Mercoledì, 19 Giugno 2019

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La “legittima difesa” delle donne

Chissà se reagire al revenge porn può essere considerata legittima difesa. Certamente è legittima difesa occupare i banchi del governo, dopo la bocciatura – per soli 14 voti – dell'emendamento Boldrini al decreto "Codice rosso" sulla violenza domestica e di genere.

Certamente è legittima difesa resistere in ogni modo alla piega che stanno prendendo, oggi e qui, tutte le questioni che riguardano i diritti e la difesa delle donne.

E il fronte, trasversale ma compatto, di donne che si è sollevato in Parlamento ha agito in nome di questa legittima difesa doverosa.

Perché noi donne non ci sentiamo più sicure, nell'Italia dei pistoleri. Non ci sentiamo più sicure se chiamano "Codice rosso" una legge che parla di violenza contro le donne e nello stesso tempo bocciano una delle forme più attuali, insidiose, orrende di violenza sulle donne.

Non ci sentiamo più sicure, quando la "sicurezza" è in mano a chi, con quella stessa mano, agitava bambole gonfiabili su un palco, aizzando i suoi sostenitori, maschi, contro una donna.

Non ci sentiamo più sicure nel Paese in cui le forze più oscurantiste, che dell'antifemminismo fanno una bandiera, si chiamano a raccolta a Verona per spiegare a noi cos'è la nostra dignità.

La "famiglia naturale" delle donne ha tentato, oggi, una legittima difesa. Perché non a tutte noi piace la "sicurezza" che vuole garantirci questo governo, e quel suo ministro.

 

*Giornalista e blogger, @manginorioches

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