotta all’evasione fiscale necessarie per introdurre un reddito minimo che permetta alle persone di non essere ricattabili quando non hanno un lavoro o un reddito tale da non permettergli di vivere. La lotta contro la povertà riguarda anche chi lavora: i working poors. È necessario che la politica agisca su più fronti, a cominciare da quello della cancellazione delle forme obbrobriose di lavoro povero come i voucher. Il primo punto da affermare è che chiunque lavori possiede diritti che non possono essere messi in competizione con quelli degli altri e devono essere garantiti tutti nello stesso modo. In questa politica rientra il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro. Se il governo vuole fare una cosa utile approvi una norma per detassare, non solo a livello aziendale, gli eventuali interventi che estendono forme di sostegno al reddito ai contratti di lavoro. Per questo è importante fare in modo che i contratti nazionali di lavoro abbiano validità erga omnes e impedire alle imprese di non applicarli. In Italia serve la certezza del diritto.

Sembra che la svolta negativa del Pil imporrà al governo uno stop sulle risorse che dovrebbe stanziare nella legge di stabilità su contratti e pensioni. Davanti a un blocco cosa farete?

Quando si parla di risorse bisogna ricordare alcune cose. Quanti sono i miliardi dati a pioggia alle imprese in questi anni? La riduzione dell’Irap, gli sgravi contributivi sulle assunzioni del Jobs Act senza articolo 18. Stiamo parlando di decine di miliardi. Chi dice che non ci sono soldi non dice il vero. Sono scelte sociali molto precise. Senza contare che si discute di ridurre la tassazione sui profitti. Se si vuole cambiare strada e ricostruire una giustizia sociale bisogna ripartire dal rapporto tra occupazione e consumi e da questo affrontare tutti gli altri problemi. Il rinnovo del contratto nazionale riguarda tutti i lavoratori italiani, non solo i diretti interessati. Le risorse vanno trovate e bisogna pensare a un sistema che tuteli veramente il potere d’acquisto. Se si vogliono rilanciare gli investimenti bisogna avere un’idea sulle politiche industriali e farle. E comunque la detassazione degli utili la farei alle imprese che investono nel nostro paese e non ricorrerei più alle politiche dei fondi a pioggia.

Sul contratto dei metalmeccanici Federmeccanica sostiene che la disponibilità a firmarlo c’è ma continua a puntare sul collegamento trra salario e produttività, welfare aziendale e formazione. Avete già manifestato contro questa impostazione. Cosa farete a settembre?

Federmeccanica è di fatto ferma alla proposta che ha avanzato un anno fa. Abbiamo già fatto 20 ore di sciopero in maniera unitaria. È necessario che cambi la posizione e si renda conto che in Italia non è possibile sostituire il contratto nazionale e sostituirlo con quello aziendale. I due livelli sono autonomi e il contratto nazionale deve essere in grado di rappresentare i lavoratori anche sul salario. È molto importante che la loro disponibilità sia esplicitata a settembre. In caso contrario discuteremo su altre forme di mobilitazione. È utile per le imprese andare al rinnovo del contratto sperimentando anche elementi innovativi come innovazione e Welfare, ma è importante stabilire che i contratti nazionali abbiano una loro validità se approvati dalla maggioranza dei lavoratori. In questa fase difficile potrebbe essere l’occasione di superare gli accordi separati.

Con la segretaria della Cgil Susanna Camusso lei ha respinto con forza la proposta del mutuo pensionistico. L’anticipo pensionistico Ape. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini sostiene che i disoccupati o i lavoratori poveri che possono andare in prepensionamento saranno sollevati dal mutuo. A quanto pare gli altri no. Che ne pensa?

Quello che vuole fare il governo con l’Ape è comunque inaccettabile. Questa idea una persona possa andare in pensione facendo un debito è una follia. La crisi ci ha fatto pagare ampiamente le politiche dell’indebitamento. È un insulto alle persone oneste che per una vita hanno pagato i contributi. Se il governo mantiene posizioni di questa natura c’è bisogno di pensare a forme di mobilitazione. Al sindacato è imputato di non avere mosso un dito quando il governo Monti varò la riforma Fornero. Quella ferita sulle pensioni è ancora aperta.

Landini, la domanda è d’obbligo. L’onorevole Sannicandro di Sel ha sostenuto in un dibattito parlamentare sul taglio degli stipendi dei parlamentari che «i parlamentari non sono lavoratori subordinati dell’ultima categoria dei metalmeccanici». Sannicandro si è scusato. La frase ha fatto molto discutere a sinistra. Secondo lei rivela la separazione tra la sinistra e quella che era la sua classe di riferimento?

È assolutamente vero che i parlamentari non sono metalmeccanici e si vede in modo molto chiaro. Ci sarebbe bisogno di molti più metalmeccanici in parlamento e forse le cose andrebbero molto meglio. Si può proprio dire che le persone che per vivere hanno bisogno di lavorare sono la maggioranza e, in questo momento, i loro bisogni e visioni non sono rappresentate adeguatamente nelle camere e nel governo. Mi sembra questo il vero problema che riguarda i giovani, i precari, i lavoratori subordinati, tutte le persone che hanno bisogno di lavorare.

*il manifesto

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Landini: Contratto, referendum, Europa. La Fiom alla prova dei 115 anni

Category: Zoom. Articoli e commenti (3)
Creato il Lunedì, 11 Luglio 2016 15:01

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In occasione del 115° anniversario della fondazione della Fiom - e nel pieno della vertenza per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici - abbiamo intervistato il segretario generale, Maurizio Landini.

La Fiom nasce a Livorno il 16 giugno 1901. 115 anni di storia che, attraversando tutto il Nocecento, mettono prepotentemente i piedi nel XXI secolo. Una storia lunga e dalle radici ben salde si potrebbe dire…

Beh…Le ragioni che hanno dato vita alla Fiom e al sindacato confederale in Italia – attraverso la nascita delle Camere del Lavoro - sono ancora oggi le radici a cui rifarsi. Di questo non ho dubbi.

