Mercoledì, 17 Luglio 2019

ST Microelectronics. Costituito il Coordinamento Sindacale Mondiale/Trade Union Network

ST Microelectronics

 

Si è tenuta a Grenoble il 21-22 Settembre la prima riunione del Coordinamento Sindacale Mondiale/Trade Union Network dei sindacati affiliati a IndustriAll presenti in ST Microelectronics. Alla riunione presieduta dal direttore per il settore elettronica di IndustriAll Kan Matsutzaki, ha visto la partecipazione di 25 delegati sindacali da Italia , Francia, Malta, Marocco e Malesia.

Ripercorriamo qui le tappe del percorso che hanno portato alla costituzione del IndustriAll Trade Union Network anche in ST Microelectronics

 

di Luigi Taini / Valentino Corno - Milano , Ottobre 2017

 

365 Km, circa 5 ore di macchina. È questa la distanza che separa Grenoble, paesone della Francia, da Cornaredo, paesino del Nord-Ovest di Milano. Agli estremi quattro stabilimenti della Stmicroelectronics, industria di microelettronica di circa 43 mila dipendenti nel mondo di cui circa 10 mila impiegati nei poli di Grenoble che comprende anche Crolles e Milano (Agrate e Cornaredo).

Quella strada l’abbiamo imparata bene: nei primi anni 90 l’abbiamo usata per incontrare colleghi del sindacato francese; l’obbiettivo, allora, era di iniziare il percorso che porterà ad avere anche in ST il CAE (Comitato Aziendale Europeo). E quella strada è stata percorsa molte altre volte, per incontri, conferenze stampa, assemblee. Quei primi approcci ed incontri sono mano a mano diventati più importanti: con i colleghi ci si confrontava, ci si provava a coordinare e si discuteva come migliorare le condizioni dei lavoratori, si programmavano azioni comuni, anche scioperi comuni quando la situazione aziendale lo imponeva.

I rapporti nati in quei frangenti sono continuati fino ad oggi: delegazioni spedite per presidiare uno sciopero in Grenoble, oppure da Grenoble ad Agrate per un presidio ai cancelli. E poi la mutua partecipazione ad incontri e seminari di studio sulla microelettronica o sulla condizione dei lavoratori in Francia ed Italia.

Un rapporto utile e proficuo, allargato agli altri paesi europei grazie al CAE che ha potuto aggregare anche le esperienze degli altri stabilimenti ed uffici europei dove sono presenti circa metà dei 43 mila dipendenti della ST.

Degli altri, gli altri 20 mila colleghi, si conoscevano solo i numeri. Nei primi anni del nuovo secolo, una notizia di “repressione” sindacale raggiungeva I colleghi francesi che attivavano per la prima volta il CAE su questioni non riguardanti l’Europa ma un paese, il Marocco, che per storia e lingua era in collegamento con i compagni francesi, ma formalmente non europeo. Pareva che una collega, nel tentativo di creare il sindacato aziendale, ne era in realtà stata espulsa e licenziata. Le informazioni ed i collegamenti erano purtroppo pochi e la protesta si è limitata ad una poco efficace lettera di chiarimenti su quanto accadeva in quella parte del mondo. La direzione non si è neanche degnata di rispondere.

La situazione cambia all’inizio del 2013: in Marocco, qualche anno prima, nel 2010, dei colleghi coraggiosi, sfidando la sicura repressione aziendale e grazie al lavoro di preparazione e solidarietà dei lavoratori della ST riescono infine a creare questa rappresentanza che formalmente la ST da decenni dice di garantire. Da qui le tappe per la creazione di un network sindacale accelerano. Grazie alla fortunosa presenza di una piccola ONG presente in Grenoble ed in Marocco, la necessità e voglia di un coordinamento diventano finalmente “praticabili”: ci sono dei militanti sindacali che hanno voglia di scambiarsi informazioni, ci sono i numeri di telefono e contatti da sentire. Un altro colpo di fortuna ed ancora grazie alla passione della ONG francese, ecco che si affacciano sulla scena anche i colleghi della Malesia che, con un percorso analogo a quello del Marocco, forse solo un po’ meno cruento, si sono insediati alla fine del 2010.

