Lunedì, 26 Agosto 2019

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I legami di Pomigliano per la dignità

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Sono sempre state le persone del Sud a pagare il prezzo più alto in termini di disoccupazione, di precarietà lavorativa e dunque di povertà. Ciò avviene a causa di una politica sempre meno attenta ai giovani e ai meno giovani che dal Sud vanno via con un biglietto di sola andata. Stiamo perdendo un patrimonio di intelligenze, di risorse umane che forse non recupereremo più.

Dagli Usa e dal Nord Europa, molti amici che non sono più tornati e che “non vogliono più tornare”, a noi “rimasti” ci parlano di politiche lavorative così diverse dalle nostre, che quasi si stenta a crederci. Politiche lavorative attente ai profili di studio conseguiti, a una giusta e adeguata retribuzione, a orari lavorativi flessibili, a un ambiente lavorativo sano. Ci sono imprenditori che hanno addirittura eliminato gli orari di lavoro, o li hanno ridotti dalle otto ore canoniche a sei per un totale di 30 ore settimanali. Sì perché lì contano i risultati, non le ore che passi in azienda. Una politica lavorativa che permetta ai suoi dipendenti di avere più tempo per la famiglia e per i propri interessi.

Ora, torniamo al Sud. Paradossale è vivere in un comune quale ad esempio Pomigliano d’Arco, noto per il suo polo industriale tra i più grandi e importanti del Sud Italia. Eppure anche qui sono avvenuti suicidi per licenziamenti, per disoccupazione. Gesti estremi dettati da disperazione, sconforto, solitudine, paura di non tornare mai più al lavoro, di non avere più di che vivere per sé e per la propria famiglia. Pomigliano oggi è una città arida di cultura, con un tessuto economico allo stremo e un polo industriale sgretolato, priva di qualsiasi forma di protezione sociale e di solidarietà, uno spazio ambientale devastato e senza alcuna opportunità per i giovani. E da qui, proprio da questa radice di smarrimento e di paura che nasce l’Associazione pomiglianese “Legami di solidarietà”. Un’idea nata per volere del “parroco degli operai”, così lo chiamano, don Peppino Gambardella della parrocchia di San Felice.

Dell’Associazione fanno parte il mondo operaio e quello ecclesiale, l’associazionismo solidale, la Fiom, l’Associazione Libera. In questo panorama di sconforto e di solitudine l’Associazione si propone principalmente di ideare e implementare progetti volti al miglioramento delle condizioni di vita delle comunità in cui si opera per rafforzare i legami di solidarietà con particolare attenzione a lavoratori atipici, disoccupati, inoccupati, lavoratori in cassa integrazione. “Possiamo chiudere gli occhi?” “Cosa possiamo fare?” si chiese qualche mese fa don Peppino trovandosi davanti a persone che non avevano più nessuna forma di sostentamento. Ecco che al modello pomiglianese che lanciò Marchionne, l’Associazione ha voluto contrapporre un altro modello pomiglianese quello della solidarietà e non più quello dell’individualismo e dell’egoismo, insomma un modello di umanità.

Quando una persona soprattutto a 40/45 anni perde il lavoro – o ancora lo deve trovare malgrado una laurea - perde soprattutto dignità. E questa, è una di quelle fasce di età alla quali lo stato ha pensato di meno. Viene a mancare, dunque, ogni forma di sicurezza: non puoi mettere su famiglia, non puoi comprare una casa, non vivi più ma sopravvivi. Paradossalmente se parli con quelli che invece il lavoro ce l’hanno, anche questi ultimi non si sentono più sicuri. Insomma, oggi, anche chi lavora non ha più sicurezze. Via l’art. 18, vengono a mancare con esso le uniche garanzie di tutela per un lavoratore. Così nell’ambito delle iniziative dell’Associazione è stato pensato anche a un fondo per raccogliere donazioni a favore di chi non riesce nemmeno più a fare una spesa. “Al di là dell’aspetto tecnico, è il gesto che conta, un modo per superare quel mondo oramai incancrenito di individualismo ed egoismo” dice don Peppino. “Se fai lo straordinario in una fabbrica, ricordati che quello non ti appartiene, non è tuo se la stessa fabbrica ha licenziato e messo in cassa integrazione tante persone” dice ancora il parroco. Questo è il messaggio che don Peppino intende far arrivare: ciò che guadagni in più con le ore di straordinario dovresti moralmente condividerlo. Il 7 ottobre nell’aula consiliare di Pomigliano, ci sarà una conferenza stampa con l’Associazione Legami di Solidarietà, con Maurizio Landini e don Ciotti nella quale sarà lanciata ufficialmente l’Associazione e il Fondo, mentre il 30 ottobre presso il cinema Gloria si terrà un grande spettacolo con i fratelli Servillo, il cui ricavato sarà interamente devoluto al Fondo di solidarietà .

 

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Per chi vorrà contribuire potrà versare anche una piccola quota presso:

  • Banca Etica Filiale di Napoli

  • IBAN IT92 J050 1803 4000 0000 0216 952

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La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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