La Fiom nasce come sindacato di operai e impiegati metallurgici ma con la precisa idea di riunificare tutto il mondo del lavoro, escludendo perciò di essere solo un sindacato di mestiere e puramente aziendale. Questo l’ha sempre dimostrato in tutta la sua storia, tutelando le condizioni di vita e di lavoro delle persone e contrattando i contenuti della prestazione lavorativa, non solo in una dimensione aziendale e con una precisa idea di trasformazione sociale del paese. La Fiom – proprio in virtù di questo – ha sempre avuto una soggettività non solo sindacale ma anche politica, nel senso di una visione del mondo e di un progetto di società, di trasformazione sociale.

Penso siano queste le caratteristiche che hanno permesso alla Fiom di essere una tra le organizzazioni con la storia più lunga. La mutualità, la socialità e la riunificazione del lavoro – cioè i temi di fondo che hanno portato alla nascita del sindacato a fine Ottocento - tornano oggi ad essere centrali più che mai.

Che scenario ha davanti a sé oggi chi fa sindacato e chi per vivere deve lavorare? Non dei migliori direi…

Oggi assistiamo ad una grandissima frammentazione del mondo del lavoro. È stato completamente disatteso il principio costituzionale che a parità di lavoro e di mansione deve corrispondere parità di diritti e retribuzione. La tendenza delle imprese è quella di andare verso il superamento della contrattazione collettiva come mediazione di interessi tra il capitale e il lavoro. Questo significa che non c’è più una sede comune che definisce i diritti che le imprese riconoscono come elemento di mediazione sindacale ma si sta tentando di affermare il fatto che l’impresa è l’unico “luogo” deputato a gestire in maniera unilaterale il rapporto di lavoro. Se passasse questa logica si determinerebbe che ogni azienda è diversa dall’altra, che ognuna ha una sua storia e che i diritti delle persone non sono più uguali ma dipenderebbero dai singoli rapporti di forza.

Insomma, è sotto attacco il concetto stesso di autonomia sindacale, perché una dimensione puramente aziendale porta non solo alla corporazione ma anche al superamento della distinzione tra il lavoro e l’impresa.

Se questo è lo scenario che abbiamo di fronte, ragionare del fatto che un’organizzazione come la Fiom compie 115 anni significa interrogarsi non solo sul perché sia vissuta così a lungo ma, se possibile, lavorare affinché ne possa avere almeno altrettanti davanti a sé. È possibile che il mondo del lavoro ritrovi le ragioni per avere una sua unità, una sua autonomia e una sua indipendenza per affermare una mediazione sociale diversa? Queste sono le domande a cui siamo chiamati a rispondere. A mio parere abbiamo la necessità di riaffermare un progetto di trasformazione sociale e una mediazione tra il capitale e il lavoro. Il lavoro deve continuare ad avere almeno una pari dignità rispetto all’impresa.

Penso di poter affermare, senza essere smentito, che in questi ultimi decenni il lavoro e i lavoratori hanno subito un attacco frontale senza precedenti…

L’attacco non è avvenuto solo sul piano dei rapporti di forza contrattuali ma anche a partire dal fatto che oggi il capitale – sempre più finanziario – sta pesantemente incidendo sul quadro politico; lo sta condizionando al punto che anche la produzione legislativa, su tutte le questioni del lavoro - dai diritti fino al funzionamento dell’impresa - sta rispondendo a una logica di massima libertà d’azione per l’impresa e per i suoi interessi.

Quando si arriva al punto che si decide per legge cosa si può contrattare e cosa no, che se i soldi vengono dati alle imprese in un modo non ci si paga le tasse e se lo si fa attraverso il contratto nazionale c’è una tassazione più alta, vuol dire che l’attacco è al massimo livello. Se poi a tutto questo aggiungiamo i provvedimenti legislativi che, in giro per il mondo, vanno nella direzione di lasciare sempre più spazio all’azione autonoma dell’impresa anche sul piano del diritto a poter licenziare, è evidente che siamo di fronte al tentativo di messa in discussione dell’esistenza stessa del sindacato. Proprio per questo penso – come dicevo poco fa – che sia il momento di ridare vigore alle origini e alle ragioni per cui è nata la Fiom, per cui è nata l’organizzazione sindacale e per cui è stato riconosciuto il diritto di coalizione alle persone.

Perciò non vogliamo solamente celebrare una ricorrenza per i 115 anni della Fiom ma vogliamo ragionare su quella che è stata l’evoluzione della contrattazione collettiva in rapporto alle trasformazioni sociali: attraverso le feste e i momenti pubblici che stiamo costruendo vogliamo riproporre l’idea di un nuovo contratto nazionale, che affermi una mediazione sociale, permetta al lavoro di essere unito e abbia davvero la forza per negoziare e contrattare con le imprese, con la politica e con il governo.

Veniamo alla principale battaglia sulla quale siete impegnati in questi mesi: il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dei metalmeccanici. Che mi dici in merito?

Per prima cosa mi sembra molto significativo che le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici (Fim, Fiom e Uilm), pur avendo presentato due diverse piattaforme e pur avendo alle spalle 8 anni di contratti separati e di lacerazioni – pensiamo anche a tutta la vicenda Fiat – abbiano proclamato insieme lo sciopero generale della categoria con manifestazioni regionali, un pacchetto di ore di sciopero e il blocco degli straordinari. Questo perché è evidente a tutti che la posizione di Federmeccanica è quella di andare verso un ridimensionamento del ruolo e della funzione del contratto nazionale e di spostare il baricentro delle relazioni a livello aziendale, fino - di fatto - a considerare la contrattazione aziendale sostituiva e alternativa su molti punti al contratto nazionale stesso.

Pensi all’avanzata del cosiddetto “modello Marchionne” anche in Federmeccanica?