Insomma si può partire: iniziano delle interminabili telefonate tra colleghi in diverse lingue: italiano, francese ed inglese (o almeno per quello che le varie nazionalità pensano sia l’inglese). Si fa fatica a capire, ma la voglia di lavorare insieme è tanta.

Si coordinano delle iniziative comuni per cercare di far cambiare atteggiamento ad una direzione che, negli anni di crisi, ha pensato di fare pagare interamente ai lavoratori ed ha unito i tagli ai lavoratori al continuo esborso di dividendi milionari per gli azionisti. Ed incredibilmente riescono: Uno sciopero nazionale dei metalmeccanici italiani per il contratto diventa un “evento” anche nei siti della ST connessi a questo network informale. In quel giorno e con la forza propria dei sindacati che vi hanno partecipato ci sono stati presidi con un comune obiettivo. Quello più riuscito in Marocco che ha visto un sit in fuori dagli stabilimenti con la partecipazione di centinaia di lavoratori.

Questo primo evento ci ha comunque mostrato la possibilità che qualche cosa insieme si più fare. Da allora altri eventi sono stati proposti, uno dei quali ha visto la partecipazione anche di colleghi cinesi i quali, per paura di ripercussioni, hanno dovuto coprirsi la faccia con I cartelli di protesta.

È questa la realtà che Industriall alla fine del 2016 ha trovato ed alla quale ha proposto di creare e formalizzare un Trade Union Network. Nel primo incontro del settembre 2016 abbiamo potuto collegare una faccia ai nomi ed alle voci che avevamo sentito in tante call.

E dopo di questo le iniziative per fare conoscere il nuovo organismo ai colleghi, prima in Italia grazie ad un collega del sindacato Marocchino, esperienza ripetuta dai colleghi francesi poi.

È invece di questi giorni il “primo” vero incontro come TUN, ancora nel tentativo di darci un’organizzazione migliore ed aumentare le opportunità di confronto tra le condizioni di lavoro in paesi così diversi, ma con un unico datore di lavoro. Le scelte sono state sui problemi vissuti: sicurezza (solo quest’anno sono stati due i colleghi morti in sedi ST nel Mondo), disparità di genere ed handicap, e condizioni di lavoro. Ed ancora ribadendo come obiettivo “grande” la stipula di un accordo “mondiale” (il Global Framework Agreement) che permettesse di presidiare e controllare con l’uso dei militanti sindacali quello che i codici di condotta della ST recitano.

style="text-align: justify;" />E la direzione? Se si esprime si esprime poco, non riconosce il TUN, non vuole averci a che fare. Sollecitata durante le riunioni del CAE, l’abbiamo vista sperticarsi per presentare la divisione tra Europa e resto del mondo come “fatto politico” segno dei tempi attuali; rivendica in particolare la “giustezza” del nuovo codice di condotta che ha adottato e spergiura di adottare in tutto il mondo: in caso di non applicazione delle regole contenute un lavoratore può investire un organismo di terze parti per la denuncia del caso. Cose difficili e complicate nella vecchia Europa difficilmente, pensiamo, saranno accessibili in Cina o nelle Filippine o in India.</p> <p style="text-align: justify;">Emblemati"o è il comportamento della direzione ST rispetto al meeting tenuto a Grenoble: Invitata a discutere il Codice si è gentilmente defilata perché pur garantendo la libertà di organizzazione dei lavoratori, questa, a suo dire, poteva essere esercitata “garantendo” le specificità solo in sede locale, e quindi non in un consesso internazionale come il TUN vuole fare. Insomma vanno bene i sindacati purché a casa loro. Analoga risposta alla richiesta di far visitare lo stabilimento ai colleghi della Malesia.</p> <p style="text-align: justify;">Ma noi del TUN abbi"mo la testa dura e non ci fermiamo alle prime difficoltà, continueremo a riunirci, useremo tutti I mezzi a nostra disposizione per confrontarci e, quando possibile a scambiarci i delegati, e perché no, anche a lottare per un obiettivo comune. Stiamo dando voce e organizzazione ad un concetto semplice, ma vero: Un diritto che i colleghi fuori dall’Europa si conquistano sarà un diritto in meno che in Europa ci verrà richiesto di cancellare, mentre un diritto in più conquistato in Europa può essere un diritto che può essere esteso al resto del mondo.</p>""

La Fiom è il sindacato delle lavoratrici e lavoratori metalmeccanici della Cgil

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