Lunedì, 21 Gennaio 2019

Il 9 settembre, la Fiom-Cgil di Modena lancia il d-day dei diritti contro il Jobs Act e le ingiustizie sul lavoro

LOGOFIOM-180X120

 

Il Comitato Direttivo della Fiom-Cgil di Modena allargato a tutti i delegati riunito oggi (in foto), ha deciso il D-Day dei diritti contro le ingiustizie sul lavoro, per mercoledì prossimo 9 settembre, quando in 250 aziende metalmecanniche modenesi del settore industria, le Rsu Fiom-Cgil consegneranno materialmente alle direzioni aziendali la lettera di diffida ad applicare unilateralmente le misure del Jobs Act. In contemporanea, la Fiom-Cgil farà arrivare tra mercoledì e la fine della prossima settimana 500 lettere ad altrettante aziende metal meccaniche senza Rsu e con almeno un iscritto Fiom, e 45 lettere a tutte le associazioni d’impresa (Confindustria, Cna, Lampam, Confimi, ecc…) e studi di consulenza privati.

L’oggetto è sempre lo stesso: diffidare le aziende ad applicare unilateralmente misure del Jobs Act che rendono possibili i licenziamenti illegittimi, il demansionamento e la video-sorveglianza/controllo a distanza (per questi ultimi due provvedimenti si è in attesa degli ultimi decreti in via di approvazione).

“Chiediamo alle imprese di non procedere unilateralmente ad applicare il Jobs Act – hanno detto stamattina in conferenza stampa, a margine del Direttivo, il segretario della Fiom di Modena Cesare Pizzolla e l’organizzatore Fiom Simone Selmi – ma di aprire dei tavoli di confronto con il sindacato per trovare soluzioni condivise per evitare che i lavoratori si rechino al lavoro con l’ansia di poter essere licenziati senza giusta causa”.

“Chiediamo alle imprese di rassicurare che, se non ci sono giusti motivi, non si procederà a licenziamenti di lavoratori – ha ribadito il segretario della Fiom di Modena – così come del resto a dichiarato nelle scorse settimane lo stesso presidente di Confindustria Modena Caiumi, sostenendo che le imprese modenesi sono serie e non hanno interesse a licenziare chi non commette infrazioni”.

Nel citare il presidente di Confindustria Modena, il segretario della Fiom vuole sottolineare l’importanza di una battaglia per la dignità dei lavoratori (il Jobs Act infatti non consente più la reintegra in caso di licenziamento ingiusto, ma solo un indennizzo economico) e si aspetta segnali di apertura e confronto su questo terreno da parte delle imprese modenesi.

Se non sarà possibile aprire un confronto generalizzato con il sistema delle imprese modenesi, la Fiom e le Rsu sono pronte a riprendere l’iniziativa azienda per azienda con la presentazione delle singole piattaforme in cui si chiede la non applicazione del Jobs Act. Iniziativa che ha già visto la presentazione di 20 piattaforme aziendali in provincia di Modena, sostenute anche da azioni di lotta nei mesi scorsi (Caprari, Dinamic Oil solo per citare alcune aziende).

La Fiom modenese è il primo territorio in regione Emilia-Romagna ad aprire la campagna per la non applicazione del Jobs Act, ma a cascata seguiranno nei prossimi giorni anche gli altri territori.

Trovare una soluzione condivisa sul Jobs Act è anche un banco di prova per la concreta applicazione del Patto regionale per il Lavoro, firmato a fine luglio anche dalle stesse associazioni imprenditoriali con l’impegno a creare buona occupazione.

“Questa campagna – ha concluso il segretario Fiom Modena – vuole anche essere lo stimolo a tutte le forze sociali e politiche che hanno a cuore il mondo del lavoro e la dignità dei lavoratori, a promuovere un referendum abrogativo sugli aspetti più deleteri del Jobs Act”. “L’iniziativa che stiamo mettendo in campo contro il Jobs Act – ha concluso il sindacalista – non è solo una battaglia giuridico-contrattuale, ma è una battaglia di dignità e di civiltà”.