Domenica, 18 Agosto 2019

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Magneti Marelli, l'occasione perduta [volantino+scheda]

In una domenica sera - con il comunicato congiunto Fca-CalsonicKansei che arriverà solo lunedì mattina - si è chiusa la storia italiana della Magneti Marelli. Chi comanda è in Giappone e la proprietà, il fondo Kkr, è negli Usa.

Che sarebbe finita così era chiaro da mesi e proprio per questo l'amaro in bocca ha un sapore peggiore. I lavoratori, la Fiom con loro, hanno provato in tutti i modi a cercare quell'attenzione che nessuno ha voluto dargli. Nessuno ha ritenuto voler capire perché quei lavoratori chiedessero di poter discutere del loro futuro e con esso del futuro industriale di un settore tra i più importanti del nostro sistema industriale.
6,2 miliardi quelli versati nelle casse di Fca da CK per garantirsi un mercato enorme e alcune preziose produzioni di nuovi prodotti; Magneti Marelli è il cuore della ricerca e sviluppo dell'innovazione elettrica ed elettronica, ma questo la politica neppure lo sa e tanto meno è interessata a sapere.
E' utile chiedersi perché in passato non sia stata data attenzione ma anche perché oggi un governo che investe in aziende in crisi non abbia valutato di investire in una azienda che cresce e che sarebbe potuta essere volano di una politica industriale atta ad agganciare la rivoluzione della mobilità e la sua produzione.
Per i lavoratori della Marelli lasciati soli ora si parono interrogativi che solo il confronto con l'azienda potrà chiarire. Non basta sapere che nessun sito sarà messo in discussione nel passaggio: il problema d'affrontare è il futuro visto che per essere competitivi c'è bisogno di forti investimenti, visto che il 60% del lavoro è per produttori “stranieri” e il 40% per Fca. Le incertezze, nonostante le rassicurazioni dei comunicati, permangono. I lavoratori hanno il diritto di sapere, ma in Italia nessuna norma impone all'azienda d'informare, differentemente da quello che accade in Europa, e si sa che Fca informa a giochi chiusi.
Il “gioiello” Marelli è quindi stato venduto, ma invece di versare lacrime di coccodrillo, al governo dovrebbero almeno ora aprire un confronto chiamando l'azienda e i sindacati per un piano di investimenti sul futuro occupazionale.
Lo spezzatino è iniziato, qualcuno avrà il coraggio di chiamare la famiglia Agnelli-Elkan alle proprie responsabilità verso il Paese a iniziare da dove saranno investiti i 6,2 miliardi? Perché è chiaro che a perdere è la completezza del sistema industriale di Fca vedendo partire le innovazioni che scandiscono il futuro del settore, dal motore elettrico, all'elettronica, fino al lighting o alle trasmissioni. I 6,2 miliardi serviranno a lanciare nuovi modelli negli stabilimenti italiani in cassa o a garantire l'andamento finanziario? Queste sono solo alcune delle domande che vorremmo discutere con l'azienda e il governo se fossimo in un paese dove l'intesse generale è quello dei lavoratori e dei cittadini.

La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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