Martedì, 22 Ottobre 2019

ZOOM. Articoli e commenti

Eccoci

L’ideazione, produzione e funzionamento della caldaia che riscalda l’acqua della tua doccia e degli impianti di casa; il tuo ascensore, per scendere in strada, l’autobus o il tram che prendi per andare a lavoro, il treno o l’auto o l’aereo per muoverti o per spostare merci; il collegamento alla rete del tuo pc o smartphone, il software delle varie applicazioni, la sicurezza delle tue informazioni in rete; il camion come i macchinari di diagnostica che trovi in ospedale; la rete del petrolchimico come la pale eoliche; l’impianto dentistico dell’odontotecnico come i gioielli che indossate. Beh, tutto questo puoi averlo solo per una ragione: perché ogni mattina donne e uomini metalmeccaniche e metalmeccanici immaginano, creano, sviluppano e producono tutto quello che serve a consentirci di poter vivere come viviamo.

I metalmeccanici, anche se molti non più in tuta blu, non sono scomparsi come vogliono farvi credere e continuano a muovere l’industria del Paese. Ma i riflettori sui protagonisti della vita di tutti i giorni, si accendono solo per raccontarne la scomparsa, le difficoltà, i drammi, le lacrime e gli abbracci davanti a uno stabilimento che chiude. I metalmeccanici che un tempo “facevano paura”, oggi devono commuovere per avere l’attenzione del grande pubblico. Blocchi ai cancelli, occupazioni, manifestazioni, in cima a un palazzo come in un blocco stradale: i metalmeccanici paradigma di un Paese che ripiega su se stesso tradito dalla sinistra e illuso dalle promesse della destra. Italia agli italiani? Vale solo per gli immigrati ma non per le multinazionali che delocalizzano, mentre il vero problema sono i 300mila italiani che ogni anno lasciano il Paese.

In fabbrica vale il lavoro che fai e come lo fai, non il colore della pelle ma quello della tuta. Nonostante la mancanza di politiche industriali e di sistema abbiamo eccellenze che vanno dalla cantieristica alla Motor Valley, dall’automotive all’acciaio, dall’elettronica all’impiantistica, ma la strutturale mancanza di investimenti pubblici e privati stanno mettendo a rischio tutto. Il problema non è solo il governo che abbiamo ma tutti quelli che abbiamo avuto fino ad ora. In tanti hanno investito nel cambiamento ma non c’è alcuna discontinuità sulle politiche industriali. Il valore aggiunto dell’industria oggi più di ieri è nelle persone: i metalmeccanici non vogliono ammortizzatori sociali a vita, come nel caso dei tentativi di reindustrializzazione nel Mezzogiorno, ma che il Paese faccia la scelta dell’innovazione utile alla rivoluzione industriale, digitale e soprattutto ecologica, senza la quale non c’è futuro per nessuno.

I metalmeccanici non vogliono difendere quello che c’è, perché non è più tempo di resistere ognuno per sé nella propria fabbrica. I metalmeccanici non voglio difendere produzioni che invecchiano e bruciano ambiente e diritti, perchè sono consapevoli che a lungo andare desertifica anche l'occupazione. Il 14 giugno, con lo sciopero unitario della categoria, vogliamo affermare che c'è un futuro fatto di occupazione, innovazione, trasformazione eco, redistribuzione dell'orario e del salario, formazione necessari a riportare il nostro Paese in Europa e nel mondo. Cooperare più che competere, contrattazione collettiva per combattere l'individualismo, avere più tempo per vivere.

Il 14 giugno quando vedrete cortei a Milano, Firenze e Napoli non vi spazientite per un ritardo di qualche minuto, pensate che i metalmeccanici hanno deciso di fermare le linee di assemblaggio e della componentistica per sviluppare e produrre la mobilità del futuro, bloccare colate di acciaio per una siderurgia ecocompatibile, bloccare cantieri dove il lavoro e spezzettato in appalti e subappalti, unire chi ha un lavoro a tempo indeterminato con quello precario a cui la dignità non la restituisce un decreto ma la contrattazione per stabilizzare i rapporti di lavoro. Braccia incrociate nelle manutenzioni degli ospedali contro le gare al massimo ribasso. Braccia incrociate nelle multinazionali per affermare che vogliamo un contratto nazionale che aumenti il salario. Fermi ai cancelli delle fabbriche di elettrodomestici per impedire le delocalizzazioni. Dal nord al sud, di qualsiasi colore sia la pelle, riunificare le persone per poter dire eccoci! Siamo qui uniti perché abbiamo in comune la consapevolezza che per fare un passo avanti il nostro Paese ha bisogno dei metalmeccanici, ha bisogno di riunificare. Lo sappiamo perché lo abbiamo vissuto in questi anni, con la crisi che aumenta l’individualismo e spezza i legami sociali.

La solidarietà è una scelta sindacale. Per decidere insieme è indispensabile avere delle regole precise e la democrazia è l’unica regola che non ammette deroghe. Il Parlamento non può non riconoscere il diritto alla democrazia in fabbrica con una legge sulla rappresentanza e il valore erga omnes dei contratti per cancellare la pirateria contrattuale. Riportare la legalità nell’economia a partire dal lavoro vuol dire avere leggi che impediscano una condizione di ricatto per i lavoratori. Ricatto occupazionale che sta abbassando in modo drammatico la soglia d’attenzione per la salute, la sicurezza, le malattie professionali. Ricatto occupazionale che vede troppi giovani in staff leasing a tempo indeterminato, precari a vita. La paura del futuro ha bisogno di sicurezza, ma la sicurezza di cui abbiamo bisogno è nella certezza di avere un lavoro con diritti, scuola, università, sanità pubblici e non di decreti che minano il diritto a manifestare, scioperare. La sicurezza ha bisogno di risorse e queste sarebbero drasticamente ridotte dalla flat tax: l'85% del gettito fiscale viene dai lavoratori dipendenti, è necessario combattere elusione ed evasione. Questo è uno sciopero per, non contro. Uno “sciopero di avvertimento”, come direbbero i tedeschi, per il governo e le imprese: un passo in avanti, perché i metalmeccanici sono cambiati ma non sono mai andati via.

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La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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