Mercoledì, 21 Agosto 2019

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Sindacato e impresa sull'asse Wolfsburg-Bologna

Wolfsburg-Bologna

 

Il 24 e 25 settembre si è tenuto a Bologna il convegno “L’impatto dell’offensiva neoliberale sulle relazioni industriali in Italia e Germania”. L’iniziativa si è svolta all’interno delle attività previste dal protocollo d’intesa fa tra Ig Metall di Wolfsburg e Fiom di Bologna e dell’Emilia Romagna. In merito a questo importante momento di confronto fra i due sindacati e sugli sviluppi del protocollo in questione, Tommaso Cerusici (della redazione di Inchiesta) ha intervistato Volker Telljohann dell’Ires Emilia Romagna, responsabile del protocollo d’intesa tra Fiom e Ig Metall.

 

Quali sono le tue valutazioni in merito allo stato di avanzamento dell’accordo di cooperazione?

Sono valutazioni più che positive. Rispetto al programma che avevamo definito nel giugno del 2014 abbiamo addirittura realizzato più iniziative di quelle previste. Ovviamente non si tratta solo di un dato quantitativo ma anche qualitativo, perché siamo andati in profondità sulla cooperazione. Nella scorsa primavera abbiamo svolto un incontro ad hoc sulla contrattazione aziendale alla Lamborghini, dove l’Ig Metall di Wolfsburg è intervenuta in materia di prepensionamenti in base agli accordi presenti nel gruppo Volkswagen-Audi. Questo ha portato all’inserimento del tema dei prepensionamenti all’interno del contratto aziendale Lamborghini, approvato proprio nelle scorse settimane. Ciò è sicuramente un primo dato positivo e molto concreto.

 

Quali sono le strategie future che avete intenzione di mettere in campo all’interno del protocollo d’intesa?

Abbiamo in progetto di costituire un CAE (Comitato aziendale europeo) alla Schnellecke, una grande azienda di logistica che lavora per il Gruppo Volkswagen-Audi. Fin dall’inizio ci siamo detti che questa cooperazione non si doveva limitare alle sole realtà interne al Gruppo. È necessario focalizzarci anche sulla catena del valore, quindi sulla fornitura e sulla logistica, dove le condizioni di lavoro sono più critiche. Abbiamo identificato la Schnellecke, perché si tratta di una azienda di logistica presente sia a Sant’Agata Bolognese che a Wolfsburg, così come in tante altre città europee. Si tratta di un gruppo multinazionale sul quale è partito un grande lavoro di sindacalizzazione, che ha come obiettivo fra l’altro anche quello della costituzione di un CAE. Il 24 e 25 settembre il Segretario della Ig Metall di Wolfsburg non ha potuto prendere parte ai lavori del seminario proprio perché impegnato in una giornata di mobilitazione - indetta dalla Ig Metall nazionale - sulla filiera degli appalti per le case automobilistiche in Germania.

 

Come abbiamo visto proprio a partire dal nuovo contratto sottoscritto alla Automobili Lamborghini, mi sembra che il tema degli appalti e della ricostruzione delle filiera produttiva sia sempre più centrale. Si pensa ad apposite campagne in merito?

Sì. Il tema degli appalti sarà centrale per tutto il 2016. Prevediamo una grande iniziativa a Wolfsburg sulle relazioni industriali lungo la catena del valore e ci focalizzeremo soprattutto sulle aziende della logistica, perché questo è uno degli obiettivi principali della Ig Metall oggi. Se pensiamo al fatto che in gruppo multinazionale come la Schnellecke non ci sia un CAE non possiamo stupirci: ciò è dovuto al fatto che queste aziende della logistica sono scarsamente sindacalizzate e quindi nessuno prende l’iniziativa per costituire un CAE. Questo è un problema per l’Ig Metall anche perché sempre più mansioni vengono esternalizzate verso aziende che non applicano neanche un contratto collettivo o, se lo applicano, spesso è quello dei servizi privati, dell’area di Ver.di (il sindacato dei servizi). In questo caso ci sono condizioni salariali e di lavoro nettamente peggiori rispetto ai contratti del settore metalmeccanico.

Anche per rispondere alla sfida delle esternalizzazioni e del conseguente rischio di perdita degli iscritti, l’Ig Metall si è data l’obiettivo di promuovere una sindacalizzazione lungo la catena del valore. Tutto quello che è prodotto lungo la catena del valore viene potenzialmente considerata la loro area organizzativa, ridefinendo così il concetto d’impresa, perché si tenta di riportare tutta la filiera dentro l’azienda focale.

