Fincantieri. Aprire il confronto sugli investimenti in Italia!

Fincantieri
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Nei giorni scorsi si sono svolti incontri i diversi siti di Fincantieri tra le RSU, FIM-FIOM-UILM e le Direzioni Aziendali, in cui sono stati annunciati, in alcuni siti, investimenti ma anche ulteriori esternalizzazioni di attività.La riorganizzazione annunciata ha confermato che le preoccupazioni e le rivendicazioni da tempo sostenute dalla FIOM, sono assolutamente fondate (http://www.fiom-cgil.it/web/comunicati-e-volantini-fincantieri/fincantieri-investire-anche-in-italia).
Infatti l’azienda ha affermato che nella competizione internazionale (rappresentata dai cantieri francesi di Saint Nazaire e dai cantieri tedeschi Meier), i cantieri italiani sono sfavoriti .Questo perché non possono reggere il confronto con cantieri come quelli francesi e tedeschi, molto più dotati dal punto di vista della capacità produttiva, degli spazi e della dimensione dei bacini.
Sosteniamo da tempo che senza investimenti importanti nei cantieri la competizione interna al sistema Fincantieri ed esterna a livello globale, può mettere in crisi i siti italiani e che servirebbero ingenti investimenti produttivi ed infrastrutturali non solo dell’azienda ma di tutto il sistema istituzionale legato ai bacini, con la regia del Governo.
Fincantieri invece annuncia investimenti (la somma di tutti gli investimenti in Italia è meno di quanto fatto nel solo 2017 a Tulcea in Romania!!), ma nello stesso tempo comunica un’ulteriore chiusura e decentramento di un reparto strategico come il O-Nav, reparto a monte del processo produttivo che dà l’input alla produzione della nave, un reparto tecnologicamente avanzato e dotato di macchine moderne e automatiche per il taglio delle lamiere e dei profili. 
La chiusura del O-Nav servirebbe, a detta di Fincantieri, per far spazio alla cosiddetta “fase 6000” e cioè un organizzazione del lavoro che permetterebbe un abbattimento dei costi rilevante ma comporterà la esternalizzazione di tutta la produzione del taglio delle lamiere e l’assegnazione di queste attività a ditte di appalto.
Quindi nei cantieri italiani si investe poco e quando lo si fa si girano gli investimenti fatti alle aziende di appalto (i plasma appena comprati ad esempio), mentre all’estero dove si concentrano gli investimenti si fanno lavori che poi debbono essere rilavorati in Italia perché fatti male (a partire dai tronconi con misure non corrette e dalle saldature da rifare). 
È bene ricordare inoltre che l’ulteriore esternalizzazione annunciata porterà, se realizzata, all’uscita di attività oggi con ottimi risultati come efficienza e qualità (basta guardare i dati sul premio), quindi non si capisce perché mettere fuori ciò che va bene e con investimenti appena fatti tralasciando invece altri settori che avrebbero bisogno di ingenti investimenti.
Per quanto ci riguarda quindi c’è bisogno di un piano strategico per Fincantieri che veda un’idea complessiva di investimenti, meno appalti e subappalti, più sicurezza sul lavoro, una migliore distribuzione dei carichi vista l’enorme mole di lavoro acquisita (vergognosa la situazione di Castellammare e Palermo se si considerano le 106 navi da costruire e le attività che vanno all’estero!), la ripresa delle assunzioni nelle aree produttive e un rilancio complessivo di Isotta Fraschini sia con un nuovo motore che con opportunità di mercato. 
Chiederemo al Governo di aprire un confronto su questi temi convinti che, dopo la crisi degli ultimi anni, oggi ci siano tutte le condizioni per avviare una nuova fase che parta da un’idea forte di politica industriale.

Coordinamento Rsu Fiom-Cgil
Fiom nazionale

Roma, 24 luglio 2018