Formalmente siamo in presenza di una proposta che non arriva alla radicalità della Fiat, perché Federmeccanica afferma che nominalmente i minimi salariali potrebbero aumentare. Detto questo però vorrei ricordare che si sta parlando di aumenti salariali che verrebbero dati solo a quelli che hanno un salario individuale inferiore al contratto nazionale, cioè praticamente nessuno! Stiamo parlando del 5% della categoria. Quindi, se è tecnicamente corretto dire che ciò che propone Federmeccanica non è la stessa proposta della Fiat, voglio però sottolineare che la logica sembra essere la stessa. È indubbio che quanto avvenuto in Fiat negli ultimi anni ha condizionato la stessa Fedemeccanica. Se noi oggi accettassimo la proposta di Federmeccanica il contratto nazionale non sarebbe più lo strumento per aumentare il salario per tutti i lavoratori metalmeccanici, almeno nella funzione di tutelarlo dal potere d’acquisto del salario. E questo significherebbe il venir meno di una funzione determinante del Ccnl stesso, perché il contratto nazionale o è lo strumento di tutela del salario e dei diritti di tutti – e sottolineo tutti - i lavoratori o altrimenti se ne perde il senso, divenendo di fatto inutile e antisolidale.

Mi sembra di capire dalle tue parole che sia l’esistenza stessa del contratto nazionale e del ruolo del sindacato ad essere sotto attacco…

Il valore del contratto nazionale di lavoro è proprio quello di essere l’unico strumento che ha permesso fino ad oggi a qualsiasi persona che lavora in un’azienda - sia essa di 3 dipendenti come di 1000 e che si trovi al Sud piuttosto che al Nord - di avere delle tutele e dei diritti comuni. Questa funzione verrebbe messa in discussione perché Federmeccanica ci dice che da qui in avanti è l’azienda il soggetto che decide gli aumenti salariali reali e, di fatto, non si avrebbero più due livelli contrattuali. Nel nostro paese da molti anni, pur con molte difficoltà, avevamo sancito un sistema in cui al contratto nazionale si poteva aggiungere la contrattazione aziendale, che era non sostitutiva ma integrativa sulle prestazioni lavorative. In più, oggi le imprese pensano di utilizzare a pieno tutto il quadro legislativo che il Governo ha messo loro a disposizione, sia sul versante dei licenziamenti, sia sul versante delle riorganizzazioni – penso alla questione degli appalti. La volontà dominante è insomma quella di avere più mano libera possibile nella gestione della prestazione lavorativa.

Confindustria ha da poco eletto il suo nuovo Presidente. Anche la confederazione degli industriali è schierata sulle posizioni di Federmeccanica in merito al ruolo del contratto?

Beh, direi proprio di sì. È evidente che quello che sta facendo Federmeccanica ha un valore più generale, perché la stessa Confindustria ha assunto questa posizione come la propria: un nuovo sistema di regole contrattuali deve passare attraverso un ridimensionamento, se non quasi un superamento, dell’idea stessa di contratto nazionale di lavoro. Per questo il tavolo di trattativa dei metalmeccanici ha assunto centralità, perché quello che succede lì – come molte volte è avvenuto nel passato – non riguarderà solo i lavoratori metalmeccanici ma rischia di segnare la totalità del nuovo sistema di relazioni sindacali. Proprio per questa ragione credo che si sia arrivati ad uno sciopero generale unitario perché, al di là di differenze che ancora rimangono tra le organizzazioni sindacali, è evidente il rischio di snaturamento dell’idea stessa di sindacato confederale.

Cosa prevede a tuo avviso questo snaturamento che ha in testa la parte padronale del paese rispetto al ruolo e alle funzione del sindacato per come l’abbiamo conosciuto finora?

C’è l’idea di un sindacato che diventa molto aziendalista, come nel modello americano, ed è chiaro che siamo di fronte ad un arretramento secco della prospettiva e del sistema di relazioni sindacali. Teniamo conto che in tale contesto tutte le politiche fatte dagli ultimi Governi vanno in questa direzione. Pensiamo alla vicenda Fiat e a quanto avvenuto a Pomigliano, che in tanti all’inizio descrivevano come un caso eccezionale e non ripetibile, legato ad una condizione particolare. In realtà lì è iniziata una riscrittura delle relazioni sindacali che oggi sta portando anche l’insieme di Confindustria e del mondo imprenditoriale a motivare, per ragioni di competitività globale, il fatto che non si possono più reggere i due livelli contrattuali.

Come per la vicenda Fiat, pensi che il Governo stia giocando un ruolo da protagonista nel processo di ridimensionamento e snaturamento della funzione del sindacato?

Sul piano legislativo siamo in presenza – unico paese in Europa – di provvedimenti come l’Articolo 8, che permettono alle imprese di derogare non solo ai contratti ma addirittura alle leggi stesse. Se a ciò aggiungiamo le leggi sugli appalti e sul sistema di riorganizzazione delle imprese, la riduzione degli ammortizzatori sociali, la libertà di licenziare attraverso il Jobs Act, il controllo a distanza, la possibilità di demansionare, ci rendiamo conto che l’attacco al contratto nazionale sta dentro un’idea di ridisegno complessivo. E in quest’ottica leggo anche la discussione, già presente informalmente, su come limitare (a partire dai servizi essenziali…così ci dicono) il diritto di sciopero. Il sistema di relazioni sindacali, affermatosi a partire dal dopoguerra e sancito dalla nostra Carta costituzionale, che si fondava sul contratto nazionale e sulla contrattazione collettiva come strumenti di regolazione dei rapporti di lavoro, è radicalmente messo in discussione, a partire proprio dai suoi elementi fondanti: il diritto di associazione delle persone, che tecnicamente vuol dire non essere licenziato, non avere discriminazioni, fino a poter utilizzare anche il diritto di sciopero.

Per questo – come dicevo prima – l’attuale discussione sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici non è semplicemente di tipo quantitativo su salario e diritti. Lo scontro in atto, in questo passaggio epocale non solo del sistema di relazioni ma anche del funzionamento delle imprese, riguarda l’esistenza o meno di un sistema di mediazione sociale regolato dai contratti e dalla contrattazione collettiva. Il tema essenziale è se tutto questo debba mettere al centro solo l’impresa, relegando il lavoro ad uno dei tanti fattori della produzione, o se il lavoro e i lavoratori possano avere pari dignità, autonomia e indipendenza rispetto al capitale.

Come pensi andrà a finire la vicenda del rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici? Si arriverà a un accordo tra le parti? O magari sarà il governo stesso ad intervenire alla fine?