La strategia dell’Ig Metall è quella di arrivare ad applicare in ogni azienda di logistica un contratto collettivo, che in un primo momento potrebbe essere anche un contratto collettivo aziendale di primo livello. Ciò perché spesso queste aziende non fanno parte di nessuna associazione imprenditoriale e quindi devono fare un contratto collettivo a livello aziendale.

I primi successi sono già stati ottenuti: diverse aziende della logistica sono state sindacalizzate e ora hanno un consiglio di fabbrica e un contratto collettivo. Tutto ciò sarà tema di una specifica iniziativa in aprile, proprio perché si tratta di problemi che abbiamo anche in Italia. Basti pensare al tema della cooperative che fanno vero e proprio dumping sociale e salariale.

 

Veniamo al convegno. Sicuramente le recenti vicende della Volkswagen hanno influito sull’interesse e la partecipazione. Infatti il seminario ha visto delle presenze di pubblico molto abbondanti, ben oltre i numeri dei soliti convegni sindacali.

Sì. Il primo dato è che c’è stata sicuramente una grande partecipazione e una grande attenzione, anche a partire dalle recenti vicende in casa Volkswagen. L’Ig Metall ha dichiarato la propria estraneità rispetto a questi fatti e ha rivendicato il ruolo del sindacato come parte della soluzione e non certo del problema. L’IG Metall dice anche molto chiaramente che non possono essere i lavoratori e le lavoratrici a pagare per la crisi della Volkswagen visto che loro non sono certo i responsabili dello scandalo.

 

Erano presenti e sono intervenuti anche i compagni del sindacato brasiliano ABC. Che relazioni si sono instaurate con loro?

Nel corso del convegno abbiamo esteso – anche formalmente – la cooperazione al sindacato brasiliano. E quindi sarà presente già dalle prossime iniziative in Germania.

Faremo un’altra iniziativa sul tema del coordinamento della contrattazione collettiva a livello europeo, anche in riferimento alla catena del valore (non solo Volkswagen). Il tema è quello di discutere le possibilità di creare un coordinamento per evitare strategie di dumping salariale e quindi di definire degli standard minimi sui salari, gli orari e la flessibilità. Per evitare che l’azienda possa mettere in competizione uno stabilimento contro l’altro.

 

Gli ospiti e i relatori sono stati moltissimi. Impossibile riassumere due giornate intense e dense di lavoro. C’è qualche relazione che ti ha stimolato particolarmente?

Ci sono stati diversi interventi molto interessanti. Penso, ad esempio, a Thomas Haipeter (Università di Diusburg-Essen) che ci ha parlato del sistema di contrattazione collettiva in Germania e ha evidenziato delle criticità, tra cui l’aspetto della fuga delle imprese dalle loro associazioni di categoria e il dato molto preoccupante dell’effettiva copertura della contrattazione collettiva, che ormai riguarda circa il 60% della forza lavoro all’ovest e il 47 % all’est. Questo è un aspetto che rappresenta una sfida importante per il sindacato.

Penso a Michele De Palma che ha evidenziato il ruolo degli avvenimenti in Fiat anche in relazione al prevedibile attacco del Governo alla contrattazione collettiva, con il rischio di una americanizzazione delle relazioni industriali.

Poi abbiamo avuto l’intervento di Stefan Lücking (Fondazione Hans Böckler) che ha evidenziato come le tendenze al decentramento della contrattazione collettiva spesso sono proprio il frutto delle imposizioni da parte della Commissione Europea. Gli stessi Governi ricevono delle direttive ben precise da parte del Consiglio Europeo soprattutto per quanto riguarda il decentramento della contrattazione collettiva o – come è avvenuto in Italia – l’attacco all’Articolo 18 e alle tutele contro i licenziamenti, per flessibilizzare ancora di più il mercato del lavoro. Si tratta di politiche che finiscono per indebolire sia le strutture di rappresentanza a livello aziendale sia i sindacati stessi.

Attualmente si parla del Programma Refit, con cui le istituzioni europee stanno tentando di minare i diritti di informazione e consultazione dei lavoratori. Si tratta di diritti introdotti attraverso le varie direttive negli ultimi venti anni. Tale Programma è un cosiddetto “fitness ceck”, che ha l’obiettivo di eliminare tutti gli ostacoli burocratici alle imprese, considerando quindi l’informazione e la consultazione dei lavoratori come degli ostacoli alla competitività delle aziende.

 

Quali sono i prossimi obiettivi che vi siete dati all’intero del protocollo d’intesa?

C’è sicuramente l’idea di estendere questa cooperazione, andando oltre il caso Volkswagen. Si cercherà di identificare altre aziende e altri gruppi con presenza sia in Italia che in Germania – ma da oggi anche in Brasile - per allargare e approfondire la collaborazione.

 

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La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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