Sabato, 24 Agosto 2019

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Addio a Valentino Parlato, il “corpo” del manifesto

17 05 02 valentino parlato

 

 

“Dov'è Valentino?”, nel senso di Parlato. Al “manifesto” era una delle tre domande ricorrenti, insieme a "Che dice Rossana?" e "Scrive Luigi?". Perché se quest'ultimi erano parola e scrittura, Valentino era presenza. Ora che se ne è andato, lo comprendiamo ancor meglio.

Valentino era il “corpo” del giornale. Quello che più di ogni altro ci permetteva di esistere. Materialmente. E non tanto nel suo sbattersi a destra e manca per far quadrare i conti, soprattutto per il tener assieme il giornale, nel ricordargli quotidianamente valori e compiti fondativi, quelli ispirati dal movimento operaio e attraversati dalle lotte del '68-69 dando poi vita a una bella eresia giornalistica e politica; comunista.

Valentino era talmente immerso nel giornale che aveva contribuito a fondare al punto da confondersi con i suoi luoghi e i suoi riti quotidiani. Lì, sempre lì, anche quando era “nascosto” in una riunione, in un colloquio, in un "andiamo a prendere una cosa al bar". Il primo ad arrivare, il primo a chiedere la riunione di redazione, anche quando sembrava inutile farla. Perché comunicare “fuori” voleva dire prima di tutto comunicare “dentro”, altrimenti le differenze sarebbero diventate solitudini. Come poi si è ben visto, soprattutto a sinistra.
Valentino ha riempito le sue giornate del manifesto e il manifesto si è riempito di lui. Per tanti di noi è stata la presenza più sicura ed essenziale: oltre le discussioni e le liti era quello più disponibile ad ascoltare ragioni e cambiare opinione. Persino troppo: “Queste sono le mie idee - era la sua battuta – ma naturalmente sono disposto a cambiarle”. Sembrava vento levantino, era garanzia di continuità.
Così è stato per tanti anni. Fino alla fine il manifesto è stato la sua vita, perché lì dentro aveva coniugato impegno politico e professionale, il comunismo e il giornalismo. Anche quando in redazione non andava più e nessuno più chiedeva "dov'è Valentino?". Quando a soffrirne più di tutti fu certamente lui.

Per ricordarlo pubblichiamo qui una sua mini-videobiografia, “Vita e avventure del signore di Bric a Brac”, di Marina Catucci, Matteo Parlato, Roberto Salinas.

 

 

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