Non lo so davvero. È però indubbio che la riuscita delle manifestazioni e degli scioperi, che finora abbiamo messo in campo, siano elementi molto importanti. Vorrei sottolineare anche due aspetti. Il primo - e sarebbe stupido non prenderlo in considerazione - è che c’è di nuovo un’unità delle organizzazioni sindacali, quindi i lavoratori percepiscono, dopo anni di divisioni e di scontri, che la loro compattezza può essere l’unico strumento per impedire la deriva attuale. Il secondo è che le persone si rendono conto che senza contratto nazionale di lavoro anche la loro azione dentro i luoghi è molto più limitata.

Un altro aspetto, che spesso non viene tenuto nella giusta considerazione, è che, in un sistema di piccole e medie imprese come quello italiano, nella maggioranza delle aziende (poco meno del 65%) non si fa la contrattazione aziendale. Di fatto, non avere più il contratto nazionale di lavoro non solo cambierebbe la natura stessa della contrattazione aziendale ma significherebbe regalare più di metà della categoria all’azione unilaterale delle imprese.

Veniamo a un tema che, in vista del referendum in autunno, sta già infiammando il dibattito nel paese: la riforma costituzionale proposta dal governo Renzi. La Fiom si è espressa per il no in maniera molto chiara e netta, ma del resto non è la prima volta che vi trovate a dover difendere la Costituzione contro il rischio di un suo stravolgimento…

Sarebbe utile ricordare un aspetto. La Fiom nello scontro con la Fiat è riuscita a impedire di essere cacciata fuori dagli stabilimenti - nel senso di riaffermare il nostro diritto ad avere rappresentanti, a contrattare, ad avere le libertà sindacali minime - proprio grazie all’intervento della Corte costituzionale, perché la nostra Carta impedisce che siano le imprese a scegliere quali sindacati gli convengono, limitando così la libertà sindacale.

Per quello che ci riguarda, quindi, si tratta di una lotta non solo in difesa della Costituzione – perché sarebbe riduttivo – ma una lotta sociale e politica per far sì che il cambiamento del paese sia fondato sull’applicazione dei principi della Costituzione. Non a caso – tornando alla nostra esperienza - la stessa Corte, per impedire che quanto era successo a noi all’interno della Fiat potesse riguardare anche altre organizzazioni, aveva sollecitato il mondo politico ad intervenire con leggi sulla rappresentanza che regolassero questa materia, a partire da quanto previsto dall’Articolo 39 della Costituzione. In tal senso è evidente che la nostra battaglia, per far sì che la Costituzione si applichi, non è solo generale o politica ma parte anche da un’esperienza diretta.

Anche in questo caso dalle tue parole emerge un giudizio molto negativo sull’operato di questo governo…

Non è un caso che il nostro Presidente del Consiglio trovi il modo ogni settimana di dire che il modello più bello in assoluto è quello di Marchionne e che il problema di questo paese sarebbero la Fiom e il suo Segretario generale. La scorciatoia indicata da Renzi è infatti quella di un modello “autoritario”, sia di gestione delle imprese che di gestione politica e sociale del paese, con una riduzione di fatto degli spazi di democrazia, partecipazione e anche conflitto - inteso come strumento per arrivare a mediazioni sociali accettabili tra i soggetti in campo. La Fiom, nel rispetto della sua storia e nel costante rapporto con i lavoratori, è da anni impegnata in questa battaglia, che è chiaramente di segno opposto rispetto a quanto stanno portando avanti gli ultimi Governi e in particolare quest’ultimo.

Ricordo che già durante il governo Letta si parlava di riforma della Costituzione e la Fiom, insieme ad altri soggetti e personalità – penso a Zagrebelsky, don Ciotti, Carlassare, Rodotà – organizzò una manifestazione a Roma proprio per indicare che la “via maestra” per il paese era l’applicazione dei principi della Costituzione. In virtù di questo percorso e coerentemente con le battaglie che abbiamo fatto negli ultimi anni, consideriamo negativa la riforma Renzi-Boschi, che va a modificare ben 48 punti della nostra Carta costituzionale. Il tutto è poi aggravato dal fatto che questa riforma si lega ad una legge elettorale che mantiene i premi di maggioranza e il peggio delle leggi elettorali del passato, aspetti sui quali la stessa Corte costituzionale si è espressa contro. Penso anche che questa riforma non affronti in realtà i problemi di una vera modifica del Senato.

Pensi insomma che ci troviamo di fronte ad un attacco complessivo alle ragioni di fondo per cui era stata pensata la nostra Costituzione?Poco fa hai parlato dell’emergere di un “modello autoritario”…

Se alla proposta di riforma elettorale sommiamo i provvedimenti sociali che sono stati messi in campo, risulta evidente che la prima parte della Costituzione - quella che in linea teorica definisce i principi fondanti del nostro vivere - viene radicalmente messa in discussione: dal diritto al lavoro, al diritto alla salute, dal riconoscimento ad un’equa retribuzione, all’affermazione del ruolo dello stato rispetto alla rimozione degli ostacoli per la realizzazione personale attraverso il lavoro. A volte ho la sensazione che il Presidente del Consiglio pensi di essere l’amministratore delegato di una multinazionale, che non deve rispondere a nessuno e che considera i vincoli democratici come insopportabili. Credo che questa torsione “autoritaria” sia il vero punto da respingere. Perciò la Fiom, a partire dai vari territori, è parte attiva dei comitati per il no alla riforma costituzionale e si sta impegnando a raccogliere le firme.

Tra l’altro siamo nel bel mezzo di uno sforzo straordinario da parte di tutta la Cgil e non solo per una nuova stagione referendaria. Immagino che anche la Fiom sia molto impegnata in questo percorso?

Sì. In questa fase stiamo lavorando per la raccolta di firme su tutti i referendum! Sia quelli decisi all’interno della Cgil per cancellare i voucher, per modificare la legge sugli appalti, per ripristinare il reintegro contro i licenziamenti ingiusti e per rimettere in discussione il Jobs Act, sia quelli “sociali” (scuola, ambiente e beni comuni), fino ad arrivare – appunto - a quelli sulla Costituzione e sulla legge elettorale. Credo che questa sia una battaglia molto importante da fare. Quando i cittadini possono partecipare e possono esprimersi liberamente questo è sempre fondamentale per la democrazia.

La Cgil nel corso dell’ultimo Comitato direttivo del 24 maggio scorso ha espresso un giudizio critico sull’impianto della riforma costituzionale del governo Renzi. Come valuti questa presa di posizione?

Penso sia molto importante la discussione che è partita in Cgil, perché è stato intanto dato un giudizio negativo da parte della confederazione su tutti gli aspetti della riforma costituzionale. In seguito – in virtù di quella valutazione – sarà possibile fornire anche un’indicazione di voto in merito. Io personalmente penso che un’organizzazione importante come la Cgil non possa esimersi da questo ruolo e, assieme ad altri compagni del Direttivo e come categoria, stiamo lavorando perché tutta la Cgil arrivi - come già successo in passato - a fornire pubblicamente un’indicazione di voto contrario ai propri iscritti e al paese. Del resto è la stessa cosa che facemmo nel 2006, quando Berlusconi tentò di modificare la nostra Carta. Ricordo che in quell’occasione la Cgil era parte integrante del movimento “Salviamo la Costituzione”, tanto che la sede nazionale del comitato referendario era proprio la sede della Cgil nazionale.

La situazione italiana è però indissolubilmente legata a quanto sta avvenendo in Europa, sia dal punto di vista politico che sociale. Pensi che anche a questo livello siamo di fronte a politiche “autoritarie”e che riducono gli spazi di democrazia?

Sì, queste tendenze sono un po’ presenti in tutta Europa. In Italia le riforme sociali, ma anche le riforme istituzionali, hanno subìto un’accelerazione proprio a partire dalla lettera della Bce all’allora Presidente del Consiglio Berlusconi. Non a caso da quel momento si giunge ad una prima modifica della Costituzione, che introduce il pareggio di bilancio e si viene affermando la logica che in nome delle politiche europee di austerità bisogna tagliare le pensioni, superare i contratti nazionali, introdurre i licenziamenti, superare l’articolo 18 laddove ancora c’è, eliminare le province, andare verso una privatizzazione dei servizi.

Stiamo assistendo alla crisi del modello sociale europeo in conseguenza delle politiche di austerità che in tutta Europa sono state messe in campo.

Anche in questo caso emerge dalle tue parole quel ruolo “politico” - nel senso di autonoma e indipendente visione del mondo - a cui la Fiom non ha mai rinunciato…

La battaglia per costruire un’Europa sociale - che oggi di fatto non esiste – non può che passare non solo per la difesa della nostra Costituzione ma anche portando la nostra Carta costituzionale in Europa. Va riaffermata una mediazione tra il lavoro e l’impresa e va combattuta invece la centralità assoluta del mercato, che di fatto cancella le persone e aumenta la competizione. Penso alla Grecia e alla Spagna, penso a quanto sta avvenendo in Francia in questi giorni, ma anche ai preoccupanti risultati elettorali in Austria, Ungheria e Inghilterra e mi rendo conto che se non riusciamo ad affermare un profilo democratico - nel senso di estensione vera della democrazia e della partecipazione - noi rischiamo sempre più una logica di frammentazione europea e di ritorno ad un passato che speravamo superato, fatto di nazionalismi, muri e contrapposizioni molto pericolose anche sul piano sociale e dei valori.

È indubbio che il sindacato confederale a livello europeo sia stato drammaticamente assente in questi anni di crisi. Condividi il bisogno di una maggiore presenza e presa di parola in tal senso?

Quest’anno è l’anno dei congressi: a giugno, a Madrid, si terrà il congresso dei metalmeccanici europei (Industry All Europe) e in ottobre, a Rio de Janeiro, si terrà il congresso della Federazione dei sindacati industriali mondiali (Industry All Global). La discussione non è certamente semplice, perché prevale sempre di più un tentativo di difendere ognuno la propria dimensione nazionale. È indubbio che la forza che oggi hanno le multinazionali nel poter spostare soldi dove vogliono e nel poter mettere in competizione i lavoratori tra di loro - anche grazie a provvedimenti legislativi che li aiutano in tal senso - è un elemento che sta rendendo difficile la costruzione di un’azione unitaria europea o internazionale da parte delle organizzazioni sindacali. Se a ciò aggiungiamo i livelli di disoccupazione europei, ci rendiamo conto che la strada da compiere per giungere ad una comune azione sindacale è ancora molto lunga e difficile.

Credo comunque che l’occasione che abbiamo con questi congressi sia da cogliere a pieno, perché si sta aprendo una discussione su quali debbano essere i diritti comuni, si sta ragionando di come rilanciare una politica di investimenti che rimetta al centro l’occupazione, si sta ragionando anche (con timidezza) di come si possa intervenire sugli orari di lavoro come elemento di redistribuzione. È un cammino non semplice ma non vedo alternative.

Che ruolo può avere il sindacato nella costruzione di un’Europa più inclusiva e solidale? Cosa può fare concretamente la Fiom e il movimento sindacale per rimettere al centro il lavoro?

È indubbio – per tornare all’inizio della nostra chiacchierata – che per arrivare a definire diritti comuni in Europa è necessario difendere i contratti collettivi nazionali. È da lì che si parte per estenderli a livello europeo. Al contrario – come è accaduto in Italia e come sta accadendo in questi giorni in Francia – la limitazione della contrattazione collettiva o la cancellazione dei contratti rende impossibile questo allargamento.

Da questo punto di vista, la battaglia che stiamo facendo per la difesa e la ridefinizione di un contratto nazionale di lavoro e di un suo allargamento diventa decisiva. Oggi ci sono milioni di lavoratori che sono senza contratto – oltre ai metalmeccanici penso al commercio e al pubblico impiego – e credo che si renda necessario, anche in Italia, arrivare ad un momento di riunificazione delle lotte di tutti i lavoratori per il rinnovo dei rispettivi contratti nazionali di categoria. Come Fiom lavoreremo certamente affinché le confederazioni siano in grado di mettere in campo anche quest’azione.

 

da “Inchiesta” n. 192, aprile-giugno 2016

 

http://www.inchiestaonline.it/archivio/e-uscito-il-numero-192-di-inchiesta-aprile-giugno-2016/

 

Bentivogli, Landini, Palombella: No black out informazione su mobilitazione metalmeccanici

Category: Stampa e relazioni esterne
Creato il Venerdì, 10 Giugno 2016 10:58

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I segretari generali di Fim, Fiom e Uilm Marco Bentivogli, Maurizio Landini e Rocco Palombella, denunciano il totale vuoto di informazione sugli scioperi dei metalmeccanici. In questi giorni migliaia di persone hanno scioperato e manifestato per il rinnovo del contratto nazionale. In alcuni casi sono stati fatti servizi sulle mobilitazioni in altri Paesi, dimenticando completamente le nostre iniziative.

Fare informazione significa dare notizia anche delle mobilitazioni delle persone per i loro diritti, che peraltro comportano sacrifici del loro salario. Siamo certi che si colmerà questa disattenzione con una maggiore visibilità della vertenza, visto che si tratta del contratto nazionale più grande del lavoro privato e che coinvolge 1,6 milioni di famiglie.

 

Uffici Stampa Fim, Fiom, Uilm

 

Roma, 10 giugno 2016

Sciopero metalmeccanici. Landini: “Le piazze di oggi dimostrano che Federmeccanica deve cambiare posizione”

Category: Stampa e relazioni esterne
Creato il Giovedì, 09 Giugno 2016 16:40

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Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, oggi a Vicenza per lo sciopero generale dei metalmeccanici, ha rilasciato la seguente dichiarazione.

“Quella di oggi è una bellissima giornata. Federmeccanica ha pagato per fare uno studio che dimostrasse che i sindacati non sono rappresentativi. La giornata di oggi dimostra che sono soldi spesi male, perché la risposta venuta dai lavoratori è la più bella che si poteva dare alle imprese. Una risposta forte ed unitaria e non ci fermeremo finché non ci sarà un buon contratto per i lavoratori.”

“Le piazze di oggi dicono che Federmeccanica deve cambiare la sua posizione. I metalmeccanici italiani non si stanno battendo per difendere solo i loro interessi, ma perché rinnovare il contratto nazionale è una condizione per far ripartire l'economia del Paese.”

“Alle imprese diciamo che non siamo disponibili ad un accordo qualsiasi, perché il contratto nazionale deve continuare a garantire il potere d'acquisto delle retribuzioni di tutti i lavoratori. Inoltre, visti tutti i tavoli contrattuali aperti, al Governo diciamo che deve intanto rinnovare il contratto dei dipendenti pubblici e quindi favorire i rinnovi aperti, a partire da un provvedimento che defiscalizzi tutte le prestazioni regolate dal contratto nazionale.”

“Andremo avanti finché Federmeccanica non avrà cambiato idea.”

 

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

 

Roma, 9 giugno 2016

Maurizio Landini: «Pronti a intensificare la lotta»

Category: Trattativa Ccnl
Creato il Giovedì, 09 Giugno 2016 15:22

In stallo la trattativa per il nuovo contratto, da giovedì 9 giugno cominciano gli scioperi regionali. “La protesta unitaria è un fatto importante, non accadeva da tempo”. Sulla trattativa: "Non saremo noi a decretare la fine del contratto nazionale"

 

- Vai a Rassegna.it: Landini: «Pronti a intensificare la lotta»

- Vai a Radio Artocol1. Diritti, salario e contratti: i metalmeccanici scioperano - ascolta l'audio

 

Sciopero generale dei metalmeccanici. Lunedì 18 alle ore 12.00 conferenza stampa di Bentivogli, Landini e Palombella

Category: Stampa e relazioni esterne
Creato il Giovedì, 14 Aprile 2016 15:39

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Lunedì 18 aprile, i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, Marco Bentivogli, Maurizio Landini e Rocco Palombella terranno una conferenza stampa unitaria per illustrare le motivazioni, le iniziative e le modalità dello sciopero generale dei metalmeccanici proclamato per il 20 aprile.

La conferenza stampa si terrà lunedì 18, alle ore 12.00, presso la sede nazionale dei sindacati, in corso Trieste 36.

 

Uffici Stampa Fim, Fiom, Uilm

 

Roma, 14 aprile 2016

Stop Triv: Emiliano e Landini per il "si" al referendum del 17 aprile

Category: Stampa e relazioni esterne
Creato il Lunedì, 04 Aprile 2016 17:40

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Domani 5 aprile a Roma, alle ore 10.30 in via Po 25/c, presso la sede del comitato nazionale "vota sì per fermare le trivelle", il Presidente della Regione Puglia Emiliano e il segretario generale della Fiom Landini, con Rossella Muroni Presidente Legambiente e Dante Caserta vice presidente Wwf, terranno la conferenza stampa di presentazione della manifestazione nazionale che si svolgerà a Bari domenica 10 aprile in piazza Alberto Sordi (piazza Fiume- vicinanze teatro Petruzzelli).

Alla manifestazione stanno aderendo istituzioni, associazioni no triv, rappresentanti del mondo della cultura e dello spettacolo che si alterneranno sul palco per sostenere le ragioni del si al referendum del 17 aprile per bloccare le trivelle a tutela del nostro mare  e dell'interesse pubblico.

 

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

 

Roma, 4 aprile 2016

Alcoa. Landini: “Tempo scaduto. Serve soluzione immediata”

Category: Alcoa
Creato il Lunedì, 21 Marzo 2016 18:32

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Da questa mattina i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm del Sulcis sono su un silos dell'Alcoa di Portovesme, a 60 metri di altezza, per denunciare la situazione ormai insostenibile dei lavoratori dell'indotto e dello smelter sardo, unica fabbrica di alluminio primario in Italia, ferma ormai da anni e senza la quale ripartenza sarebbero messe a rischio anche le fabbriche vicine, facendo essa da volano a tutto il polo industriale di Portovesme,

Per Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, “prendiamo atto ancora una volta delle dichiarazioni del ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, che anche oggi ha confermato il massimo impegno dell'Esecutivo per l’occupazione nel Sulcis, ma avvertiamo il Governo che non è più rinviabile una soluzione per Portovesme. Soluzione che deve garantire il rilancio occupazionale dell'impianto e dell'indotto”.

“Il tempo dei rinvii – conclude – è finito. Si rispettino gli impegni presi e si intervenga immediatamente per far ripartire lo smelter di Portovesme e il Sulcis.”

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

Roma, 21 marzo 2016

Taranto, 1 aprile 2016. Scelte e strategie per una sfida globale da vincere oggi

Category: Eventi
Creato il Lunedì, 21 Marzo 2016 11:41

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Saluti

Giuseppe Romano, segretario generale Fiom-Cgil Taranto

 

Introduce

Giuseppe Messafra, segretario generale Cgil Taranto

 

Coordina

Giani Forte, segretario generale Cgil Puglia

 

Relazione

Maurizio Landini, segretario generale Fiom-Cgil

 

Interventi

Teresa Bellanova, vice ministro Sviluppo Economico

Riccardo Colombo, Associazione Sbilanciamoci

Michele Conversano, direttore dipartimento Prevenzione Asl Taranto

Michele Emiliano, presidente Regione Puglia

Massimo Mucchetti, presidente commissione Attività produttive del Senato

 

Conclusioni

Susanna Camusso, segretario generale Cgil

 

 

Alcoa. Landini: “Il tempo è scaduto”

Category: Alcoa
Creato il Mercoledì, 20 Gennaio 2016 17:15

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Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil, ha rilasciato la seguente dichiarazione

“Questa sera, quando la incontreremo per parlare di Ilva, diremo al ministro Guidi che non c'è più tempo e non possono esserci altri alibi: serve, adesso, una soluzione che consenta il riavvio dello smelter di Portovesme dando concretezza agli impegni assunti dal Governo.”

“Su questo si misura la volontà dell'Esecutivo di dare concretezza agli impegni per il Mezzogiorno. La Sardegna e il Sulcis non possono essere abbandonati al proprio destino.”

 

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

 

Roma, 20 gennaio 2016

Rai: Landini firma lettera-appello a Mattarella contro la riforma

Category: Stampa e relazioni esterne
Creato il Martedì, 05 Gennaio 2016 18:27

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Il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ha sottoscritto la lettera-appello inviata da una serie di associazioni, giornalisti, intellettuali e giuristi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per esprime la più profonda preoccupazione per la sorte del servizio pubblico televisivo alla luce della riforma della Rai approvata dal Parlamento, invitando il Presidente della Repubblica a intervenire contro quella che nel testo viene definito il progetto di “portare la Rai sotto il controllo esclusivo del Governo, trasformando il Direttore Generale in un Amministratore Delegato con poteri assoluti, estromettendo il Parlamento, l’unico potere espressione dei cittadini”.

Di seguito il testo della lettera e l'elenco dei primi firmatari.

 

“Egregio Signor Presidente,

dopo decenni di critiche trasversali e di annunci sulla Riforma della Rai, siamo dunque arrivati all’anno della svolta: quello che avrebbe portato a ridefinire un nuovo modello di servizio pubblico radiotelevisivo: capace di garantire una informazione libera, indipendente e plurale; governato con criteri di efficienza e trasparenza; espressione della ricchezza della società civile italiana.

Valori di primaria importanza per il nostro Paese se, nel Suo discorso di insediamento, anche Lei ha ritenuto opportuno fare un doveroso richiamo al pluralismo e all’autonomia dell’informazione quale presidio della Democrazia e del rispetto della Costituzione.

Mai come ora la Rai avrebbe bisogno di un cambiamento radicale per tornare a essere centro di eccellenza, al servizio del Paese, arginando le spinte che hanno progressivamente eroso il sistema pubblico radiotelevisivo: l’omologazione dei contenuti, l’ingerenza della politica, la distrazione di fondi, la mancanza di autonomia finanziaria, la scarsa pianificazione strategica nella gestione delle risorse economiche e umane, la disaffezione dei cittadini.

Invece rileggendo la Riforma della Rai approvata di recente dal Parlamento, sembra di trovarci di fronte a una sorta di ‘bignami’ della legge 112/2004, quella che a suo tempo fu rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, con condivisibili motivazioni.

Siamo molto lontani da quanto da Lei auspicato e dalle aspettative.

Dopo una sommaria discussione di sei mesi scarsi, il Senato ha varato un testo deludente, all’insegna della restaurazione. Una “controriforma” che sembra avere un solo obiettivo: portare la Rai sotto il controllo esclusivo del Governo, trasformando il Direttore Generale in un Amministratore Delegato con poteri assoluti. Estromesso il Parlamento, l’unico potere espressione dei cittadini. Ignorato il ruolo di garanzia del pubblico Bene Comune.

Una non-Riforma che non solo mantiene la logica spartitoria della legge precedente ma apre una fase più centralistica e conservatrice, in un momento storico in cui sono continui gli attacchi censori dei partiti verso la stampa libera. Cinque articoli (di cui due di delega al Consiglio dei Ministri) che sembrano aggirare la Costituzione - così rigorosa e chiara nell’affermare i principi di indipendenza, autonomia e pluralismo dell’informazione pubblica – ignorando anche la Sentenza 225/1974 della Corte Costituzionale nonché la Direttiva del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa del 16 febbraio 2012 che invita gli Stati Membri a modernizzare il quadro di governance dei media di servizio pubblico, emancipandoli dal controllo dei Governi.

La Riforma della Rai doveva essere un'occasione straordinaria per coinvolgere fattivamente i cittadini, il mondo della cultura e gli operatori dell’informazione, come sta accadendo nel Regno Unito per il rinnovo della Royal Charter. Un percorso che sarebbe stato possibile prendendo spunto dalle proposte alternative presentate in Parlamento, frutto di un lungo lavoro di confronto con la società civile avviato da MoveOn Italia, Articolo 21, associazioni, movimenti, sindacati confederali e di categoria. Proposte ignorate dalla maggior parte delle forze politiche.

Noi in realtà pensiamo che qualcosa ancora si possa e si debba fare.

Per questo ci appelliamo a Lei, in qualità di garante della Costituzione. Memori del fatto che fu proprio Lei, Presidente Mattarella, a dimettersi da Ministro nel 1990, in dissenso dall’insostenibile pesantezza della legge Mammì sull’emittenza pubblica radiotelevisiva.

Lei ha la sensibilità e il ruolo per sollecitare una ulteriore riflessione sulla Riforma della Rai, facendone una questione democratica e culturale che riguarda tutti i cittadini, non solo gli operatori dell’informazione.

La Rai deve tornare a essere un Servizio Pubblico, un Bene Comune patrimonio di tutti i cittadini, e garantire la libertà dell’informazione come fondamento della democrazia.

Certi che la nostra richiesta non resterà inascoltata, l’occasione ci è lieta per porgerLe i nostri migliori auguri per le festività in corso”.

 

Hanno finora sottoscritto la lettera

MoveOn Italia - La Rai ai cittadini, Articolo 21, Associazione Rai Bene Comune – IndigneRAI

Appello Donne e Media, Arci, Associazione Stampa Romana,

Assoprovider, Fials - Federazione italiana autonoma lavoratori spettacolo,

Giuristi Democratici, Liberacittadinanza, Libertà e Giustizia, Net Left, 

Sindacato Lavoratori Comunicazione CGIL, Snap Rai, Unams, UIL COM.

Sergio Bellucci, Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Francesca Chiavacci, Gabriella Cism,

Gabriele Coen, Carlo Cosmelli, 

Roberta De Monticelli, Giuseppe De Marzo, Tana de Zulueta, Remigio del Grosso, Francesco Devescovi, Domenico Gallo, Dora Liguori, Roberto Mandolini, Ugo Mattei, Tomaso Montanari, Lazzaro Pappagallo, Renato Parascandolo, Piero Pellegrino, Leandro Piccioni, 

Lorella Pieralli, Enzo Pietropaoli, Elisabetta Rubini, Alberto Vannucci, Carlo Verna, Vincenzo Vita, Roberto Zaccaria, Gustavo Zagrebelsky

 

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

 

Roma, 5 gennaio 2016

[10/12] Questa sera Maurizio Landini ospite della trasmissione Piazza pulita su La7

Category: Segnalazioni
Creato il Giovedì, 10 Dicembre 2015 17:21

Questa sera Maurizio Landini sarà ospite della trasmissione Piazza pulita su La7 condotta daCorrado Formigli. Si parlerà di lavoro, disoccupazione e fallimenti bancari

Landini: partecipazione alla manifestazione in solidarietà con il magistrato Nino Di Matteo

Category: Stampa e relazioni esterne
Creato il Venerdì, 13 Novembre 2015 15:48

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Il Segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

Non potendo essere fisicamente presente per motivi di lavoro, voglio comunque esprimere la mia partecipazione e la vicinanza alla manifestazione indetta per sabato 14 novembre a Roma in solidarietà con il magistrato Nino Di Matteo minacciato dalla malavita organizzata per il suo impegno nella ricerca della verità sulle stragi e le trame mafiose.

E' importante che la società civile e le organizzazioni di rappresentanza sociale prendano la parola facendo sentire la propria voce per isolare e sconfiggere chi mette a rischio la legalità del paese e per chiedere un forte e chiaro impegno in questo senso alle istituzioni della Repubblica.

Per le lavoratrici e i lavoratori la lotta alle mafie rappresenta un terreno d'impegno e di lotta essenziale e prioritario, ancor più importante nel momento in cui la criminalità organizzata controlla ormai una parte sempre più rilevante dell'economia italiana, in particolare il delicatissimo ciclo di appalti e sub-appalti dentro cui il malaffare si nutre anche della violazione dei diritti fondamentali del lavoro.

In questo senso l'impegno per la legalità e quello per migliorare le condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori sono la stessa cosa.

Ufficio Stampa Fiom-Cgil

Roma, 13 novembre 2015

“Scopri la differenza”. Lunedì 9 novembre, a Padova, convegno Fiom, con Maurizio Landini e Laura Boldrini

Category: Stampa e relazioni esterne
Creato il Venerdì, 06 Novembre 2015 14:32

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Si terrà a Padova – al centro congressi “A. Luciani” in via E. Forcellini 170/a – lunedì 9 novembre dalle 9.30, il convegno “Scopri la differenza”, nel quale le delegate, i delegati e il Comitato centrale della Fiom discuteranno del ruolo del sindacato nei processi di integrazione degli immigrati.

Ai lavori del convegno, che sarà aperto da Roberta Turi della segreteria nazionale della Fiom, interverrà la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, e, prima delle conclusioni del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, si alterneranno interventi di delegate e delegati Fiom con le comunicazioni di Eliana Como, ufficio studi della Fiom nazionale, Fabio Perocco, Università Ca' Foscari di Venezia, Claudio Piccinini, Inca nazionale, Grazia Naletto, Lunaria, Don Albino Bizzotto, Beati costruttori di pace e Vera Lamonica, segreteria nazionale Cgil.

La conclusione del convegno è prevista intorno alle 16.30.

[13/10] Questa sera Maurizio Landini sarà ospite della trasmissione Ballarò su Rai3

Category: Segnalazioni
Creato il Martedì, 13 Ottobre 2015 19:40

Questa sera Maurizio Landini sarà ospite della trasmissione Ballarò su Rai3 condotta da Massimo Giannini

Conferenza stampa di Maurizio Landini

Category: Stampa e relazioni esterne
Creato il Martedì, 28 Luglio 2015 11:47

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Mercoledì 29 luglio, alle ore 13, presso la sede di corso Trieste 36, il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, terrà una conferenza stampa per illustrare la posizione della Fiom sul dibattito politico in corso a proposito di rappresentanza sindacale, diritto di sciopero e modello contrattuale. L'incontro sarà anche l'occasione per fare il punto, insieme a Michele De Palma - responsabile Fiom per l'automotive – sulle elezioni per i delegati alla sicurezza in Fca-Cnh, riassumendone i risultati dopo due terzi del voto.

 

Ufficio Stampa Fiom-Cgil

 

Roma, 27 luglio 2015

Giuseppe Di Vittorio, il valore del lavoro", a cura di Maurizio Landini

Category: Segnalazioni
Creato il Mercoledì, 22 Luglio 2015 17:10

E' uscito, presso le Edizioni Clichy, il volume "Giuseppe Di Vittorio, il valore del lavoro", a cura di Maurizio Landini. Il libro è acquistabile nelle librerie oppure on line al seguente indirizzo, http://www.edizioniclichy.it 

 

DiVittorio-Landini Copertina

